Dai portami a pescare
"Siamo fuori stagione e non ho nessuna voglia di prendermi tutto quel freddo" rispondo io e poi non prenderemo nulla.
"Ma non sei tu quello che va a pesca quando tutti gli altri rinunciano?"
E' questo il modo in cui mi sono lasciato convincere, ma in fondo è stata una bella avventura che è iniziata già alla partenza. Già la partenza; le quattro del mattino con l'auto del mio amico, anzi di suo nonno, perchè lui ancora non ha la macchina. Prima di avviarci vedo, nel caricare canne e mulinelli, che nel bagagliaio ci sono ancora gli attrezzi di lavoro che ha lasciato la sera prima oltre a un casino di altre cose. Sistemato tutto mi accorgo che siamo senza benzina perciò dopo il confine dovremo fermarci a fare il pieno deviando dalla strada principale e perdendo cosi del tempo. Per strada non c'è nessuno dato che fa un freddo cane e soffia un vento di quelli che fanno passare la voglia di uscire di casa comunque non posso tirarmi indietro. Arrivati alla stazione di servizio abbiamo il primo inconveniente: si è gelato il tappo della benzina e la chiave non vuole girare. Proviamo anche a scaldarlo e a usare del liquido sbloccante ma senza risultato, ormai il benzinaio è ritornato all'interno a scaldarsi. Il mio amico abbastanza arrabbiato gira di forza la chiave e la rompe. Ora siamo a posto perchè è la stessa che serve per l'accensione del motore e non abbiamo quella di scorta. Vedo l'espressione sul viso del giovane compagno e decido che non devo deluderlo:oggi si va a pescare in ogni caso, apriamo il bagagliaio e prendiamo gli attrezzi da idraulico. Comincio ad armeggiare sul tappo ma il mio amico non va troppo per il sottile, martello e scalpello appaiono nelle sue mani distruttive e a nulla valgono i miei tentativi di dissuaderlo e di fargli capire che la macchina non è sua, dopo una decina di minuti il tappo è a terra. Il benzinaio che ha seguito divertito da dietro il vetro ora ci sta facendo il pieno e ci troverà uno di quei tappi universali perchè l'originale assomiglia ad una bomba esplosa. Nel frattempo io sto smontando la strumentazione per levare il blocchetto del bloccasterzo, smonto la parte elettrica e giro il contatto con un cacciavite. La macchina si avvia e partiamo con mezz'ora di ritardo infreddoliti come non mai, il termometro della stazione di servizio segna meno 7,4° e dobbiamo andare dove fa ancora più freddo!!
In circa mezzora siamo al confine con la Croazia e faccio appena in tempo a nascondere il blocchetto del bloccasterzo dal cruscotto prima che il doganiere lo veda, non so in che guaio ci saremmo messi con un automobile non nostra senza chiavi e manomessa. In poco meno di un'ora siamo in vista del mare e lo spettacolo è impressionante, il vento crea dei vortici che risucchiano l'acqua e la fanno ricadere sulla strada che stiamo percorrendo e siamo ad almeno a cento metri di altezza. Man mano che scendiamo dobbiamo usare i tergicristalli perchè sembra stia piovendo e al livello del mare la strada è praticamente allagata. Ora mi rallegro di non essere venuto a "lavare" la mia automobile con l'acqua salata. Alla fine della baia che stiamo costeggiando la bora che scende incanalata dalla valle retrostante crea dei turbini di un centinaio di metri di diametro e altrettanti di altezza e delle raffiche da far spostare la macchina che abbiamo fermato per ammirare lo spettacolo. Mai visto nulla di simile se non alla televisione in qualche documentario sui tornado e credetemi che non esagero; se passo da quelle parti, in macchina con degli amici, non provo nemmeno più a raccontare quello che ho visto perchè capisco dalle loro espressioni che mi dicono di si e non ci credono, ma io ricordo perfettamente fino a dove pioveva acqua di mare. Fatto poco più di un chilometro dobbiamo passare il ponte che ci porterà sull'isola che ho scelto come destinazione in quanto conosco un posto dove il vento ci dovrebbe lasciare in pace e la profondità dell'acqua potrebbe farci prendere qualche pesce. Percorrendo questo ponte, lungo più di mezzo chilometro e a circa cinquanta metri di altezza, veniamo investiti dal vento di spalle e lateralmente dalla parte sinistra ma non ci rendiamo ancora conto di quello che ci aspetterà a farlo nell'altro verso. Siamo finalmente arrivati nel posto dove posteggiare la macchina e adesso ci rimane solamente una scalinata in discesa fra le abitazioni estive, adesso vuote, fino a giungere in una grande baia costellata di piccoli moli ad uso dei diportisti. Sta facendo chiaro e si inizia a pescare in condizioni abbastanza agevoli, dobbiamo solamente usare alcuni accorgimenti come mettere delle pietre sopra alle borse portacanne e non lasciare in giro niente che possa volare via. La mattinata passa velocemente fra panini cambi esca e corse per scaldarsi fino a che su una mia canna, quella che pescava alla profondità maggiore, abbocca un'orata che mi da un po' da fare. Un bel pesce che giunge inaspettato infatti in quella posizione era più logico catturare un grosso pagello o un sarago ma si sa, pescando fuori stagione si prendono i pesci più disparati. Lo spettacolo comunque non ci fa annoiare sicuramente fra quello che si vede volare nel cielo tipo cartoni, polistirolo o pezzi di lamiera ondulata di qualche baracca vicina e quello che naviga sul mare. Le petroliere e le navi cariche di container che devono entrare nel porto della grande città sull'altro lato della costa devono affrontare delle onde che le fanno uscire dall'acqua per una buona parte della loro lunghezza e che poi ricadono sopra di loro esplodendo tanto da farle sembrare dei modellini in una vasca di prova. I gabbiani sono a terra vicino a noi e qualcuno nell'acqua vicino a riva, non se ne vede volare nessuno con questo tempo. Ad un certo momento vediamo una barca a vela uscire dal porto vicino e dirigersi verso l'uscita della baia proprio nel bel mezzo della bufera. E' una barca da regata ma il mio amico non la riconosce come tale e si sbraccia e grida fino a sgolarsi per tentare di far rientrare l'equipaggio. Sinceramente mi preoccupo anch'io ed effettivamente dopo una sola virata l'imbarcazione rientra con non poca difficoltà e le vele ridotte al minimo, segno che a bordo c'era qualcuno con un po' di cervello. Viene l'ora di tornare e il vento che non ha mai calato la sua intensità da quando siamo arrivati rinforza ancora; me ne accorgo quando devo correre dietro alla mia sacca delle canne che vola rasoterra per una decina di metri anche se l'avevo appena riempita di tutta l'attrezzatura. Raggiunta la macchina e visto che ci scappa a tutti e due, per divertirmi un po' dico al mio amico che per essere un vero pescatore bisogna farla sulla riga bianca in mezzo alla strada e così comincio io per convincerlo. Lui mi imita subito dopo ma, essendo dietro una curva, si fa sorprendere da un incredulo e divertito abitante del luogo che ferma la sua automobile suonando più volte il claxon. Le mie risate contagiano anche quest'ultimo cosicchè ci ritroviamo in tre a ridere a crepapelle in mezzo alla strada. Ci stiamo avvicinando al ponte che ci riporterà sulla costa e da come soffia temo che lo abbiano chiuso al transito come succede in questo periodo. Vedo appunto la lunga fila di camion e furgoni nel posteggio ricavato appositamente ai lati della strada poco prima di imboccare il ponte. E' invece ancora aperto ma sapremo più tardi di essere stati fra gli ultimi a passare con l'automobile mentre per i mezzi pesanti il passaggio era stato vietato dalla tarda mattinata. La strada, prima di aprirsi sul ponte, scorre attraverso un taglio praticato in una collina di roccia viva dove il vento come in un imbuto aumenta paurosamente la sua velocità e ci rallenta di colpo come se si spegnesse il motore. Passata questa strettoia siamo sopra il mare che però non riusciamo a vedere a causa dell'acqua sollevata dall'aria che ci investe da tutte le parti. Davanti a noi una Mercedes di quelle vecchio tipo sembra galleggiare alzandosi fino a che le sospensioni lo permettono e si muove a destra e sinistra come se volesse staccarsi dalle ruote. Giunti circa a metà alcune raffiche ci frenano in modo cosi violento che il mio amico deve scalare le marce fino alla seconda e in quel momento penso che la Uno non ce la faccia neanche in prima. L'aria alza i tergicristalli, apre e chiude gli specchietti retrovisori ed entra dalle bocchette del riscaldamento alzando un polverone all'interno che ci fa tossire come dei fumatori incalliti (e non fuma nessuno dei due). Alla fine quando ci fermiamo al casello per pagare il pedaggio il casellante ci fa capire che stanno chiudendo il passaggio a tutti perchè troppo pericoloso anche per le automobili. Adesso siamo nuovamente sulla strada che costeggia la grande baia e possiamo vedere da un'altra angolazione tutta la furia della bora che ci fa usare i tergicristalli ancora più a lungo di stamattina. Ci dirigiamo verso l'interno e qui il vento, smorzato dalle alture e dalla vegetazione, ci permette di tirare le somme della giornata appena trascorsa : un solo pesce in tutto il giorno e un esperienza indimenticabile per me ma sopratutto per il mio compagno per la prima volta a pesca da queste parti.