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Stazione centrale (12/03/2026) PARTE PRIMA Manca poco, le diciotto e trenta tra qualche minuto metteranno fine ad un’altra settimana di lavoro e potrò tornare a casa, raccolgo le mie cose, ben poche a dire il vero dalla mia scrivania dell’ufficio, e salutati gli amici e colleghi di lavoro, mi dirigo verso l’uscita. Devo evitarne qualcuno perché troppo invadente ed ascoltarne altri che rimarranno qui nel weekend a “divertirsi” ma che in confidenza vorrebbero narrarmi storie spiacevoli della loro infanzia e costringermi ad ascoltarli seguendoli ne loro vago peregrinare da un locale all’altro in cerca di compagnia. La loro vita mi lascia alquanto indifferente, non sono come loro, io vengo dalla montagna, la città ha i suoi vantaggi ma non potrà mai portare novità nel mio modo di vivere, la mia terra e il silenzio dei miei boschi non possono essere sostituiti da niente in questo mondo. Ho lasciato tutti sbalorditi in paese quando sono andata a lavorare in città da sola, mi sono bastati i diciotto anni compiuti per avere accesso al denaro e agli immobili lasciati dai miei genitori, dopo tutto era roba mia ed ora non rimpiango la mia scelta. Ho venduto i terreni che non avrei potuto curare da sola e avvalendomi dei miei studi dopo un paio di anni sono entrata a far parte di una squadra di ricerca nel settore alimentare. Gusti pensieri e desideri della gente comune in merito ai prodotti che trovano negli scaffali dei supermercati, cosa c’è di utile e cosa dovrebbe essere tolto e dimenticato per sempre. Non cambierà nulla dopo quello che avremo annotato e dedotto nelle nostre relazioni spedite nella direzione centrale ma non importa, io ne avrò tratto conclusioni e consapevolezze su ciò che mi circonda, su ciò che pensano gli altri. Il lavoro non mi serve, non ho bisogno di guadagnare, mi serve per vivere la mia vita come tutti i giovani di adesso, conoscerli e integrarmi con loro che attualmente sono i miei coetanei. Devo fare qualcosa come tutti quelli che sono in questo mondo, lo riconosco, mi sento più vecchia.. più matura di tutti loro, mi associo a qualcuno dei miei capi di 45 anni e mi sembra molto vicino alla mia età percepita. Salgo in treno ed ho già dimenticato tutta la settimana compresi pensieri e problemi del lavoro che ho avuto continuamente, gran parte creata da quelli che non hanno voglia di fare nulla o da chi crede di fare meglio degli altri imponendo inutili contrattempi. Due ore mi separano dalla mia casa, quella vera, in mezzo ai boschi e non quella che occupo in centro come se fosse un privilegio avere per una semplice e giovane impiegata. Mia madre viveva qui in questa città di mare, la sua Trieste e l’ha lasciata per seguire lui in montagna e poi ha lasciato la casa a me, amava il mare e i giorni di vento con la pioggia, io invece no, vorrei ci fosse caldo e sole tutto l’anno e tornare in questa che è stata la loro tana, il rifugio da tutto me li fa ricordare felici. Molti ne hanno tratto conclusioni gratuite, come potrei permettermi un appartamento in centro alla mia età, solo con “l’amicizia” di qualcuno di alto livello nel campo lavorativo e favori ricevuti durante le ore straordinarie che però ognuno è tenuto a fare a turno nei periodi di consegna dei rapporti mensili. Non mi riguardano le loro insinuazioni, quello che è accaduto tra le scrivanie e nelle stanze dell’azienda per il momento non è stato svelato da nessuno dei miei partner occasionali di certi sabato sera tardi… molto tardi… molto a lungo… e per poche ma intense volte. Il treno m’isola da tutto, con il rumore ciclico delle ruote sulle rotaie, anzi nelle rotaie perché la ruota si insinua nel mezzo di due lame di ferro lunghe come la vita che la intrappolano cercando di trattenerla più a lungo possibile ma senza riuscirci. Uno scambio distratto o un sobbalzo di troppo ogni tanto fanno deragliare il convoglio che viaggia sempre in cerca della sua strada sbagliata. Mi appisolo spesso sprofondata nei miei pensieri quando viaggio e sono sempre in ansia al risveglio cercando di capire dove sono finita anche stavolta mentre la mia fermata mi ha visto passare qualche ora fa. È un dormire stando svegli, so di essere sveglia ma sogno come se stessi dormendo, la differenza è che posso interagire nel corso del sogno cambiando i personaggi e la conclusione, ma è quando il sogno prende il sopravvento e mi presenta un finale non deciso da me che accade la magia. La sorpresa e la delusione, a volte la paura tremenda mi si presentano come se fosse una realtà così vera da farmi saltare sulla e dalla sedia. Mi sono appena svegliata da una scossa di questo tipo ma di una crudezza estrema che mi ritrovo a piangere senza nemmeno ricordare il sogno che ho fatto, succede, mi succede e mi riempie di una rabbia pazzesca. Passa subito perché non ricordando la situazione cui è dovuto tanto sgomento non trovo motivo per intristirmi tanto ma rimane comunque evidente una velatura nell’anima che perdura per diverso tempo. Rimangono le lacrime, testimoni di qualcosa di grave e profondo, un segno, una cicatrice in qualche anfratto di me stessa. Le mie lacrime però fanno sorgere dubbi e interrogativi a chi, nel mio stesso scomparto, ha forse assistito ai miei singhiozzi e sussulti incomprensibili.
E’ in piedi, il treno sta rallentando, si ferma davanti a me, asciuga le mie lacrime con le dita e se le strofina sul cappotto. Lo fa di nuovo, mi scruta direttamente negli occhi e ci guardiamo per un momento infinito, il treno è fermo, piango adesso, disperata mi sembra perché deve tirare fuori anche un fazzoletto per arginare la cascata. Non mi vergogno, mi sembra uno di famiglia, mi accoccolerei vicino a lui senza pensare a nulla e sarei capace di dormire per ore senza dubbi, pensieri, paure. Va via, scende lo vedo dirigersi verso il cartello che indica l’uscita e… non c’è più. Sono impietrita, la testa mi dice di alzarmi per rincorrerlo ma le gambe non lo fanno, il corpo non risponde, l’emozione mi vieta di continuare quello che non è nemmeno iniziato e mi sento impotente, goffa, sicuramente deridibile da tutti quelli che non ci sono perché sola e triste più di prima, continuo il viaggio che il treno ha ripreso in uno scompartimento che mi genera il massimo sconforto. Cammino nel buio lungo la strada che porta alla mia vita di sabato e domenica, e appena adesso mi rendo conto di quello che è successo. Ha assistito per chissà quanto al mio stato di sognatrice nell’oblio, mi avrà vista tremare forse si sarà reso conto che sognavo e non ero in preda ad un attacco epilettico o altro. Avrò creato disagio o compassione in lui? Non mi rendo nemmeno conto del fatto che non ho visto il suo viso e non ricordo neanche la sua fisionomia. Era giovane e bello o un signore di mezza età al quale ricordavo una figlia che non vede da troppo tempo, è successo veramente o sarà parte di quel sogno mai concluso al quale io non sono riuscita a dare un finale. Ad un tratto mi ritrovo a fantasticare con il pensiero di averlo nel mio letto stasera sconosciuto e desiderato, da temere e da assaporare lentamente ma non riesco a visualizzare nessuna immagine, seppur virtuale, di quello che avremmo potuto vivere assieme. Sembra sia in una nebbia, bellissimo, vero ma irraggiungibile, insperato, ma senza un sesso certo. Un desiderio di una parte mancante nella mia vita però definito in lui, non nel suo corpo e nemmeno nella sua voce non sentita ma nella sicurezza della sua presenza. Stasera, lo sento, è la mia sera primordiale, dove gli istinti non si possono controllare, quel desiderio di un lui viene fuori dal fondo di questa mia vita passata a nascondermi da tutto e la voglia di cose nuove, pericolose anche, sembra una necessità che sta emergendo dalla mia stessa pelle. Seduta su un tronco vecchio di centinaia di anni mi ritrovo sudata, piango dall’emozione e non mi controllo più, mi alzo per correre verso casa ma incerta nell’andatura incespico, cado ruzzolando tra le pietre e il fango mi entra nei capelli e nella bocca. Il sapore della terra e il dolore provocato dalle pietre nel palmo delle mani mi fanno smettere di pensare come mi piace tanto, mi rimetto seduta sul tronco che.. chissà quante ne avrà viste. Sto ricominciando nei miei giri mentali: nel 1797 passavano da queste parti i soldati di Napoleone e si sedettero nello stesso posto mentre durante la primavera del… basta vado a casa, sono stanca come non mai e turbata ancor di più.
La luce senza colore filtra dalle persiane socchiuse, dei martelli battono a tempo, cornacchie e uccellini cantano senza melodia, gli occhi aperti guardano il soffitto senza vedere... sì, sono sveglia. Che male sto oggi, non mi capacito che una caduta da niente mi abbia provocato tanti guai, da piccola sarei rimbalzata indenne e allegra avrei ripreso a saltellare cercando di correre più veloce di mamma ma oggi che ho solo ventisei anni mi pare di essere centenaria. Guardando la strada che sale verso la montagna rivedo mia madre salire senza sforzo o affanno, fino ai suoi ultimi giorni lo ha fatto per poi arrendersi all’inevitabile. Era serena e allegra con tutti ma chissà quante cose le saranno passate nella mente in quel periodo, quanto sarà stata in ansia pensando di dovermi lasciare sola in questo mondo. Ora sarebbe felice nel vedermi indaffarata nelle cose di ogni giorno, senza tempo per pensare e distratta da tutto quello che succede intorno a me. Ho due giorni per rimettermi a posto prima di ritornare alla mia scrivania ma devo anche mettere un po’ d’ordine in questo posto e nella mia testa. Il caffe è gelato, ma quanto tempo sono rimasta assorta nei miei pensieri, quando faccio così, mi detesto perché perdo del tempo inutilmente o almeno cerco di convincermi che sia questa la verità. Invece no, mi piace, mi serve, pensare e sparire in posti sconosciuti o in epoche impossibili mi è necessario come l’aria di queste montagne. Non ne posso fare a meno, mi piacerebbe raccontare tutto quello che penso a qualcuno che mi sappia ascoltare, e ascoltare tutto quello che sogna lui, ma non so se…
La signora Ida che mi cura la casa mentre sono via non si è vista questa settimana dicono i vicini, forse è ammalata, data la sua età, non fatico a crederlo. Bella era mi ricordo, bella ancora se si guarda come amo fare io interpretando movenze del corpo e lineamenti del viso, un corpo che anche dopo una vita lascia sempre vedere, a chi lo osserva attentamente, dei dettagli che rivelano il suo passato. Era una delle amiche più vere della mamma, vera nel senso migliore della parola. Sarei stata in grado io di fare altrettanto mi chiedo, essere per un periodo l’amante di mio padre e la migliore amica di sua moglie? No no c’è l’avrei fatta di sicuro, sarei scoppiata, non avrei potuto tenermi dentro tutto quello che pensavo, che volevo, che credevo e desideravo, sarei salita in alto pensando al lato positivo della situazione ma poi caduta in un baratro che avrebbe seppellito la mia vita. Mio padre risolse tutto lasciando questo mondo all’improvviso in una notte senza luna e senza vento, quelle con un buio che non si vede nulla neanche aprendo gli occhi più del dovuto in un silenzio irreale. Mia madre si fece consolare dalla sua amica Ida la quale non esitò a raccontarle tutta la sua storia di amore nascosto con una naturalezza che non saprei come definire. Non successe nulla, anzi, mia madre accettò tutto con semplicità e mi mise al corrente di tutto, anche se ero, secondo me ancora troppo piccola. La signora Ida, come la chiamo sempre io, rimase accanto a noi e divenne una di quelle persone che avevano voluto tanto bene a papà, diceva mamma. Negli anni a seguire io la osservavo spesso e arrivai anche al punto di pensare che mio padre avesse avuto molto buon gusto nel sceglierla così bella e attraente senza però riuscire a provare niente nei riguardi del male che avrebbe provocato a mia madre. Erano due cose separate totalmente l’amore per mia madre e quello per l’amante quasi a giustificare la svolta nella storia della mia famiglia. Due settimane senza che nessuno sistemasse la cucina e le camere, anche se nessuno le aveva usate, non bastavano a farle sembrare abbandonate, come facesse la Ida a far durare il senso di pulito senza usare i moderni prodotti per la casa nessuno lo sapeva, era il suo segreto. Le ferite alle mani sono cosa di poco conto e pure le botte al braccio destro e alle ginocchia non sono serie, è dentro che sono dolorante. Riesco a camminare per la mia escursione solitaria del sabato e dopo un ora sono alla fine della salita, sotto alla vetta che mio padre scalava fino a quando avevo dodici anni. Poi smise, diceva che era troppo pericoloso e di non capire perché lo avesse fatto per così tanto tempo e portandoci pure me e la mamma alcune volte. Ho imparato ad arrampicare da lui, come tutte le cose che so, tutto quello che serve nei boschi e nelle valli e mi ha aiutato anche in città anche se non me ne sono resa conto subito. Non credo stesse invecchiando, piuttosto, di colpo, aveva avuto un senso di responsabilità verso di noi, non poteva perderci, lasciarci per una cosa inutile diceva ma che da quel giorno, io lo so per certo, gli mancò da morire. Mi siedo, sto per immaginare di vederlo partire verso l’alto ma non devo oggi, lo ho fatto tante volte questa cosa di ricordare i bei tempi ma adesso sono io il punto di domanda; cosa significa quello che mi è accaduto sul treno ieri sera? Pausa, riprendo e.. pausa. Non riesco, non sono in grado, vorrei pensare a ieri ma il rifiuto è imperativo, non devo. Assimilare tutto ed aspettare, non è il momento giusto, il tempo deve stemperare la novità, la sorpresa. Guardo nel vuoto e mi passano ore, so quello che mi è capitato ma non voglio crederci, sarebbe troppo bello dire ti sei innamorata ma è vero o no? Facile così, non lo rivedrai mai più, non ti ricordi nemmeno come è fisicamente. Devo ammetterlo, non è una sensazione già provata, e nuova ed è talmente frustrante non poter continuare questa esperienza che mette paura. Se dovesse succedermi con una persona che posso incontrare facilmente e se questa cosa avesse un seguito cosa ne verrebbe fuori? Mille e mille interrogativi mi sorgono nella mente, affascinanti scenari si srotolano davanti a me, impossibile resistere a tutto questo futuro, alla mia nuova vita; come direbbe un mio amico.. passiamo alla fase due.. già fosse facile farlo senza sapere nulla di come potrebbe essere. Il fine settimana è volato via ma non semplicemente, quando ero pensierosa non mi passavano le ore, nemmeno i minuti, riuscivo a pensare a un milione di cose nel tempo in cui si sarebbe riusciti a svilupparne solo una e mi accorgevo che era passato solo un istante. Non finivano mai questi due giorni ma stranamente ora sul treno del lunedì mattina, mi pare che siano stati minuti, scherzi della mente come quando si sogna, di solito si vedono cose o persone o, ancora, situazioni conosciute, altre volte, rare, i sogni si presentano con luoghi e personaggi totalmente estranei, sensazioni avverse e mai provate prima. Cose che non abbiamo mai assimilato da fatti realmente accaduti o visti ad esempio alla tv o in un film ma generati dal nostro cervello che, con nostra grande sorpresa, ci mette a disposizione una piccolissima parte della sua sconosciuta vastità. Un mese è passato senza che lo incontrassi più, il treno nel cui dormivo o leggevo senza badare agli sconosciuti viaggiatori è stato uno dei miei punti di osservazione più inaspettati che potessi immaginare. Ho visto persone, anzi personaggi che ad una superficiale occhiata non lasciavano trapelare che banale quotidianità ma bastava intravedere un libro nella loro borsa o sentire una telefonata ad alta voce per ricredermi. Chi leggeva dei testi di scuola e poi li riponeva chi invece non leggeva nulla ma aveva messo un libro, ovviamente mai letto di un autore classico e importante a fare capolino dallo zaino per farsi notare da qualche studentessa sola e spaesata lontana dalle sue abitudini. Frequenti quelli con i cruciverba a cui i viaggiatori accanto a chi li compilava desideravano dare suggerimenti mormorando la soluzione tra se sapendo di essere inopportuni e invadenti e poi c’era chi osservava. Stavano ore al finestrino a scrutare e osservare minuziosamente tutti i minimi particolari che passavano davanti a quell’antico schermo cinematografico, le finestre sempre chiuse di una casa o il crescere rigoglioso e delle colture nei campi in primavera e rimanevano in silenzio a pensare. Le giovani mamme indaffarate a calmare i figlioletti irrequieti attendevano gli anni a venire dove il loro impegno totale e incondizionato non sarebbe stato più necessario per poter raccogliere i loro pensieri e decidere cosa restava della propria vita. Nel frattempo vivevano virtuali storie impossibili con attraenti uomini di passaggio rifiutando ogni possibile occasione per mettersi allo scoperto In città consumo le giornate nella totale indifferenza verso tutto e tutti, mi immergo nel lavoro e non mi accorgo neppure dello scorrere delle stagioni, mi nego agli amici e partecipo a pochi eventi non programmati per non pensarci su e rifiutare l’invito. Molto spesso passeggio nei boschi da dove posso scorgere il mare fino al buio della sera e mi perdo ad ammirare come cambiano le prospettive e i colori. Riconosco alcuni uccellini e scopro che abitano sempre nello stesso posto e non un po’ dappertutto come avrei pensato, trovo i loro nidi, all’inizio per caso poi, seguendo dei ragionamenti e l’istinto, me li ritrovo dappertutto: basta saper osservare. Adoro il sottobosco e l’odore anzi il profumo del muschio e dell’acqua della pioggia che mi accompagna nei lunghi pomeriggi solitari e per quanto possibile lontano da tutti. Percorro sentieri senza indicazioni fino a perdermi in quelli meno usati per poi ritrovare la via giusta, il loro naturale punto di arrivo mi appare sempre quando penso di dover trascorrere la notte nel bosco girando in cerchio fino all’alba Doveva nevicare, le previsioni hanno sbagliato ma di poco, da una stretta viuzza della città vecchia scorgo il mare, non avevo mai guadato così lontano attraverso le case ma oggi è come se mi chiamasse, e dopo il blu dell’acqua, sullo sfondo vedo la neve. I monti sono bianchi e carichi, la colline sottostanti ne hanno ricevuta una bella quantità e a pochi chilometri dal mare la temperatura più mite ha fermato la nevicata. Scendo e mi avvicino sempre più alla banchina facendomi apparire uno spettacolo incredibile, acqua blu scuro, le petroliere che ancorate aspettano lo scemare del vento per potersi avvicinare al porto hanno come sfondo i monti imbiancati e luminosissimi raggiunti dai raggi del sole che sovrastano le nuvole basse, se facessi una fotografia sembrerebbe di averla fatta in Alaska. Estraggo il cellulare e ci provo, ma non si vede nulla di tutto ciò, me ne dispiaccio perciò mi appoggio a una bitta di attracco delle grandi navi da crociera e guardo, mi godo lo spettacolo fino a non poterne più dal freddo e del vento
Sole che mi scalda il volto, caldo rassicurante sotto alle coperte, ho dormito fino alle dieci senza sentire la sveglia, ne avevo bisogno dopo il freddo di ieri ma non ho voglia di stare da sola oggi, devo vedere qualcuno per uscire da questo isolamento che dura da troppo tempo, quell’incontro sul treno mi ha sorpresa e mandata in pausa senza che me ne rendessi conto, andrò in citta a vagare tra la gente e poi si vedrà Colazione al bar, mi sembra stiano tutti guardando me, sensazione che passa subito, un bel tipo che ho conosciuto tempo fa ad una mostra fotografica mi riconosce e mi saluta unendosi a me. Torna da una notte in giro con amici e si meraviglia di vedermi al sabato qui invece che tra i monti “come un’eremita” Pranziamo insieme, non ha dovuto insistere, ho accettato molto volentieri, è simpatico e mi lascia parlare come non avrei mai pensato di poter fare con nessuno. Un po’ di vino mi ha sciolta, intravedo una soluzione nell’alcool per essere sempre leggermente simpatica e socializzare con chiunque ogni giorno ma la trovo decisamente impegnativa dal lato fisico Rimbalzo sui mesi senza toccarli e mi ritrovo quasi in estate, passo pomeriggi a dormire sul lungomare di Barcola mi sistemo sul mio asciugamano e sparisco in mezzo a centinaia di persone, ascolto le storie di tutti quelli che a voce alta raccontano la loro giornata e li osservo da sotto gli occhiali da sole, alle volte credo parlino animatamente per far sentire e incuriosire chi sta accanto e, soprattutto intuendo che non sto dormendo. Per fortuna in questa in città quasi tutti si fanno gli affari loro e poche volte sono stata avvicinata da chi, vedendomi solitaria, ha cercato di iniziare un qualsiasi tipo di discorso. C’è chi rimane solo poco tempo, una o due ore, ma la maggior parte passa qui la giornata intera solitamente nel fine settimana. Mi sistemo volentieri nei punti dove la crescente affluenza di persone provenienti dall’est si raduna, così non capendo una parola di quello che dicono, riesco a prendere sonno rapidamente. Mi scotto raramente ora perché pur posizionandomi all’ombra degli alberi ho finalmente capito che devo calcolare la rotazione del sole per evitare di svegliarmi al limite dalla perdita di coscienza per il calore. E’ in questi pomeriggi che sogno cose incredibili, il disagio che avverto mentre dormo sotto al sole cocente mi aiuta a scivolare in altri tempi e luoghi, a volte lo faccio apposta, calcolo male il percorso che seguirà l’ombra e mi sveglio in un bagno di sudore e disidrata, sgusciando da un altro tempo come un seme spremuto da un frutto troppo maturo Stare sempre da sola per dei mesi mi permette di accumulare molta energia positiva credevo, infatti in certi giorni scompare in un’istante al sorgere di una minima difficolta e sento il bisogno di condividere tutto questo con qualcuno che mi ascolti ma in modo non troppo personale, che mi sappia prendere in giro senza tanti scrupoli e che, in questo tardo inizio di estate sia anche un poco…
Ma che stronzo? È uno stronzo, un vero stronzo, si lui il mio meccanico è uno stronzo, con me ovvio non con gli altri, perché ci prova gusto con le donne. In questa città dove il traffico è un problema è divenuto impossibile muoversi con l’automobile perciò ho acquistato un motorino che definire scassato è poco perché, come dice lui :
E’ di poco più alto di me che non guasta, forte senza essere muscoloso, lo ho visto raddrizzare il manubrio di una moto con le mani mentre attendevo che mi consegnasse il motorino riparato, capelli corti di un castano scuro e occhi indagatori che mi mettono soggezione, mi fissa come se aspettasse sempre una risposta a una domanda mai fatta Mi racconta storie della sua vita di ogni giorno ma le collega a concetti più grandi, una volta mi descrisse esattamente come la pensava sui giapponesi, sul loro modo di vivere e agire e io ad ascoltare anche se non me ne importava nulla «Gianfranco.. ma perché una sera non ne parliamo a cena dove avremo di sicuro più tempo che da te all’officina, senza le telefonate e le interruzioni dei tuoi clienti?» Ero arrivata a questo, impossibile pensare di aver fatto un passo così grande come anche attendere la sua risposta guardandolo e sorridendo con la faccia da cretina. Ecco, avevo colpito bene e nel posto giusto perché il suo sguardo si era fatto serio e il suo sorriso, scanzonato come sempre, era svanito nel mordicchiare il labbro superiore. «Lo sai cosa penso…che ti stai mettendo in un bel guaio!» Mi impaurisco e rabbuio in un’istante, ora sembra il mio migliore amico o se lo avessi avuto un fratello maggiore protettivo e pieno di apprensione, mi prende la mano, rabbrividisco per il suo gesto insperato e inaspettato allo stesso tempo, fa un cenno alla barista del tipo “metti sul mio conto” e mi accompagna al motorino senza dire più una parola. Scappo letteralmente dalla sua vista accelerando a tutto gas, proseguo senza meta per un bel po’ ma presto devo fermarmi, mi tremano le mani e mi si annebbiano i pensieri, non è stato a causa di quello che gli ho detto ma di ciò che ha taciuto lui, questa volta sono andata troppo oltre. Non credo avrò il coraggio di tornare a chiedere o meglio, dare spiegazioni su questa mia ennesima stupidaggine. Ma poi torno, dopo qualche ora di riflessione e mentre annuso l’odore del petrolio che mi è rimasto sulle mani, quasi all’ora di chiusura mi faccio timidamente vedere nel bar di fronte alla sua officina, mi nota subito ma non fa alcun cenno di saluto. Attendo per un’eternità che esca e il tempo che impiega ad attraversare la strada evitando le auto mi sembra infinito, si avvicina, non ha la tenuta da lavoro ma un paio di jeans e una camicia chiara, si è cambiato e, si sente, ha appena fatto una doccia. Non lo avevo mai visto vestito così, da non credere, mi meraviglio di aver intuito che in quell’uomo con la tuta blu e le mani sporche di grasso c’era dell’altro Sta muto davanti a me, il tempo passa inesorabile portando via le mie incertezze ed alimentando le mie paure, che ci faccio qui, come sono finita in questa situazione, mi sento in trappola, pentita della mia prodezza ma.. «E cena sia, sei insistente come tante ma interessante come poche» Abbasso leggermente la testa per non farmi scoprire il volto mentre arrossisco sopendo il nascosto desiderio di mostrarmi. La brezza della sera mi rinfresca e risolve tutto per ora, salgo sulla sua moto senza fiatare, come se avessimo un accordo, in venti minuti passiamo il confine e raggiungiamo un piccolo ristorantino fuori mano, sul mare ma difficile da trovare, poche le indicazioni stradali e in una lingua a me sconosciuta «Non ci sono i suoi amici stasera, li aspettiamo o siete solo voi due?» esclama il cameriere vedendoci entrare Tuona, un lampo rischiara il cielo della sera mentre entriamo accompagnati da una leggera brezza marina, calda e umida «Ma siamo in moto (gli dico) e se dopo piove come ritorniamo» «Non pioverà te lo assicuro, il cielo è troppo “grande”! Quando vedi le nuvole alte e il panorama è ampio, quando riesci a vedere lontano e non hai foschie basse a coprire tutto intorno a te non succederà nulla, credimi» Mentre sono seduta lo ascolto parlare con il padrone del locale come amici da sempre, noto una somiglianza tra i due quasi imbarazzante, raggiungono il tavolo e me lo presenta: «Il signor Igor vorrebbe farti i complimenti per una cosa, tu fai cenno di si con la testa, ok?» Seguo il consiglio e, pur sentendomi stupida e non capendo una parola di quello che mi dice, mi sento piacevolmente accolta dai modi di fare dell’uomo. Poi ci lascia da soli e ritorna in cucina dove lo vedo decisamente indaffarato, il posto è pieno di gente e non riesco a credere che ci sia stato un tavolo libero per noi «Mi spieghi come abbiamo trovato subito un posto a sedere senza prima telefonare? E poi, a che cosa ho detto di si al simpatico signore, non è che ho ordinato il menu completo e fiumi di vino solo per iniziare» «No, non preoccuparti, vedi quel signore e mio zio perciò qua trovo sempre posto e pago pochissimo, basta che non mi presenti troppo spesso con quella banda di disgraziati bevitori dei miei amici» Faccio un cenno di approvazione e ancora non so cosa mi arriverà per cena, lo guardo negli occhi ma sono sicura che andrà bene, mi rilasso un poco, vorrei essere me stessa e parlare con lui apertamente, come ad un amico, arriva del vino, rosso rubino, fresco, profumato ma forte, si, è quello che ci vuole. Mi guardo attorno per capire la mia posizione, nella stanza ci saranno sei o sette tavoli ai quali siedono delle coppie ben assortite, alcune mature altre molto giovani l’unica via di mezzo siamo noi al tavolo all’angolo, spalle al muro, senza una via di fuga. Per un momento avverto una strana sensazione tra l’oblio e la staticità del tempo, è tutto fermo, le persone sono incantate, immobili si fanno osservare da me che scruto nei loro atteggiamenti per scoprire da dove vengono e di cosa stanno discorrendo, decifro dalle pietanze che hanno scelto il loro stile di vita e la classe sociale a cui appartengono per poi decidere che tutto ciò è inutile, non centra nulla con la situazione che sto vivendo, è solo un modo per prendere tempo, estraniarsi, autosospendersi «Allora cosa vorresti mangiare, pesce o qualche altra cosa, il menù non è molto vario ma tutto è preparato interamente qui con i prodotti del territorio, e di questo puoi starne certa, conosco il proprietario» Sono tentata, vorrei prendere qualcosa di veramente buono è costoso per vedere la sua reazione ma sarebbe scontato e indecente, quasi una dichiarazione di guerra che si risolverebbe con una resa incondizionata, anzi condizionata ma dall’alcool di questo splendido vino «Ti vedo indecisa e pensierosa, ora ti mostro la lista dei piatti del giorno e tu scegli, tanto non riuscirai a capire nulla, quello che dal suono di ciò che proverai a leggere ti sembrerà il migliore» «Il terzo, prendo il terzo nella seconda pagina» non provo nemmeno a pronunciarlo con quelle consonanti conseguenti e senza vocali, farei ridere tutto il locale Ordina per me e per lui, non ha fatto nessun commento, mi preoccupa quello che mi attende, saremo tra il piccantissimo o l’inadeguato in una serata scellerata come questa? Mi guarda e sta zitto, mi osserva come dal di fuori della gabbia dove è rinchiuso un animale raro e sconosciuto, ansiosi di scoprirne il comportamento «Hai finito di fissarmi, non dici niente, stai li fermo a guardarmi» «Infatti, sto aspettando che inizi tu, non avevi detto che dovevamo parlare a cena da soli, senza nessuno che ci interrompa?» Sparisco nella mia isola segreta, mi piacerebbe trasformarmi nella cretina che gli sorrideva solo poche ore fa, ma non posso, io non sono quella, non riuscirei a farlo più. E’ mai possibile che io deva dare tanta importanza anche ad una serata con un amico, paura di confondere, di dire una sola cosa sbagliata come se questo potesse rovinare per sempre una storia di anni di amicizia «Basta, scusa ma sono stata decisamente impulsiva oggi pomeriggio, e ora mi trovo qua, con te a inventarmi una vita diversa per sorprendere, nel terrore di fare una brutta impressione e di creare delusione nei tuoi confronti. Fai quello che vuoi, riportami indietro oppure lasciami qua al buio di questa spiaggia e facciamo finta di niente» Adesso dovrebbe scapparmi una lacrima dopo questa dichiarazione ma non succede, la sicurezza che provo ora che ho vuotato il sacco mi sorprende, meglio così, lo avrei forse intenerito e non mi avrebbe lasciato ai miei pensieri in riva al mare dove di sicuro mi troverò tra pochi minuti, sola a piangere e a digiuno «Stupidaggini ne hai dette prima e ora, gustiamoci la cena e giurami che non penserai a niente altro che a mangiare e a stare serena» Ma cos’è questo sapore, buono di sicuro ma non riesco a distinguerlo, è predominante ma non si lascia scoprire, è nella pasta o nel sugo, nel pesce o.. andrei in cucina a scoprirlo se non avessi notato che tutti mi guardano incuriositi. Credo si veda che mi piace o forse ho parlato ad alta voce invece che pensare, mi sento imbarazzata ma soddisfatta che qualcuno si sia accorto che ci sono anch’io «Su, parla, chiedi, cosa non ti torna» Sta mangiando di gusto una grigliata di pesce e a fare da contorno ci sono almeno cinque palline, di burro credo, ripiene di mille frammenti di spezie di innumerevoli colori. Non resisto, invado il suo piatto con la mia forchetta con una liberta che non mi sarei mai permessa se lui non mi avesse aperto le braccia ad indicare che avevo la via libera. Non è burro, ci rimango male, certo che burro nel pesce, anche io non ci penserei troppo a fare abbinamenti impossibili ma se non me lo dice qualcuno non sarò certamente in grado di scoprire l’origine di questi ingredienti «E’ che ci sono delle spezie che mi spiazzano, mai assaggiate prima d’ora, non le individuo, le sento ma non ne riconosco nessuna, sapori nuovi e inaspettati, il salmastro è molto presene ma non invadente, non riesco a smettere di mangiare per provare ancora questa o quella cercando invano una risposta, a volte assomigliano a qualcosa di conosciuto mentre di colpo svanisce tutto» Mi tiene sulle spine, prima chiede cosa mi dia quell’aria perplessa e poi continua la sua cena senza dare una risposta, mi irrita ma mi da tempo per continuare le mie indagini, mi perdo in queste riflessioni dimenticando cosa ci faccio qui e con chi sono. Noto solo adesso le travi in legno che attraversano il soffitto da dove scendono delle cordicelle che sostengono una mezza zucca vuota dove trova posto una lampadina che diffonde la sua luce verso i tavoli e, da alcuni fori nella parte superiore anche sul soffitto, l’effetto è molto originale riesco a vedere distintamente ciò che sto mangiando ma alzando lo sguardo mi trovo in un intima luce soffusa. Giocherello con le posate e guardo attraverso il vetro della finestra le ultime luci del giorno sparire in un mare calmo e scolorito, il silenzio che si è creato tra noi due non mi appare come l’attesa di una parola di uno o dell’altro ma piuttosto come la calma prima di una tempesta, conosco benissimo cosa ci potrà accadere stasera e, non avendo il coraggio di fare la prima mossa temporeggio, tentenno indecisa e lascio scorrere i minuti. Chi non smette di provare a far scorrere il vino è lui, devo rifiutare garbatamente per non farmi riempire il calice di continuo, mi ubriacherei ma ora non lo fa più, si è rassegnato «Crescono qua intorno quelle erbe e quei sapori che non ti danno pace, alcuni li conosci ma come scoprirai il territorio trasforma a suo piacimento le piante e gli animali, li ha mischiati e racchiusi in un brodo di pesce reso gelatina mentre sulla carne troveresti del sale affumicato sulla brace ardente degli spiedi» Ora taccio io mentre lo sorprendo a guardarmi, se ne accorge dopo un po’, sorride e continua, sorrido anche io ora, stiamo passando alla fase in cui non si parlerà più di argomenti di circostanza ma passeremo a qualcosa di più importante, possibilità, proposte Sono andati via quasi tutti, lo zio Igor continua il suo lavoro e non è tornato al nostro tavolo, ci lascia in pace visto che rimaniamo da troppo tempo in silenzio ma viene a salutarci mentre ce ne andiamo. Passeggio pigramente in riva al mare, mi tolgo le scarpe e cammino nella ghiaia rimescolata dalle continue ma debolissime onde, mi prende per mano e mi conduce ad una caletta riparata dai venti. Mi racconta avventure vissute in questi luoghi quando, da bambino, era affidato agli zii e come siano stati praticamente i suoi genitori. Al ritorno appeso al manubrio della moto, trovo un bel pacchetto di cartone col mio nome segnato a penna, contiene il dolce che non abbiamo ordinato, il cuoco non si contraddice e decide lui cosa si deve mangiare, voglio rientrare a ringraziare ma ormai hanno già chiuso. Fa un po’ freddino e dal bosco esce un aria fresca che si mescola a quella calda del mare, i due odori completamente diversi si mescolano regalando il meglio di se. Rabbrividisco quando mi avvolge in un abbraccio, rimango stupita e mi godo il momento, non avrò altro stasera oltre alla sua giacca che mi salva da una bella infreddatura e che non gli renderei se potessi, sotto casa mi bacia sulla fronte prendendomi la testa con le mani ghiacciate, alla fine non era vero che non aveva freddo Salendo i tre scalini che mi portano a casa mi rallegro della svolta che ha preso questa giornata, sorrido soddisfatta nel riconoscere che sono stata bene per tutto il tempo che ho passato con lui, non servirebbe altro a questo punto, potrei anche cambiare meccanico e liberarmi del motorino o ritornare nella sua officina con degli improbabili guasti creando una nuova occasione, le strade sono aperte, la via è libera
Riflessioni Il capo è poggiato sul ripiano dell’inginocchiatoio, da troppo tempo sono qui, però e l’unico posto dove posso stare, a casa non avrebbe senso, in una chiesa invece ha la sua importanza, di quale religione sia non cambia tanto non credo in dio, in qualcosa di sconosciuto che comanda tutto si, che poi forse è la stessa cosa ma non sono ancora pronta ad indagare ne lo sarò mai, spero. Seduta per ore e nessuno che si preoccupi di me, è un bel posto per stare da sola all’infinito a pensare, impiegare il mio tempo come voglio e qui posso osservare quello che accade vicino a me. Una vecchina prega e lo fa così naturalmente che mi fa invidia; la sua convinzione supera la ragione e le fa credere di venire ascoltata da qualcuno, dietro a me un tipo invece… Certo che non indosso un vestito propriamente adatto ad una funzione ma sentirmi osservata e scoprire che questo bell’imbusto mi sta guardando le gambe non aiuta la mia concentrazione ne la aumenta la mia considerazione degli uomini, guardami pure ma non farti scoprire e in ogni caso non in chiesa. Ho dimenticato ogni persona che conosco per una mia scelta, non ho voglia di vedere e parlare con nessuno, il telefono spento è coperto dalla polvere, non l’avrei creduto possibile sino a pochi giorni fa. E’ come quando mi tingevo i capelli per sembrare un’altra, avrei voluto stare con i miei amici ma iniziando tutto da zero, incontrarci per caso e conoscersi poco alla volta, di nuovo e di nuovo ancora. Lo capii dopo diverso tempo, mi stavano così simpatici ed erano proprio come li avrei voluti, le belle sensazioni che mi avevano sempre donato mi davano quella sicurezza del futuro, ma scoprii anche che era una paura del futuro, incerto e pericoloso, e di nuove persone. Poi, al mattino, vedevo una sconosciuta riflessa nello specchio, spaventata mi davo della stupida e correvo ai ripari con risultati incredibili che mi costringevano a rimanere nascosta per giorni Gianfranco mi attende sotto casa, sono arrabbiata perché si è messo in cerca del luogo dove abito, della mia casa, e della mia solitudine ma mi rallegra che lo abbia fatto, non si muove e non fa alcun cenno di saluto, aspetta la mia approvazione e sentendosi sicuramente sollevato dal mio sorriso mi accompagna al supermercato «Sai, io vivo da solo e amo girare per i reparti alimentari per prendere quello che più mi piace e a volte torno a casa con una spesa esagerata perciò mi tocca chiamare gli amici per non buttare via quello che ho preso, mi piace cucinare e starmene da solo a pensare in silenzio, quelli invece sono degli animali mangerebbero tutto anche senza cucinarlo, non mi danno nessuna soddisfazione all’apparenza ma non rifiutano mai un invito, invece tu?» «Ti riferisci all’invito o del mangiare crudo, mi hai parlato un giorno della cucina orientale, penso sia questo» Come le mette bene le parole in fila, le fa girare in argomenti comuni per infilarci un “invito” che sembra far parte integrante del discorso, mentre le pronuncia mi fissa negli occhi e poi attende in silenzio facendo finta di guardare in giro. Potrei tirarla per le lunghe per vedere quanto resiste prima di parlare direttamente ma il pensiero che invece potrebbe cambiare discorso ed atteggiamento mi scoraggia dal fare la stronza. «Ok, se vuoi saperlo potrei anche venire a casa tua a mangiare insieme a te ma sono indecisa, ti farei giurare che farai il bravo ma non so se è quello che voglio.» Non risponde, non mi guarda e non sembra neppure che stiamo camminando e parlando tra noi, prende la via dei surgelati e mi accantona in quella del cibo per animali. Se ne è andato credo, ma dopo un bel po’ ritorna, splendido con un grande astice congelato e il sorriso da imbecille, non capisco chi è lo sciocco tra i due, lui per la sua audacia o l’astice per essersi fatto mettere nella rete del pescatore. «Lo porto a casa e lo metto al fresco, avremo un’altra occasione, oggi purtroppo ho un impegno ma prima volevo stare un po’ con te, ridere e scherzare, non mi aspettavo tutto questo, questo .. beh, insomma, hai capito no?» «Che peccato» dico a bassa voce, mi ha sentito e si allontana guardandomi come se avesse in mente qualche cosa, un progetto, un pensiero. Il viaggio Ma allora cosa non va, cerco qualcosa o sto bene così come sono? Che domande mi pongo e perché ora, così senza una ragione, forse ho bisogno di qualche esperienza diversa dal solito per dare un senso alla mia solitudine interrotta soltanto da brevi incontri senza nessuno sviluppo. Non ho ne il bisogno ne il desiderio di impormi sul lavoro ne di farmi apprezzare dalle persone, ho diversi amici che non frequento molto ma non per questo mi escludono dalle loro vite e non chiedono spiegazioni, potrei paragonarli a una mia famiglia dal momento che non ho più nessun parente, “ad in certo momento me ne sono andata di casa ma quando ne ho bisogno posso tornare o chiamare i miei genitori per sentire che qualcuno mi vuole bene, mi attende” si potrebbe essere così però mi sento mancare qualcosa di più intimo e personale, la condivisione dei pensieri e dei momenti migliori non necessariamente da viverli assieme ma anche solamente da condividere a fine giornata. Ah, adesso comprendo il disegno della natura, prima ci fa stare bene da soli così da pensare di non aver bisogno di nessuno ma dopo ci presenta il conto aggiungendoci la solitudine e insorge in noi la necessità di scoprire quello che ci manca. Ecco che ci sono cascata anche io ed in maniera violenta, non mi do pace da giorni, potrei concedermi alla prima occasione che mi capitasse ed un vago pensiero di come mi sono comportata con Gianfranco mi illumina. Vorrei rivedermi con la faccia da cretina a guardarlo fisso negli occhi e l’atteggiamento voglioso che avrà intuito, che cretina davvero, ma ho ottenuto il risultato che volevo, inconscio ma desiderato da una non me, apparentemente. Tutte queste negazioni in seguito approvate, scaturite dal nulla nella normale esistenza di una donna che parla poco e condivide niente, sfociate in contemplazione delle vicende accadute quasi involontariamente, disegnate da se stessi ma celate sino all’ultimo istante significano cambiamenti, quelli che non desidero ma che ora stanno divenendo necessari Apro il pacchetto con il dolce leggendo bene “Sara” scritto a matita e il nome del dolce “Gibanica” (scoprirò poi che si pronuncia “ghibanizza”), non a penna come avevo in un primo momento visto, due o forse tre strati, ricotta mele cannella vaniglia e questi sono sicuramente semi di papavero, una concentrazione di sapori incredibili, incredibile Lo chiamo, non ho atteso un’istante, il momento poteva passare e sarei rimasta a commiserarmi per la mia immaturità, potrei fare qualche stupidata, andarci a letto e più avanti a vivere con lui, ma si chi se ne importa, se non inizio ora la mia vita sarà sciupata. Ci penso mentre il telefono squilla, quanti fanno queste cose senza accorgersene, seguendo l’istinto e rotolando come pietre giù per un fiume in piena, “Sara”, il masso che rotea nella corrente sbattendo da tutte le parti senza farsi male che non immagina nemmeno dove andrà a finire ma è felice e continua fino a valle per… «Pronto, pronto, ma è un scherzo? non sento niente altro che rumori, richiami, sarà la linea disturbata o sti telefoni del cavolo» «Eh scusa, ciao sono Sara, non mi sono fatta viva per un po’, forse troppo, che dici?» Pensavo così intensamente che non mi sono accorta ne di averlo chiamato ne di sentire la sua voce che per poco mi mandava a quel paese «Io ho finito, il lavoro intendo e sono decisamente in ferie per due settimane, potremo vederci o andare a prendere un aperitivo o… l’astice come sta?» faccio una pausa, silenzio per qualche secondo poi ritorno sui miei passi «Forse sta meglio li al fresco, basta l’aperitivo o solo vederci ma se non hai tempo non importa» Adesso il silenzio lo fa lui, potrei riattaccare e sparire, ci penso e mi sembra la soluzione più adatta dopo questa mia invasione nei suoi spazi «Due settimane, aspetta un momento, trrr click click, (rumore di fogli di carta, penna che cade, un altro telefono che squilla ignorato, persone che salutano) si allor.. Tuu Tuu Tuu» Ha chiuso o è caduta la linea, sembra un problema della linea e allora di sicuro ha riattaccato, ma oggi è giornata “giusta” per me e lo richiamo subito. Non mi chiedo cosa sto facendo e nemmeno perché, lo faccio e basta, mi sento più io in questo momento che mai da quando esisto, pensavo di scegliere sempre da sola mentre prendevo delle decisioni ma questo modo di fare le cose ora mi soddisfa enormemente «Ecco, si mi è caduto il telefono e si è spento, allora stavo dicendo che dopodomani alle 8 e30 ti passo a prendere, ormai so dove abiti, se lo dicessi in tua presenza mi prenderei una pacca sulla testa ma ho il casco… , e preparati a tutto!» «Ooookay, sarà una cosa legale spero, beh a questo punto… va bene alle otto e mezza sarò pronta» Bello, bello, bello, non ci posso credere, era impacciato e gli e addirittura scivolato il telefono dalle mani, non si aspettava di sentirmi, ma ha organizzato subito qualcosa da fare e dove andare, anche il “preparati a tutto” non mi spaventa ma non approfondisco dei pensieri sulle possibilità che il mio, pur indeciso consenso potrà generare
Che rabbia, non riesco a dormire, ogni volta che sono consapevole di aver confermato la mia partecipazione ad un evento del quale non sono pienamente convinta mi ritrovo sveglia e con mille dubbi. Stanotte invece la sensazione è diversa, molto diversa, da un lato sconcertate per il fatto che avendo accettato di esser pronta a tutto dovrei, più o meno passivamente, e se non si tratta del sesso non saprei a cos’altro si riferisse, capitolare senza troppe storie mentre dall’altro è proprio il desiderio che sia così a farmi sentire inquieta ed eccitata Eccitata soprattutto, esperienze ne ho avute, non sono una ragazzina inesperta ma non ho provato proprio “tutto” come dice Gianfranco, mi immagino cose che non avrei mai voluto considerare; mentre le rifiuto mentalmente le mani stanotte se ne vanno per conto loro a frugare nei miei perché senza trovare ostacoli sotto alle tremolanti lenzuola Giusto il tempo per fare un bella doccia che mi riporti in vita, sono spossata dalla notte insonne, ho abbracciato il cuscino e lo ritrovo stritolato mentre la sveglia del cellulare mi ordina l’attenti, e farò tardi sicuramente. Dove andremo questa volta, mi ha sorpreso con la cena in riva al mare inventata in pochi minuti, è vero che aveva un parente come appiglio e non ha dovuto pensarci troppo ma questa volta ha avuto a disposizione solo pochi secondi. Scendo le scale, così di primo mattino non ho indossato nulla di speciale e lo trovo, per fortuna, in abiti sportivi con un piccolo zainetto sulle spalle «Ne hai uno simile o te ne presto uno mio che casualmente sta sotto la sella della Vespa che ci porterà all’aeroporto» «Ma?» io non riesco a dire altro, e lui non la finisce di ridere ma non apertamente, sottovoce, a farmi intendere che mi ha fregata «Su corri a casa e chiudi il gas e le finestre e innaffia le piante, non sappiamo quando torneremo!» Aeroporto, allora viaggio, con lui in un luogo nuovo ed appena conosciuti, accidenti che botta una notizia del genere, no non sono pronta ma… «Ma non sono preparata a questa cosa, non ho niente sottomano da mettere in valigia e come potevi pensare che sarei stata d’accordo?» «Pronta a tutto hai detto, non tirarti indietro, io ho sistemato tutte le mie faccende per scappare lontano in una dimensione nuova, non ti serve nulla, solo due cose per oggi, il minimo che puoi portarti dietro da questa tua rutine quotidiana. Ho la carta di credito intatta questo mese, compriamo tutto quello che ci serve al momento, abiti, alberghi, automobili e non portiamo indietro niente, ci divertiremo da matti, sto aspettando questa occasione da sempre è un mio sogno fin da bambino» E’ pazzo di sicuro ma se non approfitto di questa opportunità so che non mi accadrà mai più nulla di cosi stravagante, una cosa simile esiste solo nelle finte storie di qualche film americano. Mi fido? Ma non è uno sconosciuto, è rintracciabile in caso combinasse qualche cosa di sbagliato ma da quel poco che lo frequento non è un tipo da mettere paura. Non è di sicuro quello giusto per una storia seria ma due settimane di ferie senza un’idea di cosa fare in questa città mi convincono, ci vado, perplessa si! ma parto «Ok. Quanto tempo abbiamo?» «Dieci minuti, quindici dai perché sei simpatica, così mi convinco che sta succedendo davvero, non devo andare da solo» Arrivata a casa mi guardo attorno, mi affaccio alla finestra, lo chiamo «Ma cosa porto non ho idea di cosa devo prendere» «Solo un cambio per oggi, robe usate che butteresti via, saremo in un paese caldo e non portiamo indietro niente, solo lo zainetto che è piccolo e noi che siamo la cosa più importante Seguo alla lettera, una maglietta, intimo castigato, casomai succedesse non sarò stata io ad iniziare, un maglioncino leggero, pantaloncino scarlatto e occhiali da sole : dovrà comperarmi tutto e di tutto, voglio proprio vedere Credo di aver indugiato troppo nella scelta a giudicare dalla guida che tiene con questo motorino, forse si risolve più presto del previsto e non arriveremo nemmeno all’aereo, mi stringo al suo corpo abbracciandolo e chiudo gli occhi per dimenticarmi di quello che sto facendo e alla fine di un lungo rettilineo in mezzo ai campi arriviamo. Devo ultimare la registrazione dei dati personali per partire, non li poteva conoscere ne chiedere, avrei intuito troppo e di sicuro avrei rifiutato l’invito L’apparecchio percorre la pista mentre nella mia testa si susseguono considerazioni e pensieri, non sono sciolta come vorrei, non ci riesco ancora, non conosco lui ed a questo punto credo di non conoscere neppure me, non so come fare a vivere questi momenti che saranno parte della mia vita, dei miei ricordi Sorride mentre mi osserva bere un succo di frutta che la poco amichevole hostess ci ha portato, l’ha guardata per bene nei movimenti e sembrava proprio che la volesse sposare per come non le toglieva gli occhi di dosso, mi ha umiliata. Spero sia un comportamento normale per lui ma adesso osserva anche me nello stessa identica maniera, forse è un maniaco e io sarò la sua vittima, ignara della mia prossima fine. Ride, “era uno scherzo” dice, ci credo ma non troppo e continua a fissarmi allegro. «Cosa hai da essere tanto euforico?» «No dai, non prendertela, è che sto pensando ai miei amici, arriveranno davanti alla serranda chiusa e troveranno un bel cartello, ma non è il solito chiuso per ferie…» Scherza con tutti, sembra che dica tanto e non faccia niente ma a questo punto non ne sono tanto sicura, e capace di mollare tutto e metterci pure la firma per prendere in giro quelli che lo frequentano. «Chiuso per vacanza e sotto, in piccolo, (non torno più!)» Al suo ritorno gli amici saranno curiosi di sapere dove se ne era scappato e con chi, abituati a queste fughe improvvise o meravigliati? Io non ci sarò di sicuro ad alimentare supposizioni ma non mi dispiacerebbe capitare per caso ed ascoltare in disparte. Guardo fuori dal finestrino opaco e pieno di segni lasciati dalle gocce di condensa evaporate la terra che si allontana, è un buona occasione per volgergli le spalle e far finta di essere molto più interessata alla vista aerea che a lui e poter così restare un poco in pace a pensare. Che cosa devo fare e come mi devo comportare in questa situazione, mi sono fatta prendere la mano o è proprio come volevo, che accadesse una cosa insensata per cambiare la mia voglia di stare da sola. Bello lo è, dovrei abbandonarmi a lui senza pensieri poiché sembra sia proprio quello che desidero, e se poi mi piacesse questo modo di essere, in futuro lo rifarei con ogni uomo che mi andrebbe a genio o ritornerò quella di prima? Al suo posto mi prenderei tutto quello che mi riuscisse ad avere da una donna che accetta un’avventura del genere, una facile o ingenua, chissà come la pensano gli uomini, sarò usata o parteciperò alla sua folle avventura come la sua compagna di viaggio, ci terrò a farmi accompagnare per mano o lo tratterò come una mia conquista. Potrei fare l’una o l’altra cosa, usarlo o portarmelo in giro come se comandassi io, ma ha creato lui questa stravagante idea e allora lo lascerò fare, cosa? mi domando ma ci penserò stasera mi convinco. ------vorrei trovare un posto che mi piaccia così tanto da pensare di potermi svegliare in una casa di quel paese e volerci rimanere per sempre, ecco sarei arrivata a destinazione, sarebbe il segnale che quello è il mio posto nel mondo. Il comandante dell’aereo annuncia ai passeggeri svogliati che arriveremo a Madrid in tempo e ci saranno trentadue gradi ad aspettarci, in albergo girerò per la stanza abbastanza svestita o metteremo il condizionatore al massimo? Mentre mi persuado che stasera sarò sua mi giro a guardarlo, si mi piace, non l’avevo mai guardato in questa maniera né con queste idee in testa ma ora sta diventando quasi una frenesia, l’attesa di essere da soli, il desiderio di una notte insonne e che mi trovi domani complice e amante mi fa provare già ora una irrequietezza infantile. Tre, quattro giri a vuoto attorno all’aeroporto dovuti al traffico aereo mi fanno innervosire più del dovuto, deve distrarmi parlandomi all’orecchio per farmi stare al mio posto, mi sento stupida, ma solo sfiorandomi con le labbra ha raggiunto il risultato sperato. Prendiamo un pullman, il primo che porta in centro città senza una destinazione precisa. «Appena scesi dobbiamo mangiare qualcosa di tipico del posto, ma cammineremo verso la periferia, costa molto meno e dopo, con tutta calma cercheremo un albergo decente.» «Allora non hai prenotato, rischiamo di restare a dormire all’aperto, in queste città così grandi è sempre tutto pieno.» Non risponde, o sa già come fare o è l’esatto contrario ed ho ragione ad essere preoccupata però questo posto o la situazione mi infondono fiducia e tranquillamente non ci penso più, ho fame e non vedo l’ora di sedere e rilassarmi. Scegliamo di comune accordo un originale locale; come la prua di una nave la parte di un palazzo delimitata da una strada che la cinge come per intrappolarla ospita al piano terra una specie di “buffet” per intenderla come lo conosciamo noi. Il centro del locale è un’isola dove i cuochi armeggiano continuamente intorno a fornelli e forni, tutto intorno al perimetro vecchie botti fungono da tavoli per due o più persone mentre proprio intorno all’isola si può prendere posto come al banco di un nostro bar o un locale sushi. Alla richiesta del cameriere dietro al banco «Dos copas de vino tinto» risponde Gianfranco «Ma prendiamo anche da mangiare spero!» «Si ma aspetta, vedrai» E’ buono questo vino ma decisamente forte e corposo, a stomaco vuoto potrei fare una brutta fine oggi, ce lo hanno versato in un bicchiere dalla forma di una tinozza, basso e largo, faccio leggermente di fatica a tenerlo in mano, quasi mi sfugge e dopo averne bevuto un po’ ancora di più. Ne ordiniamo un altro per far capire che lo abbiamo ben apprezzato e il baffuto tipo tutto fare che sta in cucina ma serve anche al banco e ai tavoli, cambia subito atteggiamento, da scontroso e distaccato diventa sorridente e cordiale; magicamente da un ripiano sotto al bancone fa apparire una infinità di piattini e ciotoline ricolmi di ogni cosa avrei potuto desiderare. Olive, pomodori secchi sott’olio, molti tipi di pane condito ma anche mini salsicce o pesciolini fritti. «Visto, non mi credevi, ora siamo due del posto!» Ne mangerei all’infinito e ne arriva ancora anche senza ordinare altro da bere, paghiamo una sciocchezza ma “siamo fuori centro” mi rammenta Gianfranco, ho messo su un chilo senza accorgermene, devo sbottonare i pantaloncini con il rischio che mi scivolino giù. Ride, mi prende in giro, mi vorrebbe vedere bella grassoccia e se continuiamo così non ci saranno problemi. Entriamo ed usciamo da negozi e vie secondarie frequentate da loschi personaggi che poi capirò essere delle persone normali ma diverse per me per il loro modo di fare e parlare. Prendo alcune cose da portare in un’eventuale camera stasera visto che di alberghi o altro non ne parla ma mentre scendiamo gli scalini di entrata di un giornalaio per prendere i biglietti della metro incontra alcune persone che lo salutano. «Incredibile» mi dice «in ogni posto dove sono stato ho incontrato qualcuno che conoscevo e questi sono dei miei amici che abitano in questa città in estate e tra qualche giorno ritornano a casa, non so se li ho convinti ma non credo rimarranno in silenzio a lungo, siamo scoperti, ma in fondo che c’è di male? Ah siamo invitati a cena domani sera!» Già, che c’è di male, questo mi fa capire che non ha altri legami, ci sono solo io ora, mi sento come una regina per un momento… subito dopo stupida. “Stazione di Iglesia”, è come in francese mi sembra, la chiesa si dice nello stesso modo eppure credevo di non essere stata brava a scuola. Mentre risaliamo in superfice penso a quante persone di etnia diversa ho incontrato in un solo tragitto di quattro fermate, non ci sono abituata, vabbè che loro avevano le colonie e mezzo mondo usa la lingua spagnola però così di colpo non me lo immaginavo. «Perché siamo scesi qui? Conosci un bel posto da farmi vedere?» «No, non ci sono mai stato, adesso camminiamo un poco e cerchiamo dove stare qualche notte.» «Ecco, alla notte pensi tu, credi che non ti abbia capito, ma che idea ti sei fatto su di me?» Ride, mi guarda di traverso quasi a prendermi in giro, d’altra parte non è che io abbia parlato in modo diretto ma quasi ironico. «Guarda questo, sembra pulito già da fuori, piccolo ma elegante e con delle belle tendine ricamate alle finestre, deve essere a conduzione familiare, non di qualche catena internazionale che detesto.» Entriamo ma non c’è nessuno, un lieve giro d’aria nel corridoio della reception asciuga la mia maglietta, la pareti sono ricoperte da manifesti di corride e film spagnoli degli anni sessanta e un cesto di arance rinsecchite sprigiona un profumo che pervade tutto l’ambiente. Arriva una ragazza che chiede per prima cosa quanto tempo vogliamo rimanere, la mia espressione le fa intendere che credo si riferisca a quante ore ma vengo subito ripresa «Rooms by the hour, no, no!» Credo di aver fatto già la prima figuraccia ma poi capisce che siamo turisti e mi chiede se vogliamo una stanza o due perché “No es el mismo” Avrà la mia età, capelli neri lucenti e una bellezza tipicamente spagnola, allegra e spigliata, perfetta per questo lavoro, di sicuro un po’ sprecata in questo hotel fuori mano ma probabilmente qui sono tutte così belle e quel dirmi “Non è lo stesso” con una espressione quasi di invidia mi fa volgere lo sguardo verso Gianfranco «Decidi tu, io mi astengo, ho fatto abbastanza per portarti con me in questo posto e ora tocca a te fare qualcosa» Altro che pacca sulla testa gli darei, non vuole convincermi con sapienti mosse da seduttore ma desidera che mi infili nel suo letto di mia iniziativa, senza possibilità di replica. D’altra parte la ragazza che aspetta mi sta guardando in modo inequivocabile, è meglio che mi decida o me lo ruba davanti ai miei occhi «Doppia con bagno, cambio lenzuola ogni quattro giorni, colazione a pagamento se la desiderate e non fare casino di notte mi raccomando» Mi porge le chiavi della stanza accompagnate da uno sguardo che mi rassicura, sembra approvi la mia scelta, non avrei potuto fare altrimenti, erano due contro una e ora sorridendo ripete : «No es el mismo…» Una rinfrescata prima di cena, giro disinvoltamente con quasi niente addosso, mi ignora, lo voglio e lo capisce ma non fa nulla, come ci riesce? Mi guarda mentre lo sfioro passandogli accanto aspettando che allunghi una mano per afferrarmi e tirarmi verso di lui, Io impulsiva e disinvolta non lo sono mai stata e in questa occasione mi aiuterebbe moltissimo non dover prendere decisioni e iniziative. Si esce, “Puerta del Sol” mi appare improvvisamente come spuntata dalla nebbia, nella grande piazza piena di persone mi rendo conto di quello che sto vivendo, lo prendo per mano,” è fatta” mi dico, accorgendomi solo adesso che è tutto vero, impossibile da credere ma stupendamente vero. Me la stringe forte, anche lui sente di aver combinato una cosa insperata, ci guardiamo senza dire una parola, la gente ci osserva, il nostro sorriso racconta tutto. «Stai a vedere, staccati, cammina cinque metri dietro a me, poi ti farò cenno di avvicinarti e voglio vedere la tua espressione quando mi verrai a salvare!» Non faccio in tempo a chiedergli cosa sta facendo che è già davanti a me e cammina lentamente guardando in giro con aria sospetta, proprio sotto un cartello che indica “Polìcia Municipal de Madrid” due belle signorine si avvicinano a Gianfranco e prendendolo sotto braccio tentano di portarlo in una stradina secondaria, sono imbarazzata, non so che fare, le allontana con parole e gesti, sono insistenti ma se ne vanno. Cerco di avvicinarmi ma non ci riesco, stanno venendo verso di me per provare la stessa manovra, non mollano la presa mentre Gianfranco appoggiato al muro con fare da bullo mi osserva ridendo. Mi libero a fatica e tento di raggiungerlo al che un bel tipo mi ferma per chiedermi quanto voglio per andare con lui, la richiesta di aiuto si legge sul mio viso e solo ora quello stronzo mi prende sottobraccio e ce ne andiamo. Non sono nemmeno arrabbiata, solo spaventata, non me l’aspettavo una situazione del genere, ma se non la smette di ridere stanotte rimarrà deluso. «Non farmi più di questi scherzi, o prendo una camera per me per una settimana!» Ecco, così va meglio, mi affianca e non mi lascia in preda a ladri e assassini per il resto della serata, Tapas in un localino con tavoli in cantina sotto Plaza Mayor, “Semplici stuzzichini” dico… «Non farti sentire, questa è una tradizione per le persone del posto, come certe abitudini da noi» Girovaghiamo da un locale all’altro e con la Metro ci spostiamo continuamente senza una meta Che cena e che vino, anche qua sanno trattarsi bene, e poi ho una guida esperta da quello che posso intuire, non ho chiesto niente, se era già stato in questa città e perché, mi sono fatta portare in giro godendomi ogni posto senza fare domande «Sono le tre di notte, andiamo a dormire?» (Il suo respiro sui miei capelli, le mie mani sudate, le sue che accerchiano i miei fianchi, serratura del portone bastarda) Già salendo le scale sentire che mi seguiva a pochi centimetri di distanza disabilitava ogni mia difesa e poi, nemmeno lui se lo aspettava, sono uscita dalla doccia nuda con solo l’asciugamano sui capelli, l’ho sorpreso alle spalle mentre trafficava con il telecomando della Tv, a questo punto perché fare finta. Ho usato il mio corpo per dimostrargli quanto lo desideravo e l’energia che mi è ritornata di colpo caricata dall’adrenalina che mi pervadeva mi ha stupito, non la finivo più, dopo che mi aveva scopata intensamente ed oltre le mie conoscenze in materia ero insorta al suo tentativo di distendersi al mio fianco, una rivincita su me stessa, sempre trattenuta e pudica, ha risposto alle mie voglie con un vigore inaspettato, avrebbe dovuto prendermi a schiaffi per farmi smettere ma non so se lo avrei fatto (Stesi, tramortiti dalla fatica e dall’emozione, occhi aperti senza pensieri, rumori lontani confusi nel caldo, odore di cedri e mandarini, il profumo del vino nei respiri affannati e l’alcool che si alimenta dei nostri riflessi, perdo la ragione in un’oscurità totale)
Che fastidio, mosche o zanzare, mi volto di scatto per scacciare il malefico insetto che mi tormenta ma è lui, mi sta baciando e i suoi capelli lunghi mi solleticano il viso, lo attraggo verso di me, ne vorrei ancora, mai sazia di notti come questa ma come ieri ignora le mie avance, meglio così. Colazione alle undici del mattino, normale a Madrid e appena adesso mi guardo intorno, enormi e imponenti palazzi ci circondano in tutte le strade che percorriamo naturalmente a piedi, abbiamo tutto il tempo per farlo, nessun programma e non si sa quando torneremo. Deve essere stata una capitale di un paese molto potente ed importante in passato ed anche ora credo, la sensazione di grandezza di un popolo viene esaltata in maniera inequivocabile osservando anche solo gli enormi portoni di ingresso dei palazzi o le colonne di sostegno presenti in tutte le facciate. Mi inebrio di questa bellezza quasi a farmi sognare di aver abitato in una di queste esclusive case nel periodo dei viaggi nelle colonie quando le navi dell’impero arrivavano portando continue novità da paesi sconosciuti e lontani. La sera sono illuminati e sembrano diversi , meno austeri ed ermetici, come noi fanno festa, in una via troviamo una concentrazione di teatri che propongono le opere più classiche o concerti ma anche musical di vari successi internazionali, in altre negozi che vendono abiti dai prezzi per me impossibili e banche che propongono carte di credito con limite massimo di spesa di due o trecento mila euro al giorno, non ci siamo, non riuscirei a spendere nemmeno una frazione di quelle cifre. «Gianfranco, hai richiesto qui la tua carta di credito?» «Ovvio, sto solo aspettando che mi arrivi!» Vedo tantissime cose che mi piacciono nei negozi di abbigliamento ma il nostro interesse comune adesso è per la cucina locale, provo tanti sapori nuovi di spezie orientali e non, carni e pesce cucinati in modi totalmente inediti per me che non lascerei questo paese per mesi. Ho sempre viaggiato fermandomi in alberghi più o meno lussuosi ma questo girovagare tra localini in posti sperduti della periferia mi affascina, ora sono una turista! Si mangia e si beve, camminiamo senza sosta e senza destinazione per tutto il giorno e facciamo l’amore da stanchi, ubriachi o affamati, mi sto facendo trasportare dalle emozioni, aggrappata alle novità della sensazione di infinito. La sue mani sui miei fianchi la prima volta mi hanno fatto trasalire ma replicano quella sensazione ogni volta che lui ripete il gesto, me lo sogno la notte forse perché è stato il primo nostro contatto fisico, tremo rabbrividendo solo al pensiero e vado quasi in trance facendolo durare più tempo possibile mentre accade. «Che ti succede? alle volte penso tu stia per piangere, mi distrai da tutto quello che sto facendo o pensando in quel momento, ti vedo, lo sai che ti guardo spesso, te ne sei accorta dal principio, sei sempre più bella e radiosa, mi faccio invidia da solo.» Stringo le spalle come ad indicare che è così e non ci si può fare nulla, dentro di me gioisco ma non mi meraviglio, la farò passare come se mi spetti di diritto tutto questo e per cambiare discorso mi perdo nei colori delle vetrine trascinandolo da una all’altra. «Gianfranco, Gianfranco, cosa ci fai qua, che combinazione e che fortuna incontrarti.» E’ Sandro mi spiega, lo chiamano Sandrin, minuto e pieno di capelli accompagnato da una donna matura che non lega con il tipo che sembra essere, cordiale e simpatico al limite del possibile, quasi forzato dal fatto di non essere solo immagino Parlano a lungo, è il secondo amico che incontra in questa città, mentre io devo conversare con la sconosciuta di cose senza senso per me, è come se fosse rimasta a casa sua e non si sia accorta di essere a migliaia di chilometri di distanza «Sara mi faresti un favore, mi servono dei soldi, poi te li renderò non dubitare, sono per un amico.» Acconsento, sono passivamente indecisa, tanto lo so che farò quello che mi chiede, il suo amico è in difficoltà credo e non posso rifiutare, ritiro i contanti dallo sportello della banca e li consegno ai due che ringraziano e salutando festosamente si allontanano. Ho dato il mio contributo ma Gianfranco non mi da alcuna spiegazione, continuiamo il nostro passeggiare senza destinazione e senza tempo. «Stasera, stasera ti spiego è una storia lunga, Sandro è un tipo particolare e nella sua vita gli sono successe delle cose incredibili che per qualcuno potrebbero essere brutte o meno ma per lui sono sempre positive, non si riesce a vederlo pensieroso o di malumore, è una cosa impossibile.» Mi scopro curiosa ed impaziente di sapere questa storia e mi accorgo di non aver pensato minimamente al denaro prestato (forse irrimediabilmente perso), magari la vicenda sarà cosi avvincente da meritare da sola tutto il viaggio ma non arriverò a sera senza insistere, mi ha appassionato il suo modo evasivo di spiegare forse ci vorrà molto tempo e tranquillità per convincermi di aver fatto la cosa giusta o sarà esattamente l’opposto e rimarrò fregata.
La cena con gli amici ci ha fatto passare una bellissima serata, sentirli parlare in dialetto mi ha fatto capire quanto sono lontano da casa e che tutto è successo in poche ore, sembra sempre più impossibile. Mi sono svegliata presto, Gianfranco dorme e non potrebbe essere diversamente, stanotte abbiamo fatto tardi a cena e anche dopo a letto, abbiamo mangiato troppo e ce lo siamo detto mentre arrivavano due “paella” che a me sembravano per otto persone.. «Non ce la faremo a finirle queste sono enormi, secondo me avranno sbagliato tavolo.» «Stai a vedere!» mi ha risposto il suo amico quasi in segno di sfida, erano invece i camerieri che servivano ai tavoli ridacchiando sotto a dei lunghi baffoni i nostri veri avversari, ma il tempo passava, lo sproporzionato vassoio si svuotava e i due ridevano sempre meno. Alla fine ci hanno offerto un Orujo e per l’occasione, vista l’ora, hanno bevuto assieme a noi questa “grappa” locale che ci ha permesso pur con qualche incertezza di smaltire la cena e tornare all’albergo.
Affacciata alla finestra respiro l’aria ancora fresca del primo mattino, nel giardino interno una gigantesca buganvillee arrampicandosi alla parete arriva a lambire il ferro battuto del nostro balcone profumando la stanza inondata dalla luce del sole, il vino e il liquore di ieri sera rallentano i pensieri e il tempo, assaporo questo momento di solitudine e ritrovo i miei ritmi, devo guardare Gianfranco dormire con una luce accecante direttamente negli occhi per capire quanto siamo stanchi. Noi due parliamo sempre ma non ci addentriamo in discorsi tanto personali, le nostre cose le teniamo strette quasi ad aver paura di svelare qualche mistero perché è durante la notte che ci diciamo tutto pur stando in silenzio. Ora penso alle coppie che vanno perfettamente d’accordo quando il sesso fa la sua parte per unire ma per il resto del tempo conflitti e incomprensioni determinano la spaccatura di una relazione che funziona al cinquanta per cento. È giusto proseguire un rapporto con una persona quando non si è soddisfatti a causa di egoismi o doveri legati alla famiglia o alle volte puramente economici. Mi sembra così naturale stare bene da sola però questi dubbi mi fanno credere che non sia proprio così e questo mio modo di vivere pensando sempre e troppo mi condiziona nei rapporti con gli altri, vorrei cambiare ma non posso decidere di farlo e basta, sarebbe una forzatura e non funzionerebbe. Le sue mani attorno ai miei fianchi mi rilassano totalmente, è così rassicurante la sua presenza da riuscire a distogliermi dai ragionamenti fuori tempo e luogo che sto facendo, mi volto a guardarlo e mi rassereno, ha la barba lunga e gli occhi assomigliano a due lucine consumate di un albero di Natale «Caffe?» chiedo «Si ma tanto!» Caffè e biscotti presi in una “panadería” nella piazzetta difronte all’albergo, per raggiungerla ho dovuto attraversare un magnifico quanto piccolo giardino dove, con mia sorpresa, al posto di passeri e colombi, gridavano a squarciagola decine di coloratissimi pappagalli. Mangiamo al rallentatore, non abbiamo nessuna voglia di uscire per ora, un momento di pausa in questa settimana frenetica ci voleva e iniziamo con il guardarci a vicenda senza parlare, solo guardarci e consumare la colazione. Non lasciamo niente, dopo il salato di ieri ho sentito il bisogno di qualcosa di dolce, mi accade sempre, dopo aver mangiato molte proteine come la carne sento l’immediata necessità di un dolce o una torta, spesso riesco a resistere al desiderio pensando che mi possa far prendere peso ma in nessuno dei due modi aumento di un solo grammo; “Il tuo metabolismo è come il nostro mi ripeteva la mamma” e deve essere così, devo ritenermi fortunata e sperare che duri anche dopo il raggiungimento di una certa età. «Ecco, pensavo.. mi racconti la storia del tuo amico così capisco se ho perso tutti i soldi che gli ho dato oppure glieli dovevi tu e allora ti ho solo aiutato ad uscire da un bel guaio?» «Si, volentieri, devo però ricordarla bene perché è cosi articolata e strana che ti sembrerà impossibile.» «Ok sono pronta, ma se non mi piacerà sentirla te lo dirò, se diventa triste non voglio che tu prosegua, va bene?» Si appoggia allo schienale dalla sedia da spiaggia e finisce il caffè rimasto, beve anche quello che ho lasciato io e di sicuro mangerebbe ancora, siamo quasi all’ora di pranzo ma sembra non ci sia nessuno, il calore del sole si sente e fa restare tutti all’ombra disertando le strade. «Va bene ma vedrai è che la storia più incredibile che avrai sentito. Iniziamo a ricordare che come ti avevo detto il nostro Sandrin è sempre di buonumore, non si può abbatterlo moralmente, o questa condizione è per sua natura o per ingenuità non è dato saperlo ma è così. Lo conosco da quando era ragazzino, veniva a gonfiare le gomme della bicicletta nell’officina che avevo fuori città, è più giovane di me anche se non sembra e abitava con sua madre nelle vicinanze e poi prese il motorino, la moto, era sempre presente ma mai invadente, gli volevano tutti bene perché se avevi bisogno di qualcosa mollava tutto, addirittura chiedeva giornate di ferie o permesso per poterti aiutare. I soldi non sono mai stati un problema per lui, non ne aveva quasi mai ma quando gli accadeva pagava pranzi e da bere a quelli che gli capitavano a tiro, se io rifiutavo per non farglieli spendere lo faceva con un altro perciò se succedeva ne approfittavo sempre e se per caso mi trovavo con qualcuno che non conosceva lo invitava senza esitare e si faceva continuamente nuovi amici.» Il suo sguardo interrogativo mi scuote, vuole sapere se continuare ma io non avrei smesso di ascoltare. «Allora vado avanti, quando avrà avuto trent’anni o forse un po’ di più sua madre si ammalò e morì di li a poco ma prima di andarsene gli confidò che suo padre, che lui credeva morto, in verità non lo era ed abitava proprio nella nostra città. Immaginati che colpo per noi suoi amici sentircelo raccontare ma per lui la cosa più naturale fu di andare a cercarlo per conoscerlo, ci passava più tempo assieme di quanto si potesse immaginare. Gli regalò il suo scooter e ce lo fece conoscere naturalmente ad un pranzo con tutti quelli che riuscì a chiamare, e nel periodo che suo padre rimase in vita spese più soldi di quello che noi potessimo pensare, così un giorno, per rimediare chiese un prestito.» «Ecco ora ho capito dove sono andati a finire i miei soldi, vabbè saranno persi a questo punto, Gianfranco che mi dici?» «Che non sai quanto ti sbagli, questa storia è più grande di quello che puoi immaginare ora. Comunque chiese questi cinquemila euro che gli furono accordati dato che lavorava in una grande azienda e aveva una discreta paga ma non ottenne cinquemila ma seimila euro perché gli importi che la finanziaria erogava erano prestabiliti. E allora tu avresti dovuto vedere la felicità che procurò a Sandrin questa notizia, in pratica “lui” aveva guadagnato mille euro e a nulla valsero i nostri tentativi di convincerlo a tenerli stretti perché li avrebbe dovuti poi restituire, non ci fu verso, cena con tutti e televisore nuovo.» «Già ora quello che mi sta raccontando non sembra vero ma Il tuo amico mi pare uno sprovveduto, e trovarlo qui a Madrid senza soldi credi che sia una cosa normale?» «Ma, chi lo sa, potrebbero servirgli per tornare a casa o per fare un regalo alla sua amica, non mi importa perché so per certo che li rivedremo, non so quando ma te li renderà di sicuro. E poi un giorno altra notizia bomba: il padre sta male e molto, è stata l’unica volta che lo ho visto preoccupato ma gli svela un segreto, ha un altro figlio che Sandrin non sapeva esistesse, “Ho un fratello” ci racconta e per nulla turbato dalla notizia si adopera in tutti i modi per avvicinarsi a quest’ultimo» Accidenti che storia, non riesco a smettere di ascoltare, non mi intrometto con quesiti inutili, tutto quello che racconta e pieno di colpi di scena, e in un silenzio che meraviglia anche me, ascolto interessata ogni particolare. «Sentito che roba, mentre la racconto non pare vera nemmeno a me ma non è mica finita, e non siamo nemmeno a metà. Il fratello non ne vuole sapere, crede che questo sconosciuto voglia qualcosa, eredità, soldi o chissà che cosa e non si fida ma dopo innumerevoli tentativi durati alcuni mesi cede e iniziano a frequentarsi. Anche stavolta ce lo presenta fiero dopodiché aprono un’impresa di import-export più o meno legale trafficando in CD e Dvd che naturalmente va male ma riescono a farla franca e più squattrinati di prima rimangono ad ogni modo in ottimi rapporti» Altro caffè, e un Orujo che i simpatici camerieri ci hanno regalato, assaporo il liquore come un’esperta, non sono solita bere superalcolici e di sicuro quando sarò a casa non ne sentirò la necessità, qua invece si ed è come un’abitudine protratta negli anni, non mi fa effetto il potente alcool che ingerisco, l’attenzione che mi crea questo racconto mi scherma da influenze esterne, sono messe in secondo piano «Il padre peggiora «Siamo alla fine ci dice» lo tengo con me a bere al bar per un po’ ma a fine serata se ne ritorna all’ospedale, non lo vedo e sento per alcuni giorni e ti confido che questi sono gli unici momenti nei quali credo sia stato in pena per qualcosa. Riappare diverso ma non molto, si capisce che tornerà presto quello di prima, ha un atteggiamento positivo che fa ben sperare e ci racconta altre novità» «Ancora, ma non ne ha avute abbastanza di sorprese, io sarei scoppiata, crollata psicologicamente ma come fa una persona a sopportare tutto questo, ti sconvolge l’esistenza» «Già, come avrà fatto, e come fa tuttora a vivere una vita normale, me lo chiedo anch’io, ho temuto che cedesse di schianto un dato momento ma non è accaduto e a questo punto credo che non succederà mai. Infatti nel frattempo la moglie, forse stanca di quella vita fatta di espedienti e insicurezze lo lascia ne bel mezzo di quel turbine di eventi che avrebbero abbattuto un elefante e Sandrin accusa il colpo ma non cede, lui desiderava un figlio ma gli era stato negato per troppo tempo, alla fine mi sembrò una buona uscita da un matrimonio senza futuro» Che silenzio, non passa nemmeno un auto o una bicicletta e neppure in questa stanza si muove qualcosa, una pausa necessaria, adesso arriveranno altre nuove in questa impossibile storia, come al solito ci sono entrata; nella stessa maniera mi accade mentre vedo un film che mi appassiona, entro nel personaggio e mi emoziono come se stesse accadendo tutto a me e ora vorrei il telecomando per schiacciare il pulsante “OFF” «Se vuoi mi fermo, non ti vedo seguire nel migliore dei modi la vicenda, ti posso capire, io l’ho vissuta nel corso dei mesi e degli anni ma così tutta in una volta credo faccia un effetto molto particolare. L’ho raccontata solo a poche persone che in un certo modo erano venute in contatto con il protagonista, ed è una storia molto personale non si può raccontarla a tutti, non sarebbe giusto» «Si basta per ora, ti dirò io quando potremo continuare» Non abbiamo fatto l’amore stanotte, non sarebbe stato possibile, il nostro buonumore se ne è andato, per poco spero, vorrei tornare a casa come una bambina capricciosa e starmene sul divano per ore a dormire e pensare; nel letto mi avvolge in un abbraccio come per farsi perdonare e mi addormenta con la sua sicurezza Al mattino lo trovo sveglio a guardare la tv ma non è quello di ieri! «Ma stai piangendo, per una pubblicità e in spagnolo?» E’ strano, io lo vedo come un uomo forte ma si commuove davanti ad uno semplice spot che è anche in una lingua e una cultura diversa, non me lo spiego, quasi non mi piace questo nuovo aspetto «Vedi, quando sto male ed ho la febbre o mentre sono felice per ciò che di bello mi succede io entro in uno stato di facile commozione, allora piango. Se sono da solo incontrollatamente, mi sfogo, mi sciolgo anche per una pubblicità dove si capisce che l’autore del filmato ci ha pensato a lungo. Forse voleva fare un film basato sulla quella scena ma non ha trovato un produttore che lo accontentasse e allora condensa tutto un pochi secondi e ci riesce così bene che qualcuno capisce perfettamente tutta la storia che si potrebbe ricavare, ecco a me succede questo ed anche altro» E’ che in questo inaspettato viaggio sono un poco senza freni anche io perciò senza quasi accorgermene lo avvicino a me e lo bacio appassionatamente, se ne accorge dal mio sguardo e corre ai ripari ma non mi convince «Si Sara, mi succede anche a casa e se sono solo molto di più, non è che tu centri qualcosa in questo eh»
Due giorni di scoperte, andiamo nei paesi vicini con il treno dove mi regala dei cappellini e magliette, mi comprerebbe tutto quello che guardo pur di farmi contenta, ci divertiamo visitando chiese e monumenti più o meno conosciuti e che in una normale escursione non avremmo mai avuto occasione di vedere, poi, mentre passeggiamo aggirando le mura centenarie di una sinagoga… «Sai, il fatto è che io mi innamoro delle donne ma anche delle cose e dei luoghi che mi piacciono, non allo stesso modo ovviamente ma rimarrei fedele a tutte ed è per questo che quando ti mostro posti nascosti della città in quel momento è come se esistesse solo quella, se ci spostassimo in un’altra farei lo stesso, le amerò sempre nello stesso modo, in misura uguale. Le donne no, non stanno sempre ferme ad aspettarmi come le città e io non riuscirei ad amarle tutte però lo vorrei veramente, ci lasciamo e se ne vanno ma io continuo a voler bene a tutte loro» Resto interdetta, non mi aspettavo una frase, anzi, una considerazione di questo tipo e soprattutto in questo posto, lontano dal mio mondo abituale «Il mio meraviglioso sogno di passare tutta la vita con la donna che avrei amato non ha funzionato, basta guardare un film o leggere un qualsiasi libro per trovarci tresche e sotterfugi amorosi più o meno consenzienti da entrambe le parti e allora le amo tutte, incondizionatamente, anche se non le rivedrò mai più, è stato l’unico modo per non cadere nell’inganno, nel sogno di un futuro…di un futuro… Boh non mi viene in mente nessuna parola appropriata adesso» Entriamo in un ufficio postale per spedire dei pacchi, ci ha messo quello che mi ha regalato e che non volevo lasciare qua e negli asciugamani che abbiamo usato al mare ha avvolto alcune bottiglie di vino da regalare agli amici «E’ un bel modo per viaggiare leggeri, non ci dobbiamo preoccupare se arriveranno o no, li aspetteremo solo noi, se si perdono nel viaggio non importa saremo gli unici a saperlo» Scemo penso, è uno scemo e glielo dico perché lo sappia, questa cosa mi sembra proprio stupida «Ma tu sei scemo o altro. Spedisci un pacco e spendi dei soldi e se lo perdono non ti importa?» Non risponde, mi fa arrabbiare questo suo non prendermi in considerazione, ignorare le mie parole come se non contassi nulla ma poi risponderà, come quella sera a cena, la prima volta da suo zio, la ci sono rimasta male perché non lo conoscevo ma stranamente ora ci rimango male ugualmente. Forse vorrei cambiasse per me, per farmi sentire ascoltata ma “Gli uomini non cambiano e tu non cercare di farlo, dopo te ne pentiresti”, diceva così la nonna e io non capivo cosa intendesse ma seguirò il suo consiglio «Scusami se non ti ho risposto subito, ero indeciso se dirti come la penso o se assecondare il tuo pensiero, se iniziare una furibonda lite (e qui mi guarda come uno scemo veramente) per poi fare una pace indimenticabile stanotte o proseguire a “camminare ipocritamente” e in silenzio, mi attraevano tutte e due le possibilità perciò inizio con la prima e dopo vedremo» Si, è scemo ma mi piace quando parla in questa maniera, non ha paura di sbagliare e per fortuna non sono una che per una parola di troppo sparisce per sempre facendo l’offesa «Spendo e spando, così dicono da noi ma la cifra che potrei perdere è molto bassa, non sperpero il danaro come ti sembra, è che non gli do la possibilità di influenzarmi, se pensassi a risparmiare su tutto mi priverei di troppe cose e ne conosco di persone che moriranno piene di soldi, saranno i più ricchi del cimitero.» Si becca una bella pacca sulla testa e uno “Scemo” a voce alta, ne sa più di me della vita
L’acqua Non me ne sono nemmeno accorta, ma sono a casa, domani è l’ultimo giorno di ferie e dopo ritornerò al lavoro e a rivedere tutte quelle persone che ho dimenticato. Come a scuola non ricordo il viso ne la fisionomia dei miei colleghi di lavoro, quando esco da quell’ufficio mi scordo tutto , anche di quello che ho fatto la sera prima, e proprio come a scuola fatico a trovare addirittura il piano che devo raggiungere. Non sono stanca, solo svuotata dalle energie, dalla voglia di fare qualsiasi cosa da sola, allora esco e mene vado a spasso in questa bellissima giornata di maggio. Ecco il mio mare salato come solo qui è possibile, l’alto Adriatico possiede una salinità che esalta in maniera decisa il sapore del pesce pescato. Ne ho mangiato vicino all’oceano ma se non veniva cucinato con mille sapori aggiunti sembrava cartone, anonimo. Il colore blu intenso come in tanti posti qua si trova solo al largo perciò me ne vado nella vicina val Rosandra dove scorre il fiume con le trote; da alcune pozze, se saltassero fuori dall’acqua potrebbero salutare i loro cugini del mare con una pinna. Sto via tutto il giorno e verso sera, vicino a casa, mentre attendo che il semaforo diventi verde per entrare nella zona pedonale..(tanto prima o poi doveva succedere) Rossana la incontro per caso, ci conosciamo fin da bambine; all’ultimo anno di asilo era apparsa un giorno, reduce da un trasloco della sua famiglia, sola e spaesata e ci siamo subito trovate come se ci aspettassimo. Diventammo inseparabili, feste, scampagnate con le nostre famiglie e dopo più cresciute, facevamo il tragitto per la città con il pullman per andare al liceo. Alla fine ci siamo perse di vista come succede spesso tra amiche che intraprendono delle carriere diverse ma ci sentivamo ogni tanto per le feste. E ora la vedo all’uscita di un bar vicino al teatro; che abbraccio e che calore, da tempo non provavo niente di simile, in un secondo sono stata catapultata indietro nel tempo e mi stava quasi scappando una lacrima. Lavora ad uno spettacolo nel teatro qui vicino, quello grande, luci computer e scenografie sono il suo pane, è sempre stata un maschiaccio dai modi un po’ rudi ma simpatica, diretta e sincera e in questo lavoro penso gli sia servito questo modo di essere. Si parla dei bei tempi in montagna davanti ad una birra, e tra una risata e l’altra noto un modo diverso di guardarmi da come me la ricordavo. Ma forse invece è sempre lo stesso ma non ci avevo mai fatto troppo caso, dolce e ammiccante, pensieroso e che mi fa stare ad attendere quello che vuole dirmi, ad un certo punto mi sento quasi in imbarazzo per uno sguardo che mi fruga nei pensieri: “Andiamo a fare due passi” esclamo Subito così non me lo sarei aspettato, mentre passeggiamo lungo il mare assorbe la mia mano con la sua e la stringe con una passione che mi fa trasalire, poi con un passo veloce mi avanza e mi fa fermare contro di lei, non mi ritiro, sto elaborando il tutto, dovrei staccarmi ma non ci riesco, assecondo sapendo di sbagliare e di illudere, capisco ciò che nella nostra conoscenza non è mai emerso pur se dai nostri discorsi da ragazze era fin troppo evidente. Ora, mentre procediamo in silenzio scrutando il lontano orizzonte considero la possibilità di lasciare che la situazione prenda il sopravvento e di farmi trasportare in una avventura inimmaginabile. Quanti di noi, penso, anno avuto dei dubbi sulla loro inclinazione sessuale, quanti pur di non crearsi dei problemi hanno cancellato ogni incertezza e proseguito la propria vita seguendo uno schema dettato dalla società e dalla propria cultura. Beh penso di averlo fatto anch’io, ed ora che mi si presenta la possibilità di fare chiarezza sulla questione devo decidere in fretta, la mia amica si è dichiarata così apertamente come pochi sarebbero stati in grado di fare «Va bene, io dico che per oggi può bastare» e la fisso a lungo perdendomi in quell’immenso mondo nei suoi occhi neri Se ci fosse il modo di misurare (come il “peso” di un file in informatica) quanti dati sono transitati in quello sguardo credo che si istituirebbe un nuovo standard universale di misura come “non quantificabile per grandezza”
Sono molto affamata e rivedo Gianfranco a casa mia, ha portato un vino spagnolo per continuare la festa del nostro viaggio «Con chi eri quando lo ha acquistato?» Sono partita decisamente con il piede sbagliato stasera ma lui non fa una piega, anche se dal suo sguardo mi fa intendere che avrei potuto stare zitta, ecco che ho rifatto la stronza mi dico e abbasso la testa sconfortata. Arriva la pizza e il solito ragazzino che me la consegna abitualmente si sorprende di vederlo in questo appartamento, poi sorride come solo un uomo può fare ad un altro scoprendolo con una donna in un luogo che non gli appartiene «Ah, le porta anche da me quando si presentano i soliti amici che si auto invitano a cena, e gli riparo anche il motorino che usa per le consegne, domani la notizia sarà di dominio pubblico» Non commento lo sguardo interrogativo che mi si propone ora, esco sul piccolo terrazzino a prendere un po’ d’aria per pensare a cosa rispondere e mi trovo con i piedi bagnati. Mi guardo intorno per capire da dove proviene tutta questa “umidità” e noto il rubinetto che uso per innaffiare le piante aperto per metà sopra all’innaffiatoio che ho usato in fretta e furia prima di partire, l’acqua cadeva a terra ma essendo al piano terra nessuno dei vicini se ne era accorto per dieci giorni, mi costerà chissà quanto. Lo chiudo e rientro, per fortuna la voglia di una pizza mi sgancia dai mille pensieri che mi crescono nella mente e il vino mi aiuta ad intrattenere Gianfranco anche dopo cena ma sul tardi lo spedisco via E come si fa a prendere sonno dopo un episodio come questo, non ho mai avuto dei dubbi così forti e presenti da farmi stare male e bene nello stesso momento, non mi abbandonano nemmeno per un secondo, la mia vita è compromessa, mi ritrovo tra due fuochi, Rossana o Gianfranco : ma io cosa voglio? Alle fine sono riuscita ad addormentarmi ma con qualche vago ricordo di sogni svaniti, che voglia di fare nulla, di non pensare a ieri ed invece ci penso ininterrottamente in modo angoscioso quasi come fosse imperativo trovare una soluzione. Non c’è, non esiste una via di uscita, devo riflettere a lungo e con la dovuta calma decidermi a parlarne con lei, la mia nuova ossessione, desidero approfondire oppure è una curiosità dettata dalla novità e dalla sorpresa, vorrei uscire da questa vita e riapparire in tempi ed epoche diverse dove nessuno potrebbe conoscermi
Ecco, ci siamo, sotto casa mi viene incontro con passo deciso navigando nell’ampio svolazzare di un vestitino rosso, l’ho invitata io e mentre sto per dire qualcosa mi bacia sulle labbra. Devo stare zitta ora, ho ricambiato senza pensarci anzi, non lo volevo ma sono spinta da questa attrazione che mi intriga così tanto da non riuscire a comunicare la mia intenzione di chiudere ogni possibilità. Al piano terra ci si arriva in un istante e in meno tempo ancora sul mio letto, una volta, più volte, mi pento e rallegro nello stesso momento e non riesco ne posso smettere. Difficile continuare a pensare e ancor di più pensare di continuare ma la luce del giorno mi riporta alla realtà, mi sono svegliata da sola dopo tanti giorni, vado al lavoro e qualcuno noterà sicuramente il mio nuovo atteggiamento, ho quel qualcosa in più che alle volte notiamo in persone che conosciamo. Che cambiamento in pochissimi giorni, da eremita convinta in mezzo alla folla sono diventata frequentatrice di persone e amante di un uomo e di una donna nello stesso momento, enormi dubbi mi fanno mancare il respiro e creano un groppo in gola pensando all’uno e all’altra, non è giusto per nessuno di noi tre perché non finirà bene. Come altre volte mi sembra che tutte le persone che incontro per strada stiano guardando me per giudicarmi, cammino spedita guardando a terra ma no, non è giusto, non le conosco e per convincermi alzo la testa e procedo con aria disinvolta, fiera di quello che sto vivendo. Quasi mi spavento, se ne accorgono allora, c’è chi non regge il mio sguardo e chi invece contraccambia, che stiano vivendo la mia stessa situazione penso ma improvvisamente intravedo Gianfranco fermo al semaforo sulla sua moto. Credo sia meravigliato di vedermi a quest’ora ancora in giro invece di essere al lavoro, non lo saluto ma lo osservo, non lo guardo direttamente ma lui capisce che lo faccio apposta, per richiedere la sua attenzione quasi a conferma del suo interesse verso di me, per capire cosa potrei perdere Mentre cammino per il “Corso” tra le persone e le vetrine dei negozi ricevo ripetuti messaggi da un numero sconosciuto ma stupidamente come sono abituata li ignoro, li vedrò stasera per cancellarli, sono fatti apposta per questo, per essere letti quando se ne ha il tempo, quelli che mi mandano sms e dopo pochi secondi mi chiamano per sapere il motivo per cui non li ho guardati mi danno fastidio. Se ne stanno tutto il giorno con occhi e dita sullo schermo a cercare un riscontro, a sperare di essere considerati da qualcuno… per non sparire nel nulla La giornata svanisce nell’oblio di cose fatte e dimenticate nello stesso momento, inutili per me e credo anche per quasi tutti quelli che lavorano a dei progetti aziendali dove un solo risultato tra i cento o più presentati verrà preso in considerazione ma difficilmente realizzato. Faccio un lavoro inutile e come me una infinità di persone, assunti per interessi politici dettati dalla necessità di ridurre la disoccupazione o altro. Io lavoro per passare il tempo e non so nemmeno cosa fare dei miei soldi, invidio chi non avendone si deve impegnare al massimo per realizzare una vita decente, almeno avrà vissuto per qualcosa, sono dura con me stessa forse troppo, oggi si è così L’acqua della doccia scendendo toglie il profumo lasciatomi da Rossana, se ne è andata da poco, calda come quest’acqua che accarezza il corpo e mi fruga dappertutto senza che possa opporre resistenza, erano suoi i messaggi : non tornerà più! Acqua che liquida come la mia amante mi lascerà per andarsene lontano senza fare ritorno, rimarranno le ultime gocce come un ricordo indelebile ma le toglierò con un colpo deciso dell’asciugamano per imporre il mio volere, questa vicenda non sarà di nessuno oltre a noi due Scorre da troppo tempo che non credo ce ne sarà ancora domani, “Il mondo flagellato dalla siccità per colpa delle mie incertezze e di tutte le mie paure” Scorre ignara di fare tanto, l’acqua.
E che storia! Gianfranco non saprà mai nulla di questa mia esperienza e solo il fatto di non desiderare che lo sappia mi riempie di dubbi. Non è giusto tenerlo all’oscuro senza pensare che potrebbe capirmi ma la paura di rovinare la nostra storia è grande, non mi fido della mia sincerità; non riuscirei a capirlo io che lo ho vissuto in prima persona e come potrebbe lui, preferisco provare ad andare avanti come se nulla fosse, dimenticare per sopravvivere ed attendere che vada tutto a posto senza intervenire sperando nella buona sorte Sono pronta a conservare questo segreto e mi rendo irreperibile a tutti, un brutto modo per nascondersi ma al momento non trovo altra soluzione a questi miei dubbi e alla paura di tradirmi, anche con persone a cui non interesserebbe nulla della mia vita. Il desiderio di condividere ogni cosa e soprattutto questa con qualcuno è molto forte, per liberarmi da un peso che mi condiziona in maniera incredibile. Alla fine ne parlerò con Gianfranco ma dopo, domani o più tardi possibile ora no, vorrei trovare qualcuno che mi ascolti ma non conosco nessuno di cui fidarmi e mi scopro sola. Non ho amici così intimi da potermi ascoltare, pronti a credermi o giudicarmi senza ferirmi ma forse sarebbe proprio questa la cosa giusta, ferirmi per farmi capire la strada da prendere E’ passato un mese nel quale ho vissuto una vita senza contenuto, portata avanti al solo scopo di proseguire e non pensare ad altro che alle necessità di ogni singolo giorno, apparentemente senza un futuro. Oggi ho letto comodamente sul divano per diverse ore, altro modo per stordirmi entrando nella vita dei personaggi che corrompe il mio animo in modo totale, in quelle frasi mi ritrovo subito e divento il fulcro del romanzo scordando chi sono e dove vivo, che ore sono, se ho fame o sento freddo e appunto ora sono infreddolita dall’immobilita. Scaccio la copertina in pile blu elettrico e vado in cucina e anche se manca molto all’ora di pranzo preparerò qualcosa bevendo un po’ di vino e farò riposare il cervello che in certe letture tra pianto e tremore per oggi ne ha avuto abbastanza. Aglio e olio con la cipolla sfumano con il vino bianco del mio bicchiere e la vivacità del fuoco salendo mi riscalda ma non solo. Oddio… l’aria calda dirigendosi naturalmente verso l’alto mi avvolge arrivando anche sulla schiena ed entra sotto la maglietta come se dopo averla dilatata un pochino mi avvicinassi al termosifone bollente, mi sembra di venire abbracciata da qualcuno che voglia confortarmi ma adesso sembra più caldo forse per colpa del vino che ho bevuto ed esce dal colletto avviluppandosi alla nuca, entrando tra i capelli e sbaciucchiandomi il viso con folate calde e fresche in sequenza. Basta! la mente non ne può più e si risveglia, ripercorre il tragitto -aria calda fiamma- sotto la pentola, entra nel tubo del gas e passando per il contatore devia nei vari collettori a T, prosegue in linea orizzontale per centinaia di metri e curva verso l’alto salendo fino ad un ultimo piano, sgattaiola attraverso un altro contatore, nuova generazione, e sbuca sotto ad un'altra padella antiaderente passando nella fiamma e divenendo nuovamente aria calda che sale e… «Pronto Gianfranco,? stasera vieni a trovarmi? maah… che stai facendo adesso?» «Sto cucinando ma perché me lo chiedi? Va bene bella ci vediamo dopo» Lo ho chiamato perché non ce la facevo più a stare da sola con questo peso, stasera gli confiderò ogni cosa, è giusto che lo sappia ma prima voglio che mi racconti il seguito della storia di Sandrin che è anche una cosa per la quale non riesco a darmi pace, domani è sabato e potrebbe rimanere a dormire da me così magari la vicenda di Rossana la spiattello il mattino seguente che forse è meglio Si parla poco, è come se intuisse che ho qualchecosa da svelare, lo vedo pensieroso e impaziente o timoroso di sapere se voglio o meno dare un seguito alla nostra relazione ma io lo rassicuro «E un momento di incertezza, ho delle cose da risolvere ma non vorrei di sicuro interrompere il nostro rapporto, sei ciò di cui ho bisogno ora, non è facile, domani te ne parlerò» «Perché domani, io vorrei saperlo ora, per poterti aiutare se posso e credo lo voglia anche tu anche se non lo vuoi ammettere» È vero, ma prima ho bisogno di promesse e di coccole, probabilmente saranno le ultime per un bel po’ di tempo dopo che gli avrò parlato, stasera la gatta del quartiere che sosta spesso sulla mia finestra mi invidierà per come la imiterò con il mio maschio Che esperienza, nemmeno sapendo che sarebbe stata l’ultima volta avremmo fatto l’amore in un modo così coinvolgente, credevo di sparire nel nulla e di dissolvermi insieme a lui in mille scintille dai colori ancora non inventati. La certezza che tra poco tempo se ne andrà per non tornare più come la mia amante si fa sempre più presente e la sensazione che provo è terribile e devastante, sono sull’orlo del baratro e mentre osservo il vuoto della scogliera sottostante mi soffermo sul colore blu dei fiori di lavanda nel prato alle mie spalle. Mi sveglia il suono del mio nome pronunciato a voce alta, ero andata a rifugiarmi nel mio mondo dei pensieri staccandomi dalla realtà, da piccola mi illudevo di poter diventare invisibile mentre adesso lo vorrei veramente «Scusa hai ragione, non si può scappare per sempre, non avere paura ora ti racconto. Si chiama Rossana, la conosco fin da quando eravamo bambine, la mia amica del cuore» «Beh allora che le è successo?» «Ecco che ci è successo. Ora taci e non dire nulla, è già così difficile solo pensarlo. Non giustificarmi e non provare a trattarmi come se non fosse colpa mia, alla fine dovrai essere sincero» Non sembra sorpreso, si distende sul letto e mostrandosi nella sua nudità pare voglia già perdonarmi, sorride come se avesse capito tutto, è davvero uno stronzo, come avevo fatto a dimenticarlo. «Ci sono andata a letto, qui, in questa stessa camera dove siamo ora!» «E mi dai dello scemo, potevi invitare anche me non credi» Lo prenderei a pugni e lo batterei con un bastone se ne avessi uno tra le mani però uno schiaffo non se lo risparmierà ma mentre alzo il braccio mi mette le mani sui fianchi stordendomi poi di baci e con la sua estrosità mi imprigiona nuovamente in una dimensione “inesplorata” E’ già mattina, se ne è andato presto ma sapeva che avrei avuto dubbi dopo stanotte e mi scrive con una fila di biscotti sul tavolo della cucina un bel “Ritornerò”. Sono troppo tutto e molto niente, un po’ donna e molto bambina, mi preoccupo di conservare una sicurezza che non avrei mai immaginato di desiderare rimanendo per anni in una vita solitaria Passa un mese, da un po’ di tempo lavoro da casa il che vuol dire da ogni posto dove ci sia un computer e Internet perciò ne ho approfittato e sono ritornata in montagna al fresco e non ho rivisto i miei amici, e nemmeno qua al paese abita nessuno che io ricordi, sono tutti andati via e al loro posto cittadini benestanti hanno acquistato le case degli anziani montanari ormai scomparsi. Sistemate in modo diverso, moderno, pochi usano fare l’orto ma ci mettono solo fiori che vengono curati dal giardiniere e nessuno raccoglie la legna nei boschi facendo scomparire i vecchi sentieri Io adoro solo quelli perché mi permettono di stare in pace e camminare per ore senza incontrare nessuno o quasi, di solito ne riaccompagno qualcuno sulla strada principale dopo che si sono persi fidandosi di strumenti che hanno portato con se ma non sanno usare. Qualcuno invece cerca proprio questi antichi percorsi ma la difficoltà di proseguire nella boscaglia a volte li fa desistere, al contrario una donna che ho incontrato più di una volta mi sembra determinata, saluta con un cenno del capo e non parla mai ma nei suoi occhi leggo una richiesta di contatto celata forse dalla timidezza, se la rivedo vorrei approfondire La incontro un mattino mentre fa la spesa e osservo il suo carrello, roba per uno scarsa ma niente da dieta o integratori, le vado incontro ma è lei che parla per prima «Salve, ci incontriamo anche qua, allora abitiamo vicino o mi sbaglio, io ho la casa all’entrata del paese, dalla parte del fiume» L’accento non mi dice niente ma mi ricorda qualcuno, è un’impressione ma forse anche un poco di più che mi fa credere di riconoscere qualche cosa del passato, sono incuriosita «Ciao, mi chiamo Sara e di tanto in tanto abito nella casa verde poco distante dalla tua penso, quella con lo steccato di legno tutto attorno e la quercia enorme a fianco. Cosa ci fai qua sei arrivata da poco o siccome ci vengo raramente non ci siamo mai viste prima?» «Forse conosci la signora Ida, la mia vicina, non sta molto bene e così ho preso l’abitudine di andare a trovarla ogni giorno. Sono venuta in paese a vedere la casa dei miei genitori, prima di andarsene mi hanno rivelato l’esistenza di questa villetta e mi è piaciuta così tanto che sono rimasta qua da quel giorno e ormai sono due anni» «Si ma come ti chiami?» «Anna, mia sorella Rossana abitava in quella casa anzi la mia sorellastra, l’ho vista solo una volta al funerale dei miei genitori, lei viveva con loro io sono nata a Milano e non sono mai venuta quassù in montagna, in questo paese» Che strepitio nella testa e che stretta al cuore tutto poteva essere ma non questo, sono disorientata, quando mi ha parlato della signora Ida ho quasi creduto che fosse sua figlia, una possibile mia sorellastra quasi a copiare la storia dell’amico di Gianfranco: Sandrin e mentre mi impaurivo per questo salta fuori Rossana, sembra creato apposta per farmi saltare i nervi ma resisterò, se saprò stare calma me la caverò Andremo a trovare la signora Ida, si è sorpresa che la conoscessi e che mi avesse tenuto in ordine la casa per anni, “Ma se sapesse il resto e di mio padre penso tra me”, comunque è simpatica e potremmo frequentarci, rimarrà sempre il potenziale incontro con Rossana una specie di spada di Damocle sulla mia testa. Tremo al pensiero che troppe cose sono accadute in un lasso di tempo cosi breve, sono nel centro di una situazione inimmaginabile solo un mese fa, come uscirne? Ritornerò a Trieste per conoscere la fine della storia di Sandrin forse ne trarrò qualche spunto o altri dubbi
Sono ormai alcuni giorni che sono in città e siccome uno dei nostri primi accordi era quello di non vederci quasi mai sul posto di lavoro di entrambi ho dato appuntamento a Gianfranco davanti al castello di San Giusto, un punto incredibile per vedere il mare e i monti nello stesso momento ma la foschia oggi non lo permette e vabbè mi accontenterò delle barche a vela e del blu del mare e di tutti i tetti delle case che posso vedere da quassù ma ecco che arriva di corsa facendosi quasi investire attraversando la strada «Dai muoviti che dobbiamo andare, ci aspettano qua vicino» «Andare dove? Non vorrai partire un’altra volta!» «Si ma torniamo stasera o notte, non fare troppe domande» C’è il commercialista, il carrozziere e il turco che turco non è, lo chiamano così per la carnagione scura, in pensione da quando aveva quarantasei anni e cioè da almeno dieci. Gli altri hanno più o meno la stessa età, Piero il commercialista e il più trasandato dei tre, sempre con il toscano tra i denti che non si capisce cosa dice e con qualche sotterfugio ha mandato a riposo precoce Sergio il turco che da quel giorno non ha smesso di divertirsi come un pazzo; biciclette, surf, sci e altro, sposato con una brava donna che lavora ha tanto tempo libero che “Non ci crederai ma per me è un vero problema” mi confida ma, come capirò in seguito, si prende la solita sfilza di insulti dagli allegri compagni di avventura. Lucio il carrozziere possiede un capannone che affitta a ditte di una certa importanza perciò non lavora più ma va anche lui in mountain bike con il turco e poi fa “altro” non è dato sapere «Andiamo a magiare un buon piatto di trofie con il pesto, poco vicino a Nervi in collina, vedrai che panorama!» «Ma voi siete pazzi, mi state prendendo in giro forse? Ma lo sapete quanto tempo ci vuole?» «Si circa sei ore se rispettiamo le regole ma non siamo quei tipi noi… saremo seduti a tavola per le quattordici al massimo, abbiamo prenotato» Si sono dei pazzi, e io con loro perché non avendo impegni mi sistemo comoda sul lungo sedile posteriore di questo pulmino nove posti, potrei anche dormire se non corressero in questa maniera, mi convinco che arriveremo in tempo per pranzo, non scommetterei nulla sul fatto che saremo a casa stasera e nemmeno stanotte, mi auguro che almeno uno di loro sia astemio altrimenti non ritorneremo prima di domani E si, il panorama è stupendo e il pesto pure, la compagnia è incredibile, non si smette di ridere e scherzare, anche gli apprezzamenti che fanno su di me e Gianfranco sembrano dei complimenti pur se un poco pesanti ma elegantemente trasformati in un modo che vadano bene anche a me. Le barzellette si sprecano e la sconcezza di alcune rasenta la follia e non posso nemmeno arrabbiarmi come donna per il maschilismo imperante, sono io l’intrusa perché mettermi a sindacare, rovinerei la gita e perderei la nascente amicizia con delle persone fuori dal comune Farsi un giorno intero di autostrada rischiando multe e sospensione di patenti può essere una esperienza che farò solo questa volta, trascinata in un’avventura troppo nuova per rifiutare senza sapere se lo facevano veramente o mi prendevano solo in giro. Certo che sono stata bene e mi trovo a giustificare la mia partecipazione a Gianfranco ricredendomi mentre lo dico, nel mio inconscio so che se mi capitasse l’occasione lo rifarei per il gusto del rischio e della trasgressione. L’intenso profumo che rilasciano le piantine di basilico che abbiamo preso nel vivaio accanto al ristorante ci accompagna nel rientro a casa «Le mettiamo nel nostro orto per simulare il pesto do oggi ma non sarà comunque la stessa cosa» afferma il Turco, lui e Gianfranco ci mettono il lavoro e il commercialista i fondi necessari Arriviamo a casa alle due passate e crolliamo in un sonno profondo, ho dormito per ore al ritorno ma non è servito, non è come dormire nel proprio letto in pace e tranquillità ma questo non ferma il mio partner nell’allungare le mani sotto alle lenzuola dopo solo mezz’ora, un ceffone smorzato per non fargli troppo male per fortuna lo ferma ma mugugna parole incomprensibili per alcuni minuti facendo la vittima La moka quasi mi sfugge dalle mani, avrebbe fatto rumore e si sarebbe svegliato, la riempio di caffè macinato che qua sanno fare veramente bene senza pressarlo troppo, acqua minerale leggerissima per non alterarne il gusto, oggi voglio stupirlo. Il sole già alto attraversa la mia stanza da pranzo svelando la polvere che si alza con il calore dei suoi raggi, forse lo stupirò per questo piuttosto che per il buon caffè ma al contrario non succede, nel suo vivere da scapolo avrà accumulato più polvere di me, siamo entrambi ricoperti da un velo di indecisione su come proseguire la nostra vita. Apprezza il caffè, lo si vede chiaramente ma nasconde l’entusiasmo per non darmi un vantaggio, su cosa non lo so ma mi va bene comunque «Ma veramente vuoi conoscere il seguito della storia di Sandrin, guarda che adesso si complica ancora di più!» «Ok, visto che ti sei arrotolata attorno ai cuscini del divano penso che sia così Ecco che dopo un poco di tempo ci racconta le ultime nuove, il padre purtroppo muore con lui e il fratello stretti al capezzale del letto d’ospedale ma all’ultimo svela l’impossibile per me seguito della vicenda, dopo mi dirai se non sembra la trama di un film. Ebbene viene a conoscenza che la sua vera madre non era quella che lo aveva cresciuto per tanti anni ma l’ultima amante del padre che, come diceva il mio amico non si era risparmiato su nulla nella vita» Gli dovrei dire di smettere ma la pausa che fa in cerca di concentrazione mi fa stare zitta ed attendere che decida se continuare o meno, non deve essere stato facile mettermi a conoscenza di una cosa di questo tipo e di questa importanza nella vita di una persona senza porsi dei dubbi, dei seri dubbi «Quello che non ho mai capito è quanto queste notizie lo turbassero, era sempre positivo, mi faceva quasi rabbia la sua voglia di sapere e come riusciva a passare avanti a tutto pur di conoscere la verità. “Ma mia madre allora è viva” ci disse e proseguì raccontando che viveva in Canada in una di quelle case su ruote di metallo lucido come sulla copertina di “American Garage” con uno statunitense poco socievole. Iniziava a spopolare Skype in quel periodo e Sandrin si mise subito alla ricerca di un contatto, ci riuscì, come dubitarne e da quel momento passava almeno due ore al giorno a parlare con la mamma ritrovata. In inglese che conosceva comunque poco e dato che la donna era di origini Tedesche e quella lingua non la digeriva proprio, scopri a quel punto di avere pure un certo numero di parenti in Germania che sapevano di lui ma non si erano mai interessati a conoscerlo per volere della madre» Ho la pelle d’oca, non avrei mai creduto che potessero esistere situazioni di questo tipo, a Madrid l’ho visto per troppo poco tempo per farmi un’idea sul tipo di persona possa essere ma ora mi mette timore il solo pensiero di incontrarlo, una personalità come questa non si incontra facilmente, solo il fatto di conoscere una porzione di storia della sua vita gli farebbe meritare il diritto di non restituirmi il denaro che gli ho prestato. E’ quasi ora di pranzo, lasciamo la fine del racconto a dopo e infiliamo la testa nel frigo per mettere insieme un pranzetto leggero ma gustoso. Quando vede il guanciale che tiro fuori da un sacchetto di carta per il pane parte con l’amatriciana e mentre con gesti volutamente indecisi fa finta di prendere la cipolla già si scansa per evitare la traiettoria del mestolone che ho impugnato con decisione. Ne fa troppa di pasta e io che non rifiuto sento già che stasera mi ricorderò di quanta in meno ne dovevo mangiare ma è comunque una bella occasione per ridere insieme «Perché privarsi di un bel mal di pancia che poi, quando passa, ti fa capire quanto stai bene ogni giorno ma non te ne accorgi, io ogni tanto mi fermo a godermi il stare bene, così, durante la giornata senza un motivo, dovrebbero farlo tutti» «Parli del farsi venire il mal di pancia o accorgersi di stare bene? No, non rispondere, hai capito cosa intendevo comunque hai ragione è una storia incredibile, non penso rivelerò a questo tuo amico che conosco la sua vita nel caso lo incontrassi, non sarei in grado di reggere un discorso su questo argomento se già adesso mi sento emozionata» Apro una grappa dei miei monti, se non fosse stato per digerire questo pranzo sarebbe rimasta anni a dormire raccogliendo strati di polvere «Sara non preoccuparti, è buona di sicuro non è come il vino che invecchia nella bottiglia, i superalcolici anche se hanno dodici o più anni di invecchiamento nella botte non si alterano e rimangono come sono stati imbottigliati» «Ecco dove andrò a dormire stasera, nella bottiglia con la grappa, eterna giovinezza arrivo!» «Sarebbe una bottiglia fortunata e molto preziosa, la terrei in una cassaforte che non possiedo» Rilassati sarebbe poco come condizione siamo spenti in tutto, pensieri e riflessi sono andati a dormire e noi siamo sul punto di farlo ma… «Perché non ci mettiamo a parlare ora che potremmo dire fesserie o svelare segreti e bugie che da mezzi ubriachi mi riesce molto meglio?» Non vorrei ascoltarlo e seguire il suo consiglio ma questa proposta mi attira in modo quasi indecente, cosa riuscirei a farmi svelare e quanto sarei in grado di concedergli del mio mondo nascosto «Ok comincia tu» e lo osservo con l’espressione di chi ha molto da dire ma vuole un anticipo dall’altro capo. «Ecco, una cosa che mi prende molto è scoprire il momento in cui due persone intuiscono di avere un qualcosa che le unisce, quando inizia l’importanza di uno verso l’altro. Diciamo in modo più diretto il momento nel quale ci si innamora» Arrossisco e ho delle vampate di calore dovute all’alcool che mi bruciano il volto e la nuca facendomi sciogliere in un umido sudare «Una cosa che mi ossessiona sempre sono quelle occasioni perse per timidezza o incapacità di cogliere l’attimo che succede ogni tanto, a me almeno» «Si va bene, ma fermati per favore. Non ti arrabbiare non è il momento giusto per me per queste rivelazioni» Silenzio, si è forse accorto della mia difficoltà nell’aprirmi a questi pensieri. Mi rilasso pensando che invece potrei proprio dire qualcosa di mio, di me, svelare e narrargli il mio modo di essere e di esistere ma in un solo istante vedo come proiettata su uno schermo me stessa descritta e spiegata in modo così semplice che potrebbe capirmi anche un bambino. Indugio, e invece di regalargli questa mia visione lo attiro verso di me e cerco di sedurlo per togliergli ogni desiderio di continuare il discorso detestandomi per la mia vigliaccheria ma non serve, lui continua a parlare «Lo sai che devo dire qualcosa, non riesco a tenermi dentro le sensazioni soprattutto se riguardano noi due…. perciò vorrei farti capire quello che mi capita quando non ci vediamo per un po’ di tempo. Non so se hai presente quando hai il mal di pancia e ti senti cosi a disagio che vorresti addormentarti o sparire per stare meglio ecco questo mi accade, improvvisamente mentre sto facendo qualcosa che non centra nulla compari davanti ai miei occhi e annienti cose e persone che mi circondano. Alle volte lo paragono alla nausea quando questa condizione mi pervade, vorrei averti vicino in quel preciso istante ma non ci sei, rimango in questo stato per alcuni minuti dribblando tra cose da fare e da dire e poi mi passa, ci sei anche se non fisicamente e ti immagino, mi riappacifico con il pensiero e ritorno quello di prima. E’ da tanto che mi succede ma solo adesso me ne sono reso conto, nauseato e felice in successione, secondo te è una cosa grave?» Sembra sia così facile esporre un tale argomento ma non credo lo abbia fatto con leggerezza così tanto per parlare, secondo me ci ha passato qualche notte sveglio prima di decidersi o almeno io avrei fatto in questo modo. Si stende sul divano girato dalla parte opposta in modo che non possa scorgere il suo volto forse aspettando che lo raggiunga nei suoi ragionamenti che ora stanno creando lo stesso effetto su di me. Mi siedo a pochi centimetri da lui e rimango immobile e stranamente senza alcun pensiero, talmente immobile che credo fermamente che la mia condizione riesca a fermare il tutto, ogni cosa, mondo compreso. Ora invece di sviluppare un qualsiasi pensiero mi libero come un automobile in folle in una leggera discesa senza ostacoli, nessun pericolo all’infinito e sono al centro dell’universo, tutto ruoterà attorno a me fino a che rimarrò statica ma… vacillo, mi sono addirittura dimenticata di usare l’ossigeno presente nell’aria per respirare tanto ero entrata nella parte «Adesso vado via, scusami per le parole che ti ho detto e probabilmente perciò che hanno fatto, mi merito di non cercarti più, se vorrai fallo tu» Lo lascio andare senza che nessuno di noi dica una parola e mentre lo sento scendere le scale mi assale la malinconia. Dormo qualche ora ma vengo svegliata da un dolore al petto che non mi permette di respirare, una fitta fortissima come una lama conficcata nel cuore, sono terrorizzata dalla paura di morire e non riesco nemmeno a sedermi sul letto o a muovermi per chiamare qualcuno. Passa qualche interminabile minuto in preda al panico più assoluto ma dopo ritorno a stare bene anzi molto bene, mi rinfranco ma non avendo il coraggio di muovermi dalla posizione che ho trovato mi addormento. Al mattino sembra non sia successo nulla però un passaggio dal medico per sicurezza lo devo fare. Mal di stomaco mi dice il giovane dottorino barbuto dopo la visita, il cuore ne risente perché viene compresso a causa della mancata digestione, nulla di cui avere paura, i sintomi dell’infarto sono diversi e non passano anche se si assomigliano. Mi consiglia una dieta che prediliga la leggerezza per qualche tempo ma nulla di più, mentre esco dice sorridendo : «Anche un forte spavento o un fatto molto bello recentemente accaduto possono scatenare un evento del genere si ricordi!» Ritornando verso casa passeggio senza meta per le vie di questa città che ancora non conosco bene e devo dire che mi svelano degli scorci di un passato che a prima vista non avrei creduto potessero esistere così vicino a dove abito. In una piazzetta in zona Cavana c’è un pozzo e mi meraviglio di trovarlo dove non ce ne sono altri in giro, mi informo e scopro che in questi luoghi sgorgava l’acqua proveniente dall’antico acquedotto Romano costruito quasi duemila anni fa, chiederò a Gianfranco di farmi da guida e portarmi a vederne i resti nella val Rosandra dove dice siano molto ben conservati. E così che lo rivedo mentre se ne va in giro anche lui, lo sorprendo seduto sulla sua moto posteggiata e a gambe incrociate mentre si gode la visione del passaggio dei turisti che ultimamente stanno invadendo la città, “Fino a qualche anno fa in questi luoghi non vedevi che persone del posto e qualche persona venuta dalla Slovenia e Croazia per fare delle compere di prodotti che nei loro paesi non si trovavano ma ora sentire parlare il dialetto triestino per le strade è diventato difficile”. Gli vado incontro ma mi sembra di averlo sorpreso mentre fa qualcosa di proibito per come mi accoglie, sono turbata e sospettosa, è come se stesse aspettando un'altra persona e non sa cosa dire. Non è per me e nemmeno per lui una bella situazione perciò chiedo un spiegazione sul suo comportamento ma come capirò bene in seguito quando non sa come rispondere devia invitandomi a pranzo in qualche locale tipico ma nascosto dove conosce sempre il proprietario o il cuoco, per in attimo rivedo tutto come nella scena di un film già visto, ricordo tutti i particolari della scena, la piazzetta rinchiusa da bassi ed antichi palazzi ma affollata e i locali pieni di persone colorate, i passanti che sfrecciano veloci nei loro cappotti e cerco invano di rammentare il titolo ma quando quasi ci sono riuscita mi accorgo che invece era una pagina di un libro. Eccomi nuovamente me stessa, le pagine di un libro mi hanno catturata cosi intimamente da trasformare la scena descritta a parole in attimi di vita così realistici da farmi pensare di averle vissute in prima persona, rimango qualche istante soddisfatta, felice di capire me per prima
Arriviamo da Marco, Gianfranco fa lo spensierato ma comunque una risposta alla fine me la dovrà dare e lo sa, vedremo cosa si inventerà stavolta. Una porta di ferro battuto arrugginita ci introduce in una grande sala arredata semplicemente con i tavoli ben distanziati, mi piace come la simpatica ragazza ci accoglie, sono subito a mio agio anche perché non ci sono che due coppie a cena data l’ora tarda, Marco sbuca dalla cucina appena ci vede e con un gran sorriso mi parla come se mi conoscesse da sempre ma è solo la prima volta che lo incontro «Ciao ragazzi, come al solito arrivate tardi e troverete solo gli avanzi, E tu bella devi dirgli di smetterla di approfittare della situazione, mai una prenotazione, ogni volta mi devo inventare come trovare un tavolo per portarvi la cena e pagare quasi mai eh» «Perché tu mi paghi qualcosa quando ti riparo la moto?» Ok li vedo molto uniti e di sicuro sono veri amici, non oso pensare cosa avranno combinato da ragazzini però vedo Marco pensieroso e poco propenso a parlare stasera, ci porta comunque gli “avanzi” come ha appena detto ma forse, vista la varietà delle pietanze abbiamo mangiato meglio di tutti i precedenti clienti di oggi. Non esce più come la volta scorsa a parlare con noi, Gianfranco lo raggiunge in cucina e quando ritorna intuisco la sua preoccupazione nascosta da bocca e mani piene di Chifeletti di patate che mi offre e che contribuisce a farmi slacciare la cintura dei pantaloni per non scoppiare «Cosa succede a Marco non farmi stare in pensiero e smettila di mangiare come se non ci fosse un domani!» «E’ di nuovo triste ma poi gli passa, è una lunga e brutta storia del suo passato, forse brutta no ma per certi versi anche si, è difficile da accettare e impossibile da dimenticare» Se voleva incuriosirmi non doveva fare altro che parlarmi così ora mi potrebbe raccontare qualcosa spero ma non mi vuole accontentare nemmeno se insisto, inizio a pensare subito al peggio e purtroppo questo presentimento sarà la mia sconfitta «Vai un cucina e parla con lui forse lo aiuterai a stare meglio, io ho versato fiumi di parole e con me gli altri suoi amici, è servito sempre a guarirlo dalla depressione, dice di no ma lo rassicura essere ascoltato e tu lo sai fare, io questo lo so bene» Sto cambiando, me ne accorgo da quando accetto questi “incarichi”, la mia vita si arricchisce di esperienze pur se alle volte preferirei rimanere estranea a vicende dolorose, ma questi uomini ne hanno passate veramente tante da finire col stare male senza dimostrarlo apparentemente quasi per ferirsi e scontare delle colpe che spesso non gli appartengono, tentenno ma ci pensa Gianfranco a decidere per me «Io vado a casa e tu entri in quella cucina e parli con lo chef, accompagnami alla porta e poi chiudila a chiave, il personale è già uscito e ti lascio in mani sicure, fammi questo favore e non pagherai più le cene nemmeno tu in questo locale» Non ho scelta e mi butto in questa esperienza non voluta ma forse aiuterò quest’uomo e contemporaneamente anche il mio, entro nel suo regno e ha già capito oppure ci ha sentiti parlare, si siede quasi subito ma d’anticipo toglie due bicchieri dalla rastrelliera sospesa e li appoggia sul tavolo vicino alle decine di bottiglie aperte stasera e non completamente vuote, si preannuncia una strenua battaglia… Non dico nulla e non mi muovo, mi invita a sedermi e mi offre del vino da una bottiglia a caso, il resto del piano di lavoro e affollato da stuzzichini e mezzi tranci di pesce, vongole, cozze, mezzo astice non finito dai commensali e non perché non sia stato buono ma per la sproporzione delle porzioni, imparerò cosa significa “Sbecolàr” spiluccando qua e la tra i vassoi «Allora dimmi, cosa vuoi che ti racconti, cosa vuoi conoscere di me Sara» «Ah questo non lo so proprio, Gianfranco mi ha detto di starti ad ascoltare e ora sono qua, ma posso anche andare via, io non ti conosco e non centro nulla con te sono solo l’amica” del tuo “meccanico» Parlo mettendomi sulla difensiva ma in che situazioni mi sto mettendo ultimamente non mi riconosco più, da timida e riservata ora vengo promossa pseudo psicologa e amica di amici come se lo fossi anche io da tempi memorabili, mi sembra quasi che sia io quella che deve tirare fuori qualcosa di segreto da raccontare sulla mia vita e non viceversa, sono interdetta e infatti… «Io ho delle cose da raccontare e quando le scavo tra i ricordi mi alleggerisco ma al contempo metto in difficoltà chi mi sta aiutando, me ne accorgo tutte le volte che mi succede e sono state veramente poche. Ci sono dei giorni durante i quali tutto va a gonfie vele ma improvvisamente cado, cerco di rialzarmi ma non ci riesco, una volta non credevo all’influenza dei segni zodiacali ma ora un po’ si. Sono dei Gemelli che è un segno doppio e mutevole e spesso nascondo chi sono, quando soffro non se ne accorge quasi nessuno ma l’inferno dentro di me raggiunge livelli altissimi. Non spaventarti però, il peggio è passato da diversi anni, mi sono impegnato e ci sono riuscito perché con la pratica e il buonsenso ho capito che bisogna andare avanti, qualcosa di buono alla fine mi accadrà come ho visto succedere a tante persone che ho conosciuto. Ma prima, visto che sono un poco stronzo anche io e non solo il tuo Gianfranco raccontami una sola cosa tua che non hai mai raccontato a nessuno e che io custodirò come se tu lo stessi confessando ad un sacerdote, sempre se non vuoi andare via fino a che sei ancora in tempo» Cazzo lo sapevo, come ci sono finita in questa situazione mi chiedo, perché ultimamente diventa tutto così difficile, perché non sono rimasta tra i miei monti a godermi i miei soldi e tutta la libertà che avevo conquistato. Ok facciamo un poca di chiarezza, che fare? Mollare tutto e tutti e scappare per ritornare tra qualche mese facendo finta di nulla e rovinando sicuramente i rapporti con queste persone o rimanere dimostrando loro e, in maggior misura a me stessa che valgo qualcosa? «Va bene voglio darmi fiducia, più a me che a te comprendi, mi hai spiazzato chiedendomi questa cosa e mi sono sentita in imbarazzo, ti ho fatto attendere una risposta ma ho visto dal tuo sguardo che avresti capito la mia scelta. Lo so che sei solo e mi sembra da un bel po’ e voglio augurarti di pescare nel mazzo una persona che ti faccia guarire e intanto voglio darti quello che riesco e cioè il mio sostegno» «Grazie, dopo ti dirò tutto quello che vorrai sapere su di me senza nascondere nulla» Cosa gli racconto, dei miei genitori e che quando sono scomparsi hanno lasciato un vuoto terribile e incolmabile da farmi venire un capogiro ogni volta che lo ricordo o dell’incontro con Rossana e il resto ma no, l’ho già narrato a Gianfranco e non vale. Ecco gli dirò quello che è successo sul treno mentre tornavo a casa in montagna, si penso vada bene, lo so solo io e se non emergeva in una situazione del genere sarebbe rimasto un segreto soltanto mio Rimane ad ascoltare interessato quello che gli svelo e si compiace che gli racconti anche le varie suggestioni e i convincimenti che la vicenda ha creato in me e mi incoraggia a sperare di rincontrarlo, ma guarda tu, io dovrei aiutarlo e invece è lui che mi infonde fiducia e sicurezza nel futuro, si sono invertiti i ruoli in un istante «Grazie per questa tua sincerità, non avrei mai immaginato di sentire una storia del genere che nella sua semplicità per come è avvenuta non sembrerebbe poter essere tanto importante e invece lo vedi anche tu che deve significare qualcosa, una sorta di cambiamento per esempio» «Si effettivamente ora che me lo dici credo anch’io che un fatto simile debba per forza significare qualcosa, una novità nella mia vita, nel mio percorso tra le persone» «Io sono solo, ora si ma non lo sono sempre stato, da giovane, molto giovane ho conosciuto una ragazza e felici ci siamo sposati, lei lavorava in uno studio pubblicitario e faceva grafica e disegni bellissimi per tanti prodotti che si vedevano soprattutto sulle riviste specializzate, era brava e si divertiva molto con il suo impiego, io quel tempo ero venditore dell’usato in una concessionaria di automobili e le cose, economicamente, ci andavano molto bene. Decidemmo di avere un figlio e prima però abbiamo acquistato un appartamento e ci siamo trasferiti, bello e spazioso ed era tutto nostro» Piccola pausa, sembra tutto normale e ci concediamo qualche boccone di “avanzi” prima di proseguire con queste significative confidenze «Dopo qualche tempo però è finito tutto e ci siamo separati sai, non si poteva più andare avanti, è stata una mossa necessaria… per tutti e due» Sta per piangere ma riesce a resistere ed io che se vedo uno commosso mi commuovo ancora di più faccio sicuramente pena «Ma avete divorziato così improvvisamente, perché? Non si poteva ritrovarsi, riparare il rapporto tra di voi o eravate troppo giovani e avete esagerato con i progetti» «Ci siamo separati e io le ho lasciato la casa e tutto quello che avevo in quel momento, più di centomila euro che avevo ereditato da uno zio al quale avevo dato assistenza negli ultimi suoi anni, in fin dei conti lei aveva perduto molto più di me» Accidenti adesso piange in modo estremamente discreto ma cosa ha perso quella ragazza, forse l’ha tradita ma non credo sia il tipo anche se tutti possono sbagliare comunque le voleva proprio bene se ancora adesso ha questo tipo di reazione «Ma cosa le hai fatto per arrivare a lasciarle tutto quello che avevi non riesco ad immaginarlo o forse si?» È commosso ma sicuramente troppo per un semplice tradimento, qua sotto c’è qualcosa di più grave, molto grave «Era nata una bambina, Chiara, bellissima e noi toccavamo il cielo con un dito e poi una sera al rientro dal lavoro mentre la cullavo mi ha mostrato il suo primo sorriso, era diventata consapevole che io ero suo padre, me lo dimostrava nel miglior modo che potesse esistere però il mattino seguente…» Non riesce a continuare, sembra si sia rotto tutto intorno a me mentre vedo il suo volto trasformarsi sotto il peso di un dolore immenso che sta trasudando dalla sua anima per venire a traslocare nella mia «Morte bianca, non sapevo nemmeno esistesse una tale possibilità, è stato atroce vederla dormire senza respiro, per sempre, per sempre» Cazzo Gianfranco sei un grandissimo bastardo, bastardo e stronzo, perché ma perché devono accadere queste cose e tu mi hai lasciato da sola a ricevere tutto questo, non la passi liscia stavolta «Non sarei mai arrivata a capirlo, scusami Marco se non riesco a smettere di piangere, perdonami» «Si, sarà sempre difficile da accettare una situazione del genere difatti tra noi l’amore non basto più a tenere insieme il matrimonio, avevamo rotto l’incantesimo, il nostro rapporto si stava disintegrando ed era impossibile anche solo guardarsi cercando un po’ di consolazione, è stata una cosa più grande di noi e non abbiamo retto il colpo perciò la decisione in breve tempo per non farci ulteriormente del male. Lei ha venduto la casa e si è trasferita in un’altra città, lontano dai ricordi e da me, non ci siamo mai più sentiti, meglio così» «E tu sei rimasto qua da solo, come ne sei uscito, sarà stato molto difficile?» Si dirige verso un mobiletto situato in alto e tira fuori una bottiglia nuova e la apre, whisky giapponese, “Me lo ha regalato un cliente venuto con le navi da crociera, era una specie di santone e diceva che ne avrei avuto bisogno un giorno, spero sia l’evento giusto questo” ne prendiamo un sorso a testa direttamente dalla bottiglia «Ho sempre pensato che avremmo dovuto riprovarci ed avere un altro bambino, alcuni ci sono riusciti ma noi eravamo giovani e troppo provati per fare qualsiasi cosa chissà, ormai. Così mi sono riscritto alla scuola della vita, gli amici sono stati determinanti e ho preso anche dei ceffoni, di quelli veri non virtuali dal tuo uomo, non solo una volta e… la mano di un meccanico ti fa volare come un aquilone. E’ stato molto difficile da assimilare elaborare e infine accettare, da solo non c’è la puoi fare e ti confesso che una volta sono stato colto da dei pensieri veramente pericolosi e ho compreso lo stato d’animo di quelli che compiono quel passo ineluttabile, per fortuna è durato qualche istante ed è passato come è venuto, per fortuna!» «Non hai idea di quanto mi dispiace quello che ti è accaduto, che vi è accaduto, deve essere molto doloroso per una madre non riesco ad immaginare nulla di più straziante » «Sono tornato a vivere dopo diversi anni, non ricordo esattamente quanti ma almeno cinque o sei durante i quali nascondevo il mio dolore e… non avrei dovuto farlo adesso lo capisco ma a quei tempi non è stato facile, il lavoro ha aiutato molto come ho detto ma gli amici sono tutto. Mi hanno convinto anzi costretto ad aprire il ristorante perché cucinare era l’unica cosa che mi dava piacere in quel periodo, sono stato aiutato anche economicamente o con il lavoro manuale e ora sono proprietario del locale e del magazzino accanto e di una bellissima casa adesso sto bene, quasi» Il Whisky mi piace non credevo eppure il gusto è buono bella scoperta, una situazione porta a scoprirne un’altra, è fantastico come vanno le cose «Cosi sei solo da molti anni, penso più di dieci facendo un calcolo rapido, come ci sei riuscito a non cercare una nuova compagna, e ricominciare anche da quell’aspetto?» «No ti sbagli, nel frattempo qualcosa è successo. Dopo molto tempo iniziavo a stare meglio e a ridere e scherzare seppur con moderazione, non riuscivo a lasciarmi andare ma le cose miglioravano e sai che se dimostri di essere felice le persone se ne accorgono e così ho conosciuto tanti amici nuovi e alcune donne che frequentavano il mio ristorante e che improvvisamente si erano accorte di me» «Ma non sei da buttare anzi, perciò mi dici che se non mostri positività ti stanno tutti alla larga anche se sei un bell’uomo? Perché se è così mi spiego molte cose!» Provo ad alzare il livello della nostra conversazione e a questo punto anche della nostra conoscenza che penso sia già destinata a divenire una bella amicizia dopo la tristezza di poco fa «Hai ragione perché più stavo meglio e più tutti erano cordiali con me e me ne accorgevo ogni singolo giorno che passava, questo faceva aumentare il mio benessere come una spirale crescente, è stato un bel periodo, mi sentivo rinascere, non ho dormito per tanto tempo pensavo che si potesse morire rimanendo svegli a rimuginare senza sosta per mesi perché vedi il giorno passa ma la notte no, è una condizione distruttiva per la mente» «Allora racconta dai queste conoscenze hanno portato sicuramente qualcosa di buono spero, ne avresti avuto proprio bisogno» Altro sorso di liquore, non promette bene il seguito della storia ma io sono qua per ascoltare e credo di doverlo far parlare il più possibile, spremergli fuori il dolore che però vedo affiorare senza sforzo , ho risistemato la cinta, il lavoro di ascoltatrice mi ha fatto perdere quello che ho assimilato con la cena, meglio di una dieta accelerata. Trovo il tempo di capire che oggi la mia vita è cambiata, conoscendo la persona alla quale sono successe queste cose e non per sentito dire ho avuto accesso ad un altro cuore che si è aperto con me in maniera completa quasi a farmi soccombere dinanzi a tanto dolore «Ecco ti devo dire che non ero pronto ad avere delle avventure e “purtroppo” io sono incapace di tradire o di essere complice di un tradimento e tutte le donne che mi volevano conoscere erano sposate o vivevano con un compagno. Io lo scoprivo in breve tempo con qualche parola o domanda a trabocchetto, chi tradisce dice di essere attento e riservato ma va a finire sempre che se ne vanta con qualcuno allora chiudevo subito perdendo anche dei clienti importanti ma sai sono fatto così, io amo profondamente se trovo chi mi ricambia e non ammetto strappi alla mia regola e credevo proprio di farcela invece ho tradito me per primo» E’ tardi e glielo dico ma ormai è un fiume in piena e io sono curiosa, lo voglio conoscere bene e se possibile aiutare, mi sento utile e questo accresce la mia autostima «Un giorno è successo tutto senza preavviso perché va sempre a finire così. Mi sono attardato nelle pulizie e ho chiuso il ristorante che saranno state le sei del pomeriggio, faceva caldo anche se eravamo alla fine di settembre, nel posteggio antistante una giovane donna stava cercando di avviare lo scoter senza successo e io senza pensarci su mi sono avvicinato e ho chiesto se le serviva aiuto. Mi è bastato guardarla quando si è girata per rispondermi e ci siamo appartenuti, in un millisecondo è successo l’imprevedibile, ho chiamato Gianfranco e seguendo le sue istruzioni sono riuscito ad avviarle il motore, lei è partita a razzo e non l’ho più rivista per qualche settimana. L’ho avuta vicino per pochissimo ma mi sono rimasti impressi dei particolari significanti, vestiva bene ma non era appariscente e nascondeva la sua eleganza in modo molto discreto, parlava tenendo la testa leggermente abbassata, si rendeva invisibile ai molti ma non a me ed era bellissima» «E basta, e finito tutto senza iniziare?» «Potrei parlartene per ore e raccontarti la bellezza di quegli anni che passammo insieme anche se era sposata, si hai capito bene ci sono cascato anche io, mi sono tradito per anni ma non mi pento perché comunque sia andata e stato un periodo bellissimo che ha cambiato la mia vita e anche me» «Ma come vi siete ritrovati dopo quel fugace incontro, raccontami solo quello poi non chiederò più nulla, dai che muori dalla voglia di dirmelo» Già queste storie mi appassionano in modo smodato, starò diventando romantica ? meno male che il discorso sta virando a dei contenuti più leggeri, i fatti che mi sono stati svelati pocanzi erano veramente traumatizzanti «Che brava che sei mi leggi nel pensiero. E’ ritornata lei una sera per scusarsi di essere scappata e per ringraziarmi dell’aiuto “Ciao io sono Francesca e quella sera mi hai salvato, mio marito è molto distaccato ma non tollera che la cena sia in ritardo, anche le mie figlie hanno paura di arrivare a casa in ritardo e prendersi una sgridata”. Io sono rimasto di stucco ma ho avuto un’idea al volo, sono ritornato nel locale e ho preso una confezione di formaggio grana che mi avevano consegnato proprio quel giorno, era grande, pesava più di un chilo e gliel’ho regalata. “Perché?” mi ha chiesto, perché te lo meriti ho risposto. Un giorno le dissi che era sconvolgente e lei… “Cosa avrei di sconvolgente raccontami” la informai che non era l’aspetto o il suo comportamento ma era la sua essenza a sconvolgere me » «E’ arrivato quello del formaggio si dice al mio paese, che bravo a pensarci» «No non ci avevo pensato minimamente è stato un gesto istintivo, me lo ha fatto presente proprio lei dopo qualche tempo. Comunque sia non capiva perché l’avessi fatto, doveva essere lei a sdebitarsi e non io ma le ho detto che se lo meritava perché era simpatica e alla fine era ritornata a ringraziarmi» «E così avete iniziato a vedervi da quel momento, è una bella storia ma perché è finita?» «Già una forma di grana può smuovere il mondo mi disse “Nessuno mi aveva mai fatto un regalo senza un motivo preciso e questo mi ha colpito molto”, in quel preciso momento ci siamo guardati negli occhi per la prima volta e il neutrino che vagava da milioni di anni invece di passare per il CERN mi ha attraversato il cervello colpendo tutto, neuroni protoni elettroni e sinapsi facendo dei danni devastanti. Senza chiedere permesso il Gemelli ha fatto spazio e si è accomodato nei piatti della Bilancia stabilendo un equilibrio perfetto, otto anni sono volati ma non è stata solo una banale storia di sesso no, ci siamo studiati e conosciuti giorno dopo giorno titubanti come non mai, dopo mesi le ho preso la mano e ci è voluto un anno per il primo bacio» Lo intuivo che non era una storia semplice, quest’uomo nasconde dei segreti invisibili a tutti e li cela in una maniera incredibile, non avrei mai creduto di stare un giorno ad ascoltare una vicenda simile Però un anno per un bacio sembra un storia di altri tempi e se non è romantico questo…
«Ci siamo ritrovati in una situazione che mi sembrava incredibile ed ero grato alla vita ogni singolo giorno per quello che mi aveva dato dopo avermi tolto tutto. Il marito viaggiava molto per lavoro e il benessere lei lo aveva ma non gliene importava più di tanto, un paio di amiche del cuore si prestavano al suo gioco e tenevano i bambini per una sera o un pomeriggio e noi riuscivamo così a passare del tempo insieme. Per le ferie era sempre da sola ma con i figli e le trascorreva con un’amica single con un bambino e così finiva che loro prendevano un appartamento ed io una stanza in un albergo li vicino, in montagna o al mare a seconda del periodo e quando i bambini andavano a dormire noi due uscivamo a cena o a fare delle passeggiate, i piccoli non se ne sono mai accorti, io non me lo sarei mai perdonato poi si è trasferita all’estero per seguire il marito che aveva cambiato lavoro e anche se in certi momenti si era trovata sul punto di mollare tutto per venire a vivere con me la paura di un uomo potenzialmente violento l’ha fatta cambiare idea. Io sono morto nuovamente e pure lei ha passato dei brutti momenti ma è dovuta finire così credimi è stato meglio per tutti. Se ci ripenso è stato come il contatto tra due palle da biliardo che si toccano per un momento lanciate una contro l’altra dalla stecca del giocatore, quanto violentemente e per quanto tempo rimangano in contatto dipende dalla forza e angolazione del tiro ma poi inevitabilmente proseguono ognuna seguendo la loro nuova traiettoria ma il cambiamento ormai è avvenuto però…» «Già però… certi giorni ho desiderato svegliarmi dopo un incantesimo che mi avrebbe fatto dimenticare tutto per poter vivere nuovamente ma tu credi si possa rinascere dopo un’esperienza simile, io mi ritengo un eletto, io che ho potuto provare la bellezza di quel dolore non me ne priverei mai, saperci distanti ma entrambi per sempre legati in modo indissolubile è una cosa che può distruggerti o renderti forte come non avresti mai potuto pensare ed io ora credo di esserlo diventato grazie a questo» Era da tempo che non mi fermavo a pensare come piace a me, distaccandomi dalle persone e dal mondo e ora dovrei proprio farlo, questi fatti raccontati in prima persona dai protagonisti mi catapultano nel mio mondo riflessivo e osservatore degli animi umani che mi circondano, la vicenda mi permette di usare il termine incompiutezza per dare un nome alla sensazione che mi suggerisce, Alexa si intromette senza che nessuno glielo chieda e riproduce “Alone Together di Chet Baker” , mi commuovo provando una certa rabbia per l’ “AI”, Marco le stacca il trasformatore e la fa morire d’inedia «Ci mancava solo questo!» «Perciò adesso sei solo da quanto, quattro anni?» «No sono più di sette e si sentono tutti ma ora si che è tardi, mi sento molto meglio, raccontare questi fatti a chi non sa nulla aiuta molto di più che ripeterli a chi già li conosce ti ringrazio e ricorda che io non dirò a nessuno del tuo viaggiatore sul treno ok?» «Si ho capito sarò muta su tutto però giurami che se avrai necessita di parlare mi chiamerai d’accordo»
Ho mandato una serie di messaggi poco amichevoli a Gianfranco stamattina e l’ordine imperativo di presentarsi subito a rapporto per continuare a darmi delle spiegazioni sul suo comportamento di ieri prima di avermi convinto ad ascoltare Marco, ovviamente non gli farò intendere che mi ha fatto un enorme piacere aiutare il suo amico Si, è vero è uno stronzo ma questa volta non in modo personale, la rivelazione che mi fa ora mi porta a credere che tutti gli uomini siano come lui, e forse può essere vero, ma se è così allora deve essere così per forza «Come posso farti capire certe cose oppure perché dovrei fartele capire, lo sai che ho molto tempo libero dopo il lavoro e se non ci vediamo, oltre a fare qualche giro con la moto con i miei amici che tra l’altro diventa sempre più pericoloso per lo spirito di competizione che abbiamo sempre avuto, me ne vado in giro per la città senza pensare a dove ne perché e senza nessun orario di ritorno. I soldi non mi mancano e quando ho sete mi fermo a bere in qualche osteria e quando ho fame anche ma quando non mi seve nulla mi siedo da qualche parte e guardo le persone e il tempo passare» «Ma allora perché eri così imbarazzato quando mi è sembrato proprio di sorprenderti in qualche losco affare?» Mi sorride e mi guarda con una espressione di chi sta già cercando il perdono o l’assoluzione, non capisco per cosa o chi si sia trovato in quella situazione «Ecco è che mi piace osservare i turisti ma in genere tutti quelli che se ne vanno in giro per la citta per i fatti loro però più di tutti osservo le donne ovviamente» «Beh cosa c’è di strano in questo pensi che non lo sappia come siete voi uomini» «E’ diverso invece, io guardo le giovani anzi le giovanissime e…le scoperei tutte per quanto belle sono, si mi piacciono tutte e soprattutto quelle come te ma non fraintendermi, non sono un maniaco come spero avrai già capito» Se non fossi quella che sono cioè capace di pensare sempre e non quella impulsiva e prevenuta tra pochi istanti le forze dell’ordine verrebbero ad arrestarmi per omicidio o almeno lesioni personali perciò lo guardo con una espressione da punto interrogativo e non è una bella sensazione aspettare una sorta confessione da una persona che si conosce e di cui si ha fiducia nei suoi valori «E’ un modo di indagare che mi permette di fantasticare sulla vita delle persone che mi passano accanto, io mi creo dei modelli di vita che vadano bene a me, soprattutto. Come avrai capito mi piace osservare prevalentemente le giovani donne ma non necessariamente questa è una condizione esclusiva, posso farlo anche con qualsiasi genere di persone però le belle donne hanno un qualcosa che me le fa preferire. Ecco io mi immagino la loro vita, quasi sempre nei momenti migliori che possano vivere, per gli uomini sospiro per le loro immancabili storie d’amore con le amanti che non sono mai, se non in rarissimi casi, con un lieto fine anche se io tifo sempre per un finale strepitoso. Le donne le vedo mentre scoprono la loro capacita di seduzione comprendere quanto siano importanti le scelte che faranno nei confronti dei partner mentre le giovani le incornicio in un mondo di scoperta del loro corpo e della importanza che questo può significare.» «Allora Gianfranco tu ti fai dei film personali con il lieto fine che preferisci o mi sbaglio?» «No bella non ti sbagli però questo gratuito modo di immaginare mi permette di andare avanti nella mia personale ipocrisia di credere nella possibilità un mondo perfetto, un ambiente dove tutto funziona e tutti stanno bene insieme agli altri, dove ho conosciuto te che mi hai (in parte) fatto capire che questo sogno non potrà mai avverarsi» «Si è vero sei proprio uno stronzo e con questa ultima affermazione credi di avermi convinto di non essere un maniaco guardone ma io non ci casco, sei infantile e credi ancora nelle storie dove vissero felici e contenti però mi piaci così, ingenuo sognatore» Mi guarda quasi incredulo beandosi del fatto che io lo abbia capito e assolto o quantomeno abbia accettato la sua spiegazione. Un bel pranzetto in un ristorantino sulle rive è il pegno che deve pagare per farmi accettare in pieno le sue stravaganti affermazioni e allora mi conduce in una viuzza sconosciuta dove mi fa gustare le “canoce” impanate e i filetti di “guato” giallo” fritti (cannocchie e ghiozzo). Dimentico tutto il “prima”, mi fa assaggiare i “ribaltavapori” (una piccola sardina anche detta papalina) fritti anche questi e accompagnati da un Malvasia bianco istriano, acidulo “come lo facevano una volta” dice : «antico retaggio di popoli poveri che dovevano per forza vendere la parte buona del vino che producevano ed esaltare le scarse qualità di quello che rimaneva per riuscire a non buttare via niente fino a fare diventare questa condizione una abitudine al gusto» Mentre ci stiamo deliziando con le nostre pietanze una telefonata sorprende Gianfranco in modo brusco, parla e si preoccupa, il suo volto si rattrista e per la prima volta lo vedo impaurito. Mi fa cenno di stare tranquilla e poi va a pagare velocemente il conto «Se vuoi rimani a finire di mangiare, io devo scappare ma se vuoi aiutare un amica vieni con me per favore» Non mi faccio pregare e in un secondo mi alzo e lo seguo all’automobile, guida la macchina ad una velocità folle ma non da farmi prendere paura, non so come fa ma mi sento sicura e protetta mentre stiamo rischiando la vita. Riesce anche a parlare guidando e mi rassicura, «Si chiama Martina… il suo compagno è una persona violenta e imprevedibile, oggi ha esagerato e prima che lei ricada nuovamente in una crisi depressiva bisogna agire.» Mi sento già incapace di dire o fare qualcosa in questa situazione completamente nuova per me perciò non chiedo nulla per non far intuire il mio imbarazzo. Martina e bella anzi molto bella, pur avendola vista per la prima volta disperata e in lacrime colgo il suo disagio verso il mondo e le persone ancora di più verso gli sconosciuti come me. Arriva anche il commercialista e Gianfranco che non mi dice nulla vedendomi piangere mentre le tengo le mani inginocchiata davanti a lei, hanno capito che mi ha già accettata pertanto ci lasciano sole e insieme partono alla ricerca di quel “Bastardo” L’appartamento in cui ci troviamo è un disastro pieno di sporcizia da sembrare abbandonato, riempio un borsone con un po’ dei suoi abiti e la convinco a venire a casa mia, acconsente senza parlare e trovato un taxi percorriamo i pochi isolati che separano le nostre abitazioni, la metto a riposare nel mio letto. Si addormenta di botto mentre sta per dire qualcosa perciò metto le sue cose in lavatrice e riordino i miei pensieri su come comportarmi, non sembra sia stata aggredita da qualcuno o ci sia segno di violenze ma è come se la paura che ha venga dall’interno o dalla sua testa. Avviso Gianfranco che ci troverà a casa da me, lo sento sorpreso ma sollevato e infine mi ringrazia ripetutamente. Martina dorme ancora, sono le dieci del mattino quando decido di svegliarla, ha bagnato il letto ma non mi importa le dico, sembra non ricordare nulla poi però si accorge di trovarsi in un luogo sconosciuto e si spaventa, dura poco, non devo rassicurarla più di tanto perché si rilassa non appena ricorda il motivo di questo “trasloco”. La invito a farsi un bagno e lei non si fa pregare ma prima: «Per favore trova nella mia borsa quelle pasticche in un flaconcino di plastica e buttale nel wc poi ti spiegherò» Trovo le pillole ma non so cosa siano anche se potrei intuirlo ma decidendo di non pensarci infilo le lenzuola nella lavatrice che sta lavorando più del consueto, verso il contenuto del flacone nel water e le osservo sparire nel vortice che le porterà a rallegrare una discreta moltitudine di ratti delle fogne. Il mio accappatoio e della sua misura e quando la vedo uscire penso a quanto sono stata fortunata a non essere in difficolta come lei, potesse una vestaglia cambiare la sorte di chi lo indossa. Uova e pancetta ci avvicinano, la spremuta ci fa sorridere in una situazione dove non ci sarebbe proprio da essere allegri ma la mia empatia viene ricambiata e si affacciano micro lacrime dai miei occhi che evaporano subito, non devo mostrarmi così coinvolta, non devo. Beve il caffè fissandomi volutamente, «Sei l’amica di Gianfranco vero? mi ha parlato molto di te, è un uomo fortunato, lo è sempre stato ma se ne è accorto tardi» Annuisco sorridendo e la invito a rimanere da me per tutto il tempo che vorrà, accetta senza discutere e mi sembra più sollevata, le chiedo se desidera andare da un medico a farsi visitare ma mi rassicura che non ce ne è bisogno, non è il corpo ad avere problemi ma l’anima. Evito di rispondere alzandomi per andare ad aprire la porta ai paladini dei deboli e li attendo salire le scale ansiosa di notizie. Ho il terrore di vederli arrivare con le mani ferite e segni inequivocabili di qualche colluttazione ma sono solo stanchi della notte insonne «Lo hanno arrestato prima che lo trovassimo, gli è andata bene, molto bene! Spaccio e detenzione di droga, e tanta più contanti di cui non potrà trovare giustificazione sulla provenienza. Arriveranno anche a Martina seguendo piste e indagini ma lei non verrà coinvolta (speriamo) non si sono mai fatti vedere in giro insieme e poi lei frequentava in quella casa pochissime volte» Gianfranco aggiunge : «El xe un “monòn”, nol merita nianche de esser ciamado “cocal”» Mentre abbraccio Gianfranco le mie paure svaniscono e la pacca sulla spalla che mi da amichevolmente il commercialista mi fa venire voglia di piangere. Non è un pianto con singhiozzi o lamenti, solo lacrime che sgorgano copiose e senza fine e che Martina si preoccupa di asciugare con un panno da cucina pregno di sentori di cipolla che risveglia l’appetito «Pranzo» esclamo «è ora di pranzo, si mangia e si sta meglio è una legge naturale e dobbiamo seguirla» Martina non sa cucinare, i suoi non glielo anno mai permesso, doveva studiare e sposare una persona di spicco e benestante e ci avrebbero pensato loro. Non posso essere complice di una idea così retrograda e la promuovo immediatamente “Sous Chef” il primo passo verso la sua redenzione, poi le faro lavare piatti e bicchieri con la scusa che non mi hanno ancora allacciato la lavastoviglie in modo che non rimanga con i suoi pensieri “Aglio olio e peperoncino” più semplice di così e impossibile ma io le spiego tutti i passaggi e il perché di ognuno, rimane affascinata dagli amidi rilasciati dalla pasta e dall’evoluzione degli ingredienti che si trasformano sotto i suoi occhi «Se a scuola mi avessero spiegato in questo modo le materie da imparare ora avrei più di una laurea, grazie Sara» Rimango molto colpita da queste parole, non me lo aspettavo che una semplice lezione di cucina si trasformasse in una enorme lezione di vita «Grazie Martina, grazie!» Si accorge della mia emozione mi abbraccia aggrappandosi a me con il peso del suo corpo, è molto provata dagli ultimi eventi e mi coinvolge emotivamente molto più di quello che avevo previsto. Passiamo il pomeriggio a guardare la Tv e sorseggiare cioccolata calda, parliamo pochissimo, rimangono tutti a dormire a casa mia, Martina ed io nel mio letto e Gianfranco e il commercialista sul divano che è abbastanza grande per due persone di dimensioni normali ma il commercialista lo occupa tutto da solo perciò con piumoni e coperte il mio “…….” si adatta per necessità a dormire sul pavimento. Quando Martina si addormenta raggiungo Gianfranco e lo informo di quello che la povera ragazza ha dovuto sopportare ma lo sa già, lei glielo aveva detto qualche giorno prima mentre aspettava il pretesto giusto per scappare da quell’uomo «Sara hai già fatto molto più di quello che avrei immaginato, spero solo che la faccenda della droga copra tutto il resto, solo per quello non ne esce più stai sicura non c’è più pericolo e soprattutto.. grazie bella» «Ah senti Gianfranco che significano “monòn e “cocàl”» Mi guarda con aria divertita e «Te lo racconto dopo bella» Nel letto, mentre Martina dorme tra sussulti e paure che la fanno fremere continuamente penso ripetutamente a lui : è il mio amico, il mio uomo, amante o cosa? E lui cosa ne pensa, cosa ne sa, cosa vuole credere che sia, che si immagina, ma… e domani, e dopo? e… ma… e.. zzzz Non li ho senti alzarsi per uscire sono stati bravi a non disturbare oppure ero molto stanca e non ho sentito nulla ma la mia nuova inquilina dice che mi hanno salutata ed io ho risposto mah? non ricordo. Parliamo io e lei ora e mi spiega della sua situazione e di quell’uomo che con seduzione e finto amore l’ha portata all’orlo di un baratro e di lei che resa succube a tutto dalla sua famiglia fin da piccola non riusciva a divincolarsi per fuggire. Mi ringrazia per l’ospitalità un infinità di volte però in diversi momenti si assenta e ripete le stesse parole e ricomincia, la aiuto a riprendere il discorso ma non funziona, sembra incantata nella logicità del discorso quasi se lo ripetesse per capire se era idoneo ad essere esposto ad un’altra persone e alla fine ricominciava da capo. Poi improvvisamente si era fermata come per riflettere, mi aveva guardata e sembrando non conoscermi ma sorridendo «E’ colpa di quello che mi faceva assumere, quelle pillole che ti ho fatto buttare via…lo hai fatto vero? » «Si si lo ho buttate e non voglio sapere cos’erano, anzi di cosa si trattava?» «Psicofarmaci, un mix che conosceva solo quel bastardo gli effetti passeranno velocemente e te ne accorgerai anche tu. Gli ho voluto bene e tanto al punto da non capire più niente e credere in lui ciecamente, mi ha plagiato, mi ha costretto e ho fatto cose di cui mi vergogno, non credo riuscirò nemmeno a provare a ricordarle a me stessa » In questo momento credo di stare più male di lei solo al pensiero di un qualcosa che non avrò mai il coraggio di chiedere e che forse potrei immaginare da sola, se solo iniziasse a parlarne scapperei il più lontano possibile ma non ne ho il tempo, succede tutto così velocemente quando inizia a raccontare «Una sola ne dico una sola che valga per tutte perché quando sarò finalmente sobria non ci riuscirò più» Mi sento morire senza avere la forza di reagire, nel preciso istante nel quale comincia a parlare so e lo saprò per sempre che la mia vita non sarà più quella di prima. Chiamava degli amici che si divertivano con lei a turno innumerevoli volte e mentre le pillole le toglievano la volontà di ribellarsi e la ragione si duplicava in modo da non avvertire la ripugnanza di quello che le accadeva e poi l’accettazione in quanto necessaria alla sopravvivenza del loro rapporto il tutto “ammorbidito” dalle droghe necessarie a sopportare il dolore fisico e l’umiliazione personale. Perché ha proseguito per questi lunghi mesi a un supplizio di questo tipo, perché? Piango con lei e certamente più di lei che se ne accorge e mi accarezza i capelli, mi consola come se la vicenda sia accaduta a me! «Mi accompagneresti a casa così posso prendere qualche vestito e dopo facciamo un po’ di spesa per stasera, vorrei imparare a preparare qualche ricetta semplice da te, credo migliorerei la mia vita…se vuoi » «Veramente desideri ritornare in quella topaia, io non ti ci porto di sicuro, mi è bastata una volta» «Ma no dai quella era casa sua anzi nemmeno sua era in prestito perché lo anno sfrattato e ci stavamo da qualche giorno, andiamo da me okay?» -E’ incredibile come una ragazza giovane e bella si riduca per credere nell’amore di un uomo che poi la sfrutta nel peggiore dei modi, non è giusto ma.. Gianfranco che persone conosci, dove mi hai portato e perché, io non volevo tutto questo, stavo bene prima di “te” ti prego aiutami a capire, non voglio fare parte di questo film- -Scusa, ti ho chiamata per sapere di Martina ma credo stia meglio di te, scusami amore perdonami tuuu tuuu- Ha riattaccato, allora è vero è proprio uno stronzo e io ci sono cascata ma…ma.. ”scusami amore perdonami” che ha detto? Amore? Conduco Martina a casa sua e rimango di stucco. Arriviamo a Opicina cittadina sul carso proprio sopra Trieste e qui villa enorme con annesso giardino enorme, piscina coperta e scoperta vista mare e monti da un versante e l’altro, il giardiniere ci apre il cancello e i due alani ci vengono incontro festanti «Attenta sono molto affettuosi ma non lo sanno che pesano più di cinquanta chili» infatti in un secondo sono seduta a terra alluvionata da lingue grondanti di saliva e teste vogliose di coccole, non ne hanno mai abbastanza «Se la prendono con te perché sentono che il mio odore è malato dalle cose cattive che ho assunto, non parlano ma mi rimproverano e hanno pienamente ragione» Rimango in silenzio e non la guardo neppure, si lo so e infantile questo comportamento ma non so come agire in situazioni nuove e sconfortanti. Come può mi dico avere tutto questo e perdersi dietro a fantasie di vita diversa che diversa potrebbe essere ma migliore e non riduttiva autodistruttiva ed annichilente. «Si è vero e ti do pienamente ragione in tutto e su tutto quello che stai pensando » «Ma i tuoi sono in casa? Perché sai, non vorrei conoscerli mi dispiace non saprei di cosa potrei parlare con loro » La vedo molto turbata ma anche contrariata probabilmente la ho ferita ma mi sento terribilmente in imbarazzo, vorrei sparire e non saperne più nulla. «Sono orfana da qualche anno, sono morti quasi insieme a qualche settimana di distanza ma a migliaia di chilometri tra loro e altrettanti da me» Ma che hanno le mie lacrime questi giorni credono di poter uscire dalla loro sacca quando vogliono senza chiedere il motivo o se sia il o meno il momento giusto ma solo per bagnare la mia camicetta «Scusa non lo sapevo, sai anche i miei genitori sono mancati quando avevo pressappoco la tua età perciò ti posso capire» Usciamo nel giardino e ammiriamo in silenzio un tramonto sul mare spettacolare tinto di un colore viola e arancione che non credo esista modo di riprodurre fino a che una brezza leggera ci avverte che è ora di rientrare, ordiniamo del cibo cinese che piace a tutte e due mentre la città tira su la coperta scura piena di stelle per passare la notte. Martina mi racconta di lei e Gianfranco, scuole medie insieme, avventure da teppisti ogni volta che si riuniva la compagnia e poi un bacio al cinema assieme agli amici che li vedevano già sposati e invece niente, solo amici per qualche tempo e infine ognuno per la sua strada a conquistare il mondo diceva «Io partii per gli studi all’università (che non hanno portato nessuna laurea) mentre Gianfranco ha conquistato il mondo delle moto e non hai idea quante volte ho visto suoi colleghi chiedergli aiuto, è bravo perché studia ogni nuovo modello che arriva sul mercato, io ho studiato per niente in confronto a lui» Ritorniamo a casa mia, vuole rimanere un po’ di tempo con qualcuno la notte per abituarsi al nuovo stato della sua vita e io ne sono felice, le consegno le chiavi di porta e portone come ho fatto tempo fa con Gianfranco, se continua così dovrò farne altre copie
La villa E’ passato qualche mese dal brutto episodio e stasera a casa di Martina alcuni amici preparano la cena per tutti, saremo una decina ma qualcuno si aggiungerà più tardi. Tra gli altri c’è Marco che ha il ristorante in citta vecchia, piccolo ma raffinato dove se non prenoti puoi scordarti di andarci e ha portato varie specialità che finirà di preparare nella cucina di questa casa : «E’ più moderna e spaziosa della mia al ristorante, potrebbero organizzare degli eventi qui se avesse bisogno di guadagnare e non sarebbe una cattiva idea» Mi ha viziata subito dopo avermi visto entrare nel suo locale sottobraccio a Gianfranco e non ha ancora smesso, ricordo l’esordio con una pasta fresca fatta in casa condita da una salsa di gambi di cavolfiore e broccolo, scampi e mazzancolle rosso fuoco, indimenticabile! Anche Marco non è male, sulla quarantina, è nato qua ma ha girato il mondo, magro e alto, porta i capelli biondo scuro raccolti in un corta coda e stasera ha la barba di qualche giorno, gli occhi sono piccoli e di un colore neutro e indefinibile tra il verde e l’azzurro come quelli di un felino, abbronzato quanto basta, maglietta nera e jeans attillati lo rendono attraente nella totale semplicità, vorrei vederlo in abiti eleganti posare su di me il suo sguardo sempre indagatore e sfuggente e poi… arrivato tra i primi è entrato nella cucina e non lo abbiamo più visto, provo ad intrufolarmi ma ricevo uno sgarbato «Lasciami lavorare in pace». Mi eclisso immediatamente, quello che so di lui lo autorizza anche a trattarmi male, lo accetto pur sentendomi vagamente adirata Gli altri ragazzi abitano qua attorno sull’altopiano e sono di lingua madre slovena pur essendo italiani e si sente, mescolano lo Sloveno, l’Italiano e il dialetto quando parlano tra loro, mi diverte molto anche perché tutte le infinite parolacce sono in Italiano, comprese le bestemmie che però sembrano parte naturale dei discorsi che risultano comprensibili anche a me. Martina parla con loro nella stessa maniera e in Italiano con me creando un mix incredibile, ci sto bene con loro mi sento a casa. Si conversa senza alzare la voce, pacatamente e non c’è posto per la politica ne per il calcio nei discorsi ma argomenti concreti e reali, sono distaccati dagli eventi di ogni giorno tipo quelli che senti al bar o sui mezzi pubblici dove si tengono omelie non stop e il disappunto per tutto ciò che succede nel mondo è fonte di continuo dispiacere. Mi incuriosisce questo loro modo di pensare che comunque mi appassiona pertanto, trovato un ragazzo della mia età, circa credo, intavolo con lui un discorso sulla politica. È informatissimo sulle notizie come se leggesse i quotidiani “quotidianamente” e così mi dice sono anche i suoi amici ma «E’ che quando siamo insieme ad una festa o solo davanti ad un caffè al mattino noi parliamo di noi e basta, non ci siamo mai messi d’accordo su questo però è stata una condizione naturale» «Ma sai che mi piace molto questa cosa, però non credo che la troverò facilmente in altri ambiti»
«Si hai ragione me ne sono accorta fin dai primi giorni di lavoro e continuo a non capire come si possa vivere parlando di ufficio o vantandosi delle ferie o della macchina nuova pranzando» «Ho lavorato anche io in più di un ufficio e se ci farai caso nel tuo sicuramente c’è qualcuno che sta in silenzio e consuma il suo pasto solitario, al massimo con un’altra persona e non hanno lo sguardo triste ma solo annoiato, ecco questi sono gli emarginati dell’azienda ma i più vivi li dentro» «Beh hai proprio ragione e tra quelle persone che indichi tu come i più vivi ci sono sicuramente anch’io.. modestamente ma che lavoro fai tu?» «Ho lavorato in banca e in uno studio di un noto commercialista ma da poco ho aperto un chiosco di frutta e verdura con la benedizione del commercialista che conosci bene anche tu e se solo Gianfranco mi vendesse qualcosa del suo orto farei decollare la “ditta”, quello stronzo regala quasi tutto a Marco per il suo ristorante» Ah questo spiega tanto della qualità del cibo in quel locale e sicuramente anche il resto della materia prima arriva casualmente da prodotti artigianali poi questo ragazzo “Dinko” prosegue con la quasi impercettibile contaminazione dell’accento della lingua slava «Maa… altra festa, altra occasione porti altre amiche, questa Claudia penso sia già destinata, hai notato come si è ringalluzzito Marco appena l’ha vista?»
Ho convinto dopo un strenua lotta la mia vicina di casa Claudia a venire con me, delusa dagli uomini (dice lei) ma io credo solo esausta di battaglie perse con persone sbagliate, trentotto anni capelli neri come la pece, occhi scuri e abbronzata naturale, bene in forma nelle sue forme, uno spreco se continua a non uscire mai con nessuno. Me la ritrovo spesso sul pianerottolo pronta a chiedermi di passare la sera insieme mangiando pizza e poi film alla tv ma di farci un aperitivo in centro nemmeno a parlarne e oggi ha portato con se un’amica, Silvia che ho conosciuto solo pochi minuti prima di entrare a casa di Martina è una bella donna sui trent’anni, alta e con quei capelli biondo scuro si distingue tra tutte, cappotto leggero ma lungo e gonna attillata, qualche bel gioiello le abbellisce ancor più il bel viso lungo e magro su cui spicca un vistosissimo rossetto rosso che disegna le labbra sottili Non conosco quasi nessuno spiego alla mia amica, qui non ci sono presentazioni ognuno si arrangia a conoscere quello che più gli va a genio e gli uomini sono quelli più intraprendenti le dico facendole capire che non deve farsi problemi Mi avvicino a Gianfranco intento nella conversazione con due o tre ragazze che vorrebbero mangiarlo (penso che la gelosia esista anzi ora ne sono sicura accidenti a lui!) tra cui anche Silvia che, non sapendo chi sia lo sta già quasi avvolgendo con le braccia standogli di fianco. «Ti ho interrotto un.. qualchecosa di bello?» Dice subito di si rispondendo per le rime alla mia domanda infelice e per cambiare discorso o salvarsi dal mio istinto propone di raccontare la storia del “monòn” anche agli altri perché non solo io vengo da altri dialetti e costumi. Marco la conosce già e pertanto rimane in cucina mentre tutti noi ci riuniamo attorno a un bellissimo tavolo in legno nella cantina della villa che non sfigurerebbe posizionato in un salotto di una abitazione lussuosa, i due alani dormono e non si vogliono spostare così approfittiamo per usarli come scaldapiedi ma sembra che loro siano perfettamente d’accordo
«Questa sarà un spiegazione scientifica per far passare il tempo visto che in cucina il mago ci metterà del tempo a darci da mangiare ma alla fine vedrete che rideremo. Come tutti da turisti e non, avrete passeggiato sulle rive ultimamente credo e pensateci un momento, avrete notato i gabbiani che si trovano in quei posti oltre a quelli davanti alle pescherie e sopra ai contenitori dell’immondizia ecco quelli sono i “cocai”, i veri gabbiani che sono i padroni del mare e dei suoi moli, non sembrano pero essere molto furbi e per questo qui a Trieste per definire una persona che non capisce subito le cose o non sembra tanto intelligente lo paragoniamo a un “cocàl”. Ma forse avrete fatto caso che non sono tutti uguali infatti alcuni non sono bianchi e perfetti ma hanno ancora o almeno in parte il piumaggio da cuccioli o pulcini se vogliamo, quelli si chiamano il “monòn” e ora vi spiegherò perché. Quando nascono i piccoli gabbiani hanno il “vestito” di un colore simile al marroncino chiaro un poco striato tipo tuta mimetica e infatti a quello serve a sfuggire mimetizzandosi dai pericoli, quando poi iniziano ad essere indipendenti e a volare in sicurezza gradatamente cambiano le penne diventano bianchi come i loro genitori e se ne vanno per la loro strada. Adesso siamo quasi in inverno e non dovrebbero esserci più in giro dei gabbiani cuccioli da almeno tre o quattro mesi ma… quelli che vedete sono nati da un secondo uovo deposto in stagione avanzata cioè fuori tempo massimo. Questi sfortunati volatili sono per così dire ritardati come chiamavamo un tempo i ritardati mentali, rimangono cuccioli per sempre infatti li vedrete chiedere il cibo agli adulti pensando siano tutti i loro genitori e non avere paura dei pericoli come le automobili o i cani e le persone quindi la loro vita termina precocemente rotolando tra gli pneumatici o sbranati da un randagio ma nella maggior parte delle volte muoiono di stenti perché incapaci di imparare anche la semplice opzione di procurarsi da mangiare. Lo so è una cosa triste ma noi che viviamo in una città allegra per sdrammatizzare quando il termine “cocàl” non basta a definire una persona totalmente stupida e incapace di apprendere come vivere gli diamo del “monòn”» E’ calato il silenzio e neppure io saprei cosa dire in questo delicato momento ma siccome questi ragazzi sono infinitamente giocosi iniziano a deridersi chiamando “monòn” i loro vicini di posto a tavola e quando nel totale degenerare delle prese in giro arriva lo Chef con la cena e gli animi si placano, il vino accompagna un silenzio al quale mi abituerò presto, il gusto toglie la parola ai commensali e se volessi sapere come è preparato questo o quel piatto lo farei più tardi per non disturbare chi si sta beando di tali bontà Ha iniziato con dei crostini ricavati da un disco di pane Balcanico, in sloveno “Lèpinja”, e a seguire tramezzini il tutto a base di pesce, lui tratta solo il pesce nel suo ristorante e anche stasera non si discosta dal suo pensiero. Oggi avremo solo degli antipasti e tranci di dentice e ombrina conditi con una varietà infinita di salsine, non saporite o dai gusti forti ma delicate che dopo un solo assaggio si rivelano indispensabili. Marco si è lievemente sbilanciato appena giunto al tavolo come disturbato da qualcosa o qualcuno ma si è riequilibrato in un istante, ricomposto naturalmente ma i suoi occhi si sono diretti da tutt’altra parte che dai suoi amici ed ha subìto una presenza. Io li ho visti quelli sguardi in rare occasioni, si sguardi perché non era solo lui a rimanerne intrappolato, c’era anche la mia amica Claudia nello stesso “spazio tempo” Si volta e si dirige verso di me imbarazzato : «Sara verresti ad aiutarmi, sono in difficoltà e sei l’unica che non ha bevuto tanto e sa cavarsela in cucina» Non è imbarazzato piuttosto sembra interdetto e fuori controllo, spelo gli spicchi di alcune enormi arance “Navel” e li taglio in tre o quattro pezzi ciascuno poi lui li condisce con del sale di “Pago”(dolce), olio d’oliva, pepe affumicato, foglie filiformi di un erba verdissima che non individuo, aglio rosso che ho sminuzzato in minuscoli frammenti, cardamomo e altro, assaggio senza farmi notare e capisco che ne mangerei fino a scoppiare per quanto sono buoni ; mi vede mentre rubo le arance e sorride senza voltarsi Si accerta di non essere ascoltato da altri e : «Ma la tua amica ha i capelli tinti o sono proprio così neri?» «Si è così è il suo colore naturale e tra l’altro non è abbronzata ma ha la pelle scura, dovresti vederla d’estate!» «Ok grazie, lo farò» «Farai cosa?» chiedo incuriosita ma guardandolo con aria compiacente «La vedrò quest’estate anzi la guarderò prendere il sole accanto a me in riva al mare, puoi starne certa» «Marco?! Che intenzioni hai con la mia amica?» «Quegli occhi mostrano un disagio nel profondo del cuore, l’ho visto nel suo sguardo e somiglia molto al mio! Che dici... mi sto forse sbagliando? Comunque non posso ignorare il mio istinto» «Non so, la conosco da poco tempo, forse da un anno e credo sinceramente che qualcuno l’abbia fatta soffrire molto e forse più di uno» E’ una situazione che si ripresenta spesso nella mia vita, conoscere persone che hanno passato brutti periodi e che ritornano per dirmi qualcosa, come le canzoni di Battisti, certo è che non mi aspettavo che la serata andasse in questa maniera, Claudia la conosco da quasi un anno ma so poco di lei, Marco da ancora meno tempo però ha avuto subito fiducia in me e mi ha raccontato un po’ della sua vita e questo incontro così imprevisto e casuale renderà la serata molto più interessante, ne sono sicura Lei lo ha osservato con un celato interesse assaggiando un crostino composto da coda di rospo grigliato e poi spolverato da un misto di prezzemolo, aglio e olio istriano, polvere di foglie di cipolla di tropea, pepe selvatico del Nepal (dove lo avrà trovato?), paprica piccante e cardamomo e questo mix ha acceso la scintilla. Si sono astenuti dal parlare, nemmeno i complimenti per il cibo, Marco si è seduto con gli altri prima di servire tutto quello che aveva preparato e ha bevuto in sequenza un intero bicchiere di Glera e un calice del Franconia che aveva portato Gianfranco; pesce e vino rosso, si oggi si usa osare infatti pochi dei presenti avevano provato l’abbinamento. Basta ho pensato, è durato poco ma è stato bellissimo, si sono avvicinati e slegati in un baleno che peccato, poi però le parlo e non mi ascolta, risponde con stentate monosillabe, mi guarda ma non mi vede, non è finita ma appena iniziata! Mentre mi ingozzo con quel che resta dell’insalata di arance Marco riappare plateale con il dessert, ne porta una sola porzione, cannolo siciliano scomposto semi assemblato in un antico piatto ovale con il bordo decorato da fiori colorati, mi lancia una furtiva occhiata passandomi accanto e vengo rapita dal profumo della ricotta fresca, cannella e marsala, osservo le facce stupite dei presenti mentre attraversa deciso la sala ma io conosco la destinazione. Servizio perfetto, direi impeccabile, Claudia ringrazia e lui in piedi le trattiene a lungo la mano, l’ha scelta e durante l’applauso mi scappa una lacrima Dopo la cena li vedo solitari sul terrazzo impegnati a conoscersi, a spiegarsi e mentre li invidio capisco che si sono scovati tra mille e più persone, la falce di una luna nascente ne è consapevole e quasi annoiata dall’ennesimo evento unico si rifugia sotto un mantello di foschia origliando di tanto in tanto tenendoli d’occhio Sorprendo Gianfranco sull’altro lato del terrazzo quello un poco nascosto dove Silvia è nuovamente all’attacco, noto un senso di fastidio in lui come se volesse scappare, lo prendo per mano e gli do un bacio sulla guancia sbrigativo ma deciso per dimostrare la mia proprietà, si scosta quasi impaurita e si rifugia in un angolo della sala isolandosi. Mi fa pena vederla in quella condizione perciò dopo qualche minuto mi avvicino e inizio a parlarle con tono amichevole, ricambia subito e si scusa per l’intraprendenza che ha avuto con Gianfranco non sapendo che : “E’ tuo mi dispiace non volevo offenderti” La rassicuro e iniziamo a discorrere così le racconto qualcosa sulle persone che conosco qui stasera e farla sentire accettata ma quello stronzo del meccanico che ha già bevuto “qualcosa” ritorna da noi per dire la sua sul rossetto rosso fuoco di Silvia «Pensi che non lo abbia capito che sei in cerca di cazzo stasera eh sei così bella non dovresti abbassarti a tanto ti meriti di più di un uomo rubato, oppure sei una a cui piacciono queste situazioni ambigue perché se è così puoi anche andartene da qui!» Interviene Marco a calmare gli animi mentre mi sto rattristando facendo i conti con la mia sorpresa nella scoperta di questo lato che non conoscevo di Gianfranco «Ragazzi adesso farete pace altrimenti non uscirà nessuno da questa casa, tu le chiederai scusa senza ribattere, non voglio ci sia nemmeno una parola di troppo o saranno guai» Basta uno sguardo e i due si abbracciano come dei vecchi amici e in un’istante sembra non sia successo nulla di che e Dinko, l’intraprendente ragazzo con cui parlavo ad inizio serata prende sottobraccio Carla e con due bicchieri di Prosecco passati al volo da qualcuno la rapisce dalla scena asciugandole la microscopica lacrima non appena sono in disparte «Cosa intendevi fare con quella povera ragazza, non hai visto come l’hai umiliata, Gianfranco sei un vero imbecille e prova a spiegarmi che ti prende» «Scusa Marco è per quel rossetto che si è messa stasera ovvio che non è colpa sua ma evoca in me un ricordo non troppo bello e che non conosci, se ti dico che lo abbino ad una ricetta che hai nel tuo menù mi potresti credere un poco stupido e forse lo è ma… ma è stata una storia importante, non come la tua ma non mi abbandona mai e ogni tanto sgattaiola fuori dal mio controllo»
E’ tardi e non ho sonno ma l’alba è ancora lontana quando busso alla porta di Claudia che non risponde, attendo un po’ poi me ne vado in centro a cercare un bar aperto seguendo la strada che fa sempre lei per rientrare a casa : chissà forse la incontro! Allungo il percorso di ritorno deviando per la città vecchia che rimane sempre affascinante con le sue calli antiche e la pavimentazione in “masegno” di Muggia, pietra dura e gialla risalente a cinquanta milioni di anni fa. Per “caso” mi ritrovo davanti al ristorante di Marco che oggi dovrebbe avere il turno di riposo ma la serranda è alzata per metà e noto una tenue luce che illumina l’interno, ci ho visto giusto perciò soddisfatta me ne vado a casa a riposare La domenica sopraggiunge senza avvisare mentre dormo, mi sveglia qualcuno che bussa alla porta dove trovo una assonnata Claudia che mi porge un sacchetto di Cinnamon Rolls profumati ancora caldi, un ancora più caldo abbraccio e un grazie esclamato in maiuscolo, è diversa dal solito più bella e sembra abbia iniziato a far un po’ di pace con i suoi demoni «Ci sentiamo più tardi Sara ora vado a dormire ma lo so già che non ci riuscirò, ho molte cose a cui pensare» «Allora resta da me il divano ti attende al solito posto» «Ok va bene ma se mi appisolo lasciami dormire che ne ho bisogno» Ha gli occhi arrossati e gonfi come se avesse pianto perciò : «Stai bene o hai bisogno di aiuto?» «Si aiuto, è necessario che parliamo io e te» Non mi preoccupa, il suo volto è radioso anche dopo una notte insonne e come potrebbe essere diversamente mi chiedo, preparo un the caldo e la vedo accomodarsi sul divano agitata come se dovesse togliersi un pensiero, con l’impellente necessita di liberarsi di un peso «Allora, come avrai visto siamo andati via per primi dalla festa, a lui dispiaceva per Martina, voleva starle vicino ma eravate in tanti ha detto e non si sarebbe arrabbiata» «Be lo hanno notato tutti, nessuno ha osato dire nulla ma si vedeva che approvavano, è da così tanto tempo che è solo e allora… E poi dopo quella esperienza culinaria che ci ha proposto poteva fare qualsiasi cosa e nessuno l’avrebbe contrariato» «Ma non è come sembra, non mi è saltato addosso anzi, penso che la prima mossa dovrò farla io!» «Non credo che in questa città siano tutti uguali gli uomini ma tra quelli che conosco a me e a te sono capitati questi due che se non ricambiati difficilmente si concedono» «E’ dolce e di animo buono, quasi ingenuo e si fida subito di chiunque lo ascolti, come me appunto» «Chi si somiglia si piglia diceva mia nonna ma tu lo sai cosa lo ha colpito di te, i tuoi capelli neri e non il “resto”, mi ha detto “Ho visto quel viso così espressivo ma spaesato e triste contornato da quella chioma da pantera e mi sono emozionato» Piega il capo in segno di sconfitta fissando il pavimento e infine mi guarda implorando aiuto «Abbiamo parlato molto stanotte e basta, non è successo niente, ma mi ha chiesto di sposarlo» Mi sono cadute le braccia ma fino a terra stavolta, si sono staccate dal corpo e sono rotolate sotto al tavolo dove hanno incontrato la mia testa che era saltata come il tappo da quelle bottiglie di spumante che si vincono al Luna-park. Ora mi toccherà consigliarla sul da farsi ma la convincerò a dormire e pensarci su e lo so, lei esausta dormirà ed io rimarrò con il pensiero di cosa ho combinato con “questi due” «Ma cosa è successo veramente, eravate insieme a noi a tavola e quando vi siete visti un po’ più da vicino siete spariti come risucchiati in un buco nero è stato incredibile, se ne sono accorti tutti» «Già se non mi succedeva non ci avrei creduto, conosci quei libri dove leggi di colpi di fulmine istantanei ecco questo è capitato. Quando ci siamo guardati negli occhi ha iniziato a scavarmi nel cuore ma è quando non voleva più lasciare la mia mano che mi sono sentita scaraventare all’inferno, nel secondo girone quello dei lussuriosi ma non è stato solo per quel motivo, in un istante la mia mente si è aperta e mi ha presentato una miriade di sensazioni , caldo, freddo, vertigini, dolore e rassegnazione, vita e gioia espandendosi alle infinite possibilità, hai presente la paura che si prova quando ti lasci cadere all’indietro e non hai la certezza di essere afferrata al volo ecco in quel preciso istante mi sarei buttata di schiena con tutta la sedia ad occhi chiusi certa che lui mi avrebbe salvato, poi stanotte, eravamo soli nel suo ristorante, io credevo mi volesse baciare invece si è avvicinato e mi ha detto più o meno questo : “Cosa ti piace in un uomo che ti piace, cosa guardi di lui?” capisci, ci siamo appena conosciuti e siamo già a queste domande, io così su due piedi non sapevo cosa dire e allora ho risposto che guardavo gli occhi e il culo» «Brava, hai fatto bene e cosa ha risposto?» La vedo commossa solo ripensando a quel momento trattenendo il tempo per ricordare «Non ci ha pensato un secondo, era come se aspettasse il momento e io ho immaginato probabilmente anche la persona giusta ed è partito come fosse un direttissimo senza fermate intermedie “Io invece guardo le movenze del corpo, se è impacciata o decisa, se cammina disinvoltamente o meno perché questo rispecchia il suo carattere e soprattutto me la immagino quando è arrabbiata e mi sta lanciando addosso tutti i soprammobili che ci sono in casa o il suo sguardo quando mi attira a se sotto alle lenzuola o la sua espressione di serenità mentre la abbraccio dopo una giornata di lavoro estenuante o mentre apre un regalo inaspettato che le ho fatto trovare al mattino e…”» «Lo ho baciato io così si è zittito e poi mi ha preparato uno spuntino notturno durante il quale non abbiamo detto una parola ma entrambi ne abbiamo pensate un milione, mi ha accompagnato qui sotto davanti al nostro portone, mi ha baciato lui stavolta e accarezzandomi dolcemente i capelli mi ha chiesto se volevo sposarlo, se ne è andato senza attendere una risposta e… tu dici che ci devo credere?» «Claudia ora è meglio che tu riposi un poco e poi ci pensiamo ma giurami che sarai sincera con Marco, non si merita di soffrire ancora, dopo il peggio è uscito da una storia bella ma che per vari motivi è dovuta finire e se ti dico che è dovuta finire credimi che è così, non te la racconterò io, se vorrà lo farà lui» «Si te lo prometto e ti voglio bene Sara» «No, me lo giuri, un prometto non mi basta» mi sento cattiva a risponderle in questo modo ma non mi accontenterò di niente di meno «Si ok te lo giuro, non occorreva che ti arrabbiassi, te lo giuro senza alcun dubbio anche se conosco quest’uomo da meno di ventiquattro ore però adesso ho paura ad addormentarmi, non vorrei svegliarmi e capire che è stato solo un bel sogno, pensa che mentre mi chiedeva di diventare sua moglie io pensavo che volevo un figlio da lui, è un vero casino» «Dormi dai che non stai in piedi dalle emozioni, domani ti sveglio io per tempo, è lunedì e si va a lavorare» «Si però volere un figlio non è una cosa da niente, mi ha spaventato il mio pensiero, e il fatto, se pure inevitabile che domani io devo andare al lavoro è una cosa che adesso non ha più nessuna importanza»
Marco e Claudia intesi come coppia, sono spariti, lui lavora normalmente e non dice nulla in proposito quando andiamo a trovarlo e la mia vicina non torna a casa da settimane, per farmi desistere ci invita a pranzare con lo staff della sua cucina e davanti al risotto di Sclopit con le capesante grigliate desistiamo, la stanno combinando grossa stavolta, spero si rendano conto di quello che fanno. Martina sta bene e si è ripresa completamente dalla brutta esperienza, ci viene a trovare ogni tanto insieme a quella strafiga della sua amica Giulia tra un viaggio vicino o lontano che hanno iniziato a fare assieme, sono una accoppiata vincente piene di voglia di vivere e divertirsi, ci raccontiamo storie della nostra vita e il tempo vola in quelle occasioni e una volta Giulia… «Dovevi vedere la faccia dei suoi amici e clienti quel giorno che sono passata all’officina con una Porche gialla (in prestito ovviamente) e me lo sono portato a pranzo, li ricordo ancora oggi i commenti e le risate che ci siamo fatti Gianfranco ed io» «Si è vero che ridere e pensa che una volta mentre facevo il pieno alla macchina con lei seduta alla guida un amico mi riconosce e chiede “Ma qualcuno ti porta a riparare anche la Porche?” No gli rispondo io “E’ la Porche che porta qualcuno da me”» Giulia ci ha sentiti e sorride in un modo diverso «Se fossimo stati destinati in quel momento ci saremmo potuti innamorare» La vedo arrossire e subito dopo cercare di cambiare discorso, chissà forse lei lo voleva veramente in quel momento!
"ècolo" Gianfranco è pieno di sorprese e un mattino… «Oggi ti preparo un buon pranzetto, che ne pensi?» Siamo andati nel suo orto, sapevo ne avesse uno e già qui mi sono stupita, piccolo, curato e si trova in centro città a fianco del castello di san Giusto, in un luogo meraviglioso e impensabile che possa esistere. Lo curano insieme lui e il Turco che ha molto tempo libero ed è molto bravo con le piante mi dice, crescono poche varietà di ortaggi e poi c’è una tettoia che ripara dal sole e pioggia con un tavolo e delle sedie e una griglia all’americana con il coperchio basculante, un frigorifero e qualche mobiletto da cucina recuperato chissà dove. Due hamburger di Angus stanno marinando cosparsi di olio al peperoncino e le spezie che ha raccolto stamattina dice, all'alba...pensandomi. Me ne rallegro, mi ha fatto stare più bene lui con una frase che mille amanti con dei regali «Le mie patate e i miei piselli, seminati per qualcuno che doveva arrivare e che se li meritava, di solito li regalo agli amici ma non vendo nulla, è solo piacere personale» Lo osservo mentre prepara con cura il necessario per dedicarmi un cosa "speciale" dice ed io rubo con gli occhi ogni suo passaggio per poter replicare il tutto, è veramente pignolo e riesce a sfinirmi parlando nell'attesa che il tutto abbia inizio. Poco olio e ci mette l'aglio, quando sfrigola dentro le patate a cubetti e le erbe a farle rosolare, toglie l'aglio e via con vino bianco, al momento che le patate hanno il colore dell'ambra le sposta per fare spazio e va in scena la carne, salsa barbecue attorno e già il profumo delle varie spezie che bruciacchiano mi inebriano di desiderio, lo voglio con il sugo quest'uomo e con il contorno anche! Quando penso sia pronto arrivano invece i piselli, appena tolti dal loro baccello, verdi come nessun verde sembra esistere in questo mondo e mi emoziono, lo abbraccio da dietro e mentre si divincola lo bacio sul collo. Mi scaccia come se fossi zanzara ma, delicatamente senza parlare si volta a guardarmi e non serve nient'altro, attendo in disparte che la magia abbia inizio. La mia forchetta è la prima ad iniziare con un pezzetto di hamburger rosato, una delizia seguita da qualche pisello di una dolcezza unica ma le patate mi sembrano leggermente crude all'interno ma mi piacciono comunque. Se ne accorge, sembra fatto apposta per darmi uno spunto per parlare e discutere sulla questione ma non dico nulla, lo lascio nel suo dubbio ma parla lui «Prova a mangiare le patate insieme ai piselli, lascia stare la carne che è servita solamente a dare un perché al gusto, assapora la tenera dolcezza con il crudo dell'interno delle patate, lo ho fatto apposta per te, a me piace e volevo fartelo provare» «"ècolo" e il termine giusto in dialetto triestino, sarebbe lo stesso di eccolo ma il significato e diverso per noi, a volte si pronuncia “èolo” con la c quasi sussurrata ed è come dire : te lo avevo detto che lo sentivi quel sapore oppure, mentre entrambi proviamo la stessa sensazione a cui non sappiamo dare un nome allora "ècolo!!" si esclama guardandosi a vicenda, sarò felice se lo capirai» Si è vero lo ho capito, ha dovuto farmi tutto questo, invito a pranzo con cucina semplice ma istruttiva, ingredienti esclusivi e tanta passione solo per farmi comprendere il significato di una parola, sono in debito e dovrò sdebitarmi. «Ora che hai capito "ècolo" vediamo se stanotte lo ripeterai senza che io te lo chieda» Si è proprio uno stronzo, dovevo capire dove voleva arrivare ma come al solito ci sono cascata e lui intanto se la ride mentre lava le stoviglie dandomi le spalle. Il sole sul viso mi sorprende mentre lui sta ancora dormendo accanto a me in un sonno beato e appagato, stanotte "ècolo" ci è venuto a trovare senza se e senza ma, la sua previsione era fondata, lo ho capito più volte mentre all'apice del piacere mi guardava sottostandomi e mi regalava interminabili secondi di assoluta estasi. E allora si, lo ho detto dapprima sottovoce e via via sempre più forte «Cosa vedi? Cosa senti?» mi chiedeva in quei momenti ma io in preda a sussulti quasi epilettici non riuscivo a dire altro che "ècolo.. ècolo" «Cosa ti piace e cosa vorresti che ti facessi provare ora?» chiedo a chi mi ha dato tanto. «A me piace sentirti dire "Basta, per me basta così!”» In effetti se togliamo un paio di volte che lui definisce un incidente sono sempre stata io a dover smettere e qualche volta (con difficoltà) ho testato la sua resistenza ma niente ne sono sempre uscita felicemente sconfitta
La tana del lupo Una sera finalmente, mentre camminiamo senza destinazione tra i palazzi vicino al mare finiamo a casa sua, è la prima volta, non mi ci ha mai portato prima. E’ grande e antica come molte case da queste parti con i soffitti altissimi e si capisce che doveva appartenere a persone facoltose e benestanti. «Diverse stanze non le uso, potrei affittare meta casa e ricavarci un bel gruzzoletto ora che la città si sta riempiendo di turisti ma a me non interessa, con il mio lavoro riesco a tirare avanti dignitosamente e lascio questa possibilità per quando sarò in pensione visto che come artigiano prenderò una miseria.» E bella.. come dire accogliente, una enorme “Stube” in stile tedesco domina l’ampio soggiorno che è attorniato di mobili che avranno almeno cento anni tutti perfetti e lucidati a regola d’arte, all’interno dei cassettoni posate in argento e bicchieri finemente lavorati per non parlare dei piatti e delle batterie di pentole, solo vendendo questi si potrebbe andare in ferie ai caraibi. Sui muri ci sono degli affreschi meravigliosi e poi i quadri un po’ in ogni stanza e a vederli non sembrano delle copie, i tappeti sono bellissimi e si capisce che devono essere molto antichi come i libri che riempiono una notevole libreria alta come la parete con tanto di scala scorrevole «Da quanto tempo non accendi questa enorme stufa, spero sia funzionante e non solo d’ingombro» «In effetti sono molti anni, forse più di dieci, da quando ho ereditato questa casa che era della mia famiglia e di cui rimaniamo solo io e lo zio che hai conosciuto “oltre confine” come si dice qui da noi riferendosi alla Slovenia o alla Jugoslavia prima della guerra nei Balcan, pensa che il ragazzone che l’ha costruita qui sul posto è rimasto mio ospite per le settimane che sono serviti a realizzare l’opera» «Ah davvero , pensavo tu fossi un ricco erede di nobili origini con una storia secolare di battaglie per la conquista di terre di umili contadini e donne altrui» Non mi risponde come al solito ma io aspetto in silenzio pensando di averlo anche un pochino offeso, me ne rammarico sentendomi stupidamente in colpa ma la sensazione rimane comunque quella. Non dice nulla e nemmeno mi guarda, seduto su una sfarzosa poltrona fissa il vuoto e sembra deluso da quello che ho detto. Devo rimediare in qualche modo e siccome sono alcuni giorni che giriamo a vuoto per le strade di questa città solo parlando e fermandoci a mangiare e bere in posti sconosciuti per provare la sorpresa di qualcosa di incredibile che però non è ancora arrivata scelgo qualcosa per farmi perdonare. «Gianfranco ! Visto che non ti decidi a dire nulla propongo di fare qualcosa! Ora noi accenderemo la stufa e poi scaldandoci li vicino avvolti nelle calde coperte che tu tieni nascoste in uno di questi enormi armadi ci faremo delle interminabili coccole aspettando che la temperatura della stanza sia perfetta» Si ha capito il mio desiderio ma quello che dirà ora mi spiazzerà! «Lo sai che mi piacciono queste tue idee» sussurrato sottovoce all’orecchio (vorresti fare l’amore al calore di una stufa a legna come dalle tue parti) «perciò fino a che la temperatura non sarà “perfetta” come dici tu mi racconterai anche nei particolari le esperienze con i tuoi ex fidanzati, poi lo farò anch’io e ci ecciteremo in un modo incredibile, almeno a me succederà di sicuro, lo sai, è vero, che una stufa di questo tipo richiede diverse ore per scaldarsi e di conseguenza molto tempo per raggiungere la temperatura che vogliamo» Ora quella che rimane in silenzio sono io perché ho capito che devo stare zitta molte più volte di quello che già faccio, sto quasi per piangere dalla vergogna perché non vorrei in nessun modo raccontargli quei momenti pieni di paure e imbarazzo che sono stati parte della mia adolescenza e non solo In un istante realizza di avere detto la verità, quello che avrebbe voluto sentire da me ma si accorge di essere stato toppo impulsivo «Per favore scusami, non volevo e non dovevo, questo avrei potuto chiederlo ad una che ho appena conosciuto e con cui non vorrei che ci fosse null’altro che una conversazione goliardica o stupida ma a te no non dovevo permettermi» Iniziamo senza accordi a preparare la legna e altro per avviare il fuoco, questo mi aiuterà a pensare ad un modo per evitare di continuare la serata come vorrebbe lui, il fuoco vive da subito quasi a negare la possibilità di una via di uscita da questa stranissima condizione. Distesi e sotto a delle coperte che sanno di naftalina inefficace e antica ci troviamo a farci delle tenere coccole perdonandoci a vicenda ma quello che ha detto Gianfranco un minimo effetto lo continua a fare Parto senza convinzione assecondando il suo desiderio che lentamente inizia a farsi anche un poco mio, inizio come ho detto, ed è quasi una necessità «La mia prima volta, come credo per tutti, è stata così insulsa da non aver significato nulla se non come un passaggio da adolescente a donna cioè da dimenticare senza alcuna difficoltà anzi da cancellare con piacere. La seconda volta è stata con un pasticcere che aveva vent’anni anni più di me e lui mi ha fatto veramente capire che esisteva qualcosa di più del semplice atto sessuale, non parlò di amore anche se si intuiva che quello era il discorso, io non capivo ma mi concentrai di più sulle sue indicazioni di come si può raggiungere l’orgasmo e la soddisfazione che “una donna deve assolutamente provare”» Vedo Gianfranco basito, certo non se lo aspettava dopo l’espressione del mio volto alla sua richiesta ma siccome è un tipo sveglio coglie subito l’occasione per farmi parlare più di quello che di solito concedo. «Io sono stato forse più fortunato, si chiamava Elisa ed aveva qualche anno più di me e mi prese a cuore quando le svelai il mio interesse per una ragazzina che viveva nel nostro rione di ”San Giacomo” Mi disse che non dovevo perdere la testa per una coetanea (allora avevo 16 anni) ma di concentrarmi su donne più esperte per crescere in fretta ed evitare questioni di cuore che a quella età sono molto difficili da superare Ci pensò lei un giorno invitandomi a casa sua quando non c’erano i genitori e mi fece provare in una volta sola tutto quello che si dovrebbe conquistare negli anni di esperienza, mi aiutò da una parte ma mi tolse la soddisfazione di essermele guadagnate da solo» La stube si è riscaldata a dovere ma l’ambiente, per quanto non enorme, fatica a seguirla. Gianfranco si alza e se ne va in cucina lasciandomi sola con le mie voglie ma ritorna con un vassoio ricolmo di salame e formaggio affiancati da un Merlot datato e due bicchieri non adatti a quest’ultimo «Ho trovato solo questi, qualcuna dovrebbe mettere un poco di ordine i questa casa» I miei desideri e credo anche i suoi vengono accantonati in fondo alle coperte, accanto alle nostre calze e il banchetto inaspettato diviene protagonista. Il formaggio stagionato regala una piccola sensazione di piccante, il vino lo scioglie sul palato facendolo divenire una cosa sola ma il salame la fa da padrone, grezzo e casereccio come dovrebbe e morbido come se nato da poco tempo e proprio come piace a me, ma come avrà intuito i miei gusti? Un paio di bicchieri di vino mi sciolgono come grasso sulla brace e qui, ora, noi due lasciamo quelli che eravamo in una migrazione necessaria e spontanea. Parliamo entrando finemente e finalmente nei nostri pensieri più profondi senza nascondere più nulla, dopo le rivelazioni di poco fa siamo andati dove eravamo destinati, uno nell’altra «Perché ci siamo incontrati io e te?» inizia guardandomi diretto negli occhi come non aveva fatto mai per più di qualche secondo «perché sei arrivata da me quel giorno e mi hai parlato in quel modo?» lo seguo nel discorso senza avere il minimo dubbio che ciò che dice sia quello che voglio sentire Ci penso un poco e so che lui attenderà la mia risposta per tutto il tempo che io crederò necessario «E’ stato facile parlarti senza nemmeno pensare a quello che stavo facendo, istintivo e naturale come non lo avevo mai fatto prima di quel giorno. E’ stato come prendere quello che volevo senza chiedere con la consapevolezza di non avere ostacoli e che sarebbe stato giusto comportarmi così, non strano ma vero come lo era stare davanti a te e per una volta non sentirmi tremare le ginocchia» «Ma adesso pensaci bene, sei stata tu a decidere o qualcosa dentro di te ti ha guidato a farlo oppure : perché con me e proprio quel giorno, alla sera invece che al mattino e poi con quei vestiti e non altri e quando cerano persone che stavano uscendo e senza rendersene conto ci anno lasciato dei momenti in cui parlarci in quel modo e il fatto che quella sera non avevo alcun impegno e… e…» E’ tutto giusto e coerente, non fanno una piega queste sue domande ma stranamente mi trovo ad accoglierle con favore quasi a dire : perché non ci ho pensato io per prima ovvero, ci avevo già pensato altre volte ma non avrei saputo con chi parlarne senza essere certa di essere capita. Oltre al fatto della necessità di trovare qualcuno disposto ad ascoltare senza guardarmi di traverso a farmi capire che pensavo cose inutili senza senso «Quindi vuoi dirmi che non sono stata io a decidere ogni cosa quel giorno ma siamo stati guidati, portati per mano e aiutati ad incontrarci, non centriamo nulla con i nostri desideri ma stiamo facendo tutti parte di un disegno prestabilito dove non abbiamo possibilità di scelta?» Sorride lo stronzo ma vedo del buono in quel suo viso come a significare che mi ha capito, lo ho capito e finalmente ci siamo capiti entrambi e nel silenzio della novità che ne segue sento di essermi rilassata emotivamente insieme a lui come non avevo mai fatto, nemmeno nella pace stordente dopo il più totale e coinvolgente amplesso che abbiamo finora vissuto «Vedi bella non dobbiamo fermarci qui perché dal momento che siamo divenuti consapevoli di questo ragionamento e che ci ha convinti entrambi, possiamo provare a noi stessi che questa non sia la verità, andare avanti e oltre per credere che anche noi contiamo qualcosa in quel disegno e osservare interagendo per cambiare il futuro» Ora mi alzo io per andare al bagno e per mettere un poco di tempo tra le nostre parole anche se non ci abbiamo messo fretta nel farlo e al ritorno prelevo un altro vino dalla cucina, un bianco stavolta, francese che non conosco, ma prima di stapparlo voglio conoscerne la storia e provenienza per contaminare e assestare i nostri nuovi pensieri. «Brava, scelta impegnativa, è un vino complesso, difficile da capire ma direi che può contribuire a rendere questa conversazione come un punto di svolta, non penso tu lo abbia mai assaggiato, sei andata a caso vero?» Non ne ho mai capito molto in effetti, conosco quelli delle mie zone e fino ad ora non avevo mai provato qualcosa di speciale, sono curiosa di credere in questa mia opzione e comunque mescolare vini rossi e bianchi in sequenza non mi sembra già da ora una bella prospettiva ma dobbiamo interagire ha detto e allora crediamoci «E’ un Savagnin che ho preso diversi anni fa mentre ero in Francia tra i monti dello Jura in uno di quei famosi viaggi con le moto, è parente del Traminer e di altri ma in quella zona diventa particolare, singolare con caratteristiche uniche. Difficile l’abbinamento perché vince su tutto, qualsiasi menù passa in secondo piano e ti scoraggia ma al tempo stesso mi ha conquistato, lo ho bevuto solo due volte e questa è la terza bottiglia di tre non lo ho mai proposto ai miei amici per timore di non essere capito ma dal momento che lo hai scelto tu..» Non era a vista anzi sembrava nascosto, messo da parte e questo mi ha incuriosito con il suo colore giallo e l’etichetta sgualcita da sembrare essere passato più volte tra le mani con un desiderio sfumato di rivincita «Sono stata io o qualcuno ha guidato la mia mano tra quelle ragnatele e batufoli di polvere accumulata? doveva stare li da anni per come faceva in modo di celarsi alla vista» Lo stappiamo insieme e mi sembra un rituale esoterico con pause e movenze collaudate dove il silenzio mi sembra un obbligo. È un vino bianco adatto all’invecchiamento che può arrivare anche a più di trent’anni e deve arieggiare mi conferma, un’ora per ogni anno dicono ma noi non aspetteremo tanto «Dodici anni, quasi tredici non me ne sono accorto del tempo che è passato, io sono invecchiato mentre lui migliorava ogni anno» «Troppo presto mi dice dobbiamo lasciarlo riprendersi un poco» mi comunica dopo un assaggio veloce, troppo alcool ancora in circolo ma promette bene» Abbiamo mangiato abbastanza e sono le due di notte, ha aperto un altro vino e aspettiamo che sia pronto mentre finiamo quello che lo ha preceduto. Nessun effetto dopo una bottiglia, quello di cui parliamo ci estorce le energie ma non per quello che spiegano ad entrambi ma per il fatto di svelarci continuamente, ci mettiamo nelle mani dell’altro non senza soppesare quello che esce dalle nostre labbra. Sia le domande che le successive risposte vengono esposte lentamente e con continue pause per dare un senso a ciò che diciamo ma contemporaneamente per stare attenti a non esporci troppo, l’aiuto del vino è determinante e lo bruciamo come un carburante «Senti Gianfranco con i prossimi bicchieri potremmo andare oltre, io di sicuro potrei dire cose di cui pentirmi domani.. anzi anche subito, sei sicuro di voler continuare?» «Certamente si, mai più troverò una persona che mi permetta di parlare in maniera cosi trasparente e sincera, voglio continuare senza alcun dubbio » Lo voglio anch’io, è una esperienza nuova, qualche volta ho parlato così con qualcuno ma è durato poco, troppo poco solo il tempo di qualche frase e poi basta non appena si intuiva di essersi lasciati andare anche solo un poco interveniva l’imbarazzo mettendo fine a uno splendido inizio ma adesso no, posso continuare quanto voglio in un crescendo di verità svelate, come spogliarsi da mille vestiti bagnati, freddi e pesanti consapevoli di essere sulla via del confort «Va bene gustiamoci il vino e andiamo avanti mi sento così libera ora. È buono ma strano, particolare, ci sento noci e arance, spezie tipo il curry e un sapore duro come pietra e poi è forte da tenerti su la testa dopo averlo bevuto, completamente diverso da ogni altro bianco che ho assaggiato ma non è un gusto che si ricorda perché toppo complesso, da provare e riprovare» «Sono felice che a modo tuo lo abbia apprezzato ma ora dimmi : sei sicura che riuscirai a fare quello che hai programmato per domani, che io non conosco, o pensi che potresti trovare ostacoli sul tuo cammino? Cioè preferisci una giornata con dei problemi o una che vada per conto suo e non ti crei fastidi di nessun tipo?» «Perché devi metterla in questo modo ma perché? Ok hai ragione siamo qui per questo per discuterne creando dei dubbi anche sulle questioni comuni. Quello che vuoi dire è che sarebbe meglio lasciare che la vita ti porti dove vuole o combatterla dal primo mattino ogni giorno ma.. devo riflettere un minuto, ma che ha questo vino, (sorrido un poco isterica) non hai idea di quante possibilità ho elaborato in una manciata di secondi ma ora non ne ricordo una valida» «”ècolo” ora posso dirlo in dialetto arriva proprio a puntino questo tuo ragionamento. Capisci, pensa a quante volte mi sono trovato a rimuginare su questi argomenti ma da solo e mezzo ubriaco, non puoi immaginare che piacere averti qui a parlare con me, lo preferisco a una bella scopata oggi, oggi si» È vero non ci ho minimamente pensato nemmeno io, questo è confrontarsi da pari lasciando ogni altro aspetto fuori dall’uscio di casa, messo in pausa per dedicarsi a quello che ora sembra la cosa più importante e impossibile. La frase che pronuncio spesso questa notte è “Come dire” alla quale faccio precedere e seguire lunghe pause di riflessione durante le quali lui si trattiene a fatica dall’intervenire poi gli rivelo qualcosa di me nella risposta ma in modo vago che lui intuisce e allora ricomincia con le sue domande impertinenti per indurmi a narrazioni molto più intime e segrete. Ma guarda cosa mi ritrovo ad immaginare ora, questa situazione che abbiamo creato e che non si ferma a un paio di pensieri ma continua e si ramifica in mille sfumature, la paragono a quando si gioca prima di fare all’amore, ecco che mi vedo a togliermi il maglione e rimanere con una maglietta leggera che lui nota subito per la semitrasparenza e mi guarda con il punto di domanda (perché non continui a spogliarti) ma io in tutta risposta gli chiedo se non ha caldo. Rimane in camicia ma la sbottona lentamente senza farmi capire quando si fermerà e infine, dopo solo quattro bottoni a click si slaccia la cintura dei pantaloni e rimane in attesa della mia prossima mossa. Faccio scendere una manica della t-shirt più dell’altra e metto a nudo la spallina del reggiseno giocherellandoci un poco e la nascondo nuovamente mentre la sua mano sta avanzando verso di me, si ritira e la passa sul mento pensieroso e in seguito e.. e non riesco a credere di poter veramente appagarmi andando avanti a stuzzicarsi così per un tempo indefinito senza che nessuno dei due si decida finalmente a compiere un passo impulsivo ma piuttosto rimandare il finale a più tardi, a domani a chissà quando. E’ stato un attimo, forse non se ne è nemmeno accorto ma vorrei lo sapesse anche se non ora! «Sono decisamente pronta ad accettare ogni risvolto di questa situazione però vorrei che mi togliessi un dubbio, ci vediamo spesso ormai durante il giorno per un caffè o per pranzare insieme nelle pause che rubo al lavoro ma quella volta che ho dovuto scappare e ti ho lasciato da solo sul ponte sul canale ne hai combinata una delle tue, sii sincero, lo so che non mi deluderai… spero» «Si mi ricordo» che sguardo da ebete mi propina ora «quel giorno eravamo fermi a parlare all’inizio del “Ponte Curto”, poi ti spiegherò perché lo chiamiamo in quel modo e mentre ci stavamo salutando perché avevi un impegno io ho incrociato lo sguardo di una bella tipa, però non arrabbiarti per favore, se te lo racconto e per il senso di quell’incontro di sguardi che mi ha colpito. Più che incrocio di sguardi devo confessarti che ci siamo guardati intensamente si , negli occhi come spesso guardo te, in cerca di una risposta a una domanda che non ho neanche posto. Frazione di secondo infinitamente piccola in cui ho notato i lineamenti del viso che mi ricordavano un’oasi araba, gli occhi neri promettevano battaglia e i capelli di cenere scurissimi si protendevano verso di me come una moltitudine di mani vogliose e ho capito che mi piaceva..» Crede che non me ne sia accorta, era talmente assente in quel momento che credevo di parlare al vento, non ho notato tutte le cose che mi ha raccontato ma forse le ha usate solo per fare scena «Si lo ho immaginato perché ti ho visto perso per un istante ma ti sei ripreso subito e hai finto di guardare le barche nel canale eh» «Ah, ok colpito e affondato ma non ti sei accorta del resto bella!» Stronzo è e tale rimane, non ci potrò mai fare nulla «No non ho visto» esclamo lievemente alterata «Quando ci è passata a fianco mi ha sfiorato con il gomito in modo insistente rallentando il passo quasi fermandosi per farlo durare più a lungo, come se al posto di un punto ci mettessi una virgola e per riuscirci si è spostata verso di me di almeno un metro per avermi a tiro, se mi trovavo li da solo non lo avrebbe fatto ma se in compagnia diventa più.. più.. non so, mi sembra premeditato» Certo abbiamo deciso di non avere segreti e soprattutto io ho affermato di non essere gelosa ma ora lo stritolerei con le mie mani «Ma non credi invece che poteva essere una prostituta che ti stava adescando bello mio?» «No non credo, è stata una cosa improvvisata ed ero insieme a te, lo capirei se fossi stato da solo ma… e io lo so che loro non fanno così, poi ti sei incamminata subito ed io perplesso, quasi senza pensarci, ho immediatamente cercato con lo sguardo quella donna che in quella manciata di secondi doveva essere sicuramente fuori dal mio campo visivo e invece come se il tempo avesse rallentato era a pochi metri da me. Ecco, come dire… era incoerente con il processo delle cose, i secondi e i minuti avevano perso il loro valore e scorrevano diversamente per me e lei oppure mi sono immaginato tutto così» Bravo gli bastano una manciata di secondi per passare da una donna ad un’altra, non serve che ripeta più cos’è lui, mi arrendo, ma lui cosa ne sa di come si comportano “quelle… quelle donne”? «Allora l’ho seguita subito per non perderla di vista al che lei ha aumentato l’andatura e poco dopo si è infilata in un negozio di articoli casalinghi, ho indugiato un paio di secondi e ci sono entrato anch’io, aveva tra le mani un decanter per il vino ma non sembrava molto interessata all’oggetto, poi mi ha sorriso guardandomi attraverso il vetro lievemente ambrato. Ho risposto con un cenno del capo e lei ha abbassato il cristallo e ci siamo scambiati un lungo sguardo, non ricordo il viso, non saprei riconoscerla se avesse gli occhi chiusi perché ricordo solo quelli» Voglio andare via e spegnermi, non mi piace quello che sta facendo, credo sia capace di trovare una donna da condurre nel suo letto in pochi secondi e questo mi genera un insicurezza generalizzata e non solo nel nostro rapporto ma nella mia totale esistenza «Fermati non voglio sentire altro è già abbastanza per oggi e se ci incontreremo ancora e tutto da vedere» «Si ,si, hai ragione volevo dirti questo e vedere se lo accettavi, parlare e ragionare come abbiamo fatto stanotte ma io sono sincero lo sai e non posso tenermi dentro le cose, spero sempre che chi mi ama mi capisca anche se è difficile ascoltare una storia di questo tipo rimanendo impassibili, io lo so che non ho fatto niente di male nei tuoi confronti ma credo anche che tenerlo solo per me sia sbagliato. Per favore questa mia vicenda vorrei rimanga come un’esperienza che ho vissuto e della quale potremo parlare e riflettere insieme, sei l’unica a cui lo direi, nessuno dei miei amici mi ascolterebbe senza pensare a… beh puoi immaginarlo» Non vado via perché e tardi ma lo abbraccio nel letto improvvisato al caldo della enorme stufa e sprofondo in un sonno pieno di incubi, quel vino ha una speciale capacita di mettere a nudo le persone senza farle riflettere prima di parlare ma era questo l’intento quando abbiamo iniziato la serata e sono soddisfatta, turbata e salva. All’alba vado via ma lui lo sa che ritornerò e lo so anche io, lo intuisco mentre lo guardo diretta nelle pupille appena sveglio e incapace di rispondermi, non sa essere cattivo e tradire me lo racconta Martina che incontro appena esco da casa di Gianfranco e invito a prendere un caffè «Non è capace di fare del male alle persone e per quanto queste comunque lo feriscano la sua forza sta nel ritirarsi in silenzio e sparire lasciando un vuoto nell’avversario, privandolo della soddisfazione di vederlo cadere, alcuni mi racconta sono ritornati a scusarsi ed ora sono tra i migliori amici che ha. Le donne le ha sempre trattate bene anzi, più che bene, ha dato tanto e ha ricevuto poco ma non si è mai pentito e alcune, come me, le ha solo aiutate senza pretendere nulla, è una bella persona. Se vuoi visto che siamo in vena di pettegolezzi ti faccio vedere alcune righe che ha scritto tempo fa e poi inviate sul cellulare perché non se la sentiva di raccontarmele di persona» «Che sarà mai, dopo quello che ci diciamo mescolandolo con un bicchiere di vino da doverlo inviare quasi in forma anonima? ma si dai fammi leggere queste frasi» Apre una cartella sul suo Tablet scorre un po’ di documenti e infine «Ecco guarda così lo capirai meglio questo “meccanico”» ___________________________________________ Giulia Giulia è tutt’altro quello che sembra, la conosco in un bar dove vado spesso a prendere il caffe quando scappo dal caos del mio lavoro. Uno sguardo mentre mi è a fianco sul bancone poi un altro ancora e finalmente anche lei si decide a guardarmi ma più con curiosità che interesse. “Pago io il caffè se permetti” le dico “Si ma ho preso anche un dolce” “Non è un problema pago tutto io volentieri” “No ma grazie, vedi se vuoi pagare tutto tu devi sborsare un bel po’ di soldini” risponde lei e mi lascia come un cretino. Fortunatamente oggi non sono tonto come spesso mi accade e capisco subito che tipo di donna è, incredulo, quasi stordito ma piacevolmente sorpreso dal fatto di non essere stato “adescato” ma di aver preso per primo l’iniziativa inizio a parlare con lei trattandola, come mio solito, come un’amica. “Mi spiace ma non sono proprio il tipo giusto per queste cose, non lo farei nemmeno se mi dessi tu del denaro” “Vorrei proprio vedere” ribatte lei sicura “Provaci pure, non rischi nemmeno un centesimo te l’assicuro” Bellissima, giovane quanto basta per mettermi in imbarazzo, capelli biondo chiaro lucenti, labbra sottili ma disegnate cosi bene da far venir voglia di baciarle subito, un metro e settanta di silhouette perfettamente realizzata da madre natura per fulminare gli uomini, mani e braccia ben proporzionate e gambe da sogno. Adesso mi chiedo perché non abbia guardato bene con chi mi stavo misurando con quelle occhiate e quelli sguardi e mi meraviglio del successo, che però un poco mi intimorisce, e per la mia audacia. Lei chiede un notevole somma per una serata che non deve per forza concludersi con il sesso e spesso fa la parte della moglie o dell’amica di questo o quel professionista, dottore avvocato o altro in qualche convegno in altre città. Con Giulia vado a colazione e spesso a prendere un caffè, quando lei mi chiama, e parliamo moltissimo nei nostri incontri. “Ma cosa ci trovi in me? Ci vediamo spesso e io in tuta da lavoro mi sento un po’ fuori posto con te” “Chi sene frega di come siamo vestiti, tutti e due stiamo recitando una parte e questi costumi non ci negano il fatto di trovarci d’accordo su quello che pensiamo o facciamo. Il solo fatto di essere qui a parlare insieme ci esclude dal mondo e dai pensieri che ci possono turbare ogni giorno” “Tu queste cose devi averle lette da qualche parte o almeno uno spunto devi averlo avuto per rispondermi cosi prontamente” rispondo sorpreso da queste affermazioni. “Be si è vero ma le ho dette senza pensarci ricordandole a mano a mano che le dicevo ma credo che stiano proprio al posto giusto. No?” Non riesco a chiamarla Escort ma mi abituo ad “Accompagnatrice”, che è più o meno la stessa cosa ma così riesco a digerirla meglio. Lei ha trovato il numero di telefono dell’officina su Google dato che al solito non lo ho rivelato nemmeno a lei così mi chiama chiedendo di Gianfranco come fosse una cliente. A pranzo un venerdì mi preparo per bene e mi presento vestito da Gianfranco e non da meccanico. Alla fine, quando ci stiamo salutando mi guarda e… “Oggi ti ho visto diverso, più rilassato e forse sincero, sono stata molto bene con te e ti giuro non me lo aspettavo. Tra l’altro e qui si ferma un attimo come a misurare le parole (cosa che io conosco benissimo) adesso mi stai diventando interessante” Felice, sconcertato, piacevolmente sorpreso, in un solo istante rimango senza parole. Diffidente e sospettoso di questa inconsueta quasi amicizia per un po’ di giorni non mi farò più trovare per paura di un seguito che mai potrei sopportare ma… _____________________________________________ «Finisce così con quei tre puntini di cui non ho mai chiesto il seguito. Sai Sara ho dovuto chiederlo a lei per avere la conferma di questa “avventura” senza un finale scontato e… ma la conosci già , è diventata anche mia amica e ora che non si dedica più a quella ”attività” nei periodi che passa a Trieste tra un viaggio e l’altro ci ritroviamo per una cena o delle lunghe passeggiate sui bellissimi sentieri del Carso» «Cioè tu mi dici che lei ci ha provato e lui si è rifiutato? E quanto tempo ha resistito? » Io l’ho vista quanto bella è adesso figurarsi anni fa, deve essere stato proprio scemo anzi gliel’ho anche detto una volta mi sembra «No non capisci, non so quanto tempo ci abbia messo con te ma con quella donna che ha frequentato prima di te ci è voluta una vita prima che solo la baciasse, se non dimostra di essere diciamo almeno più di un poco innamorata lui non cede di un millimetro» «Con me ci ha messo poco anche se da parte mia poteva essere molto meno ma noi abbiamo avuto un’attrazione immediata e reciproca, una specie di comunicazione non verbale però si hai ragione se non mi decidevo io starei ancora attendendo il primo bacio» «Ecco lo vedi che non è come gli altri, lui non tradirebbe mai e senza amore non si muove, è irremovibile e se Giulia non c’è riuscita, e la sua era veramente una verifica quasi una scommessa con se stessa, allora questa ne è la prova. Marco gli somiglia molto nei suoi principi morali anche se alla fine uno strappo alle regola l’ha fatto e hai visto i risultati anche tu vero» Già ho visto si, non occorre che me lo ricordi Martina
Il sole prende possesso dei tetti più alti della citta vecchia facendo luccicare i comignoli in acciaio accecandomi con alcuni bagliori e penso ; quel lampo di luce è partito dal sole ed è arrivato indirettamente nei miei occhi rimbalzando sulla superficie liscia e chiara del metallo e non in quelli di alcun altro, una cosa normale fino a ieri ma d’ora in poi noterò tutte queste coincidenze in ogni momento del giorno, maledetto Savagnin. Ho preso i dolci per la colazione, due Kranz appena esciti da un forno sull’altopiano e scendendo verso a casa sua asporterò un paio di cappuccioni in un bar vicino, uno vale l’altro.. ormai l’ho capito che questa è la capitale del caffè «Dai su sveglia è ora di mettere qualcosa di buono nello stomaco» non si fa pregare e dal profumo capisce anche dove sono stata «Sei andata fino lassù per me o ne avevi voglia tu? Ah si ho capito è l’ultimo desiderio del condannato a morte, comunque grazie bella» Io non parlo più da adesso , attendo che lo faccia lui ma non succede e rimaniamo in silenzio per un bel po’ di tempo, mi affaccio alla finestra che ieri sera ho ignorato a favore di cose più importanti e vedo il mare, questo ultimo piano supera quello del palazzo davanti a noi, un solo tetto e siamo sulle rive. Vedo il molo Audace e la vecchia pescheria che ora ospita “Il salone degli incanti” dove si tengono mostre di artisti famosi e l’antico deposito vini proprio sul punto di sbarco delle navi da pesca ed ora sede di un negozio della catena di Eataly, a sinistra la “Sacchetta” una baia portuale zeppa di barche a vela che attendono ottobre per partecipare nuovamente alla Barcolana poi le dighe a protezione della città e sulla destra il castello di Miramar sorvegliato dall’alto dalla chiesa di Monte Grisa (qua la chiamano il formaggino per la sua forma triangolare realizzata in cemento armato), non ho idea del valore di questo appartamento che credo per me irraggiungibile e rimango un attimo perplessa pensando non venga usato che rare volte. Ritorno al tavolo dove Gianfranco sta iniziando a spiluccare uvette dal mio dolce appena in tempo per non rimanere a digiuno, non ha fondo questo individuo potrebbe anche inghiottirmi nel sonno in preda ad un calo degli zuccheri perciò dico che dobbiamo uscire a fare un giro nei boschi e prendere un po’ d’aria ma lui la prende subito come un invito a pranzare fuori! «Allora Val Rosandra, ti porto a vedere l’acquedotto e poi si mangia nel rifugio alpino a più bassa quota che ci sia, quasi a livello del mare vedrai. Non discuto perché il programma che ha messo insieme in un secondo è veramente interessante e con la moto raggiungiamo il parcheggio del rifugio del CAI bello e accogliente, ci prendiamo un caffè e iniziamo la gita. Il torrente ha molta acqua e scorre veloce tra gli alberi, ci infiliamo in questo canyon scavato mei millenni e ci imbattiamo subito nei resti dell’antico manufatto anzi, il sentiero lo costeggia per centinaia di metri e dove la volta non è crollata si distingue perfettamente la struttura ad arco che lo faceva diventare un vero tubo dell’acqua. Partiva da questo posto e dopo circa diciassette chilometri e una pendenza irrisoria attraversando antichi borghi giungeva in centro città per venire usata dagli allora cittadini della antica Tergeste. Continuiamo a camminare risalendo la valle e raggiungiamo la cascata che con un salto di trentacinque metri è veramente imponente «Pensa che in qualche inverno più rigido congela totalmente divenendo una cascata ghiacciata ed è un vero spettacolo» A pranzo gli chiedo cosa sia successo con quella “bella tipa” che lo ha incuriosito sul “ponte Curto” perché non riesco a credere che sia stato un “bravo ragazzo” ma lui declina subito sulla spiegazione del nome del ponte ma io insisto e lo incalzo «Non hai scuse o mi dici la verità e io deciderò se crederti o mi arrabbio!» Se per una volta avesse deciso di fare veramente lo stronzo questa di sicuro sarebbe la migliore occasione e invece è sincero, gli credo solo guardando i suoi occhi, non mi nasconderebbe nulla (credevo) «Dopo averle sorriso sono andato subito via, un po’ per rispetto a te e molto per una mia soddisfazione personale, mi spiego meglio : non l’avrei lasciata andare se non ci fossi stata tu nella mia vita e questo lo intuisci da sola ma lasciarla con un palmo di naso è una cosa che non mi sono mai permesso di fare per non ferire una persona che non se lo merita ma tu mi hai dato quella forza di trasgredire ai miei principi, avevo una giustificazione e un po’ di colpa c’è l’hai pure tu» Non gli chiederò mai più niente, nessuna spiegazione da uno stronzo come lui, ammesso che ne trovi uno simile e sono certa che non ce ne siano altri in giro però è simpatico e sa farsi volere bene e mentre lo osservo mettermi lo zucchero e il latte nella tazza del caffè e mescolarlo al posto mio viziandomi con le sue attenzioni ritorno a pensare al discorso di Martina. In meno di un mese ci siamo ritrovati nello stesso letto a fare sesso, lo sto cambiando io ho ha intravisto qualche segno di un sentimento da parte mia che io ho solo vagamente intuito e ora che ne verrà fuori? Se si è sganciato dai suoi canoni sentimentali per me, sarò all’altezza di un uomo così raro o a questa età un adattamento del pensiero diviene una cosa normale tipo quella che ha coinvolto il suo amico Marco?
Tutti hanno fatto la Parigi-Dakar Ho finito di lavorare nel pomeriggio, ormai due giorni alla settimana lo faccio da casa in modalità smartworking e me ne vado a zonzo in centro ma passero davanti all’officina di Gianfranco e curioserò per capire se è troppo indaffarato per dedicarsi solo un poco a me. E’ un patto che abbiamo fatto noi due anzi lo ha deciso lui ma io sono stata subito d’accordo, non andare mai sul posto di lavoro dell’altro per non interferire, a meno che non sia una questione veramente importante e se ne abbiamo voglia possiamo inviarci dei messaggi ma se non ricambiati a breve non vanno assolutamente interpretati con una mancanza di attenzione «Se devo rispondere a te mentre sono occupato a discutere di un qualche cliente non potrei essere obbiettivo e ti liquiderei con delle frasi che potresti interpretare in maniera equivoca e io non voglio che succeda, solo quando saremo da soli e tranquilli potremo parlarci e guardarci negli occhi come solo noi sappiamo fare» Questa sua presa di posizione è stata subito accettata da me però se passassi davanti al suo garage e lui mi invitasse ad entrare sarebbe un bel “fine giornata” e una piccola rivincita per me ma mentre mi avvicino noto un insolita attività nel posteggio antistante al passo carraio, mi avvicino senza farmi vedere e ascolto la fine di una discussione animata e per nulla amichevole anche rimanendo lontana dato il tono delle voci. In due se ne vanno insultando e intravedo Marco che trattiene Gianfranco dall’inseguirli, a questo punto intervengo per tentare di calmare gli animi, Gianfranco mi viene affidato dal suo amico che se ne va subito contrariato lasciandoci soli «Che ci fai qui, non dovresti lavorare qualche volta?» «Scusami ho finito presto e passavo da queste parti, volevo capire se avevi finito di lavorare anche tu stasera ma non sarei entrata lo sai e forse non avrei nemmeno dovuto passare di qua da quello che ho visto» «Non è stata una bella giornata, uno era scontento l’altro non aveva soldi e mi ha chiesto di dargli un poco di tempo per pagare e poi questi due imbecilli mi hanno fatto incazzare di brutto, se scappi subito ti risparmi una versione di me che potrebbe non piacerti ma comunque ho finito, non riuscirei a combinare più niente adesso» E’ proprio alterato ma si ricompone subito e la peggiore versione di se aspetterà ancora per fare la sua entrata in scena e mentre abbassa la serranda lo invito a cena, per una volta lo distrarrò io dai brutti pensieri. Non si è cambiato e si va a lavare le mani nel bagno della pizzeria dove veniamo accolti calorosamente dal pizzaiolo Antonio che ci vuole portare del ragù napoletano fatto da sua madre appena arrivata dalle pendici del Vesuvio. Ce ne arriva comunque una mini porzione “ricetta antica” infatti è una cosa che non ho mai assaggiato, viene preparata con carni che non riconosco ma il sugo denso e cremoso non mi affascina infatti vengo a sapere che ci sono frattaglie e “altro” negli ingredienti e nemmeno a Gianfranco va tanto a genio «Non possiamo rifiutare è un amico, speravo solo di non capitare nel periodo di visita di nonna Carmela ma stasera accetterei di tutto dopo la visita di quei due… meglio che sto zitto dai» Lo invito a parlarne per togliergli il peso di una situazione che si nota, lo angustia veramente tanto «Si ma non mi passerà tanto presto e se vuoi starne all’oscuro ti consiglio di farlo bella» Ormai penso che posso sentire di tutto dopo che ho conosciuto pensieri e vissuto racconti di disgrazie varie negli ambienti dei suoi amici perciò lo induco con lo sguardo a raccontare, lo vedo mangiare la pizza e capisco quando affermano che sia instancabile, sempre in movimento e si, mentre sta masticando un boccone verso la fine ne ingoia una parte e subito dopo ne ingolla un altro e li mescola e prosegue così fino alla fine del pasto e nello stesso modo si comporta con i pensieri, ne espone uno ma lo inquina con il successivo miscelando i contenuti ma rimanendo sempre coerente, fantastico abbinamento il cibo e i pensieri mi convinco «Tutti anno fatto la loro Parigi-Dakar, la conosci la gara di auto e moto che si svolge ogni anno in Africa, io non ho partecipato per alcuni contrattempi ma mi sarebbe piaciuto e non è detto che sia finita così. Questo comunque non centra niente con l’argomento della discussione di prima ma un nesso c’è, lo capirai. Allora quei due scemi che avrai intravisto dal momento che eri proprio qui accanto e “chissà perché” sono anzi erano mie amici fino a oggi, non amici veri purtroppo ma erano dei conoscenti un poco più speciali. Ebbene uno fa il facchino al porto mentre l’altro ha una macelleria ereditata dal padre e che porta avanti molto bene conservando il pensiero del signor Piero che conoscevo benissimo. Cosa centrano tra di loro ti chiederai ma non è nulla di speciale, si conoscono da tanto e facevano parte del nostro gruppo di ubriaconi del fine settimana ma quello che hanno raccontato oggi pomeriggio tra le barzellette di altri presenti e amenità varie per me ha dell’incredibile e del crudele, mi ha turbato e detto questo sei ancora in tempo per farmi tacere» Certo che messa così mi mette una certa ansia lasciarlo proseguire ma se sono solo stupida lo capirò presto e senza alcun aiuto «Ecco ok va bene però te l’avevo detto. Nel periodo di Pasqua arrivavano via mare, ora non più, dei carichi di pecore e agnelli destinati alle tavole imbandite per le feste e il macellaio andava con il padre a scegliere i capi migliori per poi rivenderli “scomposti” nel loro negozio. Al porto il giovane un giorno incontra per caso il suo amico facchino e insieme si avvicinano ai carri dove le povere bestie erano stipate sconvolte dal lungo viaggio in attesa della triste fine e qui succede l’incomprensibile, altri persone presenti all’interno si stavano gettando sopra agli animali saltando dalla scaletta di accesso ai vagoni, i capi erano cosi numerosi che non essendoci spazio tra di loro quegli incoscienti non rischiavano di atterrare sul pavimento. Nel piombare sopra agli animali però ridevano come pazzi sentendoli lanciare versi di dolore quando fratturavano loro qualche zampa o altro. Ma quello che mi ha fatto uscite dai gangheri e non solo è stato che i due che conoscevo, dopo essere stati informati che il convoglio andava direttamente al macello e che le bestie sarebbero comunque morte a breve si sono uniti ai dementi divertendosi a loro volta e non bastasse lo hanno ripetuto negli anni successivi. Ecco te l’ho raccontato così come lo ho saputo e stasera non dico altro, anche la storia della Parigi-Dakar aspetterà, ho in circolo una rabbia pazzesca che non svanirà presto» Mi alzo velocemente e raggiungo il bagno dove, appena in tempo, vomito la pizza e il resto della cena dessert compreso, non sto affatto bene, sono letteralmente sconvolta e Gianfranco mi deve sostenere energicamente per condurmi a casa. Distesa sul divano in uno stato di torpore penso che affrontare volontariamente queste situazioni significa essere stupidi alla massima potenza e anche qualcos’altro a cui è meglio non dare un nome.
Il risveglio non è dei migliori, sono totalmente fuori fase e rimango a letto fino a tardi, Gianfranco arriva ad ora di pranzo portando un miracoloso brodino che la mamma del pizzaiolo Antonio ha preparato per me dopo il deprimente spettacolo di ieri sera, lui invece ha un enorme piatto di “avanzi” di pizza e vedendo come lo divora sto per sentirmi male nuovamente perciò lo spedisco sul terrazzo, fuori portata dal mio sguardo ma subito dopo il caffè… «Già la Parigi-Dakar non è uno scherzo, parti determinato a finirla perché dopo quindici giorni e alle volte anche ottomila kilometri solo arrivare alla fine è una vittoria ma questa è la gara che vedono tutti. Ogni giorno è una competizione a se stante ma soprattutto con te stesso, succede che alle volte non superi o a tua volta non vieni raggiunto da nessun altro concorrente per ore e in quei momenti pensi varie cose : ho sbagliato strada e mi sono perso oppure è successo qualcosa di grave ed hanno interrotto la gara o altri pensieri che vivono nella mente di chi partecipa. Sei solo nel deserto e avverti un senso di paura e di abbandono, il pericolo di essere ritrovato solo dopo diversi giorni durante i quali dovrai arrangiarti per sopravvivere affiora non invitato e ripensi a dove sei e perché ti trovi la. Ecco in quel frangente stai facendo la vera Parigi-Dakar, la tua gara personale con la vita, la prova che esisti è sai uscire dalle situazioni difficili che la vita ti porta ad affrontare, sei solo contro il mondo e questa condizione l’hai creata tu, sei tu contro te stesso e devi vincere. Quando a notte fonda arrivi al traguardo di giornata e ritrovi gli amici in tua attesa e vedi che anche gli altri concorrenti sono salvi scopri dai loro sguardi che anche loro conoscono quello che hai provato, loro lo sanno! In pochi minuti torni quello che eri e alla partenza del mattino sarai pronto ad affrontare la tappa successiva dove ritroverai tutti i dubbi e le incertezze che hai scoperto oggi. Io come ti ho detto non ho mai partecipato però molte volte nella mia vita ho avuto modo di misurarmi con me stesso come lo ha dovuto fare anche il mio amico Marco, scusa se ieri sera ti ho fatto provare vagamente quelle sensazioni che immagino stanotte non ti avranno dato pace come del resto anche a me Lo perdono ovviamente perché ieri sera ho deciso io di ascoltarlo e dire che mi aveva avvertito!
Un mattino, finalmente scopro Carla mentre entra nel suo dimenticato appartamento di cui non ricorda nemmeno quale sia la chiave giusta «Brava era ora» la sorprendo alle spalle «cercavi di non farti vedere?» «Si è vero ma era per farvi una sorpresa, siamo tornati ieri sera da Bruxelles e vi invitiamo a casa di Marco stasera se siete liberi. Abbiamo la cioccolata più buona che io ho mai assaggiato e dopo cena la condivideremo con il “Diplomatico”» «Chi mi assicura che tu non stia salvando le apparenze con questo invito improvvisato e poi chi sarebbe questo diplomatico uno che avete incontrato durante il viaggio?» «Ma no dai non crederai che ti dica delle bugie, guarda ti lascio il biglietto di invito a mano, lo avevo preparato nel caso non ti avessi trovata a casa e poi il Diplomatico e un liquore, il Rum chiamato anche Ron» Bella figura che ho fatto su tutti due gli argomenti ma comunque accetto l’invito anche a nome di Gianfranco che non si perderebbe di sicuro l’occasione di una serata con Marco
A casa di Marco Sull’invito c’era specificato : “E’ una cena perciò vi aspettiamo dalle dieci del mattino tanto rimaniamo in casa tutto il giorno” ma noi due decidiamo di arrivare subito dopo pranzo La casa si trova nella città vecchia, vicino al suo ristorante e alla casa di Gianfranco, attico vista tutto con enorme terrazzo a vasca e una tenda da sole grande, di quelle che usano i bar o i locali per riparare i tavoli all’aperto, è arredata molto bene, Marco voleva farlo da se ma ha preferito incaricare le persone più adatte dal momento che i soldi ora non gli mancano “Se non li spendo per quello che mi piace a cosa mi servono” . E’ grande come ampio è il salone che prende la luce da enormi finestre che danno sul mare, divani e poltrone sono bianchi e il pavimento in legno chiaro dona luminosità all’ambiente, due camere più lo studio e una sala palestra ben attrezzata e a seguire due bagni spaziosi con tutti i confort. Il giradischi sta facendo roteare un disco di Chet Baker che conosco vagamente, il suono sembra provenire direttamente dalla tromba come se la potessi vedere, è incredibile mi viene la pelle d’oca «Li senti tutti i particolari, sei abituata a sentire solo lo strumento di solito ma in queste registrazioni si ascolta proprio tutto, l’artista quando suona produce rumori, soffi che non suonano e sputacchi vari che di solito vengono nascosti da microfoni e tecniche particolari ma… certe incisioni mantengono tutto, è come essere di fronte al trio in questo caso, averli qui davanti a noi, io cerco solo questi dischi e me li godo fino all’ultima nota» Ce ne sono centinaia disposti ovviamente in piedi in una fila su una libreria antica fatta su misura per questa parte dello stanza, accanto a molti libri recenti da un lato e antichi dall’altro e lo intuisco dai colori sbiaditi delle copertine di questi ultimi «Possiedi moltissimi libri a quanto vedo ma quando trovi il tempo di leggere con il lavoro che fai?» «Ora leggo poco hai ragione ma nei momenti bui della mia vita leggevo continuamente fino a vedere doppio e dovermi fermare, una volta leggevo quando ero in ferie ma dopo mi sono ritrovato a divorare libri senza andare più in vacanza» Trovo album Jazz in prevalenza ma anche classica e inevitabili LP della sua gioventù, tra gli altri i Ramones, Deep Purple e gli immancabili Skiantos che ho intravisto anche a casa di Gianfranco. Ascolto rapita la bellezza di “My Funny Valentine” ma quando Chet, ormai mi ha conquistata, lascia la tromba e inizia a cantare rimango basita, la voce particolare mi sembra femminile perciò osservo incredula la copertina che mi mostra un uomo vissuto e per niente associato ad una voce del genere. Vedo Marco sorridere, lo sapeva che mi sarei stupita ma si siede accanto a me fino alla fine del brano, si alza e ripone il vinile nella sua custodia per poi sceglierne un altro, Bill Evans “Waltz for Debby”. E’ una registrazione dal vivo ripresa mentre suonava in un locale ed è così piena di dettagli che riesco a sentire in sottofondo il rumore di piatti e bicchieri degli avventori, risate di donne e se capissi bene la lingua degli Stati Uniti capirei pure cosa stanno dicendo ma non è una condizione che disturba perché fa parte del tutto, deve essere così mi dice parlandomi nei momenti meno importanti del brano «Ascolta con attenzione come suona questo impianto, si possono distinguere singolarmente tutti gli strumenti o le voci cioè, concentrati sul pianoforte o sul contrabbasso e ora segui le percussioni e adesso passa al rumore dei bicchieri che tintinnano tra loro nei brindisi, li puoi seguire uno ad uno senza che si mescolino come se noi stessimo la, lo ha costruito un amico di Gianfranco un tipo che va a pescare come primo interesse nella sua vita. Che strano vero gli piace una cosa ma ne fa benissimo anche un'altra come se non avesse ancora deciso dove andare a parare e se non c’era il tuo meccanico ad intercedere avrei aspettato degli anni prima di poter ascoltare la musica in questa maniera» Cena semplice ma speciale anche così, sono soddisfatta e più tardi, tra musica e conversazioni arriva il cioccolato e il Rum, un connubio perfetto per aprirsi ad argomenti più personali, Carla racconta le sue esperienze nei vari impieghi e ora si dice soddisfatta a lavorare in un negozio di articoli per bambini pur non avendone mai avuti. La sua grande amica e proprietaria è soddisfatta e senza pensarci su le ha concesso tutto il tempo che le serviva per partire per i due viaggi che ha fatto con Marco e come dice lui “Potrebbe tornarci utile questo lavoro che fa Carla” sottintendendo qualcosa mentre sorride guardando la sua compagna arrossire. Io gioisco senza chiedere altro e quando i due uomini se ne vanno sul terrazzo rimango ad ascoltare “Errol Garner /Concert By The Sea” alla fine non resisto e chiedo alla mia vicina se ha delle novità da svelarmi ma al momento sembra ci stiano solo pensando però lo capiscono da soli che non hanno tanto tempo, Carla ha trentotto anni e deve sbrigarsi «Sai dobbiamo capire se lo vogliamo veramente, non un figlio ma abitare insieme, per il momento vivere con lui sotto lo stesso tetto è un sogno e in più mi ha anche chiesto se volevo lavorare nel ristorante ma non credo lo farò» «Si hai ragione, puoi mantenere la tua indipendenza pur stando insieme a lui è quello che fanno tutti, non ci vedo nulla di sbagliato nella tua scelta» «Si infatti farò proprio così ma invece lo sai che Marco mi ha raccontato della sua vita prima di me in un modo che io non saprei fare, si è confidato apertamente e mi ha colpito tantissimo la sventura della figlia perché di una simile evenienza ne avevo solo sentito parlare dalle clienti del negozio ma fino al momento che non conosci la persona a cui è capitato non puoi capire. Non lo ha superato completamente e forse non ci riuscirà mai, io non ho paura che accada a me, voglio renderlo felice e sono disposta a rischiare» Gli vuole bene e questa ne è la prova, sono enormemente felice di come stanno andando le cose tra loro quasi come se lo avessi programmato io l’incontro a quella prima cena «Ma spiegami un’altra cosa, tu mi hai raccontato delle tue sensazioni quando vi siete conosciuti quella sera a casa di Martina ma lui ti ha svelato cosa pensava di fare quando ti ha trattenuto a lungo la mano, era calato il silenzio, tutti hanno capito che stava succedendo qualcosa» «Si me lo ha detto e sinceramente credo che magari in modo diverso abbia avuto una esperienza simile alla mia. E’ stato catturato dalle streghe ha detto, lo hanno costretto a implodere in se stesso per anni fino all’inevitabile esplosione ed io ne ero stata l’innesco, non ricordo le parole che ha usato quel giorno ma mi ha commossa» «E qui in questa casa quando ti ci ha portata, non
la prima sera immagino conoscendolo «No hai ragione ci è voluto un po’ ma appena sono entrata a casa sua mi ha detto che potevo fare come se fosse già mia e ogni cosa era a mia disposizione, se volevo frugare nei suoi cassetti o documenti ero libera di farlo ma dopo dovevo rimettere tutto a posto come prima, su questo è stato intransigente però non si arrabbia mai. Io sono da sempre abituata a fare delle baruffe terribili, mi succedeva con i miei genitori ma anche con amiche e fidanzati, per me era la normalità rimanere anche dei giorni senza parlarci poi facevamo pace ma con Marco questo non è possibile, se anche abbiamo qualche controversia lui trova ogni modo possibile per evitare qualsiasi scontro. Io mi sono comportata nel mio solito modo nei primi tempi e lui non si è scomposto, ha detto che non vedeva la ragione di stare male per non averne parlato civilmente e dopo che io lo avevo a lungo ignorato continuava a stare accanto a me come se nulla fosse successo beh, mi sono adeguata e devo dire che ora vivo molto meglio» «Si fida di te, ha visto del dolore nei tuoi occhi mi ha detto la prima volta che ti ha visto e per questo siete simili e vedrai, vi capirete ogni giorno di più. Ma poi hai rovistato nelle sue cose oppure è rimasta una possibilità che hai solo apprezzato?» «Se vuoi saperlo la risposta è si, lo ho fatto un giorno che ero sola e tra le altre cose “segrete” ho trovato una lettera veramente bella che aveva scritto per la sua ultima “compagna” quella Francesca sposata che credo abbia amato veramente tanto da farmi sentire invidiosa e spaventata per il fatto che un giorno potrebbe ritornare e tentare di riprendere il suo posto» E’ veramente un dubbio lecito e detto così mette un po’ di ansia anche a me ma se esiste la possibilità questa è comunque molto remota dato il tempo che ormai è trascorso «Hai detto che vuoi rischiare e io lo farei fino in fondo, è stato tanto tempo fa e Marco non è la persona capace di far del male a qualcuno e soprattutto a chi vuole veramente bene come te, ma poi glielo ha detto della lettera che hai trovato e intanto di che parlava, cosa c’era di così bello?» «Più che una lettera intesa come tale è una specie di racconto che lui ha creato sopra ad una occasione che hanno avuto per vedersi e non tanto di nascosto, l’ha fatta diventare poesia rendendomi capace di desiderare una cosa simile anche per me, e in ogni caso si, dopo un paio di giorni di ripensamenti gli ho confidato di averla trovata. Non ha battuto ciglio e perché avrebbe dovuto ho pensato subito pentita invece lui mi ha illustrato brevemente come vivevano la vita di amanti e devo dire che non mi ha fatto piacere intuire quanto bella ma sofferta deve essere stata quella relazione per loro però un po’ di gelosia mi è emersa dal profondo del cuore» «Che rivelazione, Marco poeta ma per amore lo posso capire dai. Promettimi che me la racconterai un giorno se vorrai» Mi guarda e capisco dal tempo che ci mette che sta decidendo cosa fare o dire «Io ce l’ho qui con me e te la leggerei ma vorrei chiedere il permesso a Marco e che ci sia anche Gianfranco, è cosi bella che non merita di dormire in un cassetto» Attendiamo che i due rientrino dal terrazzo e nel frattempo prestiamo attenzione al Diplomatico e maggiormente al cioccolato che finirebbe stasera se dipendesse da me, Marco è imbarazzato dalla richiesta segno che quel foglio non è stato di nessun altri che loro dieci anni prima di Carla, lei nel frattempo si è pentita della richiesta mentre Gianfranco si astiene Marco la rassicura «Va bene leggi tu però io non ci riuscirei ti voglio cosi bene e non vorrei che interpretassi male la mia emozione ma sappilo, io amo solo te ora, il passato per quanto importante non riuscirà in nessuna maniera a portarti via da me» Lei si alza in piedi e incrocia il suo sguardo per vedere ulteriormente confermata la sua decisione e con le mani lievemente tremolanti legge davanti a noi da un foglio che sembra essere stato accartocciato e ridisteso cento volte
Teatro Non è come il fulmine, il lampo o simili perché questo porta sorpresa, sgomento e incredulità e dura solo una frazione di secondo. É stato come una fucilata, improvvisa ma che non si esaurisce in un istante, si avverte prima il colpo e solo dopo un momento il fragore si fa sentire allargandosi nell’aria, invadendola tutta e scendendo nella valle fino ad avvolgere il paesaggio e ogni spazio aperto.
“Pronto sei al lavoro? Ci possiamo vedere adesso, io sono qui vicino”
“Si naturalmente ti aspetto”
La vedo arrivare e noto subito da lontano il suo camminare veloce e il sorriso stampato sul volto, non distinguo più bene le cose da lontano senza occhiali ma questo sorriso è una di quelle cose che arrivano per prime, precedono la persona, parlano senza dire nulla, la fanno più bella. Lo so sta tramando qualcosa, già la voce al telefono era irrequieta e si sentiva l’impazienza di esporre un piano covato da tempo o forse solo da minuti e che in lei fremeva la voglia di comunicare qualcosa di nuovo.
“Oggi faremo qualcosa di strano io e te, vuoi?” (ecco è partito il colpo di fucile, secco, inaspettato, violento) “Certo che si” rispondo “anche se non so cosa ma decisamente si!”
‘MI piace l’improvvisata, ne sono impaurito ma l’accetto e spesso la cerco.
“Stasera si va a teatro, ho preso i biglietti ma…. non saremo soli. Io vado al concerto con delle amiche che non sanno nulla di noi ma tu sarai al mio fianco, nella poltrona accanto alla mia. Porterò una giacca che metterò sulle gambe e cosi noi, di nascosto, potremo tenerci la mano. Ovviamente non si parlerà ma non credo sarà necessario.” (il rumore dello scoppio inizia a farsi sentire) “Si, sono contento di questa cosa ‘nuova’ e molto intrigante che hai escogitato e verrò molto volentieri.” “Bene allora, inizia alle nove stasera, è vero che arriverai tutto figo?”
Lei, lo so, sarà la migliore sorpresa della serata, così elegante che io farò fatica a riconoscerla, anzi dovrò in ogni caso far credere di non conoscerla ma non potrò fingere più di tanto nemmeno sforzandomi. (aumenta il fragore dello sparo) “Devo cercare come vestirmi ma qualcosa troverò di sicuro vedrai.” “Basta che metti una camicia non è difficile.”
In un bar del centro il cameriere, un po' attempato ma simpatico, ci serve la colazione. Sono pronto per una serata che promette di essere inconsueta per me e confesso: “Sai non sono mai stato in quel teatro prima di oggi e sarà tutto nuovo per me” “Davvero” risponde lei stupita “Già.”
La giornata continua dopo essersi salutati ma mentalmente, durante tutto il giorno, cerco di ricordare quello che c’è nel mio armadio da troppo tempo ignorato e calcolo con rigore il tragitto e i tempi, per arrivare in orario con una calma apparente anche per me. (il boato si espande dappertutto)
“Ciao come va? Ti ho visto passare davanti a noi. Ma lo sai che non ti fanno entrare con i jeans? Fai un giro attorno alla colonna che si trova all’angolo della piazza vicino al teatro cosi ti vedo”
“Ma non porto i jeans!”
Faccio il giro come richiesto e la chiamata si interrompe, vado bene o ha chiuso per non farsi sentire dalle sue amiche! Entro nel teatro e, visto che ci sono e sono la per questo, mi faccio accompagnare dalle maschere al mio posto che è l’ultimo della fila; arrivando primo non dovrò alzarmi per far passare nessuno. Ho un po’ di minuti e li uso per ammirare la disposizione dei posti degli artisti e l’arredamento, l’attesa mi sembra non finire mai. (ora da tutte le parti della valle gli echi del rumore che ha vagato per lunghissimi secondi si riversano assieme e si sommano con un intensità tale che sembra lo scoppio iniziale, forse anche più forte e violento) Si, è arrivata lei, stupenda, quando si avvicina e mi siede accanto non posso stare zitto ma non lo fa neppure lei.
“Sei bellissima” lei ride, mi dice qualcosa che non ricordo o non capisco ma non importa. “Lo so che non dovevamo parlare ma proprio non ci si riesce” dice, e si gira verso le sue amiche, parla con loro un poco e poi riguarda intensamente me. (il silenzio si sta riappropriando dei boschi, la pace sta tornando lentamente al suo posto nelle valli ma su un prato, steso a terra senza più vita un uomo non rivedrà più il sole)
Quando usciamo attendo che ci siano delle persone tra di noi per non essere troppo vicini poi, tra la folla, in uno spiraglio di visibilità tra teste e cappelli a festa ti vedo parlare con le persone e, ci stiamo guardando mentre arriva il fulmine. Improvvisa la ragione non c’è più, attraverso deciso la folla facendomi strada tra tutta quella gente, ti cingo la vita, ti giri e io ti bacio. La luce della saetta ora è abbacinante, ci lasciamo tutti alle spalle e andiamo in giro a fare invidia al mondo.
C’è il buio totale attorno a me e nella mia mente quando mi ritrovo in riva al mare a pensare a dove sei e a cosa starai facendo ora, la serata finisce di colpo come il cielo che si ritrova scuro e solo dopo aver visto il giorno per un’istante
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Carla visibilmente commossa asciuga una lacrima dagli occhi umidi di Marco, io stringo forte le mani a Gianfranco, che serata e che poesia, non riesco a non pensare a quanto devono aver sofferto questi due amanti e tutti gli altri nel mondo, provo invidia per quei sentimenti ma timore di essere potenzialmente, come ognuno d’altronde, protagonista di vicende simili. Rimaniamo in loro compagnia fino a tardi proseguendo la serata con una serenità inusuale, ci siamo avvicinati ancora ,tutti e quattro
«Ne dovrei avere altre cioè le ho, nascoste da qualche parte e alcune, come quella di stasera, non sono state lette da nessuno nemmeno da lei, non ho fatto in tempo» Suonano alla porta, ci allarmiamo data l’ora tarda, Gianfranco va ad aprire e si imbucano Silvia e Dinko «Che combinazione esclamo ironica, vi siete incrociati per caso proprio qui vicino vero?» Sorridono ma vedo Silvia decisamente impaurita ed imbarazzata, non si aspettava di trovare Gianfranco e me stasera, Dinko invece sorvola l’argomento a far capire che lo aveva premeditato, Marco prende sottobraccio la mia recente amica e se ne vanno ad ascoltare un po’ di musica, scopro la straordinaria conoscenza del Jazz da parte di Silvia che ammette «E’ stato mio padre a deviare i miei gusti musicali e gliene sono grata ora è una parte della mia vita e l’ascolto sempre mentre sono a casa in solitudine quando leggo o riposo e con tutti quei vinili che ho visto qua potrei tornare molto spesso se mi vorreste» E’ una brava ragazza e credo sia “buona di cuore” come si dice di persone che si fanno benvolere in poco tempo, non si meritava quelle parole alla festa di Martina ma sembra non ne faccia un problema ora che la vedo parlare allegramente con Gianfranco
Barcola E’ quasi estate e si potrà tuffarsi e nuotare ma per il momento trascorriamo qualche pomeriggio libero a prendere il sole a Barcola ai bagni chiamati “Topolini” dove in riparo dal vento fa veramente caldo. Verso sera ci sistemiamo in qualche chiosco in riva al mare e davanti agli aperitivi i discorsi vagano nei ricordi di ognuno di noi e oggi rimaniamo Carla, io e i nostri rispettivi compagni. Tra i vari “Ti dicordi di…” vengono fuori nomi di amici e conoscenti che non ci sono più purtroppo e rimpianti per varie cose non fatte o non portate a termine come si sarebbe dovuto. Sono molti i quelli che mancano all’appello e Gianfranco ad un punto.. «Il lunedì mattina e soprattutto d’estate, quando era il momento di alzare la serranda dell’officina, controllavo sempre se c’era qualcuno ad aspettarmi e non i clienti ma gli amici più vicini. Questa è stata una mia paura in quegli anni perché le notizie del fine settimana alle volte erano tragiche, incidenti sulle strade con moto e motorini erano all’ordine del giorno e sapere che non era coinvolto nessuno tra quelli a cui riparavo il mezzo era un sollievo. Nel weekend questi giovani pazzi, Marco ed io compresi, partivamo per delle gite al mare o in montagna macinando centinaia di chilometri a spericolate andature con dei mezzi che io avevo nella quasi totalità elaborato oltre i limiti di ogni codice della strada e dunque totalmente fuorilegge, quella volta si usava così, non c’era tempo per le ragazze che dovevano accontentarsi dei ritagli del nostro tempo. E stato un peso che mi toglieva un po’ di serenità in tutti i fine settimana indipendente da quello che stessi facendo e svaniva verso l’ora di pranzo del lunedì mattina quando ormai le cattive notizie non sarebbero più arrivate» «Beh» ribatte Marco «tu mancavi spesso, ritagliavi il tempo per uscire con tutte quelle belle ragazze che, per un motivo o l’altro tornavano a proporti guasti improbabili sulle loro vespe o no?» Guardo Gianfranco alzare le spalle e annuire per poi ridacchiare girandosi verso di me senza però incrociare il mio sguardo «Ogni qualvolta declinava l’invito a partire per un fine settimana di scorribande su e giù per i monti friulani potevamo stare certi che aveva una qualche avventura con delle clienti e non si rende ancora conto di quanti percorsi su stradine meravigliose si è perso» «E già, bastava accontentarsi» risponde continuando a sghignazzare Una bella scoppola gli darei ora ma ci pensa Marco al posto mio «Ben ti sta stronzo!» esclamo Calmati gli animi proseguiamo la serata parlando più seriamente e di argomenti che non si tirano in ballo frequentemente «Marco» chiede Gianfranco, «tu che sei monogamo non ti penti di aver lasciato tutte quelle occasioni che ti offrivo con amiche delle mie amiche e loro conoscenti a quell’epoca?» «E no, tu lo sai come la penso ed è proprio fisicamente che non ci riesco, se non ho la giusta corrispondenza io non… beh insomma adesso vi confesso che ho fatto l’amore con solo due donne nella mia vita anzi tre a questo punto» «Che spreco» dico sottovoce scorgendo Carla sorridere compiaciuta e mentre si alza una leggera brezza marina che ci manda a casa
Quando impari è ormai troppo tardi per goderne e ripensi a tutto il tempo perso a insistere nell’errore del “per sempre” perché niente dura per cosi tanto tempo ma di solito per molto meno allora ti adatti e ti prendi ,con rammarico, quello che rimane di questa esperienza. Sei arrivato tardi a scoprire il segreto e anche se professavi costantemente che basta sapersi accontentare in fondo sapevi di mentire soprattutto a te stesso e ogni qualvolta pronunciavi quelle parole, perché al tuo desiderio, al tuo stesso sogno non volevi assolutamente rinunciare Fare l’amore con una donna è come bere un brandy o meglio il whisky, se lo tieni in bocca senza deglutire e non facendogli prendere l’aria sembra acqua, senza nessun gusto, ti fa però capire quello che sarà e appena lo fai scendere giù si scatena tutto. L’alcool fa la sua parte e poi il gusto ti prende il palato e la bocca intera, lo senti anche nel naso e il sapore del legno affumicato della botte ti accompagna per un bel po’. Ne hai voglia ancora così dopo poco lo ripeti e poi non è più un assaggio, ti ritrovi un poco fuori fase e devi fermarti. Il piacere non c’è più e se continui ti ubriachi ma lo rifarai domani o un’altra volta, la bottiglia ti aspetta ma tu lasciala aspettare, attendere migliora il liquore e anche te. (Cose illegali fatte e amici scomparsi per droga) La sua precedente vuole l’esclusiva e racconto come è finita
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PARTE DUE
La stupidaggine E stato in questa città che ho “conosciuto” come si cucina il pesce di mare… Entro nel ristorante e li trovo, manca solo chi avendo l’influenza non è potuto venire ma per il resto ci sono tutti, cena di festeggiamento al risultato ottenuto e per la consegna del lavoro nei tempi previsti, nessuna penale da pagare, siamo i migliori e allora oggi si festeggia. Qui si mangia il pesce soprattutto e di qualità, alcuni preferiscono la carne ma sono pochi e in questa occasione, anche se persone di un certo rilievo, vengono presi in giro senza prendersela. In una città di mare è normale che i clienti locali pretendano il top, conoscono il pesce, non si può imbrogliare con aglio o altre spezie per coprire una materia prima di scarsa qualità, si viene scoperti e si chiude o si diventa posto per turisti. Mi sono abituata a mangiare bene qua, anche qua perché a casa mia, tra i monti, si mangia altrettanto bene ma la cucina è decisamente diversa. All’inizio ho dovuto farmi aiutare da amici e colleghi per capire il periodo migliore per mangiare questo o quel piatto e il nome di alcuni pesci perché provare un nuova cucina era una cosa che non avevo previsto. C’è anche Icio, (Maurizio) non so come si arrivi a diminuire il nome Maurizio in Icio, mi verrebbe più naturale per Vinicio e invece no, Icio. È un fattorino di una ditta esterna che fa le commissioni e consegne nella città ed anche fuori, è simpatico e sempre disponibile è come se lavorasse con noi per contratto ma la sua ditta lo manda tre giorni a settimana perché conosce tutti i nostri clienti e sa dove andare e cosa fare in ogni occasione, ed è per questo che si trova qui, sa talmente tante cose di noi che se non fosse venuto ci sarebbe mancato. A fine serata gli sono accanto e lo sento parlare a voce alta e in modo diverso, un poco alterato e capisco che come me ha bevuto un poco troppo. Non scherza come usa fare sempre con tutti noi, è serio o almeno sembra, tratta senza distinzione i capi più riservati e gli impiegati più umili e la sua presenza sembra essere desiderata nei gruppetti che si sono formati all’esterno dove si ritrovano per un sigaretta. Risponde a tono non curandosi di dare delle opinioni che per alcuni sono come frecciatine tipo : lo so che non puoi rispondere, di questo argomento che hai tirato in ballo non ne sai nulla, è per farti sentire importante tanto nemmeno chi ti ascolta ne sa qualcosa. Questa sua sicurezza nel rispondere è il motivo per il quale nessuno se la prende o lo riprende, con un poco di alcool è cambiato e per alcuni di sicuro in meglio. Quando però si arriva a commentare la cena le opinioni contrastanti sul modo di cucinare, per alcuni superlativo mentre ad altri è sembrato mediocre interviene con un’autorità che mi lascia stupita.. «Se volete mangiare del vero pesce dovete venire nel mio terreno, li si che si mangia bene, pesce freschissimo e cucinato anche meglio che in questo pur ottimo ristorante.» Tutti sanno che passa ogni fine settimana a pesca con la sua barca difatti è un evento fuori dal comune vederlo a una cena aziendale, nessuno invece era al corrente del suo terreno e che ci si potesse anche fermarsi per mangiare. Mi avvicino perché voglio saperne di più, non so perché ma mi incuriosisce il fatto che una persona che vedo e con cui parlo ogni giorno abbia degli interessi dei quali non mette a conoscenza nessuno, certo che l’alcool fa parlare e dire cose che altrimenti rimarrebbero quasi dei segreti per tutti. Cinquant’anni forse, no di sicuro un pochi di meno calcolo, potrebbe essere mio padre!!! Perché mi viene in mente questa cosa, che c’entra con il sapere del suo terreno e cosa fa nel fine settimana ma le cose vanno così, l’istinto lavora per te facendoti ricordare quello che siamo, uomo e donna, maschi e femmine… forse già mi piace. Parliamo per alcuni minuti, lui ha bevuto più del suo solito, non ne è abituato, si vede da lontano ma schietto e per nulla imbarazzato mi chiede : «Vieni a mangiare del pesce, del buon pesce, da me, al mio casolare la prossima settimana?» Perché me lo chiede penso, con tutte quelle belle e disponibili che ci sono qui stasera proprio a me che non sono proprio una loquace e che dà tanta confidenza? Bella mi dicono di essere anche se non ci vedrei niente di speciale ad uscire con una così sulle sue tanto da sembrare altezzosa se non per una cosa sola! Però ultimamente lo ho avuto attorno un poco più del solito, me lo ritrovavo davanti nei momenti più inaspettati ed aveva sempre un argomento interessante di cui parlare. Ho bevuto anch’io e senza pensarci dico di si, che ne sarei felice «Saremo soli lo sai?» Si accetto.. devo essere proprio ubriaca anche io. Novembre ma non fa freddo, si può mangiare all’aperto volendo se capita di essere al sole e passare una bella giornata, penso appena sveglia al mattino seguente alla festa, sto già pensando a questo prima di colazione? No non mi pare una cosa sensata, sarà per il mal di testa dovuto al vino di ieri sera o… Quando martedì mattina salta fuori dall’ascensore carico di buste e plichi da consegnare mi sorride vedendomi e «Allora Sara, andiamo questo sabato se ti va bene e se sei libera o se ti ricordi della mia idea di venire da me a mangiare o se non eri troppo ubriaca e non ti ricordi nulla non fa niente, come non detto e se..…» «Stop», e gli metto una mano sulla bocca per farlo tacere, lui sobbalza impaurito, come se una donna non lo toccasse fisicamente da chissà quanto e allora mi ritraggo immediatamente stupita della sua reazione. La faccenda si complica, non sono più sicura della risposta da dare e allora, come faccio sempre quando non so decidermi, mi butto pur pensando che ho un altro impegno quel giorno. “Ma certo che credevi che sono una che dice una cosa e poi si tira indietro?» Brava sono a inventare scuse, maestra di bugie, troverò sicuramente una ragione per disdire l’incontro, è una questione di priorità la vita, vanno fatte prima le cose che si è obbligati a fare poi si può scegliere in base alla loro importanza come agire. E per fortuna la priorità degli impegni si può cambiare mano a mano che ne sopraggiungono degli altri e si spostano, si sorpassano tra di loro come in una gara in pista, vince il più forte, il più importante. Ora di colpo ho spostato tutto il resto in secondo piano, non ho nemmeno voglia di pensare a come risolvere le varie questioni che si verranno a creare con amici o conoscenti ma non me ne frega nulla, ora vale solo questo. Mi sembra sia diventato talmente importante che mi pare di essere al primo colloquio di lavoro che per la tensione non si dorme la notte prima. E’ sorpreso della mia risposta lo capisco e io sono sorpresa più di lui nel vedere che non ne fa un vanto o che dalla sua espressione non trapeli nulla del tipo «E’ fatta ci sono riuscito». «Allora partiamo sabato», mi dice «e torniamo domenica pomeriggio dopo aver mangiato, preparo tutto io, non devi portare nulla se non dei vestiti adatti al tempo di novembre all’aperto e in mare, sei mia ospite, penso a tutto io». Sono interdetta, che dire di si ad un pranzo significhi stare due giorni con una persona, così a casa sua senza conoscerci un po’ meglio e… potrebbe essere mio padre! «Spiegati meglio» gli faccio, con una espressione tra l’arrabbiato e il disgusto, tanto per fargli capire che con me non si scherza. Mentre aspetto una sua risposta, pur importante e decisiva, riesco a fare dei cenni di approvazione a dei colleghi e firmare alcuni moduli che mi presentano i fattorini, perché lo so, sto prendendo tempo per valutare in che guaio finirò tra poco. Una giovane collega ci osserva mentre parliamo, ma definirla carina è troppo poco, dallo sguardo sembra interessata più a lui che al tono del nostro discorso, il suo vestito scollato e inadatto al ruolo che svolge in questo luogo la tradisce, intuisco che probabilmente gli aveva già messo gli occhi addosso e si sente beffata da una più intraprendente. «Senti, lo so di essere un tantino strano ma io le cose che faccio uso farle nell’unico modo che conosco, il migliore. Se voglio mangiare qualcosa di buono deve essere il massimo che si può, perciò coltivo i miei ortaggi per avere il meglio dalla terra ma soprattutto da me stesso e allora se voglio mangiare un buon pesce e, se voglio invitare qualcuno a dividerlo con me, questo qualcuno deve venire a pescarlo nel mare e cucinarlo assieme a me in tutti i suoi passaggi.» La sfrontatezza della giovane collega si spinge al punto di chiedere cose insulse e provocatorie a Icio intromettendosi tra di noi ma si accorge subito che il suo aspetto viene trascurato dal mio normalmente attento interlocutore, ma la rivedrò più tardi, intenta a lanciarmi sguardi interrogativi disinvoltamente seduta sulla scrivania del mio capo. Non so cosa dire, mi ha spiazzata, non ci ha pensato neppure un attimo per darmi la risposta perché era quello che lui intendeva fare senza mezze misure. E’ bravo a parlare, lo ascolteresti per ore, ti dice sempre cose che non sai e delle quali non puoi sapere perché si sente che le ha provate sulla sua pelle, nella sua vita. Mi piacerebbe fare conversazione con una persona come lui perché si capisce che potremmo parlare a turno uno alla volta senza interruzioni, anche se avessi tante cose da dire da occupare tutto il tempo non ci sarebbero problemi e la volta successiva ascolterei io. «E se non tiriamo su nemmeno una scarpa come va a finire?» rispondo io che voglio vedere se ha un piano di riserva. «Ecco, a questo non ci avevo pensato.» E si passa una mano nei capelli, tra quelli neri e quelli un poco meno scuri quasi inceneriti dal sole penso ma no non può essere così. Lo vedo pensieroso, non sa cosa rispondere ma immagino che qualche strano pensiero solo adesso gli sia balenato nella mente perché lo vedo fare come per dire qualcosa, trattenersi a stento e poi sorridere e alzare le spalle in segno di sconfitta. Ci ha pensato lo so, non ne posso essere sicura ma dentro di me ne sono certa, quanto darei per sapere quello che si è immaginato, scuse, «Non mi era mai successo di non pescare nulla», alternative tipo “Ti porto in un posto dove si mangia benissimo per farmi perdonare” e poi io cedo alla sua delusione e alla sua corte e via a fantasticare e il tutto in una manciata di secondi. Ecco lui aspetta che io dica una sola parola ed io invece nella sua stessa manciata di secondi ho pensato alla strana proposta, ho immaginato tutto quello che deve aver immaginato lui con in più tutte le possibilità di evoluzione di questo invito. Sto ancora tentennando crede lui invece io fermerei il tempo per pensare e farmi tutte le alternative possibili su una situazione davvero inusuale e imbarazzante ma devo dire, voglio dire, quello che lui si aspetterebbe come una delle cose migliori che gli possa capitare e cioè che va bene, ok, andiamo, perché no. E avanti con i miei pensieri perché non posso farne a meno, sarà felicissimo della mia risposta di sicuro, penserà che sono una tipa facile, crederà che una cosa come questa succede una volta sola, da ora in poi e fino alla fine di questa uscita rimarrà in uno stato di ebrezza mentale e combinerà chissà quante sbadataggini e … Voglio e devo dire che si, si può provare, e lo dico, anzi lo ripeto diverse volte anche per convincermi di quello che sto per combinare, di nuovo.. la stupidaggine, ma questa volta non l’ho creata io, mi è stata quasi presentata sul palmo di una mano delicatamente senza pressioni, senza interesse, quasi un occasione da non perdere, da pensarci attentamente prima di rifiutare. A capofitto nel buio sarà questa nuova avventura, davvero molto invitante, ma di colpo il blocco, non riesco, come mia abitudine, a intravedere scenari e situazioni di questo fine settimana inaspettato. Mi sto chiudendo alle mie stesse certezze per scoprire il segreto, mi tolgo la parola ed il pensiero per accettare tutto quello che sarà senza paura di sbagliare, mi sorprendo di accettare così naturalmente un nuovo e sconosciuto destino, «Sono pronta a tutto» bisbiglio a me stessa «Forse no» mi dico a voce alta. Me la cavo in cucina, non sono una super cuoca ma se ci sono degli invitati faccio sempre la mia bella figura, seguo le ricette alla lettera ma non ci metto nulla di mio, ricordo quelle di nonna Pina e della mamma ma le ripeto a memoria senza variazioni, non è possibile sbagliare in questo modo. Cucinare insieme cosa vorrà significare, lui cucina e io guardo oppure, e sarebbe molto invitante, io cucino sotto la sua direzione e lui mi guarda? Non lo vedo per due giorni, uno nuovo al suo posto nemmeno sa chi sia perché è stato assunto da poco e combina dei casini con le consegne che sarebbe da prendere a pedate. «Ma dov’è Icio! » esclamo a voce alta di fronte al suo sostituto, si girano quasi tutti, «Non lo so, io non lo conosco, non so nemmeno se domani verro qua da voi o mi manderanno da un’altra parte, sto facendo questo lavoro da una settimana scusatemi.» Anche i miei colleghi commentano il fatto che non si può andare avanti senza il nostro fattorino di fiducia e non capiscono, per fortuna, che il mio sfogo era dovuto ad altra ragione. Mi sto rassegnando, non verrà questa settimana, non andremo in mare questo sabato, si è pentito, ci ha rinunciato, non ne ho parlato con nessuno nemmeno con le colleghe di lavoro con cui vado più d’accordo e sono quel minimo in confidenza, non cerco consigli sul da farsi ma se sarà voglio sbagliare da sola. Mi sono sempre limitata al minimo necessario nelle mie decisioni su cosa fare o no nel tempo libero lasciando opportunità così allettanti ma che non mi davano nessuno stimolo per continuare. Qualcuno non ci pensa a quello che fa in certe situazioni e forse sarebbe proprio il caso di seguire l’esempio e passarsela felice e spensierata ma io non sono tipa da divertimento e buonumore ogni sera. Ma arriva sorridente salutando tutti «Sono tornato, avete avuto paura di dover insegnare tutto ad un nuovo?» «Ma no ci siamo trovati benissimo con il tuo sostituto, ha consegnato tutto nei tempi previsti ma nei posti sbagliati» dicono ironicamente a turno i presenti. Parla con tutti, scherza e racconta di aver dovuto sostituire un collega all’improvviso senza sapere per quanti giorni ma che per fortuna ne erano bastati solo tre perché non poteva fare a meno di noi. Lavora fino alle due del pomeriggio, così ha richiesto come condizione e la sua ditta lo ha accontentato segno che è e uno che non può essere sostituito facilmente nel suo lavoro, spero sempre che la nostra azienda si decida a fargli la proposta di assumerlo ma con queste sue richieste non sarà cosa semplice Mi fa l’occhiolino guardandomi attraverso le teste dei miei colleghi e io ricambio facendone due, non riesco a chiudere un occhio solo, me ne vergogno quasi ma è sempre stato così fin da piccola. Il suo volto ricambia ma deve andare via subito per delle commissioni urgenti e non possiamo parlare, mi prende lo sconforto quando ci lascia, non sopporto non avere certezze. Sabato andiamo oppure no? Per alcuni non servirebbe nessuna conferma, per altri che si faccia una cosa o no non cambierebbe di molto la loro giornata ma a me questo da molto fastidio, rimango come in ansia e sulle spine anche quando non c’è ne sarebbe bisogno ma forse questa voglia di conferme significa qualcos’altro… E’ il vuoto, come se stessi ad occhi spalancati alla ricerca di qualcosa che non trovo e guardo a destra e sinistra sperando di scovare il mio obbiettivo galleggiando su una superficie morbida ma insidiosa. Mi gira la testa e mi sembra di perdere l’equilibrio continuamente, devo sedermi più volte per evitare il peggio ma tanto lo so, tra poco mi sveglierò e sarà tutto finito. Infatti la collega che divide con me questa porzione di ufficio mi scuote per farsi ascoltare, «Ci sei? Pronto, pronto, sei con noi?» «Ah, si ecco mi ero un poco incantata, scusa» «Un poco? Se avevo un megafono facevo prima, mi verrà il mal di gola domani per il tanto gridare, ma che ti è successo?» Pausa, devo fare una pausa per capire cosa mi succede, anzi cosa mi succede di nuovo. Non cose nuove ma cosa mi succede un’altra volta, era da tanto tempo che stavo bene e ora? ancora! Sono tre anni che lavoro in quest’azienda e che mi sono trasferita in questa città e non ho mai avuto nessuna delle mie “crisi pensierose” come le chiamo io. Mi succedeva spesso in montagna, fin da piccola sparivo nei miei pensieri e per tutti ero irreperibile, a scuola era un problema perché sembrava non volessi dare ascolto agli insegnanti ed i compagni mi prendevano in giro anche lasciandomi sola ed andandosene senza salutarmi, tanto io non rispondevo quasi mai ai loro saluti. Poi capii che era un mia difesa, andavo da un'altra parte, nel mio mondo segreto, quello dei bambini nelle loro favole bellissime se non avevo interesse per quello che accadeva attorno a me. Sarebbe passato quando sarei cresciuta, lo sapevo che era inevitabile, si cresce, si fanno tante cose nuove e si conoscono persone diverse che ti aiutano a crescere ma questo non accadde, non successe. Stavo attenta a non pensare troppo quando ero con gli altri o mentre ero in treno o sul bus, ma quante volte e quante fermate dopo la mia sono scesa. Molto imbarazzanti erano le mie “scomparse” mentre stavo con gli amici e soprattutto con i “più che amici”, credevo di essere strana o malata ma ci stavo così bene nei miei pensieri, cosi sicura e felice che non ne ho mai parlato con nessuno. Vorrei andare a casa ma sprofonderei nell’oblio profondo, lo vorrei tanto ma non so se farei bene, ogni volta che ritorno dai miei viaggi nel pensiero muto leggermente la mia personalità, il mio modo di essere e vedere il mondo. Basta poco, mi sono abituata, basta attendere qualche minuto e quello che sembrava grave un minuto fa ora mi appare come una stupidata, in un lampo ho le risposte a tutto, non le devo cercare altrove, ho creato le difficolta ed allora ho anche le soluzioni oramai lo so, mi sono autoconvinta che sia così ed effettivamente funziona. Messaggio, mi arriva un messaggio da un numero privato. «Che fai Sara, non rispondi?» «No, non a questo numero, non rispondo mai a chiamate se non conosco chi sta dall’altra parte» «Brava, non sai quante occasioni ti perdi. Se ha avuto il tuo numero di telefono è evidente che si tratta di una persona che lavora qui, assieme a noi. Sei sempre sola, non ti viene a prendere nessuno dopo il lavoro, questo lo ho notato e lo avranno notato anche molti altri. A fine anno, come sai, andrò in pensione e così ti chiamerò per vedere se mi risponderai, capirò se sei sola per scelta, stupidità o paura» «Si, hai ragione, un giorno ne parleremo ma non oggi» Ha ragione eccome, ne ha viste tante passare di qua negli anni, una volta mi ha confidato che non si sarebbe aspettata rimanessi a lavorare per più di alcuni giorni in questo zoo, mi sveglio di colpo… e se fosse lui, Icio, a chiamarmi per dirmi che si fa il fine settimana? Ho pensato subito a lui, forse ci stavo già pensando, e forse tutto questo ricominciare a perdermi nei miei pensieri come una volta è dovuto a questa conoscenza nuova, interessante e positiva prima che intrigante. Messaggio: «Ciao, sono Icio, vorrei dirti due cose. La prima è di non arrabbiarti se ho cercato il tuo numero ma non potevo trovarti altrimenti perché mi hanno mandato a lavorare da un'altra parte, la seconda che sabato si parte alle 5 del mattino. Non ti risponderò subito, sono troppo occupato, mandami solo un si o un no, io capirò. P.S. non farti problemi se “no”, non perdo la giornata, a pesca ci vado anche solo» Grazie, “a pesca ci va' anche da solo” non so se sia scortese dire così o se è per non dare troppa importanza al fatto che io abbia accettato di partecipare a questa avventura con lui, in ogni caso mando un bel SI maiuscolo e dopo ci penserò. Dopodomani è vicino, mi resta una notte piena per dormire e una con sveglia all’alba, anzi prima dell’alba e di sicuro mi dirà che lui sarebbe partito anche prima ma per farmi riposare si è sacrificato. Non sono andata da Sandro, il mio parrucchiere, ho voluto essere me stessa in questa prima volta di fronte a lui, senza differenze da come sarei se non dovessi stare a contatto con tutte le persone dell'ufficio, anzi, ci sono andata ma non volevo farmi bella per l'incontro. Sandro prima di tutto è un mio amico poi anche chi mi da una sistemata ai capelli neri e lisci che mi ritrovo e anche questa volta, quando arrivo da lui, come al solito mi spedisce via dicendo che non ne ho alcun bisogno.
Il mare che accoglie
La barca è per così dire trascurata, vedo che è stata ripulita da poco sicuramente a causa del mio possibile arrivo ma è bella, piccola, giusta per due se si vorrebbe dormirci la notte, non so in quanti invece si potrebbe starci per pescare, non ci capisco nulla ma anche se lo conosco da troppo poco, Icio, credo la usi sempre da solo. Due ore scarse di automobile mi hanno proposto una visione di paesaggi totalmente nuovi e vegetazione molto diversa da quella a cui sono abituata. Da queste parti non ci sono mai stata, è tutto nuovo ma quando dalle alture è sbucato il mare, blu intenso punteggiato da isolotti verdi… mi è mancato il fiato, ma non perché fossi sorpresa dalla bellezza e dalla vastità del luogo quanto per il fatto che mi immaginavo tutto così, come se questi posti esistessero già nella mia mente. Strano, stana sensazione, da ogni parte volgessi il mio sguardo apparivano scorci di paesaggio marino che io conoscevo o, meglio, credevo sinceramente di aver visitato, un vero “già vissuto” che abitava dentro di me. Lui, che aveva parlato abbastanza per tutto il tragitto di colpo, appena apparso il mare era mutato, si era silenziato, da viaggiatore aveva avuto una trasformazione in esploratore, il suo sguardo cambiava direzione ininterrottamente, voleva vedere più di quello che la direzione e la velocità dell’automobile permettevano, diverse volte avrei giurato si fermasse per prendere appunti nella sua memoria. «E’ per le prossime uscite, cerco sempre dei posti adatti alla pesca pertanto controllo se ci sono accessi al mare dove poter arrivare con l’automobile e però adesso smetto, ho rischiato diverse volte di uscire di strada mentre osservavo un spiaggia o una punta pietrosa che ben si prestava all’uso delle mie attrezzature» Assorto, diverso da dieci minuti fa, cambiato totalmente, io non ci sono più, mi dovrei arrabbiare, abbandonata e sola a pochi centimetri da lui, ospite indesiderata mi vien da pensare ma, io trovo sempre il meglio in tutto, se posso. E’ nel suo mondo, come me in certi frangenti, da un'altra parte, sembra che questo, oltre che quello che più gli piace, sia il vero scopo della sua vita, è la prima volta che vedo una persona totalmente presa da qualcosa che non sia io quando siamo insieme. E affascinante vedere la concentrazione nel suo cambiamento, è mutato in tutto, il suo volto, impressionante lo sguardo e i movimenti nella guida, non gira il volante tenendolo stretto ma lo accompagna come ad indicare al mezzo meccanico la strada da fare sicuro che sarà obbedito, non sente, e nemmeno io, il rumore del motore, voliamo sull’asfalto mentre lo guardo ammirata fino a che il pietrisco dello sterrato che abbiamo imboccato mitragliando l’interno dei passaruota ci sveglia da un bellissimo ma pericolosissimo sogno. Il motore spento mi dice che siamo arrivati ma da dove e come non lo so, mi sono scordata gli ultimi chilometri di strada, assorta, come lui, in mille attente osservazioni. E’ ritornato quello di prima, dolce e cordiale, mi offre della cioccolata fondente che accetto e apprezzo, chissà quante volte avrà ripetuto questo gesto. Noto l’impazienza di essere già a bordo nei movimenti frenetici ma frenati che hanno le sue mani, e lo nota anche lui. «Capiscimi, è sempre così, non ci posso fare nulla, è come se fosse la prima volta, quando vado a pesca, mi pare di provare la sensazione della prima volta che ho fatto sesso. Una caduta senza rete, una paura sconosciuta di un qualcosa di estremamente bello che mi dovrà capitare» Silenzio, nessuno dice nulla per la sorpresa, poi lo guardo negli occhi per capire se scherza ma non è così, una impercettibile vibrazione delle labbra lo tradiscono, ha detto troppo. «Ora puoi ridere se vuoi» dice e inizia a portare borse e zaini a bordo. «La barca deve funzionare bene, essere affidabile in ogni condizione, non puoi scendere e andare a piedi se si ferma, non è un’automobile, quando c’è mare brutto se hai dei problemi puoi morire. La parte estetica serve solo ai fighetti del mare, quelli che quando soffiano già deboli venti si girano dall’altra parte del letto». Quel “puoi morire” detto cosi prima di partire mi sa tanto di autogol, potrei cambiare idea adesso se fossi solo un poco indecisa ma credo che in buonafede questa mossa non sia stata fatta apposta. L’odore salmastro risulta amplificato mettendo la testa dentro alla cabina ma per fortuna quando toglie le due coperture laterali trasparenti svanisce tutto e la visuale e perfetta, quasi 360 gradi. Sono immobile, non so cosa fare o se devo fare qualcosa ma lui «Qui se libera di fare quello che vuoi, sei l’ospite ma per favore stai seduta e non toccare nulla che è meglio» Bene, comincia bene, è gentile ma dà subito gli ordini però poi mi dice «Lo sai che quando sei a bordo di una nave.. beh non esageriamo, cioè di una barca anche se non hai la patente puoi guidare in piena regola sotto responsabilità del capitano, che poi sarei io e.. staremo a vedere se sei portata.» Boh, io nata e vissuta in montagna al timone di una barca in mare? non so cosa pensare, ma non credo sia difficile la strada è molto larga però in porto bisogna posteggiare anzi, attraccare, verrò corretta continuamente su termini che non conosco. Lo guardo fare “le mille manovre” come le chiamerò mentre il sole già alto ancora non riesce a scaldarmi a causa dell’ umidità che ci avvolge, la barca era tutta bagnata come i prati da me, in mezzo ai monti all’alba. Ho guardato solo lui, cosa faceva per vedere se potevo essere di qualche misero aiuto nel ritorno e non avevo osservato attorno a me, una folata di vento mi fa girare la testa e meglio così, guardando dentro la barca stavo pregustando i primi sintomi del mal di mare senza capire cosa fosse quello strano gusto in bocca che altro non era che caffelatte e biscotti che volevano ritornare al bar del porto. «Guarda fuori» mi riprende subito, «guarda un punto fermo a terra altrimenti possiamo già tornare a riva prima di partire», mi riprenderà continuamente fino a stancarmi, come se fossi una novellina del mare che non sa come muoversi… Io immobile e rigida incasso tutti i colpi delle onde quando colpiscono lo scafo, se ne accorge e: «Fai come se andassi a cavallo, piedi piantati e molleggiati seguendo le onde» Ci provo e funziona, quasi ci prendo gusto ed esagero nel molleggio ma l’onda non vista mi fa arrivare le anche all’altezza dei denti, allora mi ridimensiono, attenuo l’entusiasmo e vedo che sorride, ha colto la mia sorpresa, ha capito quel che era successo ed ora lo so, qua non si scherza. La terra si allontana così velocemente che non capisco chi si sta muovendo, il mondo o noi, ma che razza di motore ha questa barca, mi volto verso Icio con lo sguardo interdetto e lo vedo sorridere «Stai tranquilla non siamo alla massima potenza e io non sono quello dei motori truccati da contrabbandiere» A me sembrerebbe sia proprio così invece, quando siamo partiti non riuscivo a staccare la schiena dal sedile per l’accelerazione, una cosa del genere l’ho provata solo quando, in paese, i ragazzi al bar facevano le sfide con le moto truccate. Una volta, per una scommessa persa, ho dovuto sedermi dietro ad un pazzo su una Yamazukawa o qualcosa di simile e oggi questo marinaio, per un momento, mi ha fatto provare quello stesso terrore, la certezza della fine! Lo guardo in un modo che genera in lui l’obbligo di una spiegazione «Un motore potente come questo ti permette di tornare a casa sano e salvo quando il mare vorrebbe tenerti con se per sempre, mi ha aiutato in situazioni che non credevo avessero una via di uscita e…qualche volta me la sono vista proprio brutta.» Dal modo e dall’espressione che aveva mentre lo diceva ho capito che non era uno scherzo, mi viene la pelle d’oca a pensarci, solo, di notte e con la burrasca a combattere le forze della natura e con se stesso, io sarei morta per conto mio, di paura quasi a beffare la sorte. Fermi, il motore è muto, nemmeno un alito di vento, un silenzio irreale mi fa credere che siamo gli unici esseri viventi dell’universo, non vedo alcun segno della civiltà, solo mare e isolotti verdi senza una casa o una strada. Tocco l’acqua con le dita ed è più calda dell’aria, che strano, il lago in montagna è sempre più freddo ma questa acqua mi fa venire voglia di assaggiarla e di berla tanto è docile e immobile in questo momento, mi rimbocco la manica e infilo il braccio fino al gomito e inizio a vedere i gorghi a fianco della mia pelle, penso sia il movimento che ho fatto per immergere il braccio ma anche stando fermissima si formano dei bellissimi disegni sulla superficie liquida. «Bello eh, sembra di essere fermi e invece…» Mi spiega, dopo aver consultato non so che strumento, che ci muoviamo a 3.6 nodi che sono circa 6 km all’ora ma non avendo riferimenti con nessun punto a terra non si percepisce. Armeggia ora con funi e ancore fino a fermare la barca nella posizione che gli è più congeniale, dopo di che soddisfatto inizia a preparare il caffe con un fornelletto a gas. «Lascia faccio io!» esclamo, felice di poter aiutare in qualcosa. Finalmente un compito che so svolgere alla perfezione e con questo profumo di mare, oltre a quello che ogni tanto si sprigiona dai contenitori delle esche, il caffè ha un odore ed un gusto tutto nuovo, particolare, sembra più intenso del solito, pulito, ma cambia sapore a mano a mano che l’aria salata che inalo tra un sorso e l’altro ne modifica la struttura, aiuta, rinfranca, che ne so, è stata anche questa un’esperienza. «Siamo sopra ad una secca, attorno a noi abbiamo quasi 90 metri di profondità ma qui siamo sopra ad una guglia che si innalza per arrivare ai 20 metri e la parte superiore è tutta stranamente sabbiosa, è larga 25 metri e lunga circa 250. Prova a mettere una mano nell’acqua come prima ora che siamo ancorati e fermi» Lo faccio subito e, sorpresa, il braccio sembra trasportato via con forza come la mano fuori dal finestrino dell’auto in corsa, allora spalanco le dita e appaiono delle forme sopra e sotto alla superfice che proseguono in una scia di quasi un metro per poi scomparire inghiottite dalle leggi della liquidità. Rimango intrappolata con la mente nel vortice che crea un imbuto verso il fondo e mi vedo riflessa pronta a scomparire dentro ad esso senza alcun senso di pericolo, sicuro, ammiccante, come quando un po’ brilli si accetta tutto inconsapevoli del pericolo e allora dico, mi butto, ma dove? Nel vortice o in questa storia che ho creato rimanendo da sola in mezzo al mare con un quasi sconosciuto? Non faccio in tempo a cercare la risposta perché sono richiamata all’ordine dal capitano «Stai bene? Così con la testa quasi nell’acqua pensavo avessi il mal di mare.» «Si si benissimo, mi ero fermata un istante a pensare.» Davanti a me dei piccoli gabbiani si tuffano nell’acqua che improvvisamente ribolle davanti a noi, ne escono poco dopo, volano ancora in alto e si rituffano, mille pesciolini impazziti cercano di sfuggire alla cattura, mi spaventa all’inizio il rumore che si è creato, sembra l’acqua per la pasta quando bolle ma come se ci fossi io nella pentola. Improvvisamente come spuntati dal nulla enormi pesci si uniscono al banchetto saltando fuori dall’acqua e spanciando sgraziati quando ricadono nel liquido blu, il sole con i suoi raggi attraversa la nube di schizzi e forma mille piccoli arcobaleni che durano solo pochissimi istanti ma che fondendosi tra loro creano un spettacolo multicolore. Mi allontano dal mio rimuginare in un baleno e mi abbandono a contemplare ancora una delle cose per cui dovrò ringraziare la mia guida esperta di questo nuovo mondo. Tutto finisce come è iniziato, di colpo, rimane solo qualche gabbiano a galleggiare sazio e una miriade di piccole squame che con la corrente passano tutto attorno e sotto la barca. Il loro luccichio sotto la luce del sole ha formato una sorta di strada che, penso, potrei percorrere camminando senza sprofondare nell’acqua e arrivare fino a riva ma il flusso continuo la fa svanire in pochi minuti lasciandomi nuovamente ai miei pensieri. Questo ambiente all’apparenza deserto mi regala delle emozioni continue ed è l’ideale per sgattaiolare nelle mie riflessioni. «Pensare, pensare, so bene come funziona ed è per questo che faccio delle cose che mi costringono a rimanere continuamente attivo per astenermi dai pensieri almeno nei solitari fine settimana. Lo ho capito dal tuo “fermarti un istante” che è durato almeno 5 minuti!» Io nascondo, lui no, io confondo, lui semplifica. E’ addirittura disarmante la sua sincerità, mi racconta i suoi pensieri senza paure ne timore di rendersi ridicolo di fronte a me. Io no, non ci riesco, se lo faccio anche in minima parte mi sembra di spogliarmi con l’imbarazzo di farlo davanti ad un milione di persone pronte a giudicarmi. Perché nessuno si accorge di queste cose? Quanti dei miei colleghi di lavoro sono totalmente diversi da quello che sembrano e… «Allora con questi siamo a 10 minuti di vuoto mentale, ma mi piacciono questi tuoi silenzi, li riconosco in me. Ecco cosa faremo un patto, che figata vorrei lo avessero proposto a me, non ti disturberò quando ti “incanterai” assorta nei tuoi mancamenti dalla realtà e lo stesso farai tu con me» «Bello, mi piace. Approvo e sono d’accordo, giusto per puntualizzare il lato positivo della.. del patto. «Vedremo chi per primo vorrà sapere i pensieri dell’altro, infrangendo la prima clausola dell’accordo» «La prima?» esclamo «perché ce ne sono altre?» «Al momento no,» risponde « le aggiungeremo strada facendo!» E’ stato uno spettacolo stupendo vedere il sole tramontare sul mare, scendere infuocato e deciso nell’acqua senza fumare o spegnersi nel vapore, del resto della giornata ricordo poco, ho fatto mille cose ordinate dal “Capitano”, necessarie diceva lui, ma credo mi abbia fatto annoiare il meno possibile nei tempi morti che però io non ho avvertito. Dopo è arrivata la notte, il buio totale ha creato un contrasto notevole con la luce del sole di tutto il giorno e con quella coloratissima del tramonto, non c’è la luna e il cielo coperto hanno fatto il resto, dal tutto chiaro e trasparente sono passata al nascosto e ovattato, misteriosa sensazione non sapere delimitare lo spazio intorno a me. All’improvviso sono apparsi miliardi di punti luminosi e mi hanno avvolta in una luce nuova, la via lattea mi è apparsa come non l’avevo mai vista, senza confini, da perdercisi dentro guardandola, curva come una mano protettrice che scende dal cielo. Non so quanto tempo sono rimasta in contemplazione dello spettacolo ne quanto ne sarei rimasta se una voce proveniente da un’altra dimensione non mi avesse riportato con i piedi “sull’acqua”. «Vai in cabina se hai sonno, ci sono delle coperte se hai freddo e tu hai freddo, lo vedo, e un’ora almeno che tremi e non è che io sia cosi spaventoso» «Va bene, scendo, ma non c’è una stufa? » «No non c’è, ora ti scaldo qualcosa da mangiare cosi poi ti addormenti come un ghiro» Mi porta una minestrina che mi da un conforto notevole e mi crea un effetto soporifero che, unito al fatto di essere in piedi da almeno venti ore, mi accompagna nel mondo dei sogni tra due enormi piumoni caldissimi, senza che me ne accorga. Quanti sogni avrò fatto stanotte mi chiedo, e che tipo di sogni. Sarà venuto anche lui a scaldarsi qui sotto o almeno a controllare se mi serviva qualcosa? Peccato non ricordarmi quello che avrò sognato stanotte. Non ricordo nulla, se non fosse stato per i sobbalzi dovuti alle onde avrei dormito ancora ma…è ancora in piedi intento a pescare, non ha smesso un momento? «Buongiorno, Sara, come è andata la tua prima notte in barca? Bello, mi ha chiamata per nome, da quanto tempo non succedeva così appena sveglia, esco e lo guardo, alle sue spalle il sole sta facendo capolino e mi abbaglia illuminandomi il viso. Non ho visto l’alba, ma me la sono sognata di sicuro, il sorgere del sole in mezzo al mare con un uomo, solo io e lui, impensabile fino a qualche giorno fa ma tutto cambia e si trasforma, ogni cosa mi cambia e mi trasforma e continuamente e… «Il sole basso e appena sorto è di una tonalità giallo rossiccio che ti colora il viso e ti da un aspetto magnifico, speriamo che accenda anche il buonumore visto che sei di già così pensierosa» «Non è che ieri sia stata scorbutica mi pare, comunque grazie del complimento» «Ho avuto delle esperienze con alcune signore….e, alle volte, al risveglio erano talmente incavolate con me e senza ragione che ne ho avuto anche paura allora mi sono mosso per primo cercando di evitare il colpo eventuale» «No, non sono io quel tipo di donna, solo se hai combinato qualcosa non avrai scampo» Ci sono state donne nella sua vita allora, ma che stupida a dubitarne, come poteva essere diversamente, se è un bell’uomo adesso figurarsi venti o trent’anni fa. E’ agitato, preparo il caffè su un fornello con il piano cucina che ondeggia più del mare e mentre cerco lo zucchero faccio cadere vari barattoli che…non si rompono, sono di plastica per mia fortuna o sua premura ma, pur con un po’ di difficoltà ci riesco, lo beve in una fretta sospetta, ha in mente qualcosa ma non ho idea di cosa sia. «Vieni qui a vedere, presto» vedo vicino a lui un grande contenitore blu scuro colmo di acqua, mi affaccio oltre il bordo e lo spettacolo è stupefacente, lucenti e guizzanti una moltitudine di pesci di colori incredibili. «Stanotte li hai presi?» «Dormi tu che pesco io, vieni te li faccio vedere meglio e ti dico il nome di ognuno» «Li hai chiamati per nome forse?» chiedo ridendo «Uno per uno, maschi e femmine e veloce che li dobbiamo liberare» «Uh, la mi espressione è questa Uh, ma perché siamo venuti fino a qui, per liberarli? Ride, ride e non smette, mi sto arrabbiando. Se ne accorge e corre ai ripari. «Sono piccoli, non siamo venuti per questo ma per quello che prenderemo dopo» Alcuni sono rossi altri rosa con punti blu tutti gli altri argentei con le strisce nere un vero spettacolo, li appoggia delicatamente sull’acqua e questi se ne vanno rapidissimi bagnandoci la testa con gli schizzi della coda come saluto. Tira fuori dalle sue scatole matasse di filo e aggeggi vari che sarebbe inutile tentare di capire a cosa servono, a pescare ovviamente mi dico ma non ho il coraggio di chiedere per non far vedere la mia pur giustificabile ignoranza in materia. Sembra un automa, gesti ripetuti mille volte si susseguono senza sosta, perfettino e minuzioso nei più piccoli particolari che noto pur non avendoli mai visti prima. Tutti programmati, ma come dirà più tardi: «Quello che faccio, tutte queste cose che sto mettendo insieme, il filo, gli ami, le lenze, anche se sembra lo abbia fatto sempre allo stesso modo , dal sistema che ho di preparare tutto, viene modificato ogni volta che si inizia a pescare e questo senza pensare. Immagina, tu mi puoi capire spero, penso sempre così tanto nella vita di ogni giorno ma, quando sono qui un qualcosa o un qualcuno fa tutto questo per me, al posto mio. Le mani si muovono da sole prendono questa o quell’altra cosa senza che io debba ragionarci su per capire cosa fare. La strategia di pesca, che è una cosa importantissima, si sviluppa da sola nei miei movimenti e nelle scelte, se mi devo spostare con la barca per trovare un posto migliore non lo faccio ragionandoci su, me ne accorgo quando lo sto già facendo. E’ incredibile ma è così vero e sorprendente che ci ho messo del tempo per rendermene conto tanto era naturale la cosa» «Ma non credi di esagerare con queste tue affermazioni?» «Ho detto all’inizio “tu mi potrai comprendere... spero”» «Già ma adesso che mi ha detto tutto questo io, al solito, devo trovare un nesso con qualcosa di più grande, cioè di più concreto in quelle parole che ho appena sentito» Silenzio. Il suo viso parla per lui, è come dire estasiato, raccolto in se stesso, in attesa delle parole per esprimere un concetto che sento sarà determinante per il prosieguo della nostra “storia” «Ecco, allora, se riuscissi, no, se si riuscisse a creare a piacere questa condizione, nel momento che lo si desidera, questo stato per cui non si dovrebbe fare fatica a creare le cose, crescere, lavorare, amare ma solamente lasciare che tutto succeda mosso dall’essere che sta dentro di noi, che non possiamo comandare se non con piccoli stimoli o raggiri, ecco che potremmo scoprire veramente chi siamo e forse anche comprendere perché siamo qui, non solo noi due, ma tutti, chiunque in ogni posto.» Ecco, lo ha detto. Senza pensarci, senza sforzo, nemmeno misurando le parole ma solo aprendo la bocca per lasciar uscire quello che il pensiero gli dettava. Non sono io la persona che dovrebbe essere qua ora, ad ascoltare questi discernimenti ma qualcuno capace di capire e in grado di rispondere a questi concetti così complessi ma espressi in modo così naturale da farli sembrare cose di tutti i giorni. Non si parla più, restiamo muti, forse abbiamo capito che non c’era nulla da dire, è il silenzio del mare che ci accerchia, ci parla, facendoci riflettere, fermando il tempo, liberando di colpo la nostra mente come dopo uno sforzo prolungato, come l’acqua dopo la sete. «Siamo stati via un bel po’, io e te, che ne dici. Sarà passato un minuto o un ora in questo taciturno oblio?» Ho paura a guardare l’orologio, potrei avere una sorpresa di cui non ho bisogno. Questa mattinata è accompagnata dai colpi delle onde sullo scafo, dai battiti di ali dei gabbiani che ci circondano, e dal fruscio dei nostri vestiti che si ode distintamente nella mancanza dei disturbi della civiltà e se facessero rumore anche dal suono dei nostri pensieri. Tonfi sordi e ripetuti provengono dal fondo della barca, frenetici e incontrollati. «Dai salta qua veloce scansafatiche e aprimi il coperchio della vasca frigo, quello rosso, il più grande, è arrivato il pranzo» Scossa come da un terremoto sgattaiolo via da me, attraverso quella linea di confine immaginaria che mi separa da tutto e tutti mi abbaglio con la luce del sole mentre cerco di guardarlo. Argenteo e luccicante riflette ogni bagliore in mille luci con le sue piccole squame, piccole, troppo piccole per un pesce così grande. Icio lo prende da sotto la gola e lo immobilizza in modo che io riesca ad ammirarlo, rare volte ho visto un pesce cosi bello e vedo anche la soddisfazione nel viso del pescatore che me lo porge per farmi sentire come si dibatte disperato. Io, come i bambini ho un timore che fa si che riesca solo ad accarezzarlo sulla testa al che: «Attenta, se ti morde ti schiaccia un dito come una nocciolina lui non scherza!» Ritraggo la mano veloce come un fulmine mentre Icio se la ride a gran voce. «Stupido che sei, ci avevo creduto sai?» «Ma è vero, la dentatura così possente serve a schiacciare le conchiglie per mangiarne la polpa, un pesce simile una volta mi ha letteralmente spaccato un paio di tenaglie mentre cercavo di togliergli l’amo dalla bocca» E’ vero, i denti sono distribuiti anche sulla lingua e sul palato, un osso di pollo verrebbe frantumato in mille pezzi come niente pertanto tengo le mani in tasca ora. «Ma io non lo avrei permesso chiaro, lo avrei scostato da te in caso di pericolo» «Ah beh allora..» rispondo con tono ironico Mette ora il pesce in una vasca scura all’interno che chiama “vasca del vivo”, viene usata per tenere vivi i calamari che si usano come esca per i pesci predatori e ci si cammina sopra al coperchio che avevo sollevato prima. L’orata nuota subito stranamente tranquilla ma mi spiegherà poi che è a causa del colore scuro all’interno che la rende sicura. Inginocchiata sul bordo di questa vasca cerco inutilmente di rivedere i colori stupendi di questo pesce ma non li vedo, sono scomparsi, si è subito adattato al quasi buio del fondo e al sole che non lo raggiunge per farli risaltare. Non me ne sono accorta, Icio si è chinato vicino a me, troppo vicino, le sue labbra sono a pochi centimetri dal mio collo ed io sorpresa da questa incredibile condizione mi trovo incapace di reagire, mi irrigidisco valutando quello che mi viene in mente ora, anzi ad ogni pensiero che affiora rispondo con un allontanamento dalla realtà, sto per chiudere gli occhi ed accettare passivamente tutto l’immediato futuro ma la delusione si trasforma subito in sgomento fin dalle sue prime parole: «Devi vederlo morire e pensare a questo quando inizi a mangiarlo, devi sapere che tu hai voluto che accada e capire che la stessa cosa l’hai voluta anche quando mangi una bistecca o una coscia di pollo. Sei tu l’artefice di tutto quello che fai, che tu lo voglia o no sei tu che lo hai fatto e diventare consapevole e pensarci ogni tanto è il miglior riconoscimento che si può tributare alla natura. Quando riuscirai ad abituarti, o meglio, a non fartene una colpa sentirai il gusto cambiare, non sarà più quello che hai preso dal pesce ma il gusto di ciò che la vita ti dona e scoprirai che quello sarà solo l’inizio di una grande conoscenza interiore» Mentre parlava le sue parole mi stordivano e le mie braccia perdevano forza, rischiavo di finire dentro la vasca senza oppormi perciò aiutata dalla spinta laterale creata da un’onda mi lascio cadere lateralmente quasi addosso a lui. Rimaniamo accovacciati vicini per qualche minuto e sentiamo il nostro respiro rallentare dopo l’emozione che capisco è stata enorme anche in lui nel svelarmi una tale verità senza la previsione delle mie reazioni. No, non posso crederci, è un semplice fattorino ma parla come uno che.. ma no, in televisione non si sentono discorsi di questo tipo se non veramente di rado ma dove allora? Qui è vero, qui dove siamo ora, come due vecchi amici che si parlano senza temere di dire qualcosa che non vada bene all’altro, certi che un confronto di opinioni deve essere un motivo per ampliare le proprie conoscenze. Fuori tempo pensai, sono fuori tempo, nel giro di pochi giorni ero passata da stupide conversazioni con persone che avevano una cultura invidiabile a dei ragionamenti che stonavano nella mia vita ma, come quando si sente per la prima volta un brano musicale con delle note assonanti, danno fastidio ma stanno così bene in quel determinato contesto che vien voglia di riascoltare il brano per sentire solo quel passaggio. Come paragone mi sembra il più simile, ero disturbata da quei ragionamenti ma ne volevo sapere sempre di più, mi spaventava dove pareva arrivare a volte ma non vedevo l’ora di ricominciare a parlarne. Era difficile accedere al suo modo di pensare, un concetto come questo era troppo grande per me che nata in mezzo ai boschi e a contatto con la natura non riuscivo a capire perché si dovesse sempre andare così a fondo nelle cose fino a scovare difetti e perplessità, alla fine capii che non erano che un modo per conoscersi. Ma non conoscersi tra di noi o tra persone ma conoscersi riferito a se stessi, al “dentro” che si muove di forza propria che ti comanda e ti fa fare quello che vuole quando non lo vorresti o non ne avresti proprio bisogno. Di una crudezza estrema per me questo “Devi vederlo morire”, non ero preparata a una cosa del genere, sul momento mi ha angosciato, dover assistere a una realtà così triste e capace di cambiare di colpo il tuo vivere. Si, il mio vivere ogni giorno, e questo ricordo, ne sono sicura, pur assimilandolo e dimenticandomene con il tempo, resterà sempre presente in me. «Sai Sara, stavo quasi per infrangere la regola di non disturbarci quando pensiamo ma tu veramente sparisci ogni tanto, anzi ogni spesso. Se non capissi cosa ti succede in quei momenti ti tratterei come tutti trattano me, quelli che non mi conoscono intendo perché gli altri, gli amici, oramai si sono abituati a vivermi ad “intermittenza”.» «Ma adesso liberiamo anche questo, non ti farò assistere a nulla di brutto, anzi di sconvolgente mi è sembrato di capire dalla tua espressione» «Ok va bene, ne sono proprio sollevata, ma e… cosa mangeremo se liberi tutti i pesci che prendiam…che prendi?» «No stai tranquilla, stanotte, mentre tu dormivi beata al calduccio, ed io me ne stavo al freddo e al gelo, ne ho presi degli altri che ora stanno riposando nel ghiaccio del frigo. Devo comunque dire che in questa uscita, se intendiamo vederla dal lato della pesca , è stata molto favorevole. Se penso a quando mi hai chiesto” E se non prendiamo nulla?” mi vengono i brividi» Meno male, pensavo non fosse a posto, uno che libera tutto quello che prende, ma la cena è al sicuro. Si torna indietro poco dopo le dieci del mattino, ora il sole stava scaldando il mio corpo ed estraeva quel freddo dovuto alla stanchezza più che alla temperatura di un novembre inoltrato. Sarebbe rimasto a pescare tutto il giorno lo so, se non ci fosse stata la mia presenza e per la bella “preda” che ha catturato (il pesce o me penso), ma si giustifica con i tempi del rientro e la voglia di passare il resto del giorno a gustare del buon cibo e riposare, io sarei rimasta a scaldarmi al sole e a fare il meno possibile per quanto il paesaggio deserto del mare sia ammaliante. Non c’è nulla sopra di me, le fronde degli alberi dei miei boschi non ci sono a proteggermi dalla pioggia o dal sole troppo forte di agosto eppure mi sento al sicuro anche qua dove non troverei nessun posto dove nascondermi per cercare rifugio. «Sai talmente tante cose che non so se ti resterà del posto in quella testa ma il fatto nuovo per me è che si sente che le hai provate, vissute non come quasi tutti i miei conoscenti o colleghi di lavoro che parlano a vuoto citando notizie sentite o lette sui libri» «Siamo proprio dei critici su tutto e tutti noi due, non ci va bene quasi niente di quello che sta al di fuori di questa barca mi pare, su questo mi sembra che ci somigliamo» «Allora dai parlami del mare, non mi sembra ci sia tutto questo pericolo oggi, forse perché mi sento al sicuro qui con te» Mi guarda ora stranamente, non ha capito che voglio veramente che mi parli del mare, la sua espressione è quella di uno che crede di essere preso in giro o forse è per l’ultima parte.. “qui con te” «Conoscere il mare significa assecondarlo, interpretarlo, se oggi non da segnali giusti per la pesca o la navigazione non si esce, non si va in mare. Evito di entrarci, nell’acqua dico, anche le volte che sono stato in vacanza, non mi piace, è come violare un posto proibito, lo guardo dal di fuori intuendo come sarà sotto la superficie, la mia scarsa capacità nel nuoto e il fatto che mi faccia sempre effetto lo sbalzo di temperatura immergendomi fa il resto. Però, come con una donna mi piace immaginare; nel mare cerco di capire come è quel tratto di costa sotto la superficie osservando i colori del fondale o l’andamento del terreno prima che sparisca sott’acqua, di una donna cerco, nello sguardo e nei movimenti , nella voce, il suo carattere e la sua simpatia. Andare per mare o con una donna, no andare con una donna non mi piace.. sembra un'altra cosa, allora andare per mare o uscire con una donna è simile, in tutti e due i casi ci vorrà molta osservazione ed intuito per raggiungere un buon risultato». Si ferma , mi guarda e.. «No, per quanto riguarda la donna anche raggiungere un buon risultato non mi piace. Certo che parlare con te è molto piacevole ma mi crea sempre dei dubbi su come potresti interpretare ciò che dico e questo mi imbarazza molto, più che con ogni altro o… altra? dirai tu, ma questo dubbio, se lo è, te lo voglio lasciare in sospeso.» Ci stiamo parlando così apertamente ma inserisce spesso dei piccoli interrogativi senza mai guardarmi quando conclude un ragionamento dal finale vagamente equivoco, non capisco se lo fa per provocarmi o per vedere la mia reazione. Credo mi stia studiando, cercando di capire quanto sono pronta ad accettare i suoi ogni tanto difficili pensieri e se sia il caso o meno di espormi a questa esperienza. Gli ho chiesto di parlarmi del mare cioè darmi delle informazioni tipo documentario ed ecco che riparte con le sue considerazioni e confronti, si sente che a ogni passo dei suoi discorsi si ramificano dei ragionamenti che vanno a stemperarsi nella necessità di trasmettermi qualcosa di quello che sente e prova durante la narrazione. Lo percepisco come una specie di tortura non riuscire a sdoppiare, no a centuplicare le capacita della mente per poter seguire tutti i ragionamenti contemporanei, ecco un esempio di quello che capita anche a me, non mi bastano le funzioni del cervello, ne vorrei di più, molte di più. Mi ricordo di lui ora. Franco, il tecnico che riparava i computer dell’ufficio, giovane e simpatico, entrammo subito in sintonia. «Se non ti basta la potenza del pc per fare il tuo lavoro mi chiami e io ne aumento la capacità di calcolo, la memoria, oppure installo un secondo o terzo schermo così potrai seguire più pratiche contemporaneamente ma è molto impegnativo, ho visto persone perdersi nei meandri delle finestrelle aperte sugli schermi e non tornare più alla realtà» Questo, si questo ci vorrebbe, ampliare il cervello, potenziarlo, ma qualcuno sicuro ci è riuscito a usarne una porzione maggiore ed è diventato un grande scienziato o un povero pazzo, ma quanti pazzi ci sono in giro? Ma quante persone… Mi scrollo un momento di dosso questi pensieri, Icio mi stara aspettando da qualche parte, forse siamo già rientrati a casa senza che me ne sia accorta… «E io che credevo di soffermarmi tanto nelle mie riflessioni, ma tu veramente mi superi o forse pensi lentamente e così ci metti tanto tempo, comunque ti vedo stare così bene dalla tua espressione, quando sei “via”, che non ti sveglierò mai, nemmeno se stessimo affondando» Ritorno a pensare al tecnico, a Franco, minuscola parentesi in questo punto del mondo in cui mi trovo ora e senza nessun collegamento giustificato, una nota sbagliata nel brano che sto ascoltando oggi.
«Arriva la primavera e tutto esplode, gli alberi fioriscono, gli uccellini cantano a squarciagola, il sole scalda l’aria e la temperatura aumenta e i computer si guastano! Ogni anno la stessa storia, non posso mai andare in ferie in primavera, c’è un aumento di lavoro e di chiamate impressionante» «Spiegati meglio Franco, cosa succede ai computer quando cambia la stagione?» Aveva la mia età, alto e bello, faceva un lavoro che mi sarebbe sicuramente piaciuto e siamo usciti la prima sera che ci siamo conosciuti. Anche a Franco piaceva stare in silenzio, se possibile silenzio totale e siamo rimasti così, vicini quasi a combaciare i nostri corpi fino ad addormentarci nell’assoluto silenzio della sua camera. «E’ il calore che provoca il disastro, in inverno anche se avete il riscaldamento acceso nel vostro ufficio non si raggiungono mai temperature elevate ma, contemporaneamente, i sistemi di refrigerazione delle vostre macchine si intasano di polvere e altro. Superata un certa soglia invece, con l’arrivo della bella stagione si blocca tutto e io devo correre a risolvere i problemi in tanti luoghi contemporaneamente» Fu così che fini la nostra conoscenza, non lo vidi mai più, arrivò il caldo e sparì per sempre dalla mia vita, doveva lavorare e non trovava più tempo per me. Il ricordo di quella notte rimase per me una cosa in sospeso, assenza di gravità, mancanza di peso, senza creare un vuoto dentro fu un’avventura che non arricchì di molto la mia esperienza ma che si aggiunse alla lista delle mie cose “fatte”
«Icio», chiamo alzando la voce per farmi sentire sopra al rombo dei motore, «sono stufa di farti sempre stare solo, ora ti aiuto a fare qualcosa altrimenti mi isolo senza rendermene conto» «Tranquilla piccola, sono abituato a rimanere ingiustamente dimenticato dagli altri ma ora un motivo c’è, sei tu» Di nuovo queste frasi con un finale che mette voglia di approfondire, di chiedere spiegazioni su cosa voglia dire quel “sei tu”. Fino a ieri mattina a quest’ora non avevamo scambiato più di cinque parole dal momento in cui ci siamo conosciuti e adesso potremmo scrivere un testo su quello di cui abbiamo discusso, anzi non discusso ma esposto l’uno all’altra, sembra che sia passato un mese dalla nostra partenza dal porto. Esistiamo in una bolla temporale, separati da tutto, e in effetti non abbiamo incontrato nessuno in mare, è la prima volta che rimango isolata dal mondo per così tanto tempo e non sono sola. Con mio padre andavo ad arrampicare e rimanevamo da soli in cima ai monti e non si parlava, non serviva, sapevamo tutto di noi, l’una dell’altro, o almeno io lo credevo. «Ecco ci ho pensato, voglio rischiare, al ritorno farò guidare l’automobile a te e io dormirò un poco che ne ho bisogno e tu rimarrai sveglia e in questa dimensione, spero» «Sempre diffidenti voi uomini sulle donne al volante, vedremo se dormirai allora» «Ah, una cosa, da ora in poi non si mangia nulla, nemmeno una fermata al distributore di benzina, siamo stanchi, insonnoliti e affamati, condizione ideale per amplificare ogni sfumatura di sapore in quello che mangeremo dopo, di arrivare a desiderare una cosa cosi passionalmente da giustificare l’impegno per raggiungerla» Sono passata dall’altra parte da oggi, ho superato la barriera che divide le esistenze normali da quelle speciali. Questa sua ultima frase, complice la stanchezza e la fame che mi ritrovo mi ha colto in un momento, in uno di quei momenti, lo capirò in seguito, che aumentano la percezione di cose più complesse di quelle a cui siamo abituati a vivere. Le difficoltà materiali e fisiche aiutano ad apprezzare in un’altra maniera anche le cose più semplici e usuali di ogni giorno. La fame ad esempio, mangi e passa, non ne hai mai provata una di queste, intensa e prioritaria su tutto, ti sembra che se non la soddisfi subito potresti finire male ; “ho una fame da morire” si dice ma così non la avevo mai provata nel vero senso della parola. Mi trovo in una condizione psicofisica alterata, una specie di droga naturale creata dal mio corpo che va a interagire con il cervello, forse non ho tanta fame quanto io creda ma sento di avere bisogno di più energia di quella che mi servirebbe, realizzo adesso di essere riuscita a vedere oltre, al di la dei miei confini immaginari e nuovi scenari totalmente sconosciuti si aprono davanti a me. Ma no, non sono proprio il tipo da digiuno, già sono magra e non prendo peso in nessun modo ma il mio spuntino ipercalorico e velenoso di ogni mattina non deve mancarmi. Ma lui è categorico, non c’è scelta tanto non ha portato nulla di appropriato, cerco inutilmente negli zaini e nel borsone ma niente; comincio a odiarlo. A lui sarà capitato di rimanere senza cibo durante una di queste uscite a pesca e l’esperienza provata, anche se durata poche ore, lo avranno indotto a ricreare questa condizione e farla ora provare anche a me. Non credo di volerlo ringraziare per questo ma devo continuare a partecipare a questo gioco non avendo altra scelta. Lo sto guardando da diversi minuti mentre scarica la barca, non mi ha permesso di aiutarlo, mi sono opposta ma non c’è stato verso, dice che io devo guidare e lui dormire, però mi da un compito, dopo avermi vista sconsolata, devo raccogliere la salvia e altre erbe aromatiche, se le conosco. Certo dico io e inizio la ricerca tra questa vegetazione sconosciuta ma non riesco a trovare un gran che. Qui è completamente diverso dai miei boschi, non riesco a capirci nulla, ci sono un sacco di erbe che assomigliano a quelle che conosco ma non hanno nessun odore, sono frustrata e non so come fare a tornare a mani vuote. «E’ doveroso usare le erbe che crescono a casa del pesce che hai preso per prepararlo, funziona così anche con la selvaggina.» Non l’ho sentito arrivare, ha finito di caricare la macchina ed è alle mie spalle quando sento la sua voce, ma volutamente non mi giro aspettando emozionata chissà che cosa. Sono inginocchiata con la testa tra i rovi e lui mi alza mettendomi le mani sotto ai gomiti, dolcemente, poi mi afferra la mano sinistra e mi travasa via, in una discesa verso i luoghi dove ero già infruttuosamente passata. La sua mano è calda e avvolge la mia con forza ma senza stringere, riesco a sentire la pelle arsa dal sale e dal sole, mentre l’odore di salso avvolge tutto, arrivando con delle folate di vento che hanno appena accarezzato la spiaggia umida per la bassa marea. Il suo semplice prendermi per mano mi ha fatto trasalire come sorpresa da quello che desideravo forse in un altro momento e mi accorgo di volerlo, avverto lontanamente la paura della sua mancanza prima ancora che questa si sia presentata. E’ durato un’istante, non se ne è accorto ma mi ritrovo impacciata nel muovermi e camminare come se mi fosse accaduta una cosa molto grave tale da creare un vero turbamento interiore, da dover fermarmi un attimo per raccogliere i frammenti sbriciolati dei miei pensieri. «Eccola la, la vedi la salvia?, non la trovavi perché le sue foglie sono molto più piccole che in montagna e le piante ridotte a minuscoli arbusti e guarda più giù, il timo selvatico, piccolissimo ma non meno profumato. Questo è dovuto alle condizioni climatiche, il sole prima di tutto e la mancanza d’acqua fanno il resto, ce ne sono tante ma ne conosco solo alcune» E’ vero allora ci sono, non si trattava di uno scherzo come avevo seppur lontanamente creduto, ne raccogliamo una discreta quantità che verrà seccata e conservata in vasetti per essere usata quest’inverno, odorano moltissimo e in modo diverso da quelle che raccoglievo in montagna per la mamma, sembra un concentrato di profumo come la differenza tra salato e sapido, le ridotte dimensioni non impediscono di profumare come invece immaginavo. «Che stupida sono stata, guardavo nel posto giusto ma nel modo sbagliato e non è la prima volta che mi succede» lo dico fissandolo negli occhi e lo sguardo d’intesa che intravedo sul suo volto muterebbe in un pensiero se non dovessimo ritornare. Mette le erbe in sacchetti di carta che ha portato appositamente, separate le un dalle altre, perché gli odori non devono inquinarsi, se sono fresche e le userai subito si può fare, se viceversa rimarranno del tempo a seccare è bene che fin da ora rimangano separate. Mi spiega come fare tutto per filo e per segno accuratamente ma non gli faccio capire che tante cose le so bene, gli voglio lasciare questa occasione di parlare come credo gli piaccia, con gli altri che ascoltano in silenzio. Guido da un ora, il sole è alle mie spalle per fortuna altrimenti il sonno che mi insegue per impadronirsi dei miei occhi con la luce troppo forte me li avrebbe fatti chiudere prima di qualche curva pericolosa, che su queste strade tortuose non mancano. Beato Icio, si è addormentato, come avrebbe potuto altrimenti, è sveglio da ieri, da quando siamo partiti! Ora però sono strana, mi sento agitata come quando nel letto, la sera, non si trova il sonno per la troppa stanchezza e le gambe hanno degli scatti, dei sussulti incontrollati, mi è totalmente passata la fame, mi aveva avvisata: «Vedrai cosa ti succede nel ritorno, proverai cose nuove, ne sono sicuro» Aveva ragione, oltre a questo mi sento agitata ma dentro, nella pancia, e nel petto, vorrei fermarmi e scendere per correre e stancarmi, non ho nemmeno sete o altre necessita, sono come un automa, guardo la strada, giro alle curve, freno, riparto, tutto automaticamente, pensando solo alla meta, a quando potrò fermarmi. Sento la testa calda e scottarmi gli orecchi come avessi la febbre e che sensazione ora, uuuh, l’agitazione è scesa all’inguine e…non ci posso credere mi è venuta una strana voglia. Saranno i pantaloni un po’ stretti o la situazione o… non ci credo! «Davvero, allora non succede solo a me» Mi ha vista, deve essersi svegliato da poco e senza che me ne accorgessi mi ha osservata. Tanto si vedeva che ero in preda a strane manovre da giungere a conclusioni ovvie, dirà lui, ma dopo una breve tentativo di cambiare discorso dovrò ammettere l’evidente. «Già, già, succede anche a me quando sono molto stanco e non ho dormito per molte ore, è alquanto strano questo fenomeno, le prime volte mi sono meravigliato, poi ci ho fatto l’abitudine e, dopo averne parlato con gli amici abbiamo capito che è una cosa frequente negli uomini. Sono stupito nel vedere che anche voi donne avete delle reazioni che ci accomunano, non che lo abbia chiesto a qualcuna, tu sei l’unica a cui faccio questa confidenza ma continua a guidare, tra un poco passa e…qua, solitari tra i prati non so se ti converrebbe fermarti» Non so se sia un invito nascosto tra le parole io invece in questo momento mi fermerei , lo farei scendere per poi ripartire a tutta velocità, non so cosa mi sia successo, dovrei provare a tenere un po’ di riservatezza su certe cose ma assieme a Icio si sta bene, sono a mio agio anche a parlare di questi argomenti. «Se tu spessi quante volte succede a noi donne, e non hai proprio idea di quello che faremmo in quei momenti» Passiamo alcune piazzole di sosta ma non mi fermo, assolutamente no, avrà le mie stesse voglie da come parlava e sarei preda facile, più che arrendevole, è un opportunità che non voglio si definisca, è stata cosi piena e fruttuosa questa esperienza che non la devo guastare. Mi consola che si sia addormentato nuovamente, probabilmente non era sveglio del tutto e non si ricorderà quel che abbiamo detto poco fa. La strada gira e rigira, rettilineo e rettilineo e ma quanto dura sto rettilineo non ne ricordo uno tanto lungo quando siamo passati di qua ieri «Piano, piano», la sua mano sicura è accanto alla mia, sul volante, «ecco ora accosta e fermati, ti stavi addormentando» «No, non è vero» Invece si, stavo per combinare un disastro, accidenti e me e alla mia sicurezza, perché devo sempre dimostrare di potercela fare e, soprattutto a cosa serve che lo dimostri anche a me. Ci è mancato poco, ho un senso di spossatezza che non avevo mai provato prima, a momenti è bellissimo, non sento nemmeno cosa mi dice Icio, mi si chiudono inesorabilmente gli occhi. A volte, dopo aver passato la nottata in discoteca, sono rimasta in piedi per ore il mattino seguente, e quando andavo a dormire, con mio padre che brontolava senza fermarsi e senza lasciarmi andare in camera, credo proprio lo facesse apposta, crollavo all’istante e non mi svegliavo che il giorno dopo. La stanchezza era dovuta al frastuono e al movimento fisico, ora invece è tutt’altra cosa, benché non mi sia praticamente mossa sento di essermi consumata fisicamente più che facendo una arrampicata. Scende dall’auto e mi viene ad aprire lo sportello «Esci ora guiderò io, mi sono riposato abbastanza tu invece devi dormire e pensare o sognare, non hai idea che sogni ho fatto in queste condizioni mentre guidava qualche mio amico, credevo di non risvegliarmi mai più per come ne ero coinvolto.» Smonto dalla macchina ma inciampo e rischio di cadere, la mano ferma di Icio mi salva e.. «Fermati un attimo, aspetta» Si inginocchia e mi allaccia la stringa della scarpa da tennis, poi si rialza e mi guarda. «Non so perché l'ho fatto, era slacciata ma avrei potuto solo avvisarti e lo avresti fatto tu e invece..» «Ti ringrazio, nessun altro lo avrebbe fatto, sei così imprevedibile da sembrare ingenuo ma non lo sei, cosa devo pensare allora?» Un turbine di vibrazioni nel ventre mi sorprendono, sto per dirgli tutto quello che non so, è un momento di panico che mi scuote e mi risveglia. Torno "normale”, se così so può dire e aspetto che mi risponda anche se non lo vorrei. «Sono stupito di quello che ho fatto più di te che lo hai visto, ora preferirei che non fosse mai successo tutto questo perché mi sembra ci sia una buona possibilità che..che..» Lo prendo sottobraccio senza pensarci e nello stesso istante inizio a camminare trascinandolo via da un punto imprecisato del mondo e dai ragionamenti. Mi segue assecondando ii girovagare senza meta né percorso e mi guarda seguendomi a distanza ravvicinata mentre mi muovo in modo sinuoso per provocarlo. Che situazione, potrei stare zitta e proseguire il viaggio che sta portando a quello che ognuno desidererebbe ma se non mi fermo un momento a pensarci su non sarei me stessa. Fisso il paesaggio alle sue spalle affinché pensi che non voglio essere disturbata mentre faccio una delle cose più importanti, si appoggia al portapacchi e aspetta guardandosi intorno ma di scatto si mette davanti a me e appoggiandosi alla vettura mi toglie la vista. Evito il suo viso spostandomi a destra e sinistra (perché si inizia con la destra? probabilmente un mancino inizierebbe dalla sinistra) ma mi anticipa sempre o forse io lo seguo adesso perché ovviamente ho capito cosa vuole. Fermi finalmente, le nostre labbra si avvicinano lentamente, tanto lentamente che potrei avere il tempo di tirarmi indietro senza dover dare spiegazione e poi ci fermiamo ad un micron di distanza percependo il calore diverso dei nostri corpi perché trascorso qualche secondo necessario ad equilibrare la nostra temperatura esterna le incolliamo tra di loro. È caldo quello che mi cede, umore tiepido e
confortante, con la lingua indugio tra le sue labbra e i denti superiori
quasi a cercare il sapore della sua cena. Lui no, è moderatamente attivo
ma si insinua con movimenti che sarebbero più appropriati in altri
momenti e luoghi o parti del mio corpo e in questa giornata piovosa mi
sto inumidendo anche io.
Il mare nei prati
Dormiveglia o sogno, incubo o realtà…
«Su, riprendi le forze, devi aiutarmi a scaricare i bagagli, non vorrai far fare tutto a me?» Sembra che Icio sappia che ci vorrà un po’ di tempo affinché mi rimetta in piedi infatti inizia da solo guardandomi boccheggiare ad occhi spalancati. Siamo nel suo terreno, ho dormito come non mai, lui invece corre e saltella come un ragazzino, apre un piccolo magazzino e tira fuori due sedie a sdraio molto comode e mi obbliga a distendermi al sole. Mi addormenterei nuovamente, sono assolutamente esaurita, senza forze, guardo tutto attorno a me senza capire un granché, ho dormito forse un’ora ma mi pare di aver lasciato casa mia un anno fa, non credo nemmeno esista più altro che questo posto al mondo per quanto lenta sia la mia capacita di ragionare. Ma poi arriva piano piano, si espande tutto attorno come una nebbia invisibile che penetra tutto, lo sento nel naso, sulle labbra, capisco che mi salverà o meglio chi mi salverà! «Caffè» «Si grazie» Mai una tazza di caffè aveva avuto un effetto cosi potente su di me, ora capisco perché alcuni, se lo prendono alla sera, non si addormentano per ore, devi averne bisogno per subirne gli effetti. Un caffe si beve per piacere o per abitudine ma pochi conoscono quanto sia efficiente in certi casi. In pochi minuti passo dal torpore più assoluto che abbia mai provato alla totale lucidità, e mi guardo intorno. Bello, bellissimo, questo posto è una meraviglia, tutto in ordine e perfettamente curato, l’erba è stata tagliata da poco anche se in questo periodo cresce pochissimo e la terra, gli alberi, e i fiori sono uno spettacolo, se voleva fare colpo su qualcuno bastava portarlo qua e non occorreva dire una parola. «Ma fai tutto questo lavoro da solo o ti aiuta qualcuno perché la superficie è così grande.» «A parte qualche amico qua non viene nessuno da anni, anche la strada è privata e nemmeno per sbaglio ci si può capitare» «Ma, Ma…» «E’ tutto mio, qui faccio ciò che voglio e decido solo io, la mia rivincita su tutti, nessun consiglio se non lo chiedo io e nessuna critica, il mio paradiso, dopo il mare» Incredibile è la parola che userò per descrivermelo quest’uomo, anche sorprendente ma incredibile rimarrà la più correttamente descrittiva. Tutto il mio stupore e la meraviglia che una sola persona riesca ad ottenere un risultato del genere si tramutano subito in un senso di tenerezza nei suoi confronti, quanta solitudine sento affiorare da questo posto, quante giornate solitarie avranno accompagnato questo prato, quanto lavoro ossessivo per farcela a non cadere nell’inderogabile obbligo delle riflessioni profonde come devo invece subire io a volte. Cosa significa per lui avermi portata qua, io e nessun’altra fantastico ma è impossibile che sia così, nella casetta ci si può abitare anche d’inverno, fuoco a legna, energia elettrica, acqua corrente, un letto estraibile spunta dal soffitto in un minuto è pronto mi dice, «In estate dormo sempre in questo luogo. » Si ma non credo stia sempre solo, e così socievole e simpatico con tutti, pronto a offrire un caffe e a pranzare con i miei colleghi e poi a parlare per ore. «Non andrò più via da qui, lo giuro, mi dovrai alzare di peso e trasportare legata come un salame per riuscirci, questo posto è magnifico» «Lo so, lo ho fatto io. Dopo ti porto a vedere tutto, ora dobbiamo preparare il ritardato pranzo o la cena anticipata, decidi tu, cambierà la scelta del vino nei due casi» Decido che sarà una cena, così rimarremo più tempo in questo luogo da soli penso, annuisce per approvare la scelta e mi chiede in cosa voglio aiutare. Mi tocca, perché prima chiede ma poi decide lui, tagliare le verdure che andranno nel forno con i pesci e, compito importante quanto indispensabile, stappare una bottiglia di vino e portargliene subito un bicchiere. Fuoco con la legna assolutamente ma per questo ha messo da parte dei grossi tralci di vite e la brace sarà preparata con questi, “La morte sua, la fine più onorevole, sposarsi con il pesce”. «Ma allora il forno è a legna?» chiedo «No, la brace serve a dare quell’aroma di affumicato che sta così bene, lo userò solo nell’ultima fase della cottura» Ecco che mi affascina con queste finezze e le verdure con il pesce e quali poi, di tutto, zucchine peperoni pomodori cipolla ma anche funghi e finocchio e via così, mancano solo le fragole penso, ma me ne sto zitta, rischierei. Affetto, sminuzzo, sbriciolo tutto sotto attenta visione del cuoco, cotture diverse per ogni ingrediente, messe prima con gli aromi e poco sale per far rilasciare l’acqua. Mi sorprende quando dice: «A meta cottura dobbiamo levare il liquido che le verdure formeranno nella teglia e lo useremo per cuocere il risotto che faremo con il porro che vado a raccogliere ora nell’orto e la polpa di un paio di pesci più piccoli che ha abbiamo pescato stanotte, tempi stretti, tutto deve combaciare ma se continui così a lavorare senza lamentarti ci riusciremo» Mi da dei meriti che non merito ma, non ci capisco niente, sembra che legga le istruzioni nella mente, che lo abbia fatto cento volte per come rammenta ogni passaggio e, nella foga del lavoro, la prima bottiglia se ne è andata. Non ci parliamo che per quanto riguarda la cucina, è tutto un dare ordini e eseguire, non reggerei il ritmo mi dico. Nella cucina di un ristorante ci deve essere quel caos semplificato come lo chiamerei io e assomiglia molto a certe giornate del mio lavoro, quelle in cui alla sera non ti ricordi più la strada di casa. Va tutto in discesa ora, senza intoppi e quando assaggio il riso dalla stessa pentola dove lo ha cotto appoggiata a un tavolo in legno vecchio di cent’anni e faccio il brindisi con il vino per la cena mi accorgo che c’è anche lui, mi guarda bere tenendo d’occhio la brace che sta insaporendo quello che è uscito dal forno e ora, sotto una campana di vetro, sta ultimando la cottura. Apre un altro vino, scelto attentamente, Sicilia, mare e sole come oggi, lo ha tirato su dal pozzo dove stava da tempo in un secchio di legno, chiuso ermeticamente in una busta di nylon affinché l’etichetta non si rovinasse bagnandosi. «Ti è sembrata una magia vero, non sai da quanto tempo aspettava di uscire, la temperatura è perfetta, non è come tenerlo nel frigo, i gradi sono gli stessi ma il risultato cambia, annusalo, gustalo…ora mangia un po’ di pesce con qualche verdura e poi bevine un altro sorso, sentito? Sembra un altro, uno scherzo, no, non ti ho sostituito il bicchiere è sempre lo stesso ma ora silenzio, si mangia.» “Donna fugata”, -il nome del vino- che sia una coincidenza o lo ha scelto perché venivo qui da lui ( forse), donna fuggita, donna scappata, potrebbe essere un’ avvertimento o un avviso di pericolo nel rimanere da sola con chi non conosco, lo osservo mentre lo beve guardandosi in giro e tenendomi d’occhio, ma non vedo alcun segnale di cui preoccuparsi : rimango mi dico, si, si resto qua, succeda quel che deve succedere sono pronta. Mi osserva mangiare, forse per capire se è di mio gradimento ma dalla mi espressione non credo ce ne sia bisogno, sono soddisfatta di quello che ho fatto e di questo che sto vivendo. «Starei a guardarti tutto il pomeriggio, sei cosi diversa da quando siamo partiti, sei a tuo agio lo sento, lo esprimi senza parlare, lo vedo nei tuoi occhi» Cerco di far cambiare strada all’argomento che si preannuncia ora. «Che ne dici, vuoi che prepari il caffè? Credo di poter dare un taglio netto al discorso iniziato, e ci riesco ma per poco, mi basta, non sono pronta ad ascoltare quello che di sicuro vorrei, non ancora. «Si, mi piacerebbe ma non lo farai, non te lo permetterò» «Sicuramente un giorno mi stancherò di queste tue idee ma adesso spiegami perché non posso prendere un caffè? Non voglio fare tutto come impone lui, non capisco i suoi modi di vedere le cose, non si può dire che viva la vita semplicemente e adesso attendo una sua convincente motivazione. «Vedi, non si tratta del caffè, del quale avrei un certo desiderio, ma del sonno. Io non dormo molto e questa stanchezza creata dalla nostra uscita in mare aiuta molto, moltissimo direi a fare una di quelle dormite delle quali ti ricorderai per molto tempo. Mi risveglierò domattina completamente rigenerato, stanco si e con dolori muscolari come se avessi corso per ore ma allegro, positivo e pronto ad affrontare tutti gli impegni di una nuova settimana» «Dalla passione che ci metti non credo ci metterai molto ad organizzare un’altra uscita» Sorride, non sa se continuare ed espormi un'altra sua visione delle cose o altro, poi si decide. «La prossima io la stavo già pensando mentre preparavo gli zaini per oggi, non mi basterà la vita intera per tutto quello che vorrei fare» Si, è vero, siamo simili, vorrei fare anche io un milione di cose ma quando penso che non ci riuscirei a portane a termine che alcune non ne inizio nemmeno una invece lui le fa. Tre, quattro o forse cinque almeno di quelle che mi ha fatto conoscere fino ad ora sono il motivo che accompagna le sue giornate, il perché svegliarsi al mattino e attendere il fine settimana o il periodo delle vacanze. Dovrei prenderlo come esempio e non aspettare che passino gli anni per iniziare una delle tante attività che desidererei, la mia vita si svolge sempre alla stessa maniera senza improvvisazioni. Mi sorprende alle spalle mentre sto spiluccando tra le verdure e i frammenti di pesce rimasti nella teglia che prima trionfalmente ha estratto dal forno. «Prova a mangiare le verdure che si sono cotte assieme al pesce e gli aromi, cerca di distinguere i sapori di ogni cosa e ripensa ai singoli momenti di questo piatto. Quella zucchina che hai tagliato nel modo che conoscevi tu e a me non andava bene, trovala, scopri che non è cambiato il sapore rispetto alle altre e allora non serviva che ti riprendessi. Il pesce lo hai visto nel mare, è cambiato nel modo che volevamo noi, la salvia e il timo, ricordi quando li abbiamo raccolti mentre li riconosci nel cibo? Sono tutte esperienze che si sommano e fanno guadagnare importanza a quello che abbiamo creato in cucina oggi, solo per noi due, purtroppo poche persone che conosco capirebbero quello che sto dicendo» Mentre sono intenta a calarmi nel ruolo di assaggiatrice fa scivolare la sua mano sul mio fianco e mi gira verso di lui, sento il cuore perdere colpi, è come se un tergicristallo opaco passasse davanti ai miei occhi a cancellare il mondo invece mi mostra i piatti da lavare e il disordine che abbiamo lasciato dappertutto. «Vedi tutto sto casino, un vantaggio di essere il solo abitante di questo luogo è quello di non avere nessuno che mi obblighi a mettere a posto prima di andare via ed è quello che faremo stasera e con soddisfazione! io lo faccio spesso, anche a casa» Sono disorientata, forse delusa, sto ancora rivivendo il momento nel quale mi ha toccato con la mano e alla reazione di piacere che ne ho avuto che il discorso dei piatti e del disordine non lo assimilo, gli dico che ha ragione e che mi comporterei allo stesso modo se potessi ma ora che ci penso io posso, ma non l’ho mai considerato. «Certo non è un bell’invito, ma se domani, quando finisci di lavorare non hai niente da fare potresti venire qua ad aiutarmi a riordinare» Rispondo di si e capisco immediatamente che mi sono giocata un’altra occasione per stare zitta, da come ho risposto subito e con entusiasmo devo aver fatto capire a Icio più di quello che volevo. Sono comunque compiaciuta di poter tornare domani, non finisce tutto stasera, ma un invito a lavare i piatti non me lo aveva mai fatto nessuno ne lo avevo mai sentito. Ma perché deve andare in questo modo, mi osserva sornione col suo bicchiere in mano e lo sguardo che sembra vagare nel nulla ma mentre mi vede attraverso la curvatura del vetro.. «Sei come questo vino, adatto ad accompagnare un buon piatto senza disturbare i sapori anzi, mettendoli in risalto, esaltandoli e rendendoli indimenticabili, sei come questo vino che quando hai finito di mangiare te ne porti un bicchiere sul prato per continuare a vivere quell’esperienza irripetibile, sei come questo vino che quando ne apri un'altra bottiglia solo il profumo ti evoca tanti, tantissimi ricordi di micro frammenti di vita vissuta e mentre lo riassapori vivi, vivi nuovamente.» Ritorna ai suoi pensieri, seduto a gambe incrociate sul prato osserva il suo terreno scomparire nel tramonto mentre io dilago nei miei affollati disordini delle emozioni, le sue parole mi hanno toccato nel profondo, sono stata sul punto di lanciarmi su di lui e baciarlo. Ho desiderato che mi avvolgesse la vita con le sue mani e mi tirasse verso di lui, come una calamita sarei stata ne sono sicura ma non riesco a rimanere assorta nei miei pensieri in questo luogo, ho troppe cose da guardare, distrazioni infinite, come ha costruito il camino per la griglia ad esempio ed il pozzo, in pietra come una volta, con la carrucola arrugginita e il secchio di legno. Lungo tutta la recinzione è un susseguirsi di rose e cespugli di lavanda, in un angolo vicino al bosco due enormi piante di salvia e rosmarino al mio passaggio spigionano il loro inconfondibile odore che riconosco in alcuni bagnoschiuma che uso, le viti sono già state potate e attendono la loro prossima stagione affiancate da una fila interminabile di cavolfiori e broccoli invernali. Troverò sempre un motivo valido, mi rallegro, potrò venire a trovarlo con la scusa di regalarmi qualche ortaggio o frutto in primavera, le possibilità non mancano, la terra fa regali tutto l’anno. Non sto pensando a nulla, sono per un momento staccata da tutto, assaporo il momento nel quale potremo essere vicini e con la mente sgombra da ogni pensiero finalmente ma giungo alla conclusione ovvia: succederà solo per qualche istante, stasera forse, dopo che avremo…. Il nostro pasto è finito, la nuova esperienza culinaria è assimilata, gli ingredienti freschissimi e di ottima qualità hanno creato la magia, il senso di fame e la voglia di qualcosa di buono che Icio ha creato in me con questa situazione hanno fatto il resto, sono appagata in un modo che non conoscevo. Si sta facendo buio e l’umidità dei campi circostanti accompagnata dai versi di alcuni uccelli ci esortano ad entrare nella casetta per bere il vino che è avanzato. Due caprioli passano senza paura a pochi metri da noi, se non fosse per la rete di recinzione potrei accarezzarli, mi sento quasi a casa, tra i monti. Lo anticipo all’interno, il tepore che si è creato con gli ultimi raggi di sole che hanno avvolto la parete bianca al tramonto mi riscalda e ci dona un senso di intimità. Mi siedo sulla comoda sedia in midollino e lascio a lui quella a dondolo immaginandola come la sua preferita. Il tetto in legno rivela alcune ragnatele negli angoli e dalle finestre si gode di una vista sul terreno spoglio e pronto al riposo invernale, non ha acceso la luce, mi porge il bicchiere e si accomoda di fronte a me. «Ti sei accorta che non abbiamo ascoltato musica oggi? Non me ne sono dimenticato, per me il piacere di cucinare è paragonabile a quello di ascoltare, ogni cosa va fatta separatamente altrimenti si inquina il motivo perché tutto ha un motivo. Non faccio mai nulla di importante ascoltando musica, due cose con lo stesso valore non vanno usate contemporaneamente, ne uscirebbero svalutate» «Per questo» dico, «stiamo in silenzio ora» C’è ancora un po’ di luce la fuori e l’oscurità all’interno mi permette di distinguere il suo contorno nella cornice della finestra, lui al contrario mi può vedere illuminata dal debole chiarore che proviene dal cielo ora attraversato da alcune cornacchie in volo. Un silenzio inaspettato ci sorprende nel buio, pur volendo dire mille cose non abbiamo il coraggio di violare questo incantesimo, nell’oscurità si distingue solo il luccichio dei bicchieri che spostiamo per bere l’ultimo sorso. «Non li sopporto quelli che bevono solo un bicchiere di vino e poi buttano via il resto, non li sopporto. Primo perché non rispettano il lavoro di quelli che hanno coltivato e curato le vigne e poi.. perché hanno ragione. Dura un momento il vino, quando apri la bottiglia dai il tempo al prezioso contenuto di arieggiare e poi lo gusti. E quello il vino, profumato, sapido, acido se serve, forte o che sprigiona mille sapori e dura solo pochi istanti poi cambia, non è lo stesso nemmeno dopo dieci minuti. Tutto quel lavoro per un momento, una minuscola frazione di quel largo tempo che ha impiegato a maturare solo per un lampo di bellezza.» «Ti ucciderei se potessi fare a meno delle tue conclusioni come ogni volta che parti nei tuoi ragionamenti impossibili» «Ora, il vino non lo sa quando la bottiglia verrà stappata, ne da chi. Noi siamo come quel vino, in attesa di qualcuno che ci scopra e ci offra la possibilità di dare il meglio di noi stessi anche per una sola volta nella nostra vita» Pensa, pensa, conosco benissimo questi momenti, sa cosa dire ma nell’istante in cui sta per aprire la bocca quello che aveva pensato di dire è già vecchio, sorpassato. Ne ha un altro diverso e un altro ancora e vanno tutti bene, sceglie il migliore ma non lo soddisfa e allora fa un frullato cosmico di tutto e trova la via di mezzo. Dovremmo avere cento versioni diverse e poter esprimerle contemporaneamente tanto sono importanti tutte. «Beh allora? Io parlo, vedo che mi stai ascoltando attenta e mi accorgo che invece sei partita per un lungo viaggio» «Si è vero scusa ma è che mi devo fermare ogni tanto, tu parleresti per ore ininterrottamente quando sei con me e io ho bisogno dei miei tempi per assimilare e non è detto che ci riesca» «Ora, si ora..» si ferma, sorseggia un po’ e fa passare del tempo lasciandomi con il calice a metà strada, «ora vorrei poter lasciare tutto e tutti ma senza obblighi cioè senza che nessuno mi voglia cercare o senza che ci siano cose da mettere a posto, per così dire…finirle, non credo che lo farei ma mi piacerebbe» «Ma che gusto c’è desiderare di voler fare una cosa se dopo non la si fa?» «Eh vedi bella mia, ancora non ci sei con questi miei pensieri, vuoi che te li esponga e poi non ti vanno bene. Ora capisci perché tante, tantissime cose, io non le ho mai dette a nessuno, perché le poche volte che lo ho fatto il risultato è stato questo : l’incomprensione. Ma in te ho trovato una persona che ascolta, dubita che ciò che dico sia vero ma non trae immediatamente le conclusioni anzi, chiede, modifica, trasforma le mie idee in altri principi e mi aiuta a comprendere meglio anche come penso. Sono sorpreso, piacevolmente sorpreso di essere riuscito a trovare un interlocutore attento ed obbiettivo e che quella sia tu, ti avevo invece individuato come una….» e si ferma a pensare intuendo di aver preso una strada sbagliata «Prosegui dai voglio proprio vedere dove va finire la mia considerazione di te dopo che avrai.. avrai?? il coraggio di proseguire il discorso che hai iniziato» «Potrei cambiare la fine di quello che stavo per dire, nessuno me lo vieta, anche se tu lo capiresti benissimo ma io sono uno sincero, dico le cose e me ne assumo la responsabilità, ho sbagliato a volte, a dire la verità ma non me ne sono mai pentito.» «Be allora finisci il discorso o pensi che mi basti questa spiegazione?» «Si è vero, credo che devo proprio farlo. Ecco ti avevo vista e lasciamo stare il “fisicamente”, strana, no diversa, non c’entravi molto con il resto dei tuoi colleghi di lavoro, eri di un’altra pasta. Fisicamente… si…si… ,lasciamo da parte ora questo argomento che mi turba e preoccupa molto, te lo spiegherò più avanti.» «Hai ragione, non credo di essere pronta per questi discorsi ora ma continua con quello che hai detto all’inizio» «Da anni cercavo, non so cosa ne perché, e allora facevo finta di niente, continuavo a vivere la mia vita ruotando attorno alle situazioni, evitandone alcune in quanto inutili o addirittura troppo promettenti. Poi sono arrivato in quell’ufficio, ti ho notata subito, eri diversa piacevolmente diversa, riservata o taciturna, non lo ho mai capito ma mi ispiravi un senso di tranquilla sicurezza. Parlando con gli altri ti guardavo muoverti tra le scrivanie mentre davi ordini e chiedevi cose che si premuravano di farti avere senza che tu ne avessi l’autorità delle richieste. Sapevano che avresti risparmiato loro del tempo e alleggerito i propri compiti e allora si fidavano e lasciavano fare a te. Questo mi ha colpito, sei una persona che ama mettere le cose a posto, al loro posto perché tutto vada bene evitando inutili problemi. Un giorno, e me lo ricordo bene, ti sei arrabbiata probabilmente perché qualcuno non ti ha ascoltata e te la sei presa anche con me. Ricordi vero poi mi hai chiesto scusa perché io non centravo niente e che quella era stata una giornata difficile e da dimenticare. Io non credo sia stata da dimenticare quella mattinata, ti ho vista vera, sincera nei miei confronti e penso sarebbe stato così con chiunque. Trovata mi sono detto, la donna giusta e che mi piace, ci ho messo quasi cinquant’anni ma ti ho trovata e in quel preciso istante ho avuto la netta sensazione di avere un obbiettivo, la cosa che cercavo era questa, brutto dire “la cosa” ma era così». «Ma non ti sei accorto che io ero troppo giovane, troppo diversa e inesperta rispetto a te?» «Si ma non subito, la gioia che questa scoperta mi ha procurato mi ha chiuso gli occhi per non farmi notare l’evidente e quando me ne sono reso conto la delusione sul fatto che questa cosa non andasse bene mi ha creato uno sconforto incredibile ma mi sono alzato una mattina che c’era brutto tempo, e questo vuol dire molto, ed ho pensato : se il brutto tempo poi deve cedere al bello perché anche io non devo fare lo stesso, e allora proviamoci almeno e da quel momento sono stato trasportato da un ottimismo invincibile, non potevo fallire anzi, ero più motivato di prima se vogliamo. Una così giovane con uno così vecchio, funziona si, funziona eccome.. per un po’. Ho conosciuto amici che hanno avuto questo tipo di esperienza, trovare una donna molto più giovane di loro, alle volte molto, molto più giovane poi beh.. sai ,spesso mi prendono.. mi considerano… allora, aspetta, iniziamo da un altro punto. Amici o conoscenti, non so perché, alle volte si confidano con me, in un modo che io non farei mai se non con qualcuno che conosco benissimo e di cui nutrirei la massima fiducia, e mi capita di ascoltare storie e avventure che non avrei mai immaginato esistessero. Io ne sono lusingato di questa fiducia ma al tempo stesso imbarazzato e stupito, soprattutto per la natura così intima e riservata che queste dovrebbero avere.» Sto prendendo tempo, le sue parole mi rivelano quello che forse intuivo da pochi giorni ma faccio finta di nulla, mi estraneo quasi da quello che ho sentito e provo a fare finta di non averne capito il senso, ho paura. Il ritmo incalzante delle sue frasi non mi permette di ragionare come uso fare di solito quando una persona mi parla, ma sta parlando di me e non voglio lasciargli spazio per espandersi e modificare le mie certezze. «Si ma se non mi racconti qualcosa. Dai raccontami una di queste storie anzi no, di queste avventure.» «Sono principalmente fatti accaduti tra amanti e iniziati tra persone che mai avrebbero pensato di poter avere questa esperienza nella loro vita per propri principi morali ma anche, e qui mi riallaccio al discorso che avevamo iniziato prima, ad “avventure” con risvolti imprevedibili» «Ti giuro che mai avrei avuto voglia di chiedere a qualcuno di farmi sapere cose del genere ma se me le racconti tu è diverso no?» «Stai diventando curiosa, ma non ti dirò nulla di nessuno, li potresti conoscere. Tenterò invece di farti capire perché queste cose accadono, accadono e accadono, anche se non si spera in questo o non lo si desidera ecco che…accadono. Io ne conosco alcune, avvenute tra uomini maturi e ragazze di venticinque, trent’anni anni che hanno avuto risvolti stupefacenti, certe durate solo pochi giorni ma altre prolungatesi per decenni» Mi guarda negli occhi adesso e senza volerlo ora lo faccio anch’io, non lo capisco da sola, lo capiamo insieme cosa vorremmo dire e fare. Quasi per istinto abbassiamo lo sguardo nello stesso momento, slegandoci, e per la prima volta ci salviamo. Siamo sul punto di terminare adesso e cambiare discorso, lo vorremmo, ma non lo facciamo. Il vino è finito e non vedo amari o superalcolici, che sicuramente ci saranno, e che darebbero un svolta decisiva a questa sera …o notte. Non ho pensato io alla notte, mi è saltato fuori dai meandri della testa come se fosse un inconscio avvertimento, attenta, valuta bene cosa stai facendo ma non voglio ascoltare nessuno ora, nemmeno me stessa. «Per un mio amico, di cui non farò il nome, era stata una cosa puramente di sesso, attrazione fisica totale e irrefrenabile tra loro due ed era durata solo qualche giorno, finita e dimenticata in un momento, io lo definirei un incidente, per come la penso. Altri invece la hanno vissuta con più trasporto da entrambe le parti. Ecco cosa volevo dire, trasporto, uno di questi, incredibile, mai avrei immaginato…mi ha confidato di aver avuto delle frecciatine da una giovane collega di lavoro, durante una festa, e di aver accettato la sfida in questo “gioco” pur rendendosi ridicolo di fronte a tutti. Passato l’episodio, dopo qualche giorno, era stato oggetto di messaggi interessati da parte della ragazza e senza nemmeno pensarci si era ritrovato a frequentare una donna molto più matura di ogni altra che aveva fino a quel momento conosciuto. La passione e la grandezza di questa relazione superavano di gran lunga quello che avrebbe mai pensato si potesse vivere ma non in senso fisico ma dal lato intellettuale dove “l’incontro di due persone di età diversa si fondevano per trarre beneficio e consapevolezza” , parole sue queste ultime. Dopo qualche secondo o minuto intrisi di sguardi evasivi e decisioni nascoste, non sapremo mai quanto tempo passò… «Io, ho quell’età che racconti tu, e tu…tu sei un cinquantenne circa, credo, perché mi stai raccontando queste cose? «Perché si, perché è vero, sta succedendo a noi. Hai accettato di venire in questo posto solitario insieme a me e prima ancora hai vissuto una notte in mare da soli. Ti ho vista dormire, ti ho guardata per ore temendo di essere scoperto in ogni momento ed è stata per me forse la più bella, no, la migliore notte che ho passato con una donna» E’ il rimescolio che sento nel ventre a produrre questo rumore o è quella forza che ora sta elevando la sedia sulla quale sono seduta e che mi porta in alto, in alto fino a vedere tutto come dalle nuvole? Ha parlato sinceramente, come sa fare lui, mi ha conquistata in un solo giorno, non so cosa fare ne come comportarmi ma non vorrei essere in nessun altro posto che qui. Inizio parlando quasi sottovoce forse per non far capire ciò che voglio dire ma prendo coraggio e alla fine della frase sto quasi gridando commossa. «E’ stata, per me… per noi una fortuna, tu guardando fuori dalla finestra hai visto le nuvole e hai combinato tutto questo, mi augurerei nuvole scure tutta la vita se dovesse significare quello che adesso è per me questa storia. Già, storia, per me lo è, anche se tu sparissi per sempre da adesso rimarrebbe così, egoisticamente la mia storia » Siamo al buio eppure io lo vedo e capisco che per lui è lo stesso, questa emozione fortissima creata dalle nostre parole ha portato i sensi ad espandersi in maniera decisa, la voglia di vedere l’espressione del viso dell’altro riesce a sfruttare al massimo la debolissima luce della notte che proviene dalla finestra e creare una immagine al nostro desiderio. Il fulmine rischiara tutto, improvvisamente vedo il suo volto come lo ho immaginato e ne traggo un piacere confortante al punto di sentirmi così sicura da avvicinarmi senza pensarci, come naturalmente dovrebbe accadere, ma il tuono che affaticato segue il lampo mi spaventa al punto di lanciarmi letteralmente su di lui. Ritorno bambina ma non per un istante, trattengo un lacrima con la testa tra le sue mani e i miei capelli che invadendo la sua camicia, si attorcigliano al pelo del suo torace comunicando tra di loro il senso delle nostre esistenze. Non rientro nella realtà che dopo molto tempo imbarazzata e delusa del mio comportamento ma intuisco dalla sua espressione che deve invece aver apprezzato in maniera particolare questo lato che non avevo finora mostrato. Me ne sto abbracciata al suo collo senza avere il coraggio di toccarlo come vorrei, un desiderio nascosto che mi porto dentro da sempre ma che ora non prende il comando di tutto per guidarmi nel buio, a questo ci pensa lui, mi porta su una sconosciuta nuova strada piena di sorprese gelosamente custodite, ci baciamo e accarezziamo parlando per ore finche il sonno non ci spegne come due candele.
Un sole nuovo
Sto respirando a due fasi, il respiro prosegue anche se trattengo il fiato. Nel buio realizzo che non sono solo sotto a questa trapunta di lana, sto per spaventarmi ma riprendo il controllo, vorrei tanto non fosse un sogno questo che sto vivendo ma essere sveglio e consapevole che quello accaduto stanotte sia reale, ciò che ho lasciato accadesse, ma perché togliermi la soddisfazione e l’appagamento tanto desiderato? Come mai non ho iniziato a pensare vorticosamente come faccio sempre appena sveglio. Ma certo è un sogno ecco spiegato perché, però… sto riflettendo troppo, secondo me sono veramente sveglio, ho dormito così bene e rimarrei disteso per sempre sotto a questa calda coperta. Rimango immobile in ascolto e sento il suo respiro lungo e calmo, quasi insufficiente anche per una donna esile come lei, ringrazierò infinite volte la debolissima luce che filtra dagli scuri della finestra per avermi fatto vedere per la prima volta la sua schiena bianca e i capelli neri e lucenti, consumo lentamente il momento irripetibile, in maniera infantile chiudo gli occhi e li riapro di scatto per vedere se la magia rimane. Le accarezzo la spalle conscio che vigile stia aspettando esca una parola che dalla mia bocca non arriverà, inizieranno il discorso per prime le labbra e per un po’ i nostri pensieri si terranno in disparte. «No oggi non vado al lavoro, ho già avvertito che tornavo martedì. Pensa quello che vuoi, se rimanevi con me stanotte, e non lo avrei proprio sperato ero a posto, senza pensieri, se invece te ne saresti andata mi sarei messo a ripensare al fine settimana e a trarne delle conclusioni più o meno positive su quello che mi era capitato, finalmente, incredibilmente, inaspettatamente e tutti gli altri ”mente” che ti possono venire in..mente.» Rido, mi diverte, non dico nulla perché non serve. Splende un sole nuovo, diverso, l’antica pioggia di stanotte è svanita ma non dimenticata. Preparo la colazione sotto il suo sguardo invadente, non guarda quello che faccio, guarda me e mi fa sentire bene al punto si non udire il telefono che squilla cercandomi. «Si ciao, buongiorno. Ah si è vero allora inventa qualcosa, qualunque cosa va bene oggi ma per favore non chiedermi nulla, sto bene e a domani.» «Era il mio capo, lo conosci bene, sono sicura che ha un debole per me, metterà tutto a posto senza fastidi, io non ero tanto sicura di quello che facevo quando sono partita, al contrario di te!» I suoi occhi mi trafiggono, credo lui possa indovinare cosa sto pensando, mi sconcerta questo ma è come una liberazione, trovare chi mi può capire al di fuori delle apparenze ed abbandonarmi a lui senza condizioni o perplessità, credo di aver trovato un punto fermo nel mondo a cui potermi aggrappare per osservare dal di fuori lo scorrere del tempo. Colazione senza una parola, non ne abbiamo bisogno basta essere vicini e complici nel nascondere tutto alla natura che ci circonda o meglio, so fin troppo cosa vorrei dire ed ancor di più cosa potrei fare, stanotte è stata per me la conferma e la smentita insieme. Mi svelo a me stessa facendomi conoscere i miei lati inespressi, nascosti a tutti e in maggior modo a me, lo capisco mentre accade, come la soluzione a una equazione così semplice e ovvia che sembra impossibile averla cercata per così tanto tempo. Realizzo solo ora che inaspettatamente abbiamo ancora una giornata da poter passare “insieme” e non assieme. «Che facciamo, abbiamo tutto il giorno per noi, non mi pare vero» «Mah, se ti ricordi per prima cosa ci sono i piatti da lavare, poi qui e tutto da sistemare e poi io…» «Io…?» Mi va bene qualsiasi cosa ora, basta non pensare a stanotte. Spero non voglia parlarne, mi imbarazzerebbe moltissimo, «Io… vedo che ti sei messa la mia camicia, quella che era appesa dietro alla porta e di cui non mi ricordavo, ti sta molto bene, ma se chiudessi uno o due bottoni sarei più a mio agio.» «Sarebbe semplice ma non ci sono, mancano, li hai persi o li hai levati tu sapendo che arrivavo.» Non sa se ridere o ammettere per finta di averlo fatto lui per questo motivo ma si vede, pensa che sarebbe stata una bella trovata. Appesa dietro alla porta non ho trovato solo questa camicia, c’era anche un giubbino antivento e una t-shirt con un gatto disegnato sulla schiena, chiaramente da donna vista la scollatura ma con della polvere che svelava il suo inutilizzo da molto tempo, mi incuriosisce ma non sono io il tipo indagare con delle domande inopportune.
Ricordanze
«Sai, quando capito in situazioni nuove e non previste mi vengono in mente dei ricordi che non centrano niente con quello che sto vivendo in quel momento e adesso ne ho uno che vorrei raccontarti. Non ridere, trattieniti, è una cosa vera. Ero andato a pescare.. ecco lo sapevo, ti ho chiesto di essere seria e tu invece ridi perché ogni volta che ti racconto qualcosa questa è successa mentre andavo a pesca, ma se fai così non ti racconto niente.» Ha ragione, però è vero che in tutti questi anni è sempre andato a pescare o a fare altre attività che gli piacevano sempre da solo, solitario, selvatico. «Ma come pretendevi di trovare “una” che ti guardasse o solo si interessasse a te se non facevi nulla per incontrarla?» «Io ho fatto sempre tutto quello che volevo e mi piaceva ma tu sei arrivata comunque nella mia vita o no? Ha ragione di nuovo, siamo qui a ridere e scherzare come se ci conoscessimo da sempre, spensierati per ora ma arriveranno i dubbi e le insicurezze prima o poi, questa sarà una dura prova per me e anche per Icio, ce la faremo a superarla? Sorprendo me stessa, non ci voglio pensare ma vivere il momento e fare in modo che duri il più possibile, credo sia il modo più giusto per affrontare questo…questo… problema. No non deve essere un problema ma una occasione per cambiare e dare un senso alla mia vita e il miglior modo per farlo deve essere quello di non pensarci, non affrontare nulla come se fosse una cosa seria, comportarmi come non ho mai fatto prima. «Allora continuo o devi finire di ridere o di pensarci su?» Mi appoggio allo schienale della panca dove sono seduta per bere il caffe, guardo attorno a me il verde che ci circonda consapevole di essere talmente vicino alla civiltà ma distantissima da ogni altro essere umano. Lo guardo negli occhi con un punto interrogativo a cui lui risponde con la soluzione, si alza di scatto e come un felino all’attacco della preda, si avvicina furtivamente mi prende la mano e me la stringe leggermente poi la lascia, scorre lentamente la sua lungo l’interno del mio braccio facendomi sussultare con il suo tocco sfiorandomi non a caso il seno e conclude risalendo il collo fino ad accarezzarmi l’orecchio destro, mi lascia a bocca aperta con questa manovra, mi ha zittita senza dire una parola. «Era un sabato, 23 maggio 1992, ritornavo a casa con un bel bottino, l’uscita a pesca era stata un successo, con puntualità tutto ciò che avevo previsto si era avverato, addirittura l’ora nella quale avrei preso quel pesce che rincorrevo da anni era stata indovinata. Il cane non mi aveva sentito rincasare, l’udito si era consumato negli anni e ne avrebbe visto ancora solo uno prima di andarsene. Accesi la tv quasi se sapessi che dovevo sentire una notizia importante e lo fu veramente quel giorno. La strage di Capaci si era appena consumata, seduto sul divano a fiori celesti piansi a lungo e senza controllo, anche quel giorno il sonno e la stanchezza amplificarono le sensazioni e ammisi l’impotenza degli uomini buoni contro quelli malvagi.» «Scusa, io ero piccola e non potevo capire però ora fai piangere anche me.» «Già ma non è finita la storia, ascolta. Diversi anni dopo sono passato per quella strada dell’attentato e ho rivissuto la stessa sensazione, identica precisa, non mi era mai successo prima di rivivere lo stesso momento dopo tanto tempo e a mille chilometri di distanza. Se non fossi stato alla guida in autostrada mi sarei fermato per scendere e piangere ancora come quel sabato.» E’ commosso, ha gli occhi lucidi, lo sento, raccontandomi questa vicenda sta rivivendo nuovamente quegli stati d’animo che si intuisce, lo hanno turbato e scosso molto. Sensibile e sincero, mi narra vicende che gli sono accadute in una maniera a me sconosciuta, proprio come le ha vissute cercando di trasmettere agli altri i pensieri che ha dovuto sopportare. Vorrei un giorno, riuscirci anch’io, parlargli apertamente, condividere i miei momenti “stupidi”, si in questo modo li chiamo, chissà se provassi a parlargli di questo cosa penserebbe. «Non so a cosa hai pensato in questi minuti di pausa contemporanea che abbiamo avuto Sara, forse dovevo stare zitto e non dirti niente.» «No, hai fatto bene, mi hai fatto un regalo, so già che penserò molto a questa storia mentre sarò sola, un modo per sentirti vicino a me, mi servirà, ne sono sicura.»
E adesso?
Laviamo i piatti e tutto quello che abbiamo usato ieri senza dire una parola e io sono sicura che, come me, sta pensando a stanotte. Perché siamo giunti al punto di spogliarci, metterci sotto le coperte, baciarci, toccarci e abbracciati raggiungere il sonno senza che accadesse nulla. Cosa mi è successo, perché mi sono fermata nel momento che attendevo da ore e poi, perché si è fermato anche lui? Ma davvero non aspettavo altro che una notte di sesso o volevo qualcosa di più, non il suo corpo ma la sua vicinanza, i suoi pensieri, le sue parole. I baci e le carezze mi sono bastati, come è possibile raggiungere una tale condizione solo parlando con una persona che non pensavi avresti mai incontrato? «Per favore, possiamo parlare di questa notte» chiedo precedendo di poco ciò che avrebbe fatto lui. «Semplice, non abbiamo preso il caffè. Sei partita di colpo, ti sei addormentata proprio come speravo, hai tolto ogni possibilità ad una situazione complessa, se rimanevi sveglia io non sarei riuscito a non darti quello che desideravi, ti si leggeva negli occhi, la voglia che ne avevamo entrambi era presente nell’aria già da qualche ora. Non so cosa ne pensi tu ma io non ho avuto dubbi, non serviva andare oltre, quello verrà con il tempo, quando saremo pronti, quando lo vorremmo con la testa, non con…e per questo ti avevo chiesto di coprirti un po’ di più, non credere che mi sia facile resistere, stanotte mentre dormivi accanto a me nel mio letto ti ho guardata a lungo. Dormivi con quel sonno che conosco benissimo, creato dalla spossatezza e dall’alcool, dalle emozioni e dalle scoperte, dopo ho ceduto anch’io anche se non credevo di poterci riuscire. Ma ti ha mai detto nessuno che sei veramente bella, non posso ancora credere che tu sia qui con me ora.» Scappo all’interno della casetta e mi rimetto il maglione che avevo ieri, mi ha spiazzata come al solito ma questa esperienza mi piace da morire, sto qui da sola con un uomo che non vuole il mio corpo ma desidera me e le mie parole, la mia presenza, i suoi apprezzamenti sul mio aspetto fisico mi fanno sentire desiderata ma in maniera diversa, dal modo nel quale lo ha detto traspariva una pacata sincerità. Mi guarda ora con un espressione afflitta, da cane bastonato, di cui al momento non capisco la ragione.. «Stavi meglio in camicia, molto meglio, ma che occasione mi sono perso, mi dirò stupido per sempre e guai se lo viene a sapere qualcuno, mi toccherebbe cambiare città come minimo per sopravvivere alle prese in giro.» Ora ridiamo sollevati da tanti pensieri e dopo vari scherzi con il sapone dei piatti che stiamo lavando ci ritroviamo ad asciugarci a vicenda davanti al fuoco del caminetto che Icio ha acceso per scaldare l’acqua. Provo, si ci provo e non ci credo nemmeno mentre lo faccio, mi scopro e tento delle avance con sguardi che non pensavo di poter avere e carezze volutamente provocanti ma mi ignora, mi sconcerta e delude, mi piace però questo modo di trattare le situazioni ed anche me, sembra sicuro e determinato. Il vento si è alzato improvviso come fa da queste parti e la temperatura si abbassa rapidamente anche di 10 gradi in qualche ora, il turbine di foglie secche battendo sulle finestre ci avvisa che l’inverno sta arrivando. «Durerà giorni, lo so, e questo sabato non si esce a pescare, dovrò trovare un modo di passare il fine settimana senza annoiarmi. E se andassimo al cinema, io non ci vado da anni con qualcuno, sempre da solo per non perdere le battute.» «E se venissimo qua a vedere un film alla tv, senza sapere quale e a che ora, vicini, al caldo del caminetto?» Lo ho fatto, senza riflettere, naturalmente, ma ora che ci ripenso mi sembra una proposta indecente, non ho il coraggio di guardarlo, dove sono finiti i miei tanto decantati buono propositi? Veramente non vedo l’ora di sentirlo tutto mio dentro di me? Mi salva, “allora è deciso” dice “al cinema come i ragazzini, ultima fila e popcorn”. Meglio così, se parlo dico cazzate e se sto zitta è ancora peggio, dopo questa notte non sono più me stessa, non sto ferma a pensare le mie mille cose per ore, questa esperienza è elettrizzante al punto di cambiare il mio comportamento. Vedo i nostri vestiti stesi ad asciugare appesi a una corda accanto al camino della stufa mentre ci guardiamo, stiamo quasi per dire ancora qualcosa quando mi accorgo di un cilindro dorato che spunta dietro la panca in legno che copre l’angolo senza finestra della casa. Mi incuriosisce al punto di insospettire Icio che deciso a scoprire cosa mi distrae tanto da lui intercettando il mio sguardo va a prendere il misterioso tubo e me lo porge con tutta la sua polvere e le ragnatele del caso. «Ecco, è questo che volevi vero, te lo ho preso prima che ti alzassi per farlo tu mezza nuda, tieni aprilo, il tappo è a vite, scopri cosa contiene.» Non so per quale motivo invece di aprirlo subito e scoprire il segreto che contiene mi fermo ad annusarlo, qualcuno direbbe che puzza di vecchio io credo odori di antico ma comunque non riesco a capire cosa sia. “Mezza nuda” penso, si ha detto mezza nuda ed effettivamente lo sono ma senza imbarazzo, per la prima volta in vita mia non mi preoccuperei di farmi vedere come sono da un uomo, ma se lo ha detto, pur mescolandolo in mezzo a un altro argomento, vuol dire che lui ora non è a suo agio. Trovo in questa situazione un certo piacere, lui che stanotte mi ha solo toccata, anzi, castamente accarezzata quando io sarei stata disposta a tutto ora è turbato dal mio fisico. Io che scopro che si può stare bene anche trattenendo l’istinto e lui, forse abituato a questo, scopre di non poter resistere per troppo tempo vicino a chi desidera. “La voglia”, come ha detto lui e non il desiderio o la passione come avrei detto io, mi rimangono in testa queste sue parole per il fatto di aver dormito insieme senza che avessimo il coraggio di iniziare qualcosa di indefinito. Lungo circa un metro ha da un lato un tappo zigrinato che agevola la presa e riesco svitarlo senza sforzo mentre produce un suono simile alla carta vetrata sul marmo, adesso si, sento puzza di vecchio, di muffa e sottoscala in una giornata piovosa, dentro è zeppo di enormi fogli di carta arrolati a sigaro. Sono delle mappe e la carta è diventata gialla credo per il tempo, non ho idea di quanti anni abbiano perciò con gli occhi interrogo Icio per sapere se posso estrarli dal loro oblio. «Si tirale pure fuori, hanno sicuramente bisogno di prendere una boccata d’aria, dopo tanti anni…e quanti ricordi, ci voleva proprio un ventata di novità perché mi decidessi a ripensare a tante cose dimenticate, messe da parte.» Che turbine di ricordi avrà adesso nella testa, dalla sua espressione assente capisco che sta migrando in un altro tempo, in luoghi a me sconosciuti e che sicuramente non esistono più se non nelle diapositive incastrate nella sua materia grigia, si perde in pensieri lontani quasi a ricostruire gli eventi passati e lasciati a coprirsi dalla finissima polvere del susseguirsi del tempo. «Si chiamava René, aveva qualche anno più di me ma non molti, un giorno gli chiesi in prestito queste carte nautiche, perché di questo si tratta, ma lui non me le voleva solo prestare, mi disse che avrei dovuto tenerle al sicuro per lui, che gliele avrei rese quando gli sarebbero servite ma da quel giorno le ho sempre tenute io, non ho mai avuto un eredità però credo che nessuna possa valere come questa. Che strano, ora che ci penso noi due abbiamo parlato e discusso in molte occasioni della nostra passione ma non siamo mai usciti in barca per andare a pescare insieme eppure era come se lo avessimo fatto mille volte.» Al posto di riavvitare il pesante tappo in ottone che sta dondolando appeso alla sua catenella, in ottone anch’essa, contrariamente al mio voler rispettare questa intima storia di due amici, sfilo delicatamente i fogli e li srotolo sul tavolo che Icio ha liberato da ogni ingombro. «Dai rilievi della Marina Austro Ungarica Pubblicato dall’istituto idrografico della marina Capitano di vascello G. Romagna Mannoia anno 1931» legge in un angolo all’interno di un riquadro con stemmi e bandiere che rappresentano lo stato della marina militare, «ecco vedi queste tre isole qui nel mezzo, è il posto dove eravamo noi due ieri e gli appunti a matita che trovi sparsi in giro sono i punti migliori per pescare in questo tratto di mare. Negli anni li ha gelosamente conservati nascosti a tutti e un giorno li ha regalati a me ed io vorrei tanto fare lo stesso se trovassi un giovane che veramente lo meriti ed apprezzi questo regalo come ho fatto io, ho tratto degli spunti e meravigliose idee per le mie uscite di pesca sapendo di essere sempre guidato dal maestro, ci ho portato anche te e chissà cosa avrà pensato guardandoci da lassù.» Ho partecipato a degli eventi del suo passato, gli ho fatto ricordare delle vicende di cui aveva quasi rimosso l’esistenza ma mi è parso lo facesse con piacere, quasi aiutato dalla mia presenza e giustificato dal fatto di volermi parlare un poco di se. Quante volte anche io dopo aver condiviso con qualcuno dei ricordi difficili della mia vita ne sono stata quasi liberata dalla pesantezza della cosa, spero di essergli stata utile in questo senso o almeno averlo reso un poco più sereno. «Ultimamente penso troppo a quello che ho fatto ed alle esperienze passate vivendo una ipocrita contemplazione mentre dovrei concentrarmi sul tempo che mi rimane e fare il possibile per non sprecare nessuna occasione futura.» Dopo questa affermazione rimane in silenzio e lo seguo anche io che mi immergo in una strana sensazione di nascosto, velato, taciuto ma evidente, inquietante ma inaccessibile, cancello ogni possibile indagine mettendo a tacere il mio animo, non voglio ne posso chiedere quello che vorrei sapere, meglio stare zitta e ignorare il tutto. Si è vero mi sento vigliaccamente di parte, evitare tutte le implicazioni che questa storia sta generando mi fa stare meglio, lo conosco da qualche giorno appena e tutto questo sapere su di lui crea paure dubbi e perplessità, voglio vivere al meglio questa meravigliosa esperienza che come tutte le cose vere non è fatta solo di bellezza.
Sola
E’ lunedì sera, il lungo fine settimana si è smaterializzato. Non ricordo delle cose che ho fatto e detto, impossibile anche riordinare la sequenza degli eventi che ho vissuto, a momenti sembra sia durato una vita e solo dopo pochi minuti mi pare che sia tutto condensato in un'unica vicenda occorsa anni fa. Sola e quasi impaurita da questo, io che sola ci sto cosi bene non sopporto quasi che lui non sia con me, come se avesse abitato qua da sempre e di colpo se ne sia andato. Ho un vuoto dentro, come se un bisturi mi avesse svuotato di tutti gli organi interni senza farmi male ma lasciando una profonda sensazione di angoscia, eppure quello che ho vissuto è stato bellissimo e positivo, non capisco perché, so che nei prossimi giorni ci rivedremo per continuare la nostra conoscenza e faremo tante di quelle cose insieme da far volare il tempo ma è come se non mi bastasse, inutile continuare senza una certezza. Mi accorgo di essere “pessimista estrema”, io che l’ottimismo lo mangio già a colazione non mi riconosco oggi, dopo questa intensa e inaspettata esperienza mi scopro ad avere paura del futuro, ora che invece sembra andare tutto per il meglio. Il vuoto che provo è come un messaggio dall’inconscio, inizia tutto adesso, la mia vita è cambiata perché quella vissuta fino ad oggi non conta più. _________________________________________________________________________
Sono le tre del mattino e mi sveglio da un sogno di cui non ricordo assolutamente nulla al punto di credere di non aver sognato affatto, sono nuda nel suo letto ed è nudo anche lui. In una frazione di tempo che corrisponde a meno di niente ricordo tutto, mi dissocio dal mondo e dalla vita per fermarmi, non si muove nulla del mio corpo nemmeno il cuore batte più. Scorre veloce il poco tempo che mi rimane e finalmente respiro, ho fatto diventare una tragedia quello che prima o poi doveva succedere non accettandolo come possibile. Sono mesi che ci frequentiamo e il tempo passato insieme prevedeva solo divertimento e spensieratezza ma questo credo sia servito solamente a tenerci fisicamente lontani. Poi è capitato l’inevitabile, un frase o uno sguardo ci hanno rimesso sulla retta via, il sesso non era contemplato esplicitamente, non ne avevamo mai parlato se non all’inizio. In questa nostra storia era un elemento astratto, un qualcosa esistente al solo scopo di rovinare tutto ma invece era la nostra paura di non essere destinati l’uno all’altra. Ripenso a questa notte, devo farlo per forza perché la mia mente sta cancellando ogni cosa senza il mio permesso, mi sforzo per un momento ma ecco che rivedo tutto come d’incanto. Lo sfondo e nero e noi siamo arancioni, sfumati e ci muoviamo lentamente, le scene si ripetono uguali quasi a non voler proseguire il ricordo, in nostri corpi si mescolano fino a non distinguersi per poi riprendere in una posizione della stanza e via riapparire in un'altra parte speculari ma senza forma. Che sia questo che volevo e che la certezza di averlo raggiunto mi crei una tale emozione da far vacillare tutto quello in cui credevo, ma ora sono con lui e tra poco si sveglierà e.. non sono pronta. Mi guarda ora e sorride, mi abbraccia con una forza controllata, lo sento, vorrebbe stringere di più ma mi ucciderebbe con la sua potenza ma stringe e allenta ripetutamente come vibrando. Anche stanotte ha fatto la stessa cosa mentre facevamo l’amore, controllando tutto e non so se inconsciamente o volutamente ma il risultato è che ora lo so, ho trovato il mio uomo. Il suo unico scopo è quello di dare tutto quello che può a chi lo ama ma vuole essene sicuro ed il tempo che ha fatto passare da quando ci siamo conosciuti serviva a questo. Da un po’ che le nostre uscite si concludono sempre rimanendo a dormire a casa mia o sua, in orto o nella sua barca e il più delle volte dopo che ha preparato qualcosa di speciale per cena ma c’è qualcosa in lui che si nasconde o meglio che nasconde! No non lo fa apposta ed è un invito ai miei pensieri solitari delle sere invernali quando mi piace sparire negli anfratti della mente. Quando facciamo l’amore la sua vera natura emerge galleggiando come la spuma del mare sulle onde, un essere selvatico ma addomesticato da anni di esperienza, inizia esplorando il mio corpo trovando sempre un lato nuovo e si meraviglia di non essersene accorto prima, le labbra poi i capelli il mio fianco destro mentre sono distesa di lato per passare alle dita dei piedi o alla parte interna delle ginocchia. Sembra stupito ogni volta; «Tu Sara, sei l’essenza vitale per un uomo, non riesco a trovare nulla di diverso da come ti avevo immaginata, una donna destinata a me.» Ama come un bambino inesperto, alla volte sembra abbia timore di sbagliare qualcosa o di toccarmi e vedermi infastidita da come usa la sua gentilezza parlandomi ed esaltando la mia bellezza e il piacere che prova anche solo nello stare al mio fianco. Dopo irrompe il selvatico, l’uomo primitivo che si appropria di tutto quello che si muove nel suo territorio di caccia, mi domina con la rudezza dell’astinenza di un nomade isolato da anni ma controlla le sua azioni con la dolcezza di un cucciolo. «Ma chi sei» gli chiedo ora «da dove arrivi, chi ti ha catapultato in questa epoca, perché sei qui?» Non risponde mai, il suo sguardo migra altrove in cerca di ricordi, è concentrato su di me o su di una donna che ha amato secoli fa in un punto imprecisato dell’universo, si questo mi fa pensare, potrebbe sparire risucchiato da una macchina del tempo che ha programmato migliaia di anni fa per esplorare il mondo rimanendo immortale. Mi fermo un momento : ma cosa sono riuscita ad inventare senza rendermene conto, dove riesce ad andare la mente se lasciata libera ed assecondata nel suo girovagare tra sinapsi, neuroni e altre sostanze di cui siamo composti. Nel frattempo si passa ad una fase di rilassamento che ci da un piccolo momento di riposo prima della fase finale che qualche volta mi toglie, come sua abitudine, creare la situazione per poi negarla allo scopo di apprezzarla di più la volta successiva. Io naturalmente non sono d’accordo perciò alcune volte si concede ritornando sui suoi passi manifestando però la “sua” e contestando la mia immaturità nelle decisioni importanti. «E’ proprio questo che mi piace di te, la tua irrequietezza e disinvoltura nel passare da una decisione all’altra, quella ingenua ________________________________________________________________________
L’uomo di plastica
Ho parlato con lui e ancora non ci credo. Mi ha chiesto degli spiccioli anzi.. «Signora ha delle monete?» «Certo, chi non ne ha.» «Me ne potrebbe regalare qualcuna per favore?» Non faccio mai elemosine, per me sono tutti impostori nullafacenti ed approfittatori ma questo no, ha un modo di fare e chiedere che non si addice ad un clochard. Gli cedo alcune monete da 2 euro e si vede, è felice. Fa caldo ma indossa dei vestiti piuttosto pesanti per il periodo e poi piedi , braccia e testa sono sigillati da sacchetti per la spesa in nylon. Provo solo ad immaginare la temperatura ed altro che ci potrebbero essere dentro a quelle scarpe sigillate nel mese di luglio ma non ci riesco oppure non ne voglio proprio essere a conoscenza. Dal modo di parlare
La nota in mezzo
Percorriamo un bellissima strada panoramica che è stata ricavata scavando un costone di roccia e da dove si vede il mare sotto di noi e il monte sopra, tigli, querce e acacie convivono lungo i bordi e con i colori dell’estate rallegrano i viaggiatori che li sanno apprezzare. A tratti la roccia a sinistra ed il bosco sulla parte opposta, creano un canale dal quale alla fine, si vede il blu intenso del mare quasi se non centrasse nulla con il resto, poi uscendo dal tunnel naturale, la visuale si apre sull’orizzonte e ci concede momenti di emozione, la città abbagliata dal sole si vede interamente e sembra stia aspettando il nostro arrivo. Non ci sono curve e rettilinei ma solo curve attaccate una all’altra, a chi piace guidare questo rappresenta il massimo del divertimento ma la strada deve essere sgombra altrimenti diventa una specie di tortura dover seguire, incolonnati a trenta all’ora, il vecchietto con il cappello che guida una volta all’anno. Oggi no, vanno tutti veloci e spediti come se avessero una meta, un traguardo orario da rispettare ma proprio nel tratto che mi piace di più, dove non si vede come proseguirà la strada e si deve perciò improvvisare trovo l’intoppo. Auto d’epoca, “Ford Mustang” tirata fuori da qualche garage per farle prendere aria dopo essere stata dimenticata sotto un telo protettivo da anni, corre sul dritto, il motore lo chiede e lo permette ma nelle curve sembra fatta di piombo, una lumaca. Abbastanza giovane lui che la guida, giovanissima lei che è la prescelta per il giro d’onore e si sente sicuro privilegiata di essere al fianco di uno che si può permettere questa auto, farà anche colpo con le ragazze ma di portare una macchina non ne capisce niente. Perfetto mi dico ora viene la parte difficile ma più divertente, in montagna anche una donna come me deve saper correre sulle strade tortuose per andare in paese e ritornare a casa negli orari che i genitori impongono, alle volte ho rischiato di finire in qualche burrone ma al bar c’era quel bel montanaro su cui volevo fare colpo e un bel rischio ne valeva proprio la pena. Anticipo e ritardo, due cose che ho ben capito come funzionano, sulla strada e nella vita, accelerare prima degli altri per sorpassarli sul rettilineo sorprendendo tutti e ritardare la frenata per infilarli prima di una curva, parlare per primi per evitare un certo argomento o ritardare una risposta per darne molta più importanza ad un altro, dal punto di vista pratico sono esattamente la stessa cosa. La macchina che oggi Icio mi ha fatto guidare è, come la sua barca, sobria e sorpassata ma dal punto di vista meccanico non ha nulla da invidiare ai modelli sportivi, il motore canta che è un piacere e le curve si percorrono senza respiro al punto di sperare in un rettilineo per poter riprendere il controllo, una emozione continua scoprire a che velocita sto andando e una immersione in me stessa distaccata dal tempo che scorre fuori dal finestrino. Lo vedo, seduto accanto a me, apparentemente indifferente ai miei errori di guida fare finta di niente quando sorpasso la Ford entrando in una curva senza speranza attaccata al volante come con la colla, reagisco e la domino senza frenare. Altre curve senza conoscenza e poi accosto e mi fermo, il sorpassato da un colpo di claxon passandoci vicino dopo alcuni minuti e Icio guardandomi negli occhi mi dice : «Lo hai fatto, lo ho voluto quanto te ma non farlo mai più, adesso capisco perché pochi mi fanno guidare la loro auto sportiva, se non sono dei pazzi come noi non possono permetterselo. Sei più matta di me, se volevi dimostrare qualcosa ci sei riuscita, se vorrai provarlo anche quando saremo intimamente assorti ne sarò felice.» Come gli è saltata in mente l’ultima frase, lo spavento che gli ho fatto provare ha fatto parlare i suoi pensieri e desideri in un momento nel quale non centrava nulla oppure erano così importanti e pronti ad affiorare che una minima instabilità dell’animo li hanno fatti tracimare dal loro contenitore. «Spiegami meglio cosa intendevi dire, cosa dovrei provarti nell’assorta intimità?» Intuisco in queste parole qualcosa di segreto, una voglia di svelarmi un progetto tenuto nascosto da sempre, sicuramente impossibile da realizzare se non con l’aiuto di una circostanza inaspettata. «Sperimentare, provare e capire; non so se sarai la persona adatta ad aiutarmi in questa mia idea ma mi piacerebbe enormemente.» Guardiamo il mare appoggiati allo steccato sullo strapiombo di una piazzola di sosta della strada costiera, è il momento per pensare a fianco a lui per vedere per quanto posso metterlo in pausa senza che si arrabbi. Rimango in questa condizione per un tempo indefinito, e quando mi volto a guardarlo lo trovo sereno e quasi compiaciuto. «Non arrabbiarti se ti ho fatto attendere troppo, mi dispiace ma sono partita nei miei pensieri e ti ho lasciato solo, e forse lo ho fatto anche apposta purtroppo.» Non mi risponde, credo stia facendo lo stesso, si estrania più di me e non si è ancora accorto che gli ho parlato oppure si meraviglia che io abbia detto la stessa cosa che intendeva dire lui. «E’ quello che sta nel mezzo che conta, ciò che abbiamo aggiunto noi. Ascolta, conoscevo un pianista che dopo un brutto incidente perse il temporaneo, per fortuna, uso delle mani. A tutti servono le mani ovviamente ma ad un artista come un pittore o un musicista appunto, molto di più, non si dava pace perché non era sicuro ne di come ne quando sarebbe stato in grado di suonare però nella sua testa continuava a muovere le mani anche se queste rimanevano ferme. Era un tipo impulsivo e stravagante, non era capace di stare fermo in un posto e si muoveva sempre sia in casa che fuori, lo trovavi dappertutto o non lo trovavi affatto per lungo tempo, era sempre irrequieto come un bambino; si calmò davanti all’evidenza e scoprì la pazienza, la virtù dei forti. Lo sforzo che comportò questo cambiamento fu enorme me ne trasse un grande vantaggio, scoprì “la nota in mezzo”, non nel mezzo. Dire nel mezzo è come scoprirla dove qualcuno l’ha messa probabilmente di proposito mentre “in mezzo” è la nota che ha messo tu, che hai aggiunto per dare la tua voce, la tua impronta. Riprendere a suonare fu un cosa molto difficile e lunga, all’inizio andava al rallentatore perché le mani non seguivano il comando del cervello con la stessa velocità che avrebbero dovuto, fu molto frustrante per lui ma si adeguo. Un brano che durava cinque minuti lo impegnava per più di venti e si ritrovava spossato ma non dalla fatica fisica bensì da quella mentale, dal fatto di dover fare tutto lentamente. Però scopri di poter riflettere cosi a lungo tra una nota e l’altra tanto da poterci inserire quello che gli sembrava più opportuno cambiando così anche il ritmo e trovandoci spunti e nuove idee in quello che aveva scritto tempo prima. Era come riscoprirsi e indagare sul vero senso di ogni sua composizione, trovare cosa lo aveva ispirato in ogni singolo momento della creazione di questo o quell’altro brano che ormai credeva finito. Li riscrisse e chi come me li conosceva ne rimase stupito quando andammo da lui sua ad ascoltarli, diceva : “E’ un'altra musica” non rendendosi conto che anche lui era un altro uomo.» Cosa vorrà dire, siamo noi “in mezzo” ( in mezzo al mondo) o sono questi momenti che ci prendiamo mentre stiamo vicini ma lontanissimi, minuti o ore che rubiamo al tempo che abbiamo per stare insieme, si sono i nostri pensieri quello che mettiamo noi, che inseriamo nel nostro presente mettendo in pausa tutti gli altri, anche chi ci sta accanto in quegli istanti, consapevoli o no. «Si mi piace, questo modo di spiegare le cose che hai tu è bellissimo, non occorre dire altro e si potrebbe chiudere qua il discorso senza approfondire perché va già bene così, l’unica cosa che vorrei sapere è come è finita con il pianista, chi è ora.» «Come molti talenti e ce ne sono in giro, alcuni emergono facendo di tutto per sfondare e altri… altri no, si accontentano e sono felici di dividere la loro abilità con amici e pochi conoscenti quasi a proteggere la loro condizione di “diversi”. Non so dove sia ora, è sicuramente in qualche posto lontano e forse sta facendo un’altra attività senza più suonare o pensare alla musica, lo capirei se avesse fatto così, l’importante è dedicarsi a quello che più ti piace e farlo in quel momento.»
____________________________________________________________________________ Quando ho bevuto un po’ più del solito e, soprattutto se sto mangiando, e questa è una condizione perfetta allora sono me stesso, se un giorno mi sentirai mandare qualcuno a fanculo allora sarò il vero “Me”. Mi limito sempre, non libero mai quello che c’è dentro e me e ci sto bene, lo faccio senza alcun sforzo ma quando sono alterato a causa dell’alcool o da situazioni che non posso controllare mi accorgo di quello che sono, che mi piaccia o no è così. Sarei diverso in un altro luogo e con altre persone _____________________________________________________________________________________ Carlos, il mio amico brasiliano che suona il violino ai concerti nel teatro della città mi racconta che alcune volte il solista chiamato ad interpretare è così bravo e coinvolgente nella sua performance che lui, che lo deve accompagnare, alle volte si fermerebbe ad ascoltare e seguire la musica ad occhi chiusi come se fosse uno spettatore estraniandosi da tutto compreso il suo importante compito. Giura che un giorno lo farà senza pentirsene anche a rischio di perdere il posto,« Quando qualcuno merita tanta ammirazione è lecito infrangere le regole. Mi basterebbe anche solo una parte del concerto dove io sarei sostituito al volo dal violinista accanto a me e poi riprendere il mio ruolo di “obbediente” per poi ricominciare ad osservare gli abiti delle musicanti impegnate nella loro solitaria sonata. Gonna lunga ma bella, bellissima donna che dichiara la sua timidezza pur sfoggiando una maestria nel produrre la sua musica, incapace di capire il proprio valore professionale e riservata nella sua vita sociale, la mia preda preferita e l’altra vicino a lei, sicuramente sua intima amica, intima…ma perché sto dicendo queste cose, alcune sono qui presenti e potrebbero sentirmi». «Carlos amico mio, non ti sembra di avere bevuto un po’ troppo stasera, o tieni la bocca chiusa o ti riaccompagno a casa, per il tuo bene _______________________________________________________________________ Ho lasciato l’automobile fuori dal cancello del suo terreno e sono entrata senza fare rumore, mi ha lasciato le chiavi per poter entrare quando ne avevo voglia ma oggi non le ho usate perché non aveva chiuso, non mi ha sentita arrivare e così posso osservarlo mentre è da solo nel suo ambiente naturale come si fa con gli animali selvatici nei boschi. L’alba è spuntata da poco ma è già al lavoro nel campo, non si aspetterà di sicuro che a quest’ora qualcuno venga a trovarlo, a disturbarlo come dice spesso, forse ho sbagliato a non avvertire ma voglio vedere la sua reazione quando mi vedrà. Ha un piano, ne sono sicura perché non capisco come faccia a portare a fine tutti i progetti che ha se inizia e interrompe ogni momento la sua attività nell’orto. Zappa in un punto, semina in un altro e poi sposta la carriola carica di terra ed attrezzi da un'altra parte per poi lasciarla li e continuare a vangare al terra in un altro punto. Non ha un senso tutto questo, ci vorrebbe un traduttore delle azioni per comprendere il disegno che ha nella mente, questo saltare da una cosa all’altra senza collegamento tra le cento attività simultanee che riesce a compiere. Mi piace osservare come è quando sta da solo, mi stupisce in ogni cosa che fa perché è imprevedibile, sembrerebbe che stia scappando dalla normalità cambiando il modo di fare per ingannare chi lo vorrebbe controllare. ___________________________________________________________________________________ Sto un momento a mollare tutto, in un’istante spengo il telefono e senza nemmeno salutare chi incontro per strada scappo via con la mia barca. La decisione arriva in una frazione di secondo ed è magnifico fregarsene di tutto e tutti sapendo che chi ti cerca rimarrà senza tue notizie per un tempo indefinito. E’ un poco egoistico questo comportamento che devo assolutamente mettere in atto ogni tanto perciò non prendertela se lo faro, si, di sicuro lo farò anche con te ma almeno tu hai il vantaggio di essere stata avvisata di questa mia esigenza. A dire la verità mi piacerebbe anche farlo insieme a te ma non sarebbe più la stessa cosa e poi la parte più difficile è decidersi a ritornare, certe volte non lo farei per nessuna cosa al mondo e prolungo la mia “sparizione” di qualche giorno prima di decidermi. _______________________________________________________________________________________ «Oggi ti racconterò la storia di una ragazza che non ho mai conosciuto. Lavoravo in un officina di riparazioni di automobili e avevo circa 18 anni, l’occupazione mi piaceva ed avevo raggiunto una mia indipendenza sia sul lavoro che nella mia vita, avevo i primi soldi miei, da spendere come volevo. Verso la fine dei quasi 5 anni che ho passato li il lavoro cominciò a scarseggiare, le macchine nuove costavano sempre meno e si poteva acquistarle a rate perciò le vetture anziane si rottamavano molto facilmente e io rimanevo spesso a guardare le persone passare sulla strada di fronte all’officina. Nelle vicinanza c’erano delle scuole e un oratorio dei preti e i giovani che passavano a gruppi schiamazzanti, soprattutto al mattino erano molto numerosi. Due o tre ragazze si fermavano frequentemente a chiacchierare proprio davanti alla serranda dove io stazionavo in osservazione sempre più spesso e, una in particolare, mi piaceva tantissimo al punto che mi misi a fissarla insistentemente tutte le volte che passava. Dopo poco lei inizio a ricambiare ma con uno sguardo distaccato come a dire guarda ma non parlare, stai al tuo posto però passava sempre più spesso lasciandomi immaginare chissà cosa. Avevo mille interessi in quel periodo della mia vita e mi accorgevo di fare una cosa che non avrei potuto seguire con l’importanza di cui avrei dovuto dare nel caso che… Ero sempre assorto in mille pensieri su come risolvere questioni riguardanti le mie occupazioni però spiavo sempre il grande finestrone che dava sulla strada per vedere se stesse passando per presentarmi a guardarla facendomi notare. Finche dopo un certo tempo passato come osservatore mi ritrovai a vederla sempre più spesso passeggiare con delle amiche o anche da sola esattamente nella zona in cui avrei potuto notare la sua presenza dove si fermava spesso a chiacchierare e ridere con loro. Fu un pomeriggio caldo d’estate che me la ritrovai alle spalle improvvisamente, fui sorpreso da come la vidi così vicina, quasi spaventato sul non sapere cosa fare, talmente vicina da poterla toccare, ma lei, accompagnata da una amica mi rivolse la parola esclamando ”Che brutto!”. Rimasi impietrito dalla delusione, non seppi rispondere e forse fu meglio così, a quell’epoca non andavo troppo per il sottile e una frase del genere avrebbe avuto come risposta una parola molto volgare ma ripensandoci ora forse avrebbe fatto l’effetto desiderato. Non uscii più quando passava, mi nascosi a volte per evitare ogni confronto e dopo poco tempo lasciai quel lavoro per provare a costruire da solo il mio futuro, non la vidi mai più e dopo qualche tempo me ne dimenticai. Trenta anni sono passati da allora e questa storia mi si ripresenta come una questione irrisolta, per caso, in un supermercato, incontro il, vecchio ormai, padrone dell’officina e parlando dei vecchi bei tempi rispolveriamo nomi e persone che facevano parte della quotidianità del nostro lavorare assieme e del fatto che dopo di me non aveva trovato un sostituto degno nemmeno di avere le chiavi del locale e delle “difficolta” della pensione. Eravamo molto legati, lui e mio padre andavano a caccia insieme e io non sentivo parlare di altro che di battute al cinghiale al posto di motori e olio lubrificante. Ad un certo punto delle nostre reminiscenze come nulla fosse mi dice «Una volta, quella bella ragazza che guardavi sempre passare mi portò la sua automobile a riparare e chiese di te, se lavoravi ancora per me e… non era più una ragazza!«, lo sguardo dell’anziano Gianfranco resta per me come un rimprovero, per anni avevo pensato a quello che non c’era stato ed al suo nome mai conosciuto ed ora questa rivelazione me lo fa pesare ancora più di quello che potessi supporre. _______________________________________________________________________________________ Cerco di correre più della vita facendo ogni cosa estremamente di fretta, riempiendomi di impegni fino a non farcela più a stare dietro a tutto anche se non c’è ne è bisogno, alcuni si ubriacano o assumono sostanze stupefacenti mentre io riesco ad estraniarmi dal mondo in questo modo. Concentrandomi sul lavoro o su attività che decido di svolgere freneticamente, determinandole con una scadenza nel tempo riesco a non pensare a null’altro che a quello ed astenermi dal cercare di risolvere problemi che mi si presentano assentando la mia presenza anche a me stesso. __________________________________________________________________________________
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Progetto
«Potremmo andare a casa mia in montagna un fine settimana invece di andare sempre a pesca, che ne dici?» La mia domanda è qualcosa di più di un semplice invito, voglio vedere se è più importante il suo hobby o se sono io ad avere la precedenza. Perché lo faccio, perché mi comporto come non avrei mai pensato di poter fare? Stranamente (perché stranamente) senza pensarci su nemmeno una frazione di secondo.. «Te lo volevo chiedere io, non è che io debba andare a pesca sempre, ogni volta che mi è possibile staccare e scappare via, ci sono andato tante, tantissime volte anche per riempire le mie giornate solitarie in città senza nulla da fare. Lo sai che mi sono inventato il “progetto” apposta per questo motivo?» «E in cosa consiste il tuo progetto, spiegami dai» Lo so che mi stupirà anche stavolta con una cosa inedita «E poi la montagna mi piace eccome
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6 e 31
Lo mandai via, lo cacciai come il peggior nemico che si potesse avere e tutto senza un motivo valido. Non so il perché di questo mio comportamento ma non mi sembrò allora nulla di speciale, non lo volevo tra i piedi quel giorno però al posto di spiegarglielo mi resi così antipatica da farlo scappare. Mi ubriacai di un misto di soddisfazione che lasciava però trasparire l’angoscia del distacco da chi avrei voluto avere sempre vicino, rimorso ricorrente tutta la sera per ciò che avevo combinato senza però ritornare sui miei passi. Volevo punirlo per quello che non aveva fatto ma senza spiegazioni quasi a godere della mia influenza su di lui e questo bastò. Non andai da nessuna parte, rimasi a casa a fare niente, me lo aveva insegnato Icio, in questo era un maestro, inseriva nella settimana piccolissimi istanti di pausa totale, sparire e rilassarsi in un posto qualsiasi, anche uno stipetto del guardaroba o dietro una porta. Era geniale, mi ci abituai subito e ne divenni dipendente, fu l’ultima volta che provai a farlo, il suono del campanello unito al bussare pesantemente sulla porta fece morire una parte di me. L’espressione di dispiacere e commiserazione nei loro volti mi fece tremare di paura e scappai via, giù per le scale quasi a uccidermi andando a testa avanti a cercare gli scalini per farla finita. Lo si capiva, era terribile sapere la verità senza che nessuno me la avesse svelata, era presente in me come se avesse abitato da sempre nella mia testa. La stretta al petto quando mi spiegarono come si erano svolti i fatti mi fece quasi perdere i sensi e pensai di essere sul punto di morire, mi mancò il respiro, tremai incontrollatamente per ore, mi spaventai per questo e stetti così male che non seppi spiegarmi perché il mattino seguente il sole splendesse ancora. Non ci eravamo spiegati, non ne avevamo parlato come era nostra abitudine fare anche dopo un semplice diverbio o una incomprensione, il senso di incompiuto aleggiava sopra alla mia vita a creare un vuoto incolmabile senza un ultimo sguardo o una impossibile parola. Pensai fosse arrivata la fine della coscienza, l’abbandono da tutto il senso della vita, della mia voglia di vivere e scoprire cosa mi avrebbe riservato il futuro. “Take Five” suonava in sottofondo sul suo giradischi mentre pensavo a quante note, minuscoli frammenti del brano musicale, potevano essere individuati da un attento ed appassionato ascoltatore ed il solo errore di una di queste destare stupore e novità ad ogni ascolto. Rimisi il vinile di nuovo all’inizio e provai ad ritrovare quelle note che lui mi indicava come sbagliate ma estremamente indispensabili per la completezza e della magia che riuscivano a creare ogni singola volta che lo si ascoltava. Decisi di non pensare più a Icio per nessun motivo ma di aspettare che i ricordi affiorassero da soli nei momenti più giusti ed appropriati dal mio inconscio, punte di iceberg che perforassero la superficie di me stessa. Infilai il disco nella sua busta di nylon e lo feci ritornare all’interno della sua copertina nella identica maniera che usava fare lui quasi a non far sapere al compositore di essere orfano di un suo estimatore. Non ci riuscii, non entrava, qualche piega negli angoli non lo permetteva perciò risistemai tutto ma senza risultato. Volevo rimettere le cose al proprio posto, esattamente come le avevo trovate per poi lasciarle li e non tornare per sempre in quella casa. Il foglio di carta gialla, il mio colore preferito, era leggermente accartocciato dai mie tentativi , estraendolo mi sentii sprofondare a terra, anzi sotto terra, al di sotto del pavimento e dei piani dell’edificio. Il mio nome sulla parte alta a sinistra era scritto in corsivo con una calligrafia infantile. Me lo aveva chiesto un giorno : «Ma tu hai provato a scrivere in corsivo come a scuola, dopo tanto tempo, ci sono riuscito subito ma non pareva lo avessi fatto io» Piansi leggendo la sua lettera, piansi così tanto da non vederci più e punteggiare letteralmente le lenti degli occhiali con le mille goccioline strizzate dalle palpebre. Per continuare a leggere alzai il capo a guardare il soffitto, fu allora che sentii le lacrime scendere direttamente nella gola e mi si spalancarono le narici, respirai finalmente quell’aria che mi mancava ad ogni parola che leggevo, erano emozioni per ogni frase che voleva dirmi qualcosa. Rinunciai alla lettera, per il momento, era troppo, dovevo fermare quella tortura, la demolizione di tutto a quello a cui credevo con la consapevolezza di esserne stata l’artefice. Il tempo non contava più ormai, lui non c’era più e il suo racconto di noi due e di quello che non mi aveva ancora rivelato doveva arrivarmi un poco per volta, gradatamente, centellinato come una medicina indispensabile ma di cui non si conoscono dosi e tossicità. Richiudo la busta e per liberarmi da quel pensiero e prendo un libro, uno che conosco bene, capace con i suoi contenuti di turbarmi profondamente a ogni sua lettura, cambio libro ma non serve, cambio genere ma non basta, mi fermo e riprendo ma non conta. Tutto ciò che leggo riesce a prendere importanza anche se non spiega nulla, basta che parli di persone, di situazioni. La trama si incurva, rispetta le sue proporzioni, non le capisco ma le interpreto, le dipingo con i miei colori. Le spiego ad un senso di vuota solitudine che distaccata attende il suo turno per svelare le mie passate esistenze. Vani tentativi di ricerca dell’umore si succedono senza risultato nei caratteri annebbiati, sovrapposti, distanti e soli, lontani rimpianti alimentano l’opacità del pensiero. Mi sembra stia crollando tutto, ho dormito sul divano con i libri sparsi tutti attorno e la lettera tra le mani, le mie amate piante fiorite sono in bianco e nero, grigie e senza profumo. Giro a vuoto per la casa, mi alzo e mi siedo ripetitivamente sul letto ed il divano senza senso, è difficile, ne sono consapevole, durerà a lungo ma come tutte le cose passerà con il tempo. Si ma quanto tempo? Tanto, moltissimo o non vivrò cosi a lungo da riuscirci?
La sua auto mi porta tra i miei monti dove nessuno mi ricorda più, guido lentamente creando delle code anche negli amati tornanti con chiusure bastarde, quelli che non ho mai voluto imparare a memoria per provare sempre un senso di novità e spavento per averli affrontati in modo sfacciato. Faccio quasi spegnere il motore nell’ultima salita lasciando inserita la marcia sbagliata quindi accosto di traverso all’imbocco della stradina che mi porta a casa, il respiro affannato dall’emozione non mi aiuta, non riesco a piangere, non riesco a vivere, ma posso correre. Mai avevo percorso il tratto che porta a casa a questa velocità ne mai più lo rifarò, in quegli interminabili momenti era accanto a me e mi guidava mentre come impazzita facevo rabbiosamente scodare l’automobile lanciando pietre a sassi sugli alberi e prati circostanti. Il cofano fuma davanti a me dissolvendo l’umidita che si è creata quando mi sono finalmente decisa ad arrestare il motore all’ombra nel sottobosco, lui mi ha portata a casa sana e salva per l’ultima volta. Scendo mettendo le scarpe nel fango ma affondano solo per pochi centimetri, la pioggia non è stata tanto intensa, la terra è ancora abbastanza asciutta sotto lo strato umido e domani potrei andare nei boschi a camminare senza problemi se volessi. Entro in casa, è quasi un anno che non ci torno e per un momento credo di sentire le voci di un tempo, di quando abitavo in questo posto, è tutto pulito e in ordine e nel mio letto di un tempo trovo un sonno inaspettato. Mi sveglio di soprassalto nel cuore della notte e mi spavento cercando di capire dove sono, le vicende degli ultimi tempi mi hanno scombussolata al punto di vivere una vita non mia, trascinata dalla corrente degli eventi. Ecco ora va meglio, seduta sul letto lontano da tutto e da tutti posso ripensare quello che è accaduto ma in modo particolare a ciò che è accaduto con Sandro. Lui si lui il mio amico parrucchiere, mi piace e mi è sempre piaciuto ma doveva rimanere una bella amicizia e basta, non doveva andare così, ora dovrò conoscere i suoi lati nascosti quelli che mi piaceva scoprire nelle sue parole. Lo avevo visto nei film, si scappa da una storia maldestramente portata avanti o senza futuro a cercare conforto dal migliore amico e ci si finisce a letto e la stessa sera poi. Non immaginavo fosse un così dolce amante e conoscitore dell’arte del piacere e non credo lo abbia fatto perché ero io ad averne bisogno in quel momento, penso sia proprio così nella vita. Mi è servito e molto anche, mi sono abbandonata tra le sue braccia senza pensare alle conseguenze che mi avrebbe creato, non so se lo rifarei, credo di avere sbagliato ma sono pure convinta di aver fatto bene. Se non penso assiduamente ad ogni cosa che faccio creo delle situazioni che non mi appartengono o meglio, credo non sia roba mia ed è proprio questo che mi irrita, non riuscire a controllare una parte di me. Lo so già, mi conosco, non resisto a certe tentazioni, come un buon vino o liquore che lascio dimenticati da qualche parte alle volte diventano la mia via di fuga dalla monotonia di certi giorni, abuserò della amicizia di Sandro pur sapendo di potergli fare del male, poi capirà ma spero si sia già messo in guardia da solo. Potrei mettere delle orchidee vicino a quelle finestre inondate dal sole del mattino ora che ho capito come farle crescere; quante piante ho fatto morire o buttate quando non avevano più fiori, un senso di vergogna mi fa trasalire.. Icio mi appare sempre in ogni cosa io pensi, è stata troppo importante la sua presenza nella mia vita, lo ritrovo in tutte le piccole cose che mi circondano ed è un conforto, sto meglio, ho capito il suo pensiero e il disegno che aveva per il mio futuro, sapeva di avere poco tempo da passare con me. Mi trasferirò qua, nei monti, solitaria e sola e nei momenti oscuri andrò a trovarlo al mare e nell’ormai mio terreno. Ha lasciato tutto a me, ancora non ci credo, mi ha trovata cercando tutta la vita a chi affidare le sue cose più care. «Le macchine devono correre e le barche navigare, non si dovrebbe lasciarle ferme in garage, si fa un museo per mostrarle a tutti, chi le tiene solo per se è un adoratore del culto dei morti.» Ho lasciato il lavoro, ho venduto la barca a dei pescatori incalliti e temerari, ne vedrà ancora burrasche e mareggiate e con il ricavato ho fatto in modo che il terreno venga curato e mantenuto in ordine. Se potessi tornare indietro nel tempo, nel futuro non vorrei, con una macchina del tempo la prima cosa che farei sarebbe sentire gli odori e soprattutto i profumi di quelle epoche e provare a capire se mi ricordino qualcosa, la scoperta di una mia vita precedente o una ancestrale presenza. _________________________________________________________________________________
Perché potresti essere mia figlia! Rimango basita, io.. penso potresti essere mio padre e tu mi dici «Potresti essere mia figlia!» o è una coincidenza o non me lo so spiegare. Può la differenza di età essere un ostacolo, una causa di incomprensioni tra due persone oppure scatenare una attrazione per il senso di colpa che crea negli animi delle persone?
Ma certo, come mai non lo avevo capito, intuito prima.. non sono io che ho dei dubbi su quelli che mi vogliono bene ma sono loro che non hanno dubbi su di me! Io dimostro sicurezza, fedeltà, per questo se ne vanno via per giorni interi senza pensieri. Tornano felici di aver fatto quello che piace più a loro, si sono divertiti nei loro passatempi preferiti tanto quando tornano io sono li ad aspettarli, è scontato. Io no non sono così sicura, ma devo cambiare mi dico e mi sono detta tante volte ma non sarei più me stessa, non mi riconoscerei più. ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Pensare, pensare sempre e tanto, tutti e due lo facciamo continuamente. Questa per me è una specie di condanna, una condizione dalla quale non posso scappare. I pensieri scorrono via veloci durante certe notti e solo alcune volte sono riuscito a rilassarmi ed addormentarmi imponendomi di farlo. Altre volte, quando sono molto stanco, questo non mi riesce e il risultato è che il mattino dopo mi ritrovo distrutto. Riesco a farmi passare il mal di testa che ogni tanto mi coglie di sorpresa. Ne ho avuti tanti e di quelli che ti fanno addirittura vomitare e rilassandosi in un certo modo, vuotando la mente completamente, riesco a controllarlo ma i pensieri non vanno via tanto facilmente. Non solo cose negative mi assillano ma pensieri di ogni tipo che non derivano da fatti della giornata appena trascorsa o da notizie sentite in giro. Arrivano e basta, si pensa solo a quello tutta la notte. Durante il giorno invece le mille cose da fare mi sviano, ma alle volte penso lavorando o cucinando senza rendermene conto e le risposte che mi dò in queste condizioni sono le più giuste e appropriate che possano esserci.
Perché si tenevano la mano ecco perché li ho notati da lontano tra la gente, anzi non la mano, si tenevano per le dita. Ottanta e più lui, qualche anno in meno lei ma non molti di meno, indossa una gonna sotto il ginocchio e una leggera maglia a maniche lunghe, oggi soffia il vento e, purché siamo ad agosto la temperatura è leggermente calata. Ha una garza sul polpaccio sinistro come a proteggere un sorta di ferita tipo un’abrasione ma non zoppica, la borsa di ordinanza e un passo lento ma sicuro. Lui al suo fianco fa la sua figura, magro e con un giubbino senza maniche di quelli pieni di tasche vuote su tutta la superficie, più adatto ad uno che lavora che a chi è in pensione ormai da tempo ma sempre più preferito dalle persone di questa età, pantaloni lunghi che non guastano e sandali per far capire che siamo in estate. La sua mano accoglie le dita di lei, indice e medio sono racchiusi nel suo pugno che non stringe ma le tiene per sé assecondando il movimento della camminata dei due. Mano nella mano sarebbe più adatto a due giovani innamorati ma così solo due dita, lei è pronta a scappare e lui con tutta la mano invece è pronto a trattenerla , chissà quante volte sarà stato così per loro. Rallento il passo, li seguo per un poco, vorrei fare una fotografia da dietro ma non sarebbe giusto rubare un pezzo della loro vita penso e poi c’è troppa gente che mi vedrebbe. Allora li supero e, senza farmi scorgere, li osservo, lui guarda in una direzione non definita come assente, chissà cosa sta pensando, la donna invece guarda in giro come a vantarsi di quell’uomo che la sta accompagnando tenendola per mano ancora, dopo tanti anni.. invidia. _____________________________________________________________________________
Io, ecco non ridere.. vorrei scrivere una lettera anzi delle lettere ma in corsivo, che si ricorda come si fa? Raccontare tutto quello che mi viene in mente quando non siamo insieme, dartele oppure spedirle al tuo indirizzo così passerebbe del tempo tra il momento nel quale le ho scritte e quello nel cui le ricevi e mentre me le leggerai non le riconoscerò come mie. In più non riuscirai a capire bene la mia calligrafia e mi prenderai in giro di continuo
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Perché, sai, la migliore fotografia è quella che non hai fatto. Ora ti spiego, sembra banale dire così, come la tua donna ideale non la incontrerai mai o altre frasi simili invece no, ci sono diversi modi di fotografare e di intendere l’arte di farlo. La migliore per me è l’istantanea, una foto che appare solo dopo lo sviluppo, la guardi e ti sembra di non averla fatta tu, non ti ricordi e nemmeno di averla scattata tu stesso. Riesce a cogliere il movimento o l’espressione involontariamente, la cornice racchiude il motivo per cui tu sei andato in un determinato posto a schiacciare quel pulsante. Poi c’è quella studiata e rincorsa pe molto tempo, il risultato di un grande impegno e di una lunga ricerca ma non avrà mai il fascino e la completezza di quella che non vorrai o non riuscirai a realizzare. Mi è capitato un giorno di avere davanti a me il molo di attracco destinato alle grandi navi, quelle enormi che trasportano migliaia di persone, era vuoto perché la partenza aveva avuto luogo pochi minuti prima del mio arrivo. Decine di persone stavano tornando alle loro case dopo aver salutato amici e parenti ed io ero controcorrente in quella folla che mi veniva incontro incurante di me. In mezzo a tutte quelle teste notai la prua di un rimorchiatore che sbucava improvvisamente da dietro un magazzino portuale, fu un attimo, vidi i capi delle persone in primo piano e il rimorchiatore che pareva enorme al loro confronto ma a fuoco e in primissimo piano anche lui. Ora le teste erano in grigio e l’imbarcazione sgargiante e in pieno sole, il mare blu intenso fuso con il cielo rendeva irreali le proporzioni e camuffava le distanze. Durò pochi secondi, insufficienti ad attrezzarsi nello scatto, una mia foto mancata, la migliore che avessi mai pensato di poter fare forse ma perfetta se ci fossi riuscito. Le persone ammutolirono, il tempo si fermò, la barca aspetto me e “click”, feci con la voce, al posto della reflex soddisfatto. ________________________________________________________________________________ Mentre siamo a tavola scivola dalla sedia, lo vedo quasi cadere per poi riprendersi, mi spavento e cerco di sorreggerlo ma è già nuovamente dritto e vigile, non capisco cosa gli stia succedendo, mi guarda in modo distaccato ma vedo le sue mani che stringendo il tavolo gli hanno permesso di rimanere al suo posto. «Ecco, si, non volevo, mi dispiace, ma non impaurirti, va bene e non è niente di cui preoccuparsi.» Sono sollevata ma veramente impaurita, è sparito per alcuni istanti dal mondo come se nulla potesse trattenerlo, ho pensato al peggio, sto tremando dalla paura ma lui mi rassicura prendendomi le mani. «Scusa, sono sorpreso come te di quanto è successo ma non credevo proprio mi potesse accadere con qualcuno accanto e per un certo verso ne sono quasi felice.» Sta bene, proprio bene ed è anche soddisfatto dell’accaduto, sembra dall’espressione del suo volto che se la stia ridendo della mia apprensione. «Ma che bello scherzo, non mi hai per niente divertita lo sai, se questo e il tuo modo di stare con gli altri non mi piace per niente.» «Ora ti spiego, non è colpa mia, oppure si se la guardiamo in un altro modo ma non lo faccio sicuramente apposta. Mi accade solo da qualche anno, sai con l’età si cambia e ci si accorge di cose nuove del tuo corpo e nei modi in cui reagisce a certi stimoli. Sto ore a cucinare, mi piace moltissimo e lo faccio senza nessuna fretta, si è vero i tempi delle varie cotture e le regole precise che mi impongo sono la mia ossessione ma riesco a gestire tutto l’insieme delle ricette in modo ordinato, senza pensarci solo dopo pochi minuti dall’inizio, è quando mi siedo davanti a quello che ho creato che mi prende una sorta di incoerenza e mi succede quando sono da solo mentre se mi trovo a casa di qualcuno o al ristorante non si creano le condizioni e tutto fila liscio.» «Ma ti succede cosa? Devo preoccuparmi?» «Vado in apnea, sembra una sciocchezza, come può succedere ad un adulto nel pieno delle sue facoltà motorie e mentali? Eppure lo faccio, mentre sto assaporando un buon cibo, una ricetta che mi ha impegnato molto mi entusiasmo come un bambino e mi dimentico di respirare. Non me ne rendo conto ma arrivo al punto di farmi mancare l’aria, vedo tutto diventare nero, sparisco nel nulla ed entro nei sapori che ho creato. Spero solo di riuscire sempre a ritornare in tempo per non cadere e battere la testa da qualche parte e farmi male.»
___________________________________________________________ Si è fermata troppe volte la mia vita, si fermata, a volte sono stato io e altre, molte, a causa degli altri, ero sempre convinto che avrei ripreso le mie abitudini e i miei interessi come prima ed è stato così, ma ora…ora. Sento che potrei tralasciare ogni cosa per perdermi in questa avventura, cambiare la mia vita completamente senza ripensamenti, mi basterebbe avere accanto una persona che mi sostenga e io la seguirei anche sapendo di dover perdere tutto. Ti pare normale arrivare a pensare questo e, soprattutto, riuscire a confessarlo a qualcuno,
Mi confondi ogni tanto, quando non so come risponderti perché mi parli di cose importanti, ed è in quei momenti che sono me stessa, mi imbarazzo e non sono sicura, mi riconosco come quella che sarei se non dovessi sempre pensare a quello che sto facendo, alla reazione di chi mi ascolta.
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«Succede qualcosa e poi va a tutto posto, nei film
intendo cioè dopo un’incidente, una malattia o ad esempio lui viene
lasciato e dopo un lungo e buio periodo si rialza e riprende in mano la
sua vita, ecco, il tempo che passa tra il dramma e la felice conclusione
nessuno lo considera, al contrario io mi immagino sempre tutta la parte
che c'è nel mezzo, la vorrei conoscere ma il film sarebbe lungo una vita
intera e allora mi accontento di vivere la mia che potrebbe essere la
trama di un grande successo editoriale» Rido di gusto, alle volte, quando parla di questi argomenti , si esalta e si mette al centro del discorso, mi diverte e lo faccio arrabbiare senza volerlo
Sai, quando è uno di quei giorni in cui va tutto storto, che faresti qualunque cosa pur di far stare zitti tutti e non te ne frega nulla di niente, vorresti sparire e diventare invisibile per uscire dalla stanza dove tutti ti accusano cercando di farti sentire più che colpevole.
Quando ci incontriamo ritorno ai tempi del liceo, quando rincasavo tardi e avevo bevuto un po’. Quando si fa tutto in fretta, senza attenzione e si sbattono le porte nel chiuderle perche la precisione che ci vorrebbe per non far fare loro rumore e non svegliare quelli che dormono ci è negata dall’alcool. Vicino a lui mi comporto così, come una liceale insicura ma desiderosa di apparire al meglio mentre dovrei essere naturale, me stessa e lo sono stata quando siamo usciti a pescare appena conosciuti _______________________________________________________________________________________
«Ho creduto di essere innamorato una volta soltanto prima di adesso, che delusione ho avuto ma il bello è che me ne sono accorto dopo tanto tempo. Era bella ma in un modo tutto suo, bionda con curve incredibili che nascondeva sotto a dei vestiti larghi ed abbondanti, alla moda per quei tempi e che facevano tanto hippie. L’ho conosciuta d una festa, quando ancora riuscivano a farmici partecipare, dove c’erano tante persone strane, vestite in modo stravagante e “alla moda” mi dicevano ma a me sembrava che volessero tutti dimostrare qualcosa senza il coraggio di dire nulla. Timida e riservata, isolata da tutto, non feci fatica a portarla via da quell’ambiente che ci lasciava alquanto perplessi. Una passeggiata in riva al mare prima di lasciarla andare non so dove, non dovevo saperlo, non voleva che lo sapessi, forse il mio sguardo decisamente interessato la spaventava. Quando la vidi allontanarsi provai una sensazione inspiegabile, non le chiesi il suo nome e tantomeno dove abitasse pur desiderandolo profondamente. Mi privavo di una opportunità penso per paura dei possibili sviluppi che la mia mente creava ogni istante che le stavo accanto, l’autocontrollo lo avevo disattivato nel momento che l’avevo vista, era un’attrazione che spegneva ogni mia iniziativa, avrei accettato passivamente ogni cosa mi avesse proposto. La mancanza di una qualsiasi certezza mi spingeva verso il baratro, ma la consapevolezza di andare incontro all’ignoto mi attirava più di ogni altro pesante pensiero di salvezza. Raccontato così ti potrebbe sembrare eccessivo, esagerato, ma a te posso confessarlo, accadde tuto in questo modo, certo avevamo bevuto un poco troppo e i sensi erano alterati ma il ricordo è indelebile, quella notte successe qualcosa che mi cambiò. Passarono i mesi e per caso capitai da un amico che aveva uno studio di registrazione dove spesso andavo ad ascoltare quelli che definiva delle promesse della musica non convenzionale della zona. Alcuni erano veramente bravi, da rizzare i peli degli avambracci per il modo innovativo e per me inaspettato di proporre dei brani inediti e altri rivisitando conosciuti successi li interpretavano in modo inusuale, pause tempi e tonalità diverse mi disorientavano nel riconoscerne l’originale, mi perdevo in quelle riflessioni e il tempo che passavo in quello studio mi era prezioso come l’oro. Una voce mi fulminò mentre me ne stavo andando, era lei. Stava piangendo, le casse acustiche riproducevano la sua voce mentre registravano un brano dove un pianto lento, intimo e struggente faceva da sfondo sonoro ad una storia narrata sulle note di piano suonato da una artista decisamente coinvolta che suonava ad occhi chiusi senza smettere un istante di dondolare la testa da una parta all’altra dei quattro punti cardinali quasi a voler cogliere tutte le note possibili dello strumento. Perché, mi chiesi, deve indossare dei vestiti cosi sexy e provocanti se deve solo suonare e non vede neppure uno di quelli che sicuramente si fanno mille pensieri indecenti su di lei. Me ne sfuggirono un paio ma il pianto riprese e mi portò via con lei inesorabilmente, era più forte della ragione e di ogni altra scusa, vinse l’emozione, ci catapultò in una storia senza fine. Travolgente all’inizio, come deve essere, pacata e raccolta in tanti nostri pensieri comuni e condivisi nella normalità che seguì, capimmo alla fine che la sua era paura, paura di rimanere sola ed io invece ero affascinato dalla sua voce. Era graffiante, sembrava soffiasse nelle corde vocali, mi travolgeva nel suo sgorgare come da una fonte nascosta alla vista degli esploratori che la ricercano, mi contornava di serenità anche quando parlava con gli altri, ne avevo bisogno per continuare. Ci separammo con due lacrime, una a testa, una domenica di marzo…porca putt. perché proprio marzo, potevo aspettare ancora un altro mese almeno!» «Dai smettila di piangere, SMETTILA! Non sopporto vederti soffrire.. e per un’altra poi» «Si perdonami, hai ragione però..» «Però cosa, mi racconti ogni tanto questi fatti che ti sono accaduti e pensi di poterlo fare così, semplicemente perché io sono disposta ad ascoltarti ma anche io sono come te, entro nelle situazioni e mi immedesimo nei personaggi come fanno a volte i migliori attori del cinema solo che loro vincono un premio Oscar mentre io rimango con i dubbi e le difficoltà che hai avuto tu in quel periodo. Non so che fare, se ringraziarti per questa possibilità di conoscerti meglio o se mandarti a quel paese.» E’ scosso, provato dal risultato che ha ottenuto nell’espormi queste sue esperienze, vorrebbe rimediare ma non sa come fare, ora mi trasformerei in lui per suggerirgli che non deve fare nulla, che va bene così, che vale di più il fatto di avermi fatta partecipe delle proprie sensazioni che l’avermi fatta sentire decisamente a disagio. Il silenzio mette a posto tutto condito dall’incontro dei nostri sguardi, si, è questo che ci unisce e ci lega, lo so e lo sa anche lui, fino a che basterà uno sguardo per capirci esisterà la magia delle nostre silenziose intese. «Però devo chiudere il discorso, farti capire il senso di quello che ti ho narrato e perché ho capito solo dopo tanto tempo. Già la prima volta che mi parlò rimasi affascinato dalla voce, parlava piano e senza pause, faceva capire il senso del discorso fin dalle prime parole, era prevedibile nell’imprevedibile, non dovevo chiedere ulteriori spiegazioni sull’argomento perché la risposta era già palese nelle sue frasi. Intravedevo cose che non diceva e per me, che amo indovinare il più possibile delle persone che incontro prima ancora di averle conosciute, era una continua scoperta. Risolsi ascoltandola, mi bastava, il desiderio di vedere quella che era e che nascondeva volutamente agli sguardi di tutti passò in secondo piano, mi ero innamorato si ma della sua voce. Parlando evocava in me antichi desideri, forme ancestrali di esperienze passate ma non mie, di un’altra vita vissuta in tempi primordiali ma capace di risvegliare sopiti istinti. Lo capivo e me ne rendevo conto, bellissima ma non completa, voce e anima erano una cosa ma il viso, il corpo, le movenze, non corrispondevano a ciò che vedevo quando, sentendola, chiudevo gli occhi. Ripensandoci tempo dopo forse ci separammo perché non fui capace nemmeno di toccarla tanto mi sembrava finta, la volevo al buio e la rifiutavo appena la vedevo, non conosco aggettivi da associare a quella sensazione, non credo che esistano e nemmeno vorrei conoscerli se mai esistessero.» «Faccio fatica a capire cosa vuoi dire, tu spieghi in un modo ed io interpreto nel mio, non è possibile condividere totalmente il senso e l’importanza che tu dai a certi particolari, non riuscirò mai a provare le identiche sensazioni che provi. Ci provo con tutto l’impegno possibile e si, per qualche istante ci riesco ma poi, mentre continui a raccontare ti discosti dal mio pensiero e capisco che stai percorrendo una strada parallela alla mia, si discosta di pochissimo ma non è la stessa. Mi basta questo, essermi avvicinata anche per un millesimo di secondo al senso di quello che volevi farmi capire e che anche questa volta hai fatto centro, non credevo possibile un’intesa di questo tipo fino a qualche tempo fa» ____________________________________________________________________________________ Lo sai che dovrai venire sui monti con me, devo ritornarti il favore della gita in mare __________________________________________________________________________________ «Che ne dici, proviamo a creare la situazione?» «Cosa significa, “la situazione”» «Pensa, cuciniamo dei piatti che richiedono tempismi che vanno rispettati rigorosamente, temperature regolate nei gradi nel modo più perfetto che ci possa essere e ingredienti al massimo della qualità, vino nell’abbinamento più consono possibile in modo da creare il momento magico dell’assaggio e del piacere culinario.» «Siii, come sai creare tu queste situazioni mi entusiasma tantissimo, è per me una scoperta ogni volta che me le proponi, non posso resistere alla tentazione.» ________________________________________________________________________________ Tu hai quei momenti in cui ti fermi per guardare un fiore o ascoltare un passaggio in un brano musicale o tradurti in significati una frase nel testo di una canzone in un modo che non ho mai visto fare da nessun altro. Come me fermeresti tutto e tutti , se possibile il mondo, per godere in pace quel momento effimero, unico ed irripetibile.
Perché ci vuole coraggio a smettere ma è l’unico modo di essere se stessi. Io che ho trovato anche un lato positivo nelle moto di grossa cilindrata e che non smetterei mai di praticare certe attività dico questo? ;Ma si può sempre ricominciare, riprendere da dove si ha smesso ma, mentre stiamo a tavola urto per sbaglio il bicchiere da vino contro alla ciotola della verdura e lo faccio suonare vibrante, ma quanto tempo, anche dopo che non lo sentiamo più, continuerà a vibrare? Saranno minuti o secondi, mentre continuiamo nei nostri discorsi il calice continuerà a produrre la sua unica nota e penso : tu sei come quel vino che, finito il pranzo, ti porti via per continuare a berlo tanto è buono e ti dispiacerebbe se dovesse rimanere sul tavolo per poi essere buttato, sprecato, perso. _____________________________________________________________________________
Conosco così tante persone che sono sempre felice di stare solo però quello che mi raccontano è davvero incredibile. ______________________________________________________________________________________
Ciò che succede quando faccio qualcosa di diverso dal mio solito modo di essere mi sorprende sempre. “Vieni con noi al bar a bere qualcosa dai, stai lavorando da stamattina presto, smetti, stacca la spina per una volta!” Mi faccio pregare fino allo sfinimento prima di accettare, io che vorrei starmene solo e al calduccio a casa mia. Però dopo mi diverto e in certe occasioni esagero, se lo ricordano tutti quando giravo con le bottiglie di vino in tasca abbracciato a due ragazze sconosciute, ubriache pure loro. Mi spiace non ricordarlo “io” che mi sono svegliato in una tenda del campeggio e sono fuggito letteralmente lasciandole tra vestiti e sacchi a pelo attorcigliati. Non mi riconosco in queste situazioni, ma sono io quello che le combina? Oppure è la situazione che fa uscire allo scoperto il mio vero carattere che nascosto attende solo il via per manifestarsi. Quanti non hanno mai provato come me il “rimorso del giorno dopo”, andare a casa di una donna conosciuta per caso e “tanto non la rivedrò mai più”. Troppi pensieri e inibizioni costellano la mia esistenza, la paura di abbandonarmi alle semplici condizioni che ci mette a disposizione la vita mi fa vivere in modo essenziale. Ogni lasciata è persa dicono i più vecchi ma per me questo discorso non vale, anzi, i pochi episodi che mi sono accaduti hanno rafforzato la mia consapevolezza di avere avuto delle esperienze invidiabili, intriganti ma che riconosco come degli errori.
Stazione centrale
Scendo dall’auto, ho preso un taxi perché pioveva troppo, l’autista non ha detto una parola, intùito dato dall’esperienza, si capiva che non avevo voglia di sentire una parola oppure anche lui viveva un momento difficile, sotto alla pensilina del binario sette mi assento dal mondo, il rumore dell’acqua che scende sui binari mi ipnotizza, chiudo gli occhi mentre attendo che il rumore del treno mi avverta di riaprirli. Ombrelli gocciolanti e trolley fanno da colonna sonora ai cento discorsi dei viaggiatori in attesa, intuisco colori e volti pur non vedendoli, annunci di ritardi e accenti, dialetti e lingue diverse si fondono in un unico suono: “Musica Ferroviaria”. Ecco questo è il mio treno e invece sbaglio, era quello del binario accanto, non sono attenta ma il timore di perdere la corsa mi persuade ad aprire gli occhi, guardo senza attenzione davanti a me, poi mi giro e lo guardo, no, ci stiamo guardando, no non è così ci stavamo già guardando, no ancora no, non va bene ci guardavamo già da prima, no. No. No. Non va ancora bene, cosa mi succede non ho più il controllo del tempo e dei miei sensi. Sono passati credo cinque anni da quando era accaduto il nostro casuale primo incontro ed è bastata una frazione di secondo per riconoscere che era lui, di spalle senza vederlo in viso, una sensazione di fare parte di un destino scritto da tempo per me da qualcuno che sapeva ciò che volevo ma di cui non dovevo esserne a conoscenza prima di adesso. Tremo, ma non di fuori con il corpo, è stranissimo, tremo dentro senza che all’esterno si noti nulla, ho paura nell’anima, vorrei che dicesse qualcosa ma forse anche lui vorrebbe la stessa cosa da me. Si avvicina e mi porge la mano come se volesse che gliela stringessi invece la prendo con tutte due le mie e lo tiro verso di me, un abbraccio reciproco come tra due persone che non si vedono, anzi, che non riuscivano a trovarsi da tanto tempo ed ormai senza quasi più speranza si meravigliano che possa essere vero. Tremo anche fuori ora, la mia pelle è divenuta sensibile al punto di farmi quasi male al contatto con i vestiti che strusciano su di me, non ci credo mi stia succedendo questo, io non sono così, non sono questo… eppure si, lo sono, lo sono sempre stata. Non volevo ammetterlo di essere fragile e di avere bisogno di aiuto, romantica e pronta a credere alle storie più impossibili, disposta a far pensare a tutti di essere come gli altri per poi invece mascherare la mia vera sensibilità. La sua stretta non è forte ma dolce, calda, travolgente, non trema ma vibra, vibra e lo fa assieme a me nello stesso modo, con lo stesso tempo. Strano, sempre più strano. Allora quel giorno lo ho visto il suo viso perché sembra giapponese, come non ricordarsi di un volto così diverso da quelli che vedo tutti i giorni. Non capisco come io abbia potuto rimuovere tutto di questa persona quella sera, pur forzandomi di ricordare qualcosa di quel breve incontro non ci sono mai riuscita eppure ora che lo guardo mi sembra di averlo conosciuto da sempre. Sono in affanno, mi manca il respiro, o è lui che mi stringe o sono le continue emozioni che si susseguono e durano solo pochi secondi ma così diverse ed incalzanti da farmi mancare l’aria. Il controllo della mia mente si è assentato ma sono immensamente felice che sia così, sento che una cosa come questa potrebbe non accedere più nella mia vita e vorrei durasse all’infinito ma adesso mi parla. Vedo le sue labbra muoversi ma non comprendo nulla, parla un'altra lingua o sono diventata sorda e devo per forza uscire da questo stato di ebrezza per ritornare nel mondo. Parla la mia lingua senza spigoli nelle parole, tutto ammorbidito da fermate nel discorso ma estremamente piacevoli a sentirsi tanto che devo chiedergli di ripetere ciò che aveva detto perché avevo ascoltato la musica del suo parlare e non quello che voleva dirmi. «Fai ancora questo viaggio, aspettami mi ripetevo spesso da quella sera, da quell’incontro incredibile. Il treno non aspetta le persone e quando è l’orario che comanda e in quel preciso minuto deve ripartire, sono gli uomini che aspettano il treno è sempre stato così. Io non avevo tempo, non potevo tardare ma tu, pur essendo la prima volta che ci incontravamo, creavi una atmosfera attorno a te quasi magnetica. Non ho potuto dirti niente a parole visto lo stato in cui ti trovavi ma ti ho toccato il viso ed è stato uno shock, soli, nello stesso scompartimento per quaranta minuti e negli ultimi istanti vederti tremare, singhiozzare ed agitarti come in preda a scosse elettriche. Non sapevo cosa fare, chi chiamare, a quell’ ora eravamo decisamente i soli passeggeri del vagone e forse anche degli altri, non potevo lasciarti da sola. Poi il treno ha rallentato ed è stato forse proprio per questo che ti sei svegliata, sembravi arrivata da un altro mondo e devo dire che… ho avuto paura. Mi ha spaventato a morte la tua espressione di terrore, se era a causa di un brutto sogno o a qualcosa che ti era da poco accaduta non lo potevo sapere ma ho seguito quello che mi diceva il cuore asciugandoti il pianto. Mi sono sorpreso, è servito e ti sei calmata. Dopo essere sceso dal treno, preso dai miei impegni non ci ho più pensato, stavi meglio e mi sono sentito di credere che andava molto meglio per te. Per me no, no, non andava nulla più bene, nella mia vita era successo, cosa non lo so ma era successo. La persona che ero prima era cambiata, trasformata, sostituita da “altro”»
Fine |